Ricattano piacentino “pescato” attraverso un sito di escort

Nel corso delle ultime settimane, la Squadra Mobile della Questura di Piacenza ha svolto un’indagine per un’estorsione online commessa attraverso il metodo del “finto boss delle escort”, un reato in espansione parallelamente alla diffusione online di siti per la ricerca di prestazioni sessuali a pagamento.

I criminali attraverso annunci ad hoc sui siti dedicati, riescono ad ottenere i numeri di telefono di possibili clienti che cercano di contattare le escort, e da quel momento iniziano a mandare messaggi fortemente intimidatori, chiedendo denaro per il “disturbo” arrecato alle prostitute contattate. I contenuti dei messaggi sono particolarmente violenti, e spesso mostrano l’uso di armi o addirittura cruente esecuzioni, tanto da intimidire profondamente le vittime.

È successo recentemente anche ad un piacentino, che dopo aver navigato su diversi siti d’incontri e contattato alcune escort utilizzando la propria utenza telefonica, ha iniziato a ricevere messaggi minatori da un soggetto che riferiva di essere il boss delle prostitute ed un mafioso e che gli intimava di pagare per il “disturbo”

Dopo aver pagato 1000 euro al sedicente boss ha però ricevuto un’ulteriore richiesta di pagare altri mille euro. Avendo capito che le richieste di denaro non sarebbero cessate, si è recato in  Questura e ha denunciato l’accaduto. La Squadra Mobile, attraverso l’analisi dei movimenti bancari, ha individuatodue soggetti, un cittadino italiano trentacinquenne ed una cittadina domenicana cinquantenne, residenti in un’altra regione, che sono stati denunciati per estorsione. Nessuno dei due era legato né al mondo della prostituzione né a quello della criminalità organizzata.




Un arresto a Piacenza nell’ambito di un’indagine della polizia di Gela

Un arresto a anche a Piacenza nell’ambito dell’operazione di polizia denominata “H24 Store” e svolta dagli agenti della questura di Gela che hanno eseguito un’ordinanza applicativa di misure cautelari custodiali, tre in carcere e due agli arresti domiciliari, emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Gela, su richiesta della Procura della Repubblica, per il reato di porto e detenzione illegale di armi. All’esecuzione dei provvedimenti ha partecipato anche la squadra mobile della nostra città che ha tratto in arresto un indagato, che si trovava in zona per motivi di lavoro. Nei confronti di diciotto persone, indagate per detenzione e traffico illeciti di sostanze stupefacenti, è in corso, invece, la notifica dell’avviso di interrogatorio preventivo di garanzia. Le indagini hanno consentito di accertare un’articolata attività di traffico e spaccio di sostanze stupefacenti svolta a Gela, tra giugno 2022 e gennaio 2023, la disponibilità di armi e il compimento di diversi reati predatori, anche particolarmente violenti, da parte degli indagati.

Tutto era partito da una rapina consumata ai danni di un commerciante ittico gelese. Nel corso delle indagini, sono stati effettuati da parte dei poliziotti diversi sequestri di cocaina.




“Rivoluzione” per la Süppéra d’Argint. Il concorso per chef amatoriali apre (finalmente) alle donne

E’ una vera e propria rivoluzione per il concorso di cucina più longevo della nostra provincia: la 31ͣ  edizione 2024 sarà caratterizzata da una importante novità, ovvero, per la prima volta, sarà aperto anche alle signore. Un cambiamento “epocale”, sicuramente foriero di intriganti “disfide”, forse anche per sfatare l’errata nomea che gli uomini, se sono appassionati, sono più abili ai fornelli delle stesse donne. Ancora prima che le iscrizioni fossero aperte sono già sei le cuoche amatoriali che si sono fatte avanti per informarsi sulle modalità di iscrizione (vedi più sotto).

