Abbattuti gli alberi di piazza Cittadella

Gru che svettano sopra le recinzioni del cantiere, alberi che cadono al suolo. Il battere ritmato delle pentole e dei coperchi di metallo usati dai manifestanti contro il rumore delle motoseghe.

In piazza Cittadella stamane balzavano forti agli occhi le contrapposizioni di questa vicenda del parcheggio sotterraneo che vede Piacenza Parcheggi e l’Amministrazione da una parte, un nutrito gruppo di cittadini dall’altra.

Visioni ed interessi differenti riguardo a questa piazza su cui si affaccia palazzo Farnese e che non sono riusciti a trovare a trovare un punto di incontro, anzi …

Dopo che il tribunale ha accolto le istanze del costruttore, ribaltando la prima sentenza del giudice Antonino Fazio,  il destino delle 15 piante è stato inesorabilmente segnato ed questa mattina i rami hanno iniziato rapidi a cadere sotto i colpi delle affilate catene.

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Sgombrate dalla polizia le palazzine in via Menicanti, angolo Via Musso

Nella mattina del 5 novembre 2024 la Questura di Piacenza, insieme alla Polizia Locale e all’unità cinofila della Guardia di Finanza, e con l’ausilio delle pattuglie del Reparto Prevenzione Crimine Emilia- Romagna, ha proceduto allo sgombero ed alla successiva chiusura e messa in sicurezza delle palazzine in stato di abbandono site in Via Menicanti.
La ditta edile proprietaria degli edifici in questione aveva presentato formale querela per l’occupazione abusiva degli immobili. L’intera area da diversi anni era in stato di abbandono e degrado ed era diventata luogo di ritrovo, bivacco o, ancora, di appoggio per persone senza fissa dimora.
Si tratta di un’area particolarmente ampia in quanto comprende un elevato numero di box e tre palazzine di diversi piani con locali che sarebbero stati destinati ad abitazioni private.
La polizia ha compiuto una approfondita ispezione accedendo, con le chiavi a disposizione della ditta, o con l’ausilio di un fabbro, agli interni dei box e delle abitazioni per verificare la presenza di occupanti abusivi ed al contempo di eventuali armi, oggetti atti ad offendere o sostanze stupefacenti.
Alla fine in diversi box e appartamenti sono state trovate 10 persone, di cui 8 stranieri, che sono stati accompagnati in Questura per essere identificati e, successivamente, denunciati in stato di libertà per il reato di invasione di edifici (art. 633 del codice penale) .
In seguito, l’area, sgomberato è bsttaa formalmente restituita all’avente diritto che si è impegnato a ripristinare le recinzioni laterali per evitare ulteriori accessi illegittimi e a garantire maggiore vigilanza sull’intera area.
L’Ufficio Immigrazione ha provveduto alla verifica della regolarità dei cittadini stranieri sul Territorio Nazionale.
Tra questi è stato identificato un pluripregiudicato di origine senegalese, con a carico diversi procedimenti per reati contro la persona e il patrimonio.Essendo irregolare ha ricevuto un provvedimento di espulsione ed è stato accompagnato da personale della Questura di Piacenza presso il CPR di Milano ove sarà trattenuto al fine di completare le procedure di rimpatrio nel paese di origine.
Sono anche stati emessi due ulteriori provvedimenti di espulsione con ordine del Questore ad allontanarsi dal Territorio Nazionale nei confronti di due cittadini stranieri irregolari di origine marocchina.

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Il tribunale accoglie il reclamo di Piacenza Parcheggi: via libera all’abbattimento delle 15 piante di piazza Cittadella

Le speranze di riuscire a salvare i 15 alberi di piazza Cittadella sono state spazzate via quest’oggi dal Tribunale di Piacenza che ha accolto il reclamo di Piacenza Parcheggi, appoggiato anche dal Comune, contro l’ordinanza del giudice Antonino Fazio che aveva invece ritenuto ammissibile il ricorso di Legambiente e di alcuni cittadini ed aveva fermato il taglio delle storiche piante.

A stretto giro è arrivato il commento di Legambiente Piacenza.

