Ventenne arrestato per spaccio davanti alla stazione ferroviaria di Piacenza

Un’operazione congiunta della Guardia di Finanza e dalla Polizia Ferroviaria di Piacenza ha portato, ieri 13 marzo, all’arresto di un 20enne di origine albanese, trovato in possesso di numerose dosi di cocaina, pronte ad essere immesse sul mercato.

I controlli si sono concentrati nell’area antistante la stazione di Piacenza con l’impiego anche di unità cinofile. Agli agenti non è sfuggito il comportamento sospetto di un giovane, che ha più volte cercato di sfuggire ai controlli. E’ stato comunque fermato e trovato in possesso di circa 30 grammi di cocaina, suddivisa in cinque dosi. Il controllo è stato esteso anche al veicolo e all’alloggio del ragazzo presso un affittacamere della città, dove sono stati rinvenuti altri 80 grammi di cocaina, un bilancino di precisione e materiale utile per confezionare le dosi di droga.

Per il 20enne è scattato l’arresto per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente ed è stato portato in carcere.




«Salva Casa, Regioni e Comuni facciano la loro parte»

«Ora la sfida per il decreto Salva-Casa è la messa a terra del provvedimento». Lo ha detto questa mattina, sabato 15 marzo, il vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini intervenuto (in video collegamento) al convegno che si è tenuto al PalabancaEventi di via Mazzini e che ha fatto il punto sulla normativa e sulle linee guida del ministero. Un focus organizzato da Confedilizia (nazionale e locale) in collaborazione con la Banca di Piacenza. «Se il primo trimestre del 2024 si è concluso per le vendite immobiliari con un segno meno – ha esordito il ministro – e l’ultimo trimestre dell’anno si è chiuso con un +7% di compravendite immobiliari rispetto all’anno precedente, voglio che ci prendiamo una piccola parte di questo merito».
«Si tratta – ha proseguito – di ridare segnali di semplificazione e di sburocratizzazione, non di fare un condono, e di restituire il diritto alla proprietà». Quanti degli ottomila comuni italiani stanno effettivamente accelerando, semplificando, venendo incontro alle esigenze sia dei professionisti, sia dei cittadini?, si è domandato il vicepresidente del Consiglio, osservando che se la norma semplifica sulla carta ma non è messa a terra, non entra negli uffici tecnici comunali perché nessuno vuole prendersi la responsabilità, alcuni per ideologia, manca il passaggio finale. «Mi dispiacerebbe – ha concluso il ministro Salvini – che la pubblica amministrazione, per inerzia o per mancanza di volontà, togliesse mesi all’applicazione di una norma che abbiamo costruito insieme come passaggio virtuoso per rimettere in circolo tanti immobili ora fuori dal mercato».
Un percorso, è stato ricordato dallo stesso ministro e dal presidente di Confedilizia Giorgio Spaziani Testa, annunciato nel settembre del 2023 proprio a Piacenza al Coordinamento legali di Confedilizia che si tiene ogni anno alla Sala convegni della Banca di Piacenza alla Veggioletta.
Dopo i saluti del presidente del popolare Istituto di credito Giuseppe Nenna («il nostro presidente Corrado Sforza Fogliani sarebbe contento di vederci riuniti in questa sala a lui dedicata a dibattere di un tema di grande attualità con relatori di alto livello») e del presidente di Confedilizia Piacenza Antonino Coppolino («oggi parliamo di un provvedimento importante e serio in materia di edilizia che offre soluzioni ragionevoli a problemi reali; cerchiamo di applicare il più possibile le linee guida del ministero affinché si trasformino in fonte del diritto»), ha introdotto i lavori l’avv. Spaziani Testa («il Salva Casa affronta una materia che si intreccia con le competenze delle Regioni e dei Comuni: un fattore che diventa un problema a monte rispetto all’efficacia che potrà avere»).
Giovanni Govi, presidente Centro studi Confedilizia di Bologna, ha quindi trattato dei contenuti del provvedimento, evidenziando le modifiche di maggior rilievo al testo unico dell’edilizia, rimarcando l’importanza del raccordo tra normativa nazionale e regionale e inquadrando il provvedimento come un percorso di semplificazione per agevolare la soluzione di piccole irregolarità che bloccano le compravendite.
Maria Benedetta Pancera, presidente Collegio notarile di Piacenza, ha invece parlato degli effetti sulle compravendite immobiliari del Salva Casa, osservando come il decreto di per sé non tocchi le problematiche degli abusi primari, che più coinvolgono l’attività dei notai, bensì si ponga l’obiettivo di dare certezze al mercato immobiliare («ma per vederne gli effetti ci vorrà tempo»).
Pietro Boselli, vicedirettore generale della Banca di Piacenza, ha dal canto suo trattato dell’incidenza sulle garanzie bancarie del decreto, indicando quattro tipi di benefici: la riduzione del rischio legale, la valorizzazione degli immobili (regolarizzati valgono di più e rappresentano per le banche una garanzia più solida), maggiore liquidabilità nelle procedure esecutive e aumento delle transazioni immobiliari («le misure contenute nel Salva Casa stimolano il mercato immobiliare e finanziario; la sfida sarà quella di evitare un eccessivo aumento del prezzo degli immobili»).
Alessandro Rizzi, del Coordinamento urbanistica Confedilizia, ha esaminato gli aspetti tecnici del decreto lamentando il ritardo della Regione Emilia Romagna nella “messa a terra” evocata dal ministro Salvini («attendevo il Salva Casa, perché c’è tanto bisogno di semplificazione in un settore costellato di cavilli burocratici»).
Gian Paolo Ultori, presidente Collegio geometri di Piacenza, ha infine trattato delle applicazioni in sede locale, segnalando in generale una difficoltà dei tecnici ad operare in una realtà dove le indicazioni e le interpretazioni delle norme sono diverse in base al capoluogo o al singolo comune con cui hai a che fare.