Dopo il lungo periodo di interruzione, lo scorso anno è tornato l’ormai mitico concorso della Süppéra d’Argint, la competizione tra cuochi-gentleman indetta dall’Accademia della cucina piacentina per la prima volta nel 1971. Un evento contrassegnato subito dal successo di partecipanti, grazie anche al fondamentale sostegno degli sponsor, ovvero Banca di Piacenza e Camera di Commercio dell’Emilia; per l’edizione di quest’anno potrà contare anche sul contributo della Fondazione di Piacenza e Vigevano e sul sostegno di altri sponsor che saranno citati nel corso della competizione. In particolare la prima, la Banca di Piacenza, fortemente radicata nel tessuto produttivo e culturale del territorio piacentino, è quella che ha subito aderito al progetto per rivitalizzare una manifestazione che, per le sue peculiarità ormai storiche, concorre a valorizzare il sistema agro-alimentare piacentino di qualità, attraverso una valenza che è culinaria, ma soprattutto culturale e di promozione del territorio stesso.

A dare una spinta verso l’apertura alle donne è stato dapprima il presidente della Banca di Piacenza Giuseppe Nenna e poi quello della Fondazione di Piacenza e Vigevano Roberto Reggi che lo ha esplicitamente chiesto, prima di assicurare il suo appoggio. E’ così stato cambiato il regolamento vecchio ormai di oltre 5 decenni e tra l’altro nemmeno più in linea con la settsa Accademia che aveva ammesso le donne fra le proprie fila nel 2008 sotto la presidenza del compianto Pietro Fumi (a sua volta vincitore della Süppéra nella terza edizione).

LA formula della disfida ai fornelli è sempre la medesima, come le finalità: ovvero che con la “Süppéra”, come si evince dal Regolamento, nella preparazione, si intendono premiare e valorizzare cuochi/e non professionisti/e (quindi esclusa ogni attività di ristorazione), che attraverso le loro ricette si distinguano per la particolare maestria e creatività nell’esaltare le caratteristiche organolettiche delle materie prime prodotte nel proprio territorio di origine o nel territorio piacentino.

Il concorso premia anche la capacità di scegliere attentamente gli ingredienti di base e di abbinarli alle bevande selezionate in accompagnamento. La partecipazione è gratuita ed il concorrente deve provvedere a sue spese all’acquisto degli ingredienti e dei vini in abbinamento per gli assaggi dei piatti scelti da proporre alla giuria ed agli ospiti delle singole serate. La prima si svolgerà nel mese di dicembre, prima delle festività. Per essere ammessi al concorso i concorrenti dovranno presentare domanda a: Accademia della Cucina piacentina (via Gaspare Landi 85 Piacenza) – email: Concorso@accademiacucinapiacentina.com, indicando la professione, le proprie generalità, un recapito telefonico, o indirizzo e-mail, nonché le ricette per un primo ed un secondo piatto, redatte per gli assaggi di otto persone che compongono la giuria, con l’abbinamento dei vini per ciascuna ricetta (denominazione, provenienza) o eventuale bevanda alternativa, se confacente al piatto scelto. I piatti concorrono congiuntamente al giudizio finale. I concorrenti e le concorrenti saranno convocati presso la sede del concorso sfidandosi a coppie e preparando i piatti prescelti.

Le fasi eliminatorie inizieranno nella prima decade di dicembre e nei mesi successivi. Per ogni informazione sarà possibile comunicare con il segretario avv. Antonio Camoni al 3312880404, oppure scrivere alla mail indicata.

L’Accademia metterà a disposizione la propria attrezzata cucina che i (le) concorrenti potranno visionare prima della gara.

La manifestazione è stata presentata nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta alla Sala Ricchetti della Banca di Piacenza. Sono intervenuti il presidente della Banca Giuseppe Nenna, Robert Gionelli della Fondazione di Piacenza e Vigevano, il vicepresidente della Camera di Commercio dell’Emilia Filippo Cella, il presidente dell’Accademia della cucina piacentina Alberto Paganuzzi, il vicepresidente dell’Accademia Mauro Sangermani, coordinati dal giornalista Giuseppe Romagnoli.




Focacce, canestrelli e tanta tenacia. La ricetta del successo della famiglia Traverso che fa impresa ad Ottone

Nuova puntata della rubrica l’Azienda del mese nata dalla collaborazione editoriale fra QuotidianoPiacenzaOnline e Confcommercio Piacenza. Come sempre il nostro giornale cerca di farvi conoscere più da vicino realtà storiche o di particolare interesse fra quelle iscritte all’associazione di strada Bobbiese.