“Registriamo con estrema amarezza l’Ordinanza emessa oggi dal tribunale di Piacenza con la quale ha accolto il reclamo presentato da Piacenza Parcheggi avverso alla Ordinanza ex art. 700 c.p.c. assunta in data 29/09/2024 dal giudice Fazio. La profonda amarezza non è esclusivamente legata all’esito della causa ma soprattutto alle motivazioni, almeno da una prima lettura, che hanno portato il collegio ad accogliere il reclamo.

Ci pare in primis, da una prima veloce lettura che approfondiremo, che con questa pronunzia la Magistratura, almeno una parte di essa, abbia perso una occasione importante per sostenere gli obbiettivi della difesa dell’ambiente e quindi dei cittadini, rendendo finalmente efficace la modifica dell’articolo 9 della Costituzione.

Ci appare evidente che l’interpretazione assunta dal Tribunale circa l’oggettività del danno derivante dal taglio delle piante sia identificata solo con la dimostrazione quantitativa puntuale e materiale dello stesso; in sostanza si richiederebbe di dimostrare di quanti gradi aumenterebbe la superficie della piazza senza gli alberi, di quanti effetti l’aumento della temperatura produrrebbe alla salute, ecc. al fine di giudicare “irrimediabile” l’effetto dell’intervento. In tal modo eludendo di fatto i chiari orientamenti e le raccomandazioni scientifiche consolidate a livello nazionale e internazionale. La considerazione che le ragioni dei ricorrenti potessero essere validate solo attraverso la dimostrazione “quantitativa” e scientifica dei gradi in più producibili con il taglio delle piante e dei danni osservabili sulla salute dei cittadini, al di la del contraddire totalmente l’impianto innovativo logico e giuridico dell’ordinanza del giudice Fazio, relega il principio di precauzione ad un puro esercizio teorico e sostanzialmente inefficace ai fini della tutela della salute dei cittadini.

Ci dispiace ma non possiamo concordare con tale interpretazione, che purtroppo rivela quanto ancora parte della cultura giuridica, oltre che quella politica, sul rispetto dell’ambiente sia rimasta insensibile e arretrata.

La precauzione così come la prevenzione, a nostro modesto parere, deve agire non solo dove il danno è certo, ma anche possibile e/o probabile ed intervenire evitando che tali danni e/o anche soli rischi possano manifestarsi.

Ci pare che così non stia accadendo a Piacenza in generale e in Piazza Cittadella in particolare. Ancora una volta la tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini, resta un corollario rispetto alla tutela degli interessi economici, se pur legittimi, dei privati.

Fa davvero soffrire immaginare l’abbattimento delle 15 piante monumentali ma ancor di più farà male l’impatto sanitario e psicologico sui cittadini di questa pronunzia e della scelta del Comune di costituirsi contro i propri stessi cittadini; anche quello non sarà misurabile ma certamente molto grave”.




In una cattedrale gremita l’addio ad Aurora

«Vai Aurora, vai».  Così, con quello che è suonato quasi come un grido di incitamento a correre verso la vita eterna, le amiche più intime della tredicenne morta precipitando dal settimo piano del suo palazzo (spinta  dall’ex ragazzo, accusato di omicidio) hanno voluto salutarla per l’ultima volta davanti alla cattedrale di Piacenza, dove questo pomeriggio si sono tenuti i funerali presieduti dal vescovo mons. Adriano Cevolotto. Un Duomo gremito di persone e soprattutto di tantissimi giovani e giovanissimi ha accolto la bara bianca arrivata pochi minuti prima delle 15 ed accompagnata dal papà e dalla mamma di Aurora. Proprio il bianco, simbolo di purezza, è stato il colore che ha contraddistinto l’intera cerimonia. Bianca era la croce di palloncini che, alla fine della cerimonia, è stata liberata in cielo, così come i palloncini posizionati sul banchetto per le firme. Bianche le decine di rose che tanti amici della tredicenne hanno voluto posare davanti alla bara dell’amica. Bianca la corona floreale con cui i suoi compagni di classe hanno voluto omaggiare la memoria di questa vita assurdamente strappata alla quotidianità, come ha ricordato il vescovo della sua omelia (sotto l’intera omelia).