Il TAR accoglie (parzialmente) il ricorso dell’avvocato Vezzulli sul ridimensionamento dell’Avvocatura

Non passa un giorno senza che la vicenda di piazza Cittadella, con annessi e connessi, non procuri un qualche grattacapo all’attuale amministrazione comunale guidata da Katia Tarasconi. E’ di oggi la notizia che il TAR ha dato parzialmente ragione all’avvocato Elena Vezzulli, già a capo dell’avvocatura comunale, ed arrivata a scontrarsi con i vertici di Palazzo Mercanti proprio in seguito alla fideiussione bancaria presentata da Piacenza Parcheggi e poi rivelatasi falsa. La Vezzulli era stata spostata ad altro incarico attraverso una riorganizzazione del Comune che aveva in sostanza limitato il campo di azione  dell’avvocatura. Contro la decisione la Vezzulli aveva presentato ricorso al TAR, assistita dagli avvocati Sandro Mainardi e Marco Sgroi.

Il tribunale amministrativo per l’Emilia Romagna, sezione staccata di Parma, si è espresso con una sentenza pubblicata in data odierna.

Al centro della disputa vi era la delibera della Giunta comunale n. 155 dell’11 luglio 2024, che approvava la revisione della macrostruttura e del funzionigramma dell’Ente, inclusa la revisione dell’assetto degli incarichi di Elevata Qualificazione (EQ). La Vezzulli contestava, tra l’altro, l’istituzione di una nuova posizione dirigenziale “Prevenzione e Sicurezza” e la modifica dell’assetto dell’Avvocatura comunale, e riteneva illegittima la soppressione della figura apicale del Dirigente Avvocato cassazionista, ruolo da lei precedentemente ricoperto. Modifiche a suo giudizio finalizzate a rimuoverla dall’avvocatura e sosteneva  che l’affidamento degli incarichi dell’avvocatura comunale a una figura di “EQ” anziché a un dirigente non fosse adeguatamente motivato.

Il Comune di Piacenza, difeso dagli avvocati Giancarlo Altavilla e Alberto Pizzoferrato aveva eccepito il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo, sostenendo che la controversia rientrasse nella competenza del giudice ordinario in quanto attinente alla gestione del rapporto di lavoro. Inoltre l’amministrazione comunale difendeva la legittimità della riorganizzazione, anche alla luce di un parere dell’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione) che aveva evidenziato l’obbligo di rotazione del dirigente posto al vertice dell’Avvocatura.

Il TAR di Parma ha dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo su alcuni atti impugnati, indicando il giudice ordinario come competente per deliberazioni riguardanti la pesatura delle posizioni dirigenziali e la nomina di nuovi difensori del Comune. Tuttavia, il Tribunale Amministrativo ha parzialmente accolto il ricorso introduttivo, il primo e il terzo ricorso per motivi aggiunti.