Le radici di Alessandro Traverso affondano in quella Genova a ridosso del centro storico, nella zona di Marassi, nota per la presenza dello stadio, e di San Fruttuoso. Fin da giovanissimo però è stato forte il legame che Traverso ha avuto con quella parte di Val Trebbia ligure, al confine con il piacentino. Nonni e genitori provenivano da Casanova di Rovegno e Torriglia, zone che l’imprenditore si trovò a frequentare da bambino. Una volta diventato adolescente, intorno ai 15 anni, d’estate saliva in montagna e si rimboccava le maniche per lavorare come garzone in una panetteria. L’arte bianca ha del resto sempre fatto parte del suo DNA, trasmessagli in buona parta dalla nonna insieme alle ricette di biscotti e frolle.

«A Torriglia si facevano i canestrelletti, le paste frolle che sono una tradizione di tutta la Liguria, mentre nel piacentino lo sono il buslan e il buslânein. Allora si cucinava con quello che c’era, che veniva autoprodotto, dal latte alle uova. Non esistevano ancora le merendine del Mulino Bianco. La nonna mi ha insegnato tanto e probabilmente mi ha “contagiato” con la passione per la Val Trebbia».

Tanto che ha deciso di trasferirsi ad Ottone giovanissimo

«Ottone mi piaceva come posto. Era un paese vivo, con tanto turismo. A 22 anni ho deciso di aprire un supermercato in quello che era stato il garage delle corriere e che era ormai dismesso. Era il 18 giungo del 1990. Ottone stava ancora vivendo un momento molto positivo. C’era turismo praticamente tutto l’anno, non solo d’estate. A parte gennaio, febbraio e marzo, che erano un po’ più tranquilli, si lavorava sempre. C’erano tante fiere che a loro volta creavano movimento e portavano persone. C’erano negozi. Pian piano ho conquistato la fiducia di abitanti e villeggianti. Allora l’insegna era quella di Bon Merck. Negli anni l’attività è cresciuta ed ho aggiunto il reparto macelleria, un laboratorio di panetteria e pasticceria, una pizzeria ed una gelateria». 

Da allora ad oggi, cosa è cambiato?

«Purtroppo il turismo nei nostri appennini è andato progressivamente calando ed ormai è concentrato solo nei mesi estivi centrali. In più tutta la montagna ha vissuto una forte spopolamento. Quindi abbiamo dovuto pensare a come reinventarci».

Su cosa avete puntato?

«Abbiamo creato una linea di prodotti da forno confezionati, legata proprio alle tradizioni del passato. Abbiamo incominciato a produrre artigianalmente biscotti e a venderli ai bar delle zone limitrofe. E’ nato il marchio Antico Mulino d’Ottone, con l’idea di valorizzare quel mulino antico, originariamente dei Doria, che aveva funzionato fino agli anni ’60 e che era uno dei simboli del paese. Aveva due ruote e quella più bassa veniva utilizzata per macinare la farina delle castagne locali. Per riassumere, ci siamo reinventati».

Una scommessa che ha funzionato?

«Un tempo l’attività trainante era il supermercato. Oggi l’attività di punta è proprio questa dei prodotti da forno; richiede tanto lavoro e tanta fatica ma ci dà anche soddisfazione. Nel complesso in azienda lavoriamo in otto. Ci sono io e c’è mia moglie Patrizia che mi affianca e mi sostiene fin dal 1990. Poi ci sono i miei figli Davide (27 anni) e Daniel (23 anni), c’è mia nuora Sara, ora in maternità, c’è un’apprendista di Ottone e le nostre collaboratrici tutte provenienti da paesi limitrofi».

Oltre ai canestrelli, di cui ci ha detto, quali sono i vostri prodotti di punta?