«Aurora, basta ormai chiamarla per nome, è diventata figlia, sorella, nipote, amica… di tutti e di ciascuno. C’è una profonda partecipazione ad una vicenda assurda, che ha lasciato e lascia senza parole. Attoniti. Con una domanda che passa di bocca in bocca: Cosa sta succedendo? C’è un verbo che esprime efficacemente la sensazione rispetto a ciò che è accaduto: ‘strappare’. Aurora è stata strappata. Dalla vita. Dai suoi cari. Dagli amici… è stata strappata una piantina piena di boccioli. Che erano le sue speranze. È stata strappata dalle nostre mani impotenti».

Tanto il dolore, tante le lacrime in particolare da parte della sorella ma anche degli altri famigliari e di molti fra gli intervenuti.

Accompagnata da monsignor Cevolotto lungo la navata della cattedrale la bara di Aurora, terminata la messa, è tornata sul sagrato della chiesa accolta da un lungo applauso dei numerosi presenti in piazza Duomo. Riposta la cassa nel carro funebre, e simbolicamente benedetta dal vescovo, la chiusura del portellone ha segnato il momento del distacco definitivo, sottolineato dal librarsi dei palloncini verso l’angelo dorato del Duomo. «Vai Aurora, vai».

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Omelia del vescovo di Piacenza Adriano Cevolotto in occasione delle esequie di Aurora Tila

“Quello che stiamo vivendo è uno di quegli eventi che accorciano le distanze e ci fanno sentire parte gli uni degli altri. Aurora, basta ormai chiamarla per nome, è diventata figlia, sorella, nipote, amica… di tutti e di ciascuno. C’è una profonda partecipazione ad una vicenda assurda, che ha lasciato e lascia senza parole. Attoniti. Con una domanda che passa di bocca in bocca: Cosa sta succedendo? C’è un verbo che esprime efficacemente la sensazione rispetto a ciò che è accaduto: ‘strappare’. Aurora è stata strappata. Dalla vita. Dai suoi cari. Dagli amici… è stata strappata una piantina piena di boccioli. Che erano le sue speranze. È stata strappata dalle nostre mani impotenti.

Di fronte al dolore e allo sconcerto è diffuso il tentativo di fuggire. In vari modi: cercando di non farsi toccare simuliamo o attuiamo una presa di distanza emotiva. O, al contrario, ci trasformiamo in investigatori morbosi di particolari che riducono un dramma a noi vicino in un fatto di cronaca.

Ma noi vogliamo lasciarci toccare. Interrogare. Proprio perché non è un brutto sogno vogliamo metterci alla scuola di ciò che provoca sofferenza e rispetto al quale si fa strada la domanda: Perché? Quando emerge questa domanda, spesso senza risposta, significa che è stato toccato un nervo sensibile, che interroga il senso delle cose e della vita. È doveroso cercare di capire cosa è successo, è fuorviante la ricerca di colpevoli su cui scaricare ogni responsabilità. Allora lasciamoci interpellare.

Aurora, come ogni adolescente, si alimentava di sogni, di progetti, di desideri. Si apriva al mondo degli affetti. Non possiamo, né tantomeno dobbiamo spegnere i sogni di un o di una adolescente. Né tantomeno permettere che vengano spenti da altri.  Ma ci è chiesto di evitare, direi proprio di censurare, l’uso di termini impropri come relazione, fidanzamento. Chiamiamo ogni cosa con il proprio nome. L’affascinante relazione tra uomo e donna è una delle cose più complicate che ci sia. Perché realizza qualcosa di arduo: mettere insieme due differenti e complementari modi di pensare, due mondi emotivi, affettivi e sessuali diversi. È solo in un cammino di maturazione personale e relazionale che si giunge ad una scelta d’amore. La ‘patente affettiva’ non ci viene dallo sviluppo fisico e dalle pulsioni, né è sufficiente il dato anagrafico. Ci viene da una paziente capacità di tenere insieme la propria felicità con quella dell’altro/a.