Nella sentenza il TAR scrive che «il Collegio … ritiene che nel caso di specie l’Amministrazione non abbia adeguatamente garantito, con il dovuto rigore, l’Avvocatura civica attraverso i presidi legali necessari ad assicurarne in concreto l’autonomia e l’indipendenza, tenuto conto delle intrinseche limitazioni alle funzioni dell’organo di vertice della struttura. Nel caso concreto, infatti, le guarentigie di autonomia ed indipendenza dell’Avvocatura pubblica non emergono dagli atti di riorganizzazione impugnati che allo scopo non risultano, come già si è avuto modo di osservare, nemmeno supportati dai presupposti dagli stessi enunciati».

Il ricorso introduttivo è stato accolto in parte, dichiarato improcedibile in parte (limitatamente all’impugnazione della preposizione di un dirigente amministrativo all’Avvocatura comunale) e respinto in parte (riguardo all’istituzione del nuovo Settore “Prevenzione e Sicurezza”). I motivi aggiunti sono stati accolti nei limiti specificati nella motivazione della sentenza, portando all’annullamento parziale degli atti impugnati. La sentenza sottolinea la centralità dell’art. 23 della Legge professionale (L. n. 247/2012), che disciplina l’organizzazione degli uffici legali degli enti pubblici e richiede la garanzia di autonomia e indipendenza degli avvocati interni. Il TAR ha evidenziato come la figura apicale dell’Avvocatura comunale debba possedere poteri dirigenziali per garantire tale autonomia

La sentenza ha inoltre rilevato delle criticità nella sostituzione del dirigente avvocato con un funzionario “EQ”, in violazione dei principi di autonomia e indipendenza sanciti dalla Legge professionale. Il TAR ha contestato la motivazione addotta dal Comune, basata sull’ordinanza cautelare del Tribunale e sul parere dell’ANAC, evidenziando che tali atti non imponevano la sostituzione del dirigente con una figura di “EQ.

La decisione del TAR di Parma, pur non accogliendo integralmente le richieste della ricorrente, evidenzia la necessità di garantire l’autonomia e l’indipendenza dell’Avvocatura comunale e del suo vertice, in linea con la normativa di riferimento. Il parziale accoglimento del ricorso e l’annullamento di alcuni atti rappresentano un punto a favore della tesi di Elena Vezzulli riguardo alla riorganizzazione dell’ufficio legale del Comune di Piacenza. La vicenda potrebbe avere ulteriori sviluppi, considerando il rinvio di alcune questioni al giudice ordinario e la possibilità di impugnazione della sentenza del TAR davanti al Consiglio di Stato. L’Unione Nazionale Avvocati Enti Pubblici (UNAEP) era intervenuta ad nel giudizio a sostegno delle ragioni dell’avvocato Vezzulli. Le spese di lite sono state poste a carico del Comune di Piacenza, ad eccezione di quelle nei confronti dell’UNAEP, che sono state compensate.




«Il Comune non è in possesso delle delibere bancarie ma abbiamo garanzie sufficienti per considerarli bancabili»

«Lo volete o non lo volete questo parcheggio sotterraneo? Sono appena stata a Cannes (per il MIPIM n.d.r.) e lì ci sono parcheggi sotterranei ovunque. Solo da noi non si riesce a fare».

Questo sfogo a favore di giornalisti del sindaco  Katia Tarasconi ha chiuso ieri il lungo pomeriggio della Commissione comunale 1 e 2  richiesta dalla minoranza per fare chiarezza sulla vicenda del cantiere di Piazza Cittadella. Una seduta, iniziata e finita in ritardo, protrattasi per quasi due ore, che come c’era da aspettarsi si è, in alcuni momenti, infiammata in particolare quando si sono toccati temi da sempre caldi come la bancabilità e la procedura che avrebbe in corso la prefettura per valutare un’eventuale interdittiva. Per questo versante vi lasciamo a quanto scritto dal collega Giovanni Volpi (leggi qui).  Vediamo invece di occuparci proprio del tema bancabilità, emerso con forza durante l’incontro.

Alcune fra le tante e dettagliate domande poste dai commissari di minoranza sono, a loro giudizio, rimaste senza una risposta esaustiva, tanto che l’ex sindaco Patrizia Barbieri ha lanciato l’idea di costituire una commissione permanente di controllo, con cadenza mensile, per avere aggiornamenti continui e non «dover essere costretti a venire a sapere le cose solo attraverso accessi agli atti» di cui peraltro gli uffici comunali si sarebbero lamentati, arrivando ormai a getto continuo.