«Innanzitutto mi preme dire che usiamo ingredienti che selezioniamo con cura e che provengono, il più possibile, dal territorio locale. Oltre ai canestrelli abbiamo i baciotti (baci di dama), i cuoriciotti con le gocce di cioccolato, le colombe artigianali, il pandolce con pinoli, uvetta ed arancio candito, come vuole la tradizione e per Natale non possono mancare il nostro PanOttone ed il torrone che facciamo a mano con mandorle, nocciole, pistacchi che tostiamo personalmente e aggiungiamo ancora caldi all’impasto e con il miele millefiori del territorio».

Avete anche una linea di prodotti salati?

«Abbiamo inserito i rametti, che sono dei grissini realizzati principalmente con farina di Tritordeum e che sono rigorosamente tagliati a mano. Un ottimo snack per l’aperitivo magari abbinati ad un bicchiere di Ortrugo e a un tagliere di salame coppa e pancetta piacentina. Poi ci sono le nostre schiacciatine che si ispirano ad un’antica ricetta del Tigullio ligure e che noi abbiamo portato in Alta Val Trebbia. Potremmo raccontarle come una  rivisitazione della galletta, un cracker secco che sta avendo molto successo. In più produciamo pane e focaccia fresca, anche questa realizzata secondo ricette liguri».

Prodotti che vendete dove, oltre che nel vostro supermercato?

«Torniamo a quando dicevo prima.  Una volta in montagna la gente stava bene. Poi c’è stato lo spopolamento. Tutto è distante. Fare impresa qui non è facile soprattutto se uno ci tiene a lavorare nella piena legalità, con i dipendenti in regola, rispettando le norme. Quindi se la gente non viene in montagna, noi portiamo i nostri prodotti in città. Ogni giorno facciamo circa 300 chilometri partendo da Ottone per rifornire i supermercati Coop e Conad di Piacenza,  Bobbio, Podenzano, San Giorgio, Ponte dell’Olio Borgonovo, Gragnano. E’ complesso riuscirci anche per i tanti cantieri che ci sono, con relativi semafori e code. Questo implica che dobbiamo panificare molto presto per poter consegnare al mattino. Nel pomeriggio facciamo gli impasti con il lievito madre e poi la lavorazione prosegue durante la sera e a mezzanotte cuociamo. Al mattino prestissimo partiamo per le consegne».

I suoi figli di cosa si occupano?

«Tutti sappiamo fare un po’ tutto, anche perché l’azienda sta crescendo e dobbiamo supportare questa fase. Daniel è specializzato nella pasticceria mentre Davide segue la panificazione ed in estate si occupa del bar gelateria».

Quindi il bar gelateria e la pizzeria sono aperti solo nel periodo estivo?

«Si. Abbiamo anche un giardino che è davvero un ambiente ideale per un aperitivo. D’inverno il paese, almeno durante la settimana, è quasi deserto. Restiamo aperti tutto l’anno con il supermercato che oggi è affiliato CRAI. Abbiamo il reparto macelleria, ortofrutta, salumi e la cantina dei vini. Sono molto orgoglioso del lavoro fatto in questi 34 anni. Lo definirei una chicca. Ho fatto investimenti notevoli: abbiamo il gruppo elettrogeno e quello di continuità; ogni reparto ha le sue celle frigorifere dedicate per lo stoccaggio delle merci; c’è un sistema di videosorveglianza capillare. A fianco abbiamo il laboratorio e le altre attività per un totale di circa 500 metri quadri. Avrei necessità di espandermi ma non è facile riuscire a trovare ed acquistare il giusto spazio».

Come riesce a gestire i picchi di lavoro d’estate?

«E’ molto complicato. Ci rimbocchiamo le maniche anche perché non trovo tutto il personale che mi servirebbe. Sono pochi i ragazzi disposti a lavorare, soprattutto il sabato e la domenica che però, come potete immaginare, sono il momento clou. Non voglio generalizzare ma ho l’impressione che manchi quella voglia di lavorare, quel senso di sacrificio che avevamo noi quando eravamo ragazzi, quando, adolescente, salivo in queste valli da Genova per guadagnare qualche soldino. Mi sbaglierò ma imparare un po’ di sacrificio dovrebbe essere fondamentale nel percorso di crescita di un giovane adulto». 