Il realizzarsi dei sogni dei nostri giovani richiede accompagnamento di adulti (non solo genitori), attraverso alleanze educative che facciano intravvedere orizzonti comuni. Come è stato ricordato ci vuole un villaggio per dare forza all’educazione. I nostri ragazzi si incuneano immediatamente nelle crepe delle nostre divisioni, della sfiducia che respirano tra le diverse figure adulte con cui hanno a che fare. C’è spazio di crescita nella stima, nelle convergenze di comportamenti, nel vivere la responsabilità non solo verso i propri figli ma anche verso gli altri. Le relazioni e i confronti tra loro pesa molto nella crescita degli adolescenti. Quando accade questa sintonia tra adulti oltre a beneficiarne loro, si alleggerisce il peso che noi adulti portiamo per il compito educativo che ci è affidato. Abbiamo bisogno di sostenerci perché da soli sarà sempre più difficile. Ognuno metta la sua parte: parrocchie, oratori offriamo la nostra parte, con ciò che ci è proprio. Promuovendo rete con le famiglie e le altre agenzie educative.

Alla fine di ogni considerazione dobbiamo riconoscere che le nostre mani non sono comunque in grado di custodire. Sono piccole e deboli. La parola di Gesù appena ascoltata ci parla proprio di mani forti che non si fanno sottrarre ciò che è loro consegnato. Sono le mani di Dio Padre che opera per le mani di Gesù. Nessuno, niente, neanche la morte riuscirà a strapparle via (“non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano”). La mamma di Aurora si augurava: “spero che ora sia in pace”. Ce l’ha promesso Gesù: siamo in mani sicure. Potenti e tenere allo stesso tempo. È motivo di consolazione e di speranza sentire che se delle mani possono averci strappato Aurora, le mani che l’hanno plasmata, tessuto nel grembo della madre, ora tengono saldi i sogni di futuro, il desiderio di vita e la sete di amore che Lui ha messo nel suo cuore.

Tale certezza di eternità porta con sé il compito che il nostro Dio ci affida: mette nelle nostre mani i sogni che continua a suscitare nel cuore dei suoi figli e delle sue figlie. È il loro futuro immaginato, desiderato, cercato. Lo dobbiamo condividere, custodire e alimentare perché nel loro futuro c’è anche il nostro. Voler bene, il bene delle nuove generazioni richiede di essere al servizio della fiducia. Una comunità che non combatte la paura e la sfiducia verso il domani e verso l’altro che incontra, che non riesce a custodire il futuro dei propri figli è destinata a non averne.

Nel racconto del profeta Elia, in fuga perché succube della delusione verso la vita, rifugiato dentro una caverna, ci è descritto un Signore che lo rincorre, lo cerca oltre il deserto, sul monte. E gli si manifesta non nella potenza del terremoto o del fuoco, né nell’impeto del vento, ma in una brezza leggera. Nel nostro dolore e disorientamento in questo modo il Signore si avvicina noi. Usciamo dal buio della caverna nel quale la morte ci ha rinchiusi per stare davanti al Signore che ci raggiunge per farci ritornare sui nostri passi rinnovati nella speranza, per non lasciare nel freddo dell’assurdità e della paura i nostri figli e le nostre figlie”.

 




Dipendente sottrae 400 mila euro dai conti della società per cui lavorava

I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Piacenza, coordinati dalla Procura della Repubblica di Bologna, hanno condotto una complessa attività investigativa per ricostruire le operazioni illecite  di distrazione di denaro dai conti correnti di una società, effettuate da una sua dipendente. Quest’ultima, che operava come contabile, aveva il possesso di password, pin, token e codice OTP indispensabili per poter accedere ai conti correnti della società e disporre bonifici.

Le indagini, affidate alle Fiamme Gialle piacentine, sono state effettuate mediante l’utilizzo delle banche dati in uso al Corpo, l’escussione di testimoni e l’acquisizione e l’analisi di documentazione bancaria. E’ così emerso con chiarezza l’utilizzo fraudolento delle password bancarie della società per la quale lavorava.

Di fatto, dopo aver alterato il software gestionale dell’azienda, la contabile avrebbe simulato, tra il 2018 e il 2022, l’esecuzione di diversi pagamenti a fornitori per circa 400 mila euro, sostituendo le coordinate bancarie dei destinatari dei bonifici con le proprie.