La Barbieri, nel suo intervento di apertura tra le altre domande poste, ha chiesto di sapere se la bancabilità c’è o meno. «Non ho ancora avuto la possibilità di capire se questa bancabilità c’è o meno. Continuo a sentire delle rassicurazioni sulla bancabilità ma la documentazione della bancabilità dov’è? Chi ce l’ha? Vorrei avere i documenti! Avete visto cos’è successo sulla fideiussione. Mi sono andata a vedere le sedute del consiglio del 31 luglio 2023. I consulenti avevano detto “ricordatevi la bancabilità prima di tutto. Se non c’è la bancabilità non potete consegnare le aree”. Voglio vederla la bancabilità, non che mi dite “c’è”».

Una prima risposta è arrivata dall’attuale RUP (responsabile unico del procedimento), il terzo in ordine di tempo, da poco subentrato in questo delicato incarico, l’architetto Emanuela Schiaffonati.

«Riguardo alla bancabilità sostengo quanto sostenevano i RUP precedenti. Abbiamo garanzie sufficienti a considerarli bancabili. Il rischio è tutto a carico del concessionario».

Chiarimento che non ha per nulla convinto né Patrizia Barbieri né l’avv. Sara Soresi (FdI) che in chiusura di seduta è tornata sull’argomento chiedendo, al riguardo, una risposta precisa al RUP : «Esistono le delibere bancarie o c’è solo la dichiarazione dell’advisor? Il comune è in possesso delle delibere bancarie si o no? Le banche hanno reso disponibili dieci milioni previsti si o no?».

Concetto rimarcato anche dall’avvocato Barbieri «Sulla bancabilità io voglio sapere se abbiamo finalmente una delibera non una certificazione che va tutto bene. C’è una delibera? Non è vero come ha affermato il RUP che il rischio è a carico del concessionario. Non so se vi rendete conto della situazione che comporterebbe l’eventuale mancanza di bancabilità!».

Nella suo intervento finale il RUP ha ribattuto «Sulla bancabilità ho già spiegato prima, non è cambiato nulla rispetto alla precedente affermazione. Non è una mia opinione».

A questo punto è intervenuta la presidente della commissione 2 Caterina Pagani (Piacenza Oltre) che ha ricordato al RUP quale era stata la domanda precisa dei commissari: «E’ stato chiesto se ci sono le delibere bancarie o no».

La risposta del RUP a questo punto è stata secca «Non le abbiamo acquisite».

A proposito del RUP il consigliere Massimo Trespidi ha chiesto come mai la scelta per terzo RUP cambiato nel giro di pochi mesi sia caduto proprio sull’architetto Schiaffonati, che nel comune di Piacenza ricopre un incarico dirigenziale legato al patrimonio e non ai lavori pubblici. Il consigliere Soresi si è invece chiesta se il RUP, come previsto dal codice degli appalti il nuovo RUP  sia in possesso di un’esperienza di almeno 5 anni nell’ambito delle attività di programmazione, progettazione, affidamento o esecuzione di appalti e concessioni di servizi e forniture. L’architetto Schiaffonati ha risposto dicendo di aver lavorato nel settore dell’edilizia scolastica e quindi di essersi ampiamente occupata di appalti. Prima di approdare a Piacenza la professionista era stata alle dipendenze della provincia di Reggio Emilia nel ruolo di Istruttore direttivo Tecnico presso il servizio unità speciale per la sismica e l’edilizia scolastica.

Il consigliere Andrea Fossati  prendendo la parola si è detto dispiaciuto per questa «mancanza di fiducia nei tecnici dell’ente». «La città – ha proseguito – avrebbe bisogno di un dibattito maggiormente costruttivo.  Oggi non c’è stato confronto politico ma si sono lanciati attacchi, dubbi».

Un concetto ribadito oggi, attraverso un comunicato stampa, dai capigruppo di maggioranza in consiglio comunale a Piacenza,  Andrea Fossati, Boris Infantino, Luca Dallanegra, Caterina Pagani, Claudia Gnocchi.

«L’attuale maggioranza – scrivono –  esprime forte preoccupazione per il clima di delegittimazione che continua a colpire i dipendenti comunali, sempre più spesso oggetto di attacchi strumentali da parte dell’opposizione di centrodestra.