Davanti alle tante difficoltà che ci ha raccontato non le è mai venuta voglia di mollare la montagna e di spostare la sua attività a Piacenza?

«Vivere in montagna è un privilegio. Certo, fare imprese in un appennino senza strade né servizi non è facile. Però vivere in un contesto come questo è – per me – impagabile. Me lo ripeto ogni volta che scendo in pianura per le consegne e appena passato Rivergaro incappo nella nebbia …. Il compromesso che ho trovato è stato quello di portare il frutto dalla mia impresa in città. Il riscontro è stato più che positivo perché sono tante le persone che sono alla ricerca di cibi e sapori del passato e di qualità. Forse non si può tornare indietro e ripopolare la montagna ma non si può nemmeno perdere la nostra cultura enogastronomica. In Italia ogni paese ha le sue tradizioni, i sui dialetti, le sue ricette. Io sono una piccola goccia che scende dall’Appennino e che contribuisce a mantenere proprio parte di queste tradizioni».

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De Pascale: “Realizzeremo il nuovo ospedale di Piacenza”

Questa sera Michele de Pascale, candidato presidente dell’Emilia Romagna per il centro sinistra, ha chiuso in Piazzetta Pescheria la sua campagna elettorale a Piacenza. Insieme a lui il sindaco Katia Tarasconi e tutte le candidate e i candidati delle cinque liste (Pd – Avs – M5s – Civici, con de Pascale Presidente, Riformisti, Emilia-Romagna Futura) che lo sostengono.
Non è mancato qualche momento di tensione a causa di contestatori che hanno fischiato il comizio e gridato alcune frasi verso il palco. Si trattava di un gruppo legato alla vicenda di piazza Cittadella e al recente taglio di 15 alberi e di alcuni esponenti no Vax.
Sono intervenute alcune volanti della polizia, oltre agli agenti della Digos già presenti, ma gli animi si sono rapidamente calmati.
Qui di seguito potete ascoltare la nostra intervista a De Pascale sul tema del nuovo ospedale, del consumo di suolo, della tutela del territorio ed anche un suo commento sulla contestazione subita.

 
Elezioni regionali in Emilia-Romagna: Candidate e candidati in provincia di Piacenza della lista Civici, con de Pascale Presidente

Si è tenuto oggi alle ore 18.30 presso Caffè dei Mercanti un incontro tra le candidate e i candidati civici Manola Gruppi, Emanuele Maffi, Mirco Marchesini e Maria Rattotti, in corsa nella lista Civici, con de Pascale Presidente a sostegno di Michele de Pascale per le prossime elezioni regionali dell’Emilia-Romagna, in programma il 17 e 18 novembre. L’evento, moderato da Angela Fugazza, consigliera comunale della lista civica per Piacenza con Katia Tarasconi del Comune di Piacenza, ha posto al centro del dibattito il valore del civismo e la necessità di un dialogo concreto con i cittadini, capace di migliorare la qualità della vita in tutti i territori della regione.

I candidati hanno sottolineato come la loro scelta civica rappresenti un impegno diretto verso le comunità locali, mettendo da parte le dinamiche di partito per rispondere con maggiore concretezza alle esigenze dei cittadini. Manola Gruppi, Emanuele Maffi, Mirco Marchesini e Maria Rattotti hanno espresso una visione di politica vicina alle persone, aperta all’ascolto e impegnata nella risoluzione dei problemi reali, dall’ambiente alla sanità, dalla cultura alla coesione sociale.

Pur essendo una regione spesso ai vertici delle classifiche nazionali per qualità della vita e servizi, l’Emilia-Romagna può ancora migliorare. I candidati civici si sono impegnati a colmare i gap presenti, per rendere la regione sempre più vivibile e inclusiva, in tutte le sue aree, dalle città ai comuni più piccoli. Attraverso un dialogo costante e un approccio trasparente, intendono portare un cambiamento che sia tangibile nel quotidiano di tutti i cittadini.