I finanzieri hanno ricostruito tutti i flussi di denaro, acquisendo la documentazione bancaria ed i saldi di tutti i conti correnti, sia societari sia personali dell’indagata. Al termine dell’attività ispettiva, i militari del Corpo hanno denunciato l’indagata per i reati di truffa informatica ed auto-riciclaggio, contestandole un profitto illecito per circa 400 mila euro, con il quale la stessa avrebbe acquistato un’autovettura ed un immobile.




Picchiano e minacciano un imprenditore piacentino: tre arresti

Questa mattina la polizia di Stato, nell’ambito di un’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Piacenza, ha arrestato tre uomini destinatari di un provvedimento di custodia cautelare in carcere, per minacce ed aggressioni nei confronti di un imprenditore piacentino.

L’attività investigativa della Squadra Mobile è relativa ad una serie di intimidazioni ed aggressioni che sarebbero state compiute ai danni di un imprenditore operante nel settore dell’edilizia, da parte di tre soggetti residenti in provincia di Varese, che vanterebbero nei suoi confronti un credito di 400.000 euro relativo ad alcune opere edilizie. Si tratta di due cittadini italiani e di un nordafricano di etnia nordafricana, di età compresa tra i 49 ed i 60 anni. Nel mese di agosto l’imprenditore ha subito una grave aggressione fisica all’interno della sua azienda di Piacenza. Nonostante l’intervento delle Volanti, i tre soggetti hanno continuato a minacciarlo, ponendo così la vittima in uno stato di prostrazione e forte timore per la sua incolumità e dei suoi famigliari.

Un altro episodio rilevante è accaduto nel successivo mese di ottobre, in provincia di Varese, quando è stato nuovamente aggredito da due degli indagati, che per costringerlo a pagare, dopo averlo immobilizzato all’interno della sua auto ed essersi impossessati delle chiavi di accensione e del suo telefono cellulare, sono passati alle vie di fatto picchiandolo, tentando di soffocarlo e puntandogli un coltello al cuore.

A fronte delle prove raccolte l’autorità giudiziaria ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico dei tre indagati per i reati di atti persecutori e lesioni aggravate, misura che è stata eseguita stamane dalla Squadra Mobile di Piacenza in collaborazione con quella di Varese.

Gli arrestati sono stati portati presso la Casa Circondariale di Busto Arsizio (VA). Sono in corso ulteriori indagini per capire la natura del cospicuo debito e per  valutare ulteriori fattispecie di reato e la responsabilità di eventuali altri soggetti.




Domani pomeriggio i funerali di Aurora in Duomo. Proclamato il lutto cittadino

Bandiere a mezz’asta in tutte le sedi comunali e negli edifici pubblici a partire dalla mattinata di domani, martedì 5 novembre, e lutto cittadino dalle 15 alle 16,30 in occasione dei funerali di Aurora Tila che si terranno nella Cattedrale di Piacenza, alle 15, e saranno presieduti dal vescovo mons. Adriano Cevolotto.

Bandiere a mezz’asta in tutte le sedi comunali e negli edifici pubblici a partire dalla mattinata di domani, martedì 5 novembre, e lutto cittadino dalle 15 alle 16,30 in occasione dei funerali di Aurora Tila.  Un raccoglimento sancito dall’ordinanza che il sindaco Katia Tarasconi ha firmato questa mattina proclamando il lutto in concomitanza con la celebrazione delle esequie in Cattedrale.

Il provvedimento invita inoltre ad osservare, nella giornata dei funerali, un minuto di silenzio nei luoghi di lavoro e negli istituti scolastici, richiamando l’osservanza del cordoglio anche da parte di attività commerciali e pubblici esercizi.
Non dovranno essere attuate iniziative o comportamenti che, sottolinea il sindaco Tarasconi, contrastino “con il senso di un lutto sincero e profondo, che ciascuno di noi sente come proprio”.

“Ringrazio sin d’ora – prosegue – tutte le persone che vorranno rendere omaggio ad Aurora esprimendo, con vicinanza e con rispetto, il dolore che in questi giorni ci unisce, così come le diverse realtà che, ciascuna nel proprio ruolo, permetteranno che questo momento di dolore sia partecipato da tutta la città proteggendo e onorando il ricordo di una giovane vita”.