Il confronto politico è legittimo, ma deve restare su un piano istituzionale e rispettoso. Durante la commissione su Piazza Cittadella, invece, si è andati oltre, con atteggiamenti intimidatori e attacchi personali che nulla hanno a che fare con il dibattito politico. Questo atteggiamento denota una grave mancanza di fiducia da parte del centro-destra nei confronti della macchina comunale e di chi vi opera con professionalità. 

Per quanto riguarda la recente nomina dell’architetto Schiaffonati, precisiamo che si tratta di una figura con esperienza all’interno degli uffici comunali e senza alcuna incompatibilità. Continuare a mettere in discussione ogni scelta amministrativa con insinuazioni prive di fondamento non solo è scorretto, ma contribuisce a creare un clima di sfiducia che danneggia la città intera.

Chiediamo a tutte le forze politiche di mantenere il confronto nei giusti termini, evitando strumentalizzazioni e attacchi personali. La critica politica è legittima, ma deve basarsi su argomentazioni concrete, non su pregiudizi e delegittimazioni. Piacenza ha bisogno di una politica che costruisce, non di polemiche sterili».

In chiusura di commissione, ieri sera, l’architetto Schiaffonati sul tema dei cartelli dei cantiere incompleti segnalati da Trespidi, ha assicurato di aver già scritto nei giorni scorsi all’azienda per segnalare le difformità che se permarranno verranno sanzionate. Ha anche anticipato che nell’ambito del sopralluogo in cantiere (previsto nella giornata odierna ndr) avrebbe verificato: «La cosa è attenzionata».




Il polo globale dell’Università Cattolica è in prima linea per la sostenibilità e guarda con attenzione all’Africa

«Formare uomini e donne di valore per risolvere i problemi del nostro pianeta. In questa storica dichiarazione di Padre Gemelli si riflette ancora la missione della sede di Piacenza-Cremona dell’Università Cattolica del Sacro Cuore». Così ha esordito il rettore Elena Beccalli durante il suo intervento inaugurale al Dies Academicus della sede di Piacenza-Cremona. Ha poi sottolineato che, rispetto al passato, i problemi che ci troviamo ad affrontare oggi sono cambiati significativamente: «Le rapide trasformazioni nel settore agricolo sono strettamente legate alle innovazioni tecnologiche. Per gestire e orientare questi cambiamenti, è essenziale adottare un approccio inter e trans-disciplinare, che in questa sede si manifesta in modo chiaro ed efficace».

La sede di Piacenza-Cremona, ha evidenziato il rettore, rappresenta un microcosmo internazionale. «Sono ben 386 gli studenti internazionali, di cui il 13% proviene da Paesi africani. Inoltre, 323 studenti hanno scelto di arricchire il loro percorso di studi con esperienze all’estero». Questa vocazione internazionale è iniziata vent’anni fa, con l’introduzione del primo double degree in International Management, che ha consolidato Piacenza e Cremona come poli universitari globali, con un legame crescente con l’Africa.

Proprio l’Africa è al centro di un’emergenza: «Circa il 20% della popolazione africana soffre di insicurezza alimentare, una percentuale molto superiore a quella di Asia (8%) e America Latina (6%). Nel 2023, ben 298 milioni di africani hanno vissuto questa condizione», ha affermato Beccalli. Ha aggiunto che queste povertà alimentari evidenziano «i limiti del modello economico dominante», confermati anche dal cambiamento climatico, che l’economista Nicholas Stern, laureato honoris causa dell’Ateneo, ha definito «il più grande fallimento di mercato mai visto al mondo». Da qui l’urgenza di promuovere «un modello basato sulla sostenibilità economica, sociale e ambientale».

L’impegno dell’Università Cattolica per la sostenibilità, ha spiegato il rettore, è concreto. Dal 2020, la sede di Piacenza-Cremona offre una laurea in Management per la Sostenibilità. Nel 2021 è stato inaugurato un parco agrivoltaico e con la Fondazione EDUCatt è stata costituita la prima comunità energetica rinnovabile in ambito universitario.

Il sindaco di Piacenza, Katia Tarasconi, ha sottolineato l’importanza del parco agrivoltaico, che «ha restituito vitalità a terreni in disuso», e ha parlato di altri progetti scientifici legati alla sostenibilità ambientale. Per lei, «la sinergia tra l’ateneo e la città si fonda su obiettivi condivisi, con un’attenzione particolare allo sviluppo sostenibile. Piacenza, come “città delle università”, ha la responsabilità di contribuire a un futuro migliore».