Con le elezioni imminenti, le candidate e i candidati civici insieme a Michele de Pascale fanno appello a tutti i cittadini a partecipare attivamente, ricordando che ogni voto conta per costruire un futuro condiviso e orientato al bene comune. Il loro impegno è volto a creare un’Emilia-Romagna più aperta, innovativa e solidale, in cui la voce di ciascun cittadino possa contribuire a una politica al servizio del territorio.




Il Comune risponde sul Centro islamico di via Mascaretti

Riceviamo e pubblichiamo la risposta del comune a quanto segnalato ieri dal consigliere comunale della Lega Luca Zandolella.

“Con riferimento agli articoli di stampa che raccolgono la segnalazione del consigliere Luca Zandonella in merito alla situazione dell’immobile di via Mascaretti 7 che ospita un Centro culturale islamico e nel quale, stando alla segnalazione stessa, si svolgerebbero attività di preghiera, si precisa che sono pendenti al Tar e al Consiglio di Stato due distinti ricorsi promossi dal Centro islamico contro altrettante ordinanze del Comune (Suap).

Per quanto riguarda il Consiglio di Stato, al momento si è in attesa che venga fissata l’udienza; mentre di fronte al Tar è già calendarizzata l’udienza di discussione per il prossimo 20 novembre.

Si precisa che lo scorso giugno la Polizia locale di Piacenza ha effettuato un servizio di controllo presso l’immobile di via Mascaretti 7 al fine di verificare lo stato dei luoghi e la frequentazione degli stessi. All’esito del controllo, gli operatori – pur non avendo avuto un riscontro diretto dell’attività di preghiera – raccoglievano testimonianze secondo le quali l’attività in questione si svolgerebbe con regolarità”.




Un urlo per gli alberi di piazza Cittadella

Un urlo per gli alberi di piazza Cittadella. Si intitolava così la manifestazione organizzata questo pomeriggio in piazzetta Mercanti, per dare voce a quei 15 alberi sani abbattuti per far spazio al cantiere del discusso parcheggio sotterraneo. Piante che qualcuno ha definito eroiche per essere sopravvissute settant’anni in mezzo all’asfalto e che oggi non ci sono più. L’urlo da parte dei circa duecento manifestanti c’è stato ed è stato un momento liberatorio, catartico. Altrettanto simbolica è stata la costruzione sul selciato della piazza di un albero di carta, formato dai fogli con le seimila firme dei cittadini che chiedevano di salvare quegli alberi. Voci inascoltate come quelle delle di altre 27mila e 400 persone che hanno firmato la petizione online.

Videoservizio ed intervista.




Piacenza, la città che non ama scendere in piazza

C’è una verità che, a Piacenza, emerge con forza da alcune vicende di cronaca ed attualità. Nonostante la morte della tredicenne Aurora abbia per giorni avuto enorme eco sui giornali, sui TG nazionali e soprattutto sui social sollevando ondate di commozione ed indignazione, ieri sera alla fiaccolata in sua memoria sono scese in strada trecento persone scarse, lasciando un scia di delusione fra i famigliari della ragazzina che si aspettavano ben altro abbraccio collettivo da parte della città. Allo stesso modo sono state oltre seimila le firme raccolte di persona, nei banchetti, contro il taglio degli alberi di piazza Cittadella e 27.431 quelle della petizione lanciata online su Change.org. Eppure questo pomeriggio in piazzetta Mercanti, sotto il Municipio, alla manifestazione indetta per gridare lo sdegno contro l’avvenuto taglio di 15 alberi sani erano presenti 200 persone scarse. I numeri, né in un caso né nell’altro, tolgono valore alla voglia di farsi sentire e di esprimere pubblicamente i propri penseri ma certo sono lo specchio di questa città dove, specie d’autunno e d’inverno, tutto viene avvolto e reso ovattato dalla nebbia. Una Piacenza brumosa che vede, giudica e pensa ma che preferisce tenere per sé il proprio sentire, al pari di quegli splendidi giardini che restano nascosti dietro le facciate dei suoi austeri palazzi. Attenzione però a non confondere questa (forse anche eccessiva) riservatezza con indifferenza ed indolenza. Per quanto poco manifeste ci sono sensibilità collettive che sarebbe saggio non ignorare.