Per espressa volontà della famiglia non si possono effettuare all’interno della Cattedrale fotografie e riprese televisive.




Maxi rapina “degna di un film” al magazzino DHL di Monticelli

Un colpo da professionisti degno di un film d’azione americano quello compiuto nella notte fra sabato 2 e domenica 3 novembre ai danni del magazzino DHL di Monticelli d’Ongina in provincia di Piacenza. I Banditi hanno cosparso la strada di chiodi a tre punte ed hanno dato fuoco ad una serie di veicoli messi di traverso sulla strada, creando una barriera di fuoco così da tener lontane le forze dell’ordine e poter far man bassa di prodotti tecnologici, in particolare smartphone. Il bottino potrebbe superare il milione di euro. Sulla rapina stanno indagando i carabinieri della Compagnia di Fiorenzuola insieme ai colleghi del Nucleo Investigativo di Piacenza.

Mentre alcuni malviventi hanno posizionato le auto rubate ed hanno dato fuoco alle stesse altri banditi hanno sfondato le barriere di ingresso e sono penetrati nel magazzino, minacciando, armi in pugno, le guardie giurate. Hanno arraffato merce di valore dai camion e dal capannone e poi si sono dati alla fuga a grande velocità probabilmente vesro Verona. Intanto, sul posto sono confluiti i carabinieri e le guardie giurate oltre ai vigili del fuoco che hanno provveduto a spegnere i veicoli in fiamme.

Gli investigatori hanno compiuto i rilievi scientifici nella speranza di raccogliere elementi utili ad individuare la banda.




Arrestati 6 spacciatori attivi nella bassa piacentina

I carabinieri della Compagnia di Fiorenzuola d’Arda, nelle prime ore del 29 ottobre 2024, hanno eseguito misure cautelari nei confronti di 6 indagati (4 italiani e 2 stranieri) per traffico di stupefacenti. Per quattro di loro si sono aperte le porte del carcere mentre due sono finiti ai domiciliari.

Le indagini, sono iniziate nel giugno 2023 ad opera della stazione di Monticelli d’Ongina e della Sezione Operativa della Compagnia, coordinate dalla Procura della Repubblica di Piacenza e si sono concluse nel dicembre 2023. Un  gruppo di spacciatori italiani, indiani ed albanesi si approvvigionava di cocaina, hashish e marijuana nelle piazze di spaccio gestite da magrebini situate nella campagna piacentina e poi smerciava la droga a consumatori del luogo o provenienti dalla vicina Cremona.

Sono state documentate numerosissime cessioni di stupefacente ed identificati altrettanti consumatori, di diverse età, sia uomini sia donne. Due pusher erano stati arrestati in fragranza nel dicembre del 2023, ed erano stati sequestrati circa 25 grammi di cocaina, 200 grammi di marijuana e circa 150 grammi di hashish oltre a quasi 10mila euro, ritenuti provento dell’attività illecita.




14 ragazzi del Raineri Marcora a Valencia. Da studenti Erasmus ad “angeli del fango”

«Siamo venuti a Valencia per lavorare come pasticceri, receptionist, nei maneggi ed invece ci siamo trovati nel bel mezzo di questa disastrosa alluvione». 

Per un gruppo di 14 studenti piacentini dell’istituto Raineri Marcora, e per due insegnanti che li accompagnano,  l’esperienza dell’Erasmus in Spagna si sta rivelando molto più complicata del previsto come ci ha raccontato una di loro, Nicole Perotti, diciotto anni.

«Abbiamo avuto davvero molta paura ma per nostra fortuna la zona in cui viviamo è a circa quindici chilometri dall’area colpita che si trova al di là dell’autostrada. Può sembrare incredibile ma qui da noi non è nemmeno piovuto. C’è stato e c’è ancora molto vento ma nessuna precipitazione».     

Anche i vostri genitori, a Piacenza,  si saranno preoccupati …

«Decisamente. Anche perché da lontano è difficile immaginare che una zona sia stata pesantemente colpita dalla Dana, con le precipitazioni di un anno concentrate in poche ore e le tante vittime e che un’altra area confinante non sia stata toccata. Viviamo in un collegio Universitario dove resteremo fino alla fine del periodo previsto, a metà novembre. Certo ora bisognerà capire se e quando tutta la città potrà tornare alla normalità, anche le aree colpite. Al momento ci stiamo informando sulla possibilità di andare a dare una mano».