La salvaguardia ambientale è strettamente collegata ai problemi di fame e denutrizione, e richiede «azioni congiunte per costruire un sistema agricolo più inclusivo, sostenuto da ricerca e innovazione tecnologica». Questo, secondo Beccalli, si inserisce nella visione di ecologia integrale della Laudato si’. Ha aggiunto che tale paradigma può essere applicato sia alla Food Valley italiana, sia ai Paesi africani, con cui l’Università Cattolica collabora attraverso il Piano Africa, un’iniziativa che Beccalli definisce «un’opera di giustizia più che di carità».

Monica Patelli, presidente della Provincia e amministratore unico di Epis, ha richiamato i valori fondanti che hanno ispirato la nascita della prima Facoltà dell’Ateneo a Piacenza oltre 70 anni fa, sottolineando come tali principi siano ancora oggi alla base delle attività dell’Università.

Attualmente, l’Università Cattolica ha in corso 123 progetti con 40 Paesi africani, 10 dei quali presso la sede di Piacenza-Cremona. «Negli anni Quaranta e Cinquanta, l’agricoltura era un settore chiave per l’Italia. Oggi, lo stesso vale per l’Africa», ha osservato Beccalli, evidenziando il ruolo cruciale che le questioni agro-alimentari avranno nel Piano Africa.

Un esempio concreto di cooperazione è il progetto in Mali, che ha visto la partecipazione del dottorando Gabriele Bellotti. «Il nostro obiettivo era rigenerare i suoli agricoli di quattro villaggi, creando ricchezza, opportunità e riducendo le migrazioni irregolari», ha raccontato Bellotti. Questo progetto, ha detto, dimostra come la cooperazione possa portare a cambiamenti reali nella vita delle persone coinvolte.

L’education power, termine spesso utilizzato da Beccalli, evidenzia il ruolo cruciale dell’educazione per lo sviluppo sostenibile. Secondo il rettore, «l’education power è fondamentale anche nell’ambito della ricerca agro-alimentare», e ha citato la FAO come partner essenziale per il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030.

La prolusione di Nosipho Nausca-Jean Jezile, presidente del Comitato per la sicurezza alimentare mondiale presso la FAO, ha posto l’accento sul ruolo delle organizzazioni internazionali nella trasformazione dell’Africa. Jezile ha sottolineato l’importanza di una collaborazione tra governi, istituzioni e settore privato per promuovere la sostenibilità dei sistemi alimentari in Africa, affrontando le sfide della malnutrizione, del cambiamento climatico e della bassa produttività agricola.

La trasformazione dei sistemi alimentari africani, secondo Jezile, richiede «innovazione, riforme politiche e pratiche sostenibili».

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«Piacenza crede davvero nella Via Francigena?»

La tratta piacentina della via Francigena e delle vie Romee è al contempo un’opportunità ed una sfida. La sua attrattiva non risiede solo nei pellegrini in viaggio verso Roma, ma anche negli escursionisti e turisti che esplorano la storia e i paesaggi piacentini. Tuttavia, per mantenere e sviluppare questo potenziale, è cruciale un impegno comune che unisca enti pubblici, privati e cittadini, costruendo un sistema strategico e integrato.
Piacenza come crocevia: un’opportunità da non perdere
Piacenza si trova lungo uno dei tracciati più affascinanti e storicamente rilevanti della Via Francigena, testimoniato dalle tappe descritte nel diario di viaggio del vescovo Sigerico. «Piacenza è crocevia di cammini antichi e di nuove opportunità turistiche» afferma Giampietro Comolli, presidente pro tempore del Comitato Tratta Piacenza vie Romee e Via Francigena Italia pro Unesco. «Tuttavia – aggiunge – la domanda da porsi è: la città crede davvero nella Via Francigena?».
Il Comitato Tratta Piacenza ha recentemente presentato alla BIT di Milano un nuovo progetto che coinvolge l’intera città, promuovendo la cartoguida dei cammini all’interno delle mura rinascimentali. Un’iniziativa che mira a trasformare Piacenza non solo in un punto di transito, ma in una vera destinazione. La mappa, realizzata con il sostegno della Banca di Piacenza, offre un’ampia gamma di servizi locali per turisti e pellegrini, evidenziando la ricchezza del territorio, dalle colline dell’alta Val Ceno e Val Taro fino ai passi appenninici liguri.
Tuttavia, come sottolinea