Salvini a Piacenza per le regionali

Un vero e proprio bagno di folla questa mattina in centro a Piacenza per il ministro delle infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini, nella nostra città nell’ambito della campagna elettorale in vista delle elezioni regionali ed a sostegno di Matteo Rancan, capogruppo uscente della Lega.

In via XX Settembre Salvini, Rancan, Zandonella e gli altri esponenti leghisti hanno faticato a percorrere la strada senza essere continuamente fermati da passanti con plurime richieste di selfie, accettate di buon grado dal leader della Lega che ha anche risposto ad alcune nostre domande.

Salvini in Liguria, ce l’avete fatta. Come vede queste regionali in Emilia Romagna?

«C’è tanta voglia di cambiamento. Siamo qua da mezz’ora e non riusciamo a fare mezzo metro a piedi perché la gente che ci ferma, ci chiede un volantino, ci dice “non mollate”, “andate avanti”, “c’è bisogno di cambiare”. Ecco, diciamo che dopo settant’anni la voglia di cambiamento è tanta e quindi noi fino a lunedì 18 spieghiamo qual è l’idea di Emilia, che abbiamo, di sanità migliore, di futuro. È fondamentale che la gente voti, perché al di là di voi e di pochi altri, le televisioni nazionali e i siti nazionali hanno cancellato Piacenza e l’Emilia dalla cartina geografica della politica. Quindi è fondamentale che in tanti domenica 17 votino e scelgano. Io poi dico votino Lega, ma votino in generale, perché la regione altrimenti non cambia più».

Qui in via XX Settembre ci sono tante persone che le hanno chiesto un selfie e fra loro anche numerosi immigrati.

«Mi hanno detto non mollate perché noi siamo qui da 10, 20, 30 anni, coi documenti in regola,  paghiamo le tasse, non vogliamo essere mischiati con quelli che invece vengono a Piacenza, in Italia a far casino. Quindi diciamo che vado a processo a testa alta perché difendo anche il futuro di questi ragazzi».

Sulla vicenda del centro migranti in Albania le cose non stanno andando benissimo, con lo stop di svariati giudici.

«Qua ogni giorno c’è un giudice che si alza dicendo “non possiamo espellere in Egitto, Bangladesh, Tunisia” che non li possiamo portare in Albania. Tutto il mondo, a partire dagli Stati Uniti, sceglie di difendere le frontiere. Saremo anche più forti e più preparati di questi giudici e faremo nuove norme perché dobbiamo poter controllare chi entra e chi esce nel nostro paese».

Cosa ne pensa dell’elezione di Trump in America?

«E’ una buonissima notizia, perché penso che sia l’unico che possa fermare la guerra. E anche per i ragazzi emiliani, per gli imprenditori, per gli agricoltori se si fermano i missili fra Russia e Ucraina si riaprono i mercati, i commerci, la cultura, lo studio. E quindi penso che Trump potrà farlo».




Corteo in memoria di Aurora per le vie del centro di Piacenza

La sorella Vicki l’aveva annunciata attraverso i social e stasera si è tenuta la fiaccolata in memoria di Aurora Tila, la tredicenne morta precipitando dal settimo piano del palazzo di via IV Novembre, spinta – secondo quanto ricostruito dagli inquirenti – dall’ex fidanzatino di due anni più grande. Domani Aurora avrebbe compiuto 14 anni, un’età che le è stata negata per sempre.

Ci si poteva forse aspettare una partecipazione più massiccia a questa manifestazione organizzata dal collettivo femminista Resisto ed invece per le vie del centro di Piacenza, scandendo slogan e mostrando cartelli e striscioni, hanno sfilato alcune centinaia di persone. Complice un battage non particolarmente capillare la partecipazione ha deluso la stessa famiglia, come ha confessato la madre Morena parlando con i giornalisti. Assenti le istituzioni, i rappresentanti politici, presenti invece tanti giovani.

Partito da piazza Duomo, scortato da un ingente servizio di polizia, il corteo si è concluso nel tratto finale del Facsal, davanti al Respighi, dove era stato allestito un maxi schermo su cui scorrevano foto ed immagini di Aurora, accompagnate dalla musica e chiuse da una frase “La Principessa più bella del paradiso. Ti amiamo Aurora.