Angeli del fango piacentini a Valencia? 

«Se fosse possibile lo faremmo molto volentieri. Tutta questa vicenda ci ha colpito profondamente. Qui è stato proclamato il lutto nazionale. Sono un po’ cambiate le prospettive di questa esperienza. Per questo, ad esempio, non abbiamo festeggiato Halloween. Davanti ad una tragedia come questa non ci sembrava davvero il caso»

Durante le fasi più critiche dell’emergenza cosa avete fatto?

«Siamo rimasti chiusi qui nel collegio universitario.  Quando la situazione è un po’ migliorata abbiamo fatto una scappata in un vicino supermercato a comprare bottiglie d’acqua che in realtà scarseggiavano, come molti generi di prima necessità. Adesso, pur rimanendo ancora l’allerta meteo, siamo usciti. Nei prossimi giorni vedremo. In tutto questo abbiamo avuto il costante supporto dei nostri professori, Luigi Pollini e Ludovico Lucarelli. Hanno sempre cercato di aiutarci ed essere presenti per tutti i nostri bisogni».

Un’esperienza forte per dei ragazzi così giovani. Quanti anni avete e che classe fate?

«Abbiamo praticamente tutti diciotto anni e siamo di quinta, oltre ad alcuni ragazzi di quarta agraria».

Cosa pensi vi porterete a casa da questo vostro Erasmus?

«In generale ci ha fatto crescere tutti, molto, sia a livello personale sia sotto il profilo lavorativo. Poi è successo quel che è successo e va beh… anche questo fa parte del diventare adulti».

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Operazione della polizia contro la criminalità giovanile. A Piacenza 2 arresti e 5 denunce

La Polizia di Stato di Piacenza ha partecipato alla vasta operazione della Polizia di Stato per il contrasto della criminalità minorile, coordinata dal Servizio Centrale Operativo e svolta dalle Squadre Mobili di 30 province italiane (nel periodo compreso tra il 25 il 30 ottobre).

La Squadra Mobile di Piacenza ha svolto (tra il 25 ed il 29 ottobre) indagini e approfondimenti specifici sul tema della criminalità giovanile locale, per poi organizzare servizi anche con il supporto delle Volanti e dell’Ufficio di Gabinetto della Questura, nonché del Reparto Prevenzione Crimine di Reggio Emilia e dell’Unità Cinofila della Guardia di Finanza di Piacenza.

Nel corso dei controlli sono state arrestate due persone maggiorenni, destinatarie di un ordine di carcerazione per rapina e di una custodia in carcere per maltrattamenti e lesioni, mentre cinque sono state le denunce in stato di libertà. Inoltre, sono stati identificate 121 persone (di cui 47 minorenni), controllati 30 i veicoli e 6 abitazioni.

Per quanto riguarda i sequestri, sono stati rinvenuti circa 3,5 kg di cannabinoidi (hashish, marijuana e piante) e 5 armi bianche, oltre ad una serra artigianale e dispositivi informatici.

Per quanto concerne i risultati più rilevanti nel tema del contrasto alla devianza giovanile, il 25 ottobre è stata eseguita una perquisizione alla ricerca di sostanza stupefacente a carico di un neo-maggiorenne ivoriano, sospettato di gestire un’attività di spaccio nella zona del Cheope a Piacenza, ove ogni mattina si radunano migliaia di studenti di scuole medie e superiori. Il ragazzo era stato monitorato nel corso di diversi appostamenti in quella zona, ma non era mai stato trovato in possesso di sostanza nonostante le segnalazioni dei cani antidroga. Si era verosimilmente disfatto della droga (trovata nei dintorni) approfittando della folla che lo circondava. Gli investigatori si sono appostati sotto la sua abitazione e lo hanno controllato, trovandolo in possesso di 35,1 g di hashish, un coltello ed il telefono cellulare, tutti sequestrati.