La sorella Viktoria in testa alla fiaccolata portava con sé un mazzo di fiori mentre la mamma Morena al guinzaglio conduceva il cane di famiglia. Uno sprazzo di normale vita quotidiana in una vicenda assurda che si fatica a comprendere ed accettare. A testimoniare la loro vicinanza sono intervenute anche Maria Cristina Del Capo e Debora Pomarelli, rispettivamente mamma e sorella di Elisa, assassinata nel 2019 da quello che riteneva essere un amico.




Nuovi semafori in piazzale Marconi e via Emilia Parmense. Domani lavori e limitazioni al traffico

Sarà realizzata domani, sabato 9 novembre, la segnaletica orizzontale a supporto dei nuovi impianti semaforici a chiamata per l’attraversamento pedonale in piazzale Marconi, di fronte alla stazione ferroviaria e in via Emilia Parmense, nei pressi della rotatoria tra l’Università Cattolica, strada dell’Anselma e via Delle Novate.

Per consentire l’esecuzione dei lavori, si renderanno necessarie alcune limitazioni alla circolazione. Tra le 7.30 e le 9.30, in particolare, all’intersezione con la rotatoria in questione in via Emilia Parmense, il traffico in ingresso sarà deviato lungo il percorso via delle Novate – via degli Spinoni – via Divisione Partigiana Piacenza e via Radini Tedeschi, mentre potranno transitare senza restrizioni i veicoli diretti fuori città.

In piazzale Marconi, invece, tra le 9.30 e le 13 potranno verificarsi rallentamenti lungo le vie limitrofe, dovuti ai restringimenti di carreggiata.

 




Su 23 veicoli controllati 21 piacentini erano senza cinture di sicurezza

La legge è in vigore dall’11 aprile 1988. Eppure nonostante siano passati 36 anni sono ancora tanti gli italiani, ed i piacentini, che non indossano le cinture. Lo dimostrano i controlli svolti nei giorni scorsi dalla polizia Stradale di Piacenza che ha intensificato i controlli sulle strade del territorio per garantire la sicurezza stradale e verificare l’uso corretto delle cinture di sicurezza e dei sistemi di ritenuti per bambini. Per trasportarli in sicurezza all’interno di un’auto, devono essere utilizzati speciali dispositivi di ritenuta riconducibili a due tipi: seggiolini e adattatori delle normali cinture di sicurezza, che devono essere omologati secondo la normativa di settore. Entrambi hanno lo scopo di ridurre i rischi di lesione del bambino limitandone lo spostamento del corpo in caso di incidente.

Nella sola giornata del 6 novembre sono stati controllati 25 veicoli e sono state rilevate 23 violazioni di cui 21 per mancato utilizzo delle cinture di sicurezza; ad un conducente recidivo, già pizzicato in passato alla guida senza cinture di sicurezza indossate, è stata anche ritirata aa patente di guida in vista della sospensione che potrà durare fino a due mesi.

La normativa italiana prevede l’obbligo di indossare le cinture di sicurezza per tutti i passeggeri, sia sui sedili anteriori sia su quelli posteriori, su tutti i tipi di veicoli. Chi non le indossa, oltre alla sanzione amministrativa (nei casi più gravi, come per i neopatentati o per chi viene sorpreso più volte nel biennio, possono scattare ulteriori provvedimenti come la sospensione della patente), in caso di incidente rischia di riportare gravi lesioni dovute all’impatto con il parabrezza o i montanti dell’abitacolo, senza contare la possibilità di essere sbalzati fuori dall’abitacolo come un proiettile.

Non bisogna dimenticare inoltre che l’airbag è studiato per funzionare in “tandem” con le cinture: se non sono indossate correttamente, tutto il corpo si scaglia verso l’airbag che, pur aprendosi, non può fare molto per attutire l’impatto.

La campagna di prevenzione proseguirà nelle prossime settimane, con l’obiettivo di sensibilizzare i cittadini e migliorare la sicurezza stradale per tutti gli utenti della strada.