Lo stesso giorno, dopo prolungate ricerche pomeridiane e serali attraverso Squadra Mobile e Volanti, è stato rintracciato un  maggiorenne marocchino destinatario di ordine di carcerazione emesso dalla Procura di Milano per rapina.

Il 26 ottobre sono stati svolti approfonditi controlli nelle zone della città con maggiore concentrazione di giovani, nonché diversi controlli in abitazioni sospette ed a carico di persone sottoposte agli arresti domiciliari. Nel pomeriggio di sabato i poliziotti hanno cercato di rintracciare un maggiorenne italiano, già fermato in alcune occasioni in possesso di sostanza stupefacente, risultato anche destinatario di custodia in carcere per maltrattamenti e lesioni. Nella notte del 27 ottobre, dopo prolungate ricerche svolte da Squadra Mobile e U.P.G.S.P., è stato infine rintracciato. Era anche stato sanzionato ex art. 75 D.P.R. 309/1990 perché trovato in possesso di droga.

Il 28 ottobre è stata rivenuta e sequestrata una serra artigianale con 10 piante di marijuana, e due italiani maggiorenni sono stati denunciati per coltivazione di stupefacenti. Altra sostanza è stata sequestrata a carico di ignoti nello stesso  pomeriggio in piazzale Roma nel corso dei controlli ad un gruppo di giovani.

Nella mattinata del 29ottobre si è svolto un approfondito controllo di 4 comunità giovanili, grazie alla collaborazione dei servizi sociali, con l’impiego di personale della Mobile, dell’ R.P.C. di Reggio Emilia e dell’unità cinofila della Guardia di Finanza. In una comunità è stato posto sotto sequestro il quantitativo di 62,2 g di hashish, parzialmente in dosi, e 4 tra armi bianche e oggetti atti ad offendere.

Sono state anche controllate altre zone di interesse in città. Un minorenne è stato denunciato per spaccio di stupefacenti ed un maggiorenne segnalato quale assuntore.

Altri otto ragazzi neo-maggiorenni sono stati segnalati alla Divisione Anticrimine per l’avvio del procedimento volto all’applicazione di misure di prevenzione personali, anche al fine di limitare l’accesso a certe aree della città. I proposti sono stati individuati e denunciatii per vari delitti a seguito di indagini svolte nelle settimane precedenti.




Convalidato il fermo del quindicenne per omicidio volontario

E’ stata depositata questa mattina dal GIP presso il Tribunale per i minorenni di Bologna l’ordinanza di convalida del fermo dell’indagato disposto dal Pubblico Ministero il 28 ottobre a carico di un minore di quindici anni accusato dell’omicidio volontario di Aurora Tilla, la tredicenne precipitata venerdì mattina dal settimo piano di un palazzo in via IV Novembre a Piacenza. A renderlo con una nota stampa è il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Bologna, il dott. Giuseppe Di Giorgio. Ieri si era tenuta l’udienza di convalida, previo interrogatorio dell’indagato.

“Il Giudice, rilevando la gravità dell’articolato compendio indiziario sin qui raccolto in merito alla causa della precipitazione che, allo stato delle indagini, appare riconducibile ad un’azione voluta dall’indagato, ha ritenuto sussistenti esigenze cautelari sufficienti per disporre la misura cautelare della custodia in Istituto Penale Minorile. Il procedimento seguirà il suo corso, potendo la difesa presentare richiesta di riesame della decisione al Tribunale per i Minorenni di Bologna. Le indagini continueranno, essendo in corso accertamenti medico legali ed informatici, nel contraddittorio con le parti, nonché incessante attività investigativa delegata al Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Piacenza”.

Nel comunicato il dottor Di Giorgio spiega le ragioni

“Ravvisato l’interesse pubblico alla comunicazione di informazioni in merito al procedimento – spiega il dottor Di Giorgio – rappresentato dall’esigenza di rassicurare i consociati in ordine al pronto intervento dell’Autorità finalizzato all’accertamento dei reati, all’individuazione dei responsabili ed alla salvaguardia dell’interesse generale alla legalità, nonché dall’esigenza di informare la collettività in ordine a tempestività ed efficacia delle indagini attivate dalle Forze dell’Ordine, nonché circa l’utilità investigativa dei contributi provenienti da denuncianti e da persone informate sui fatti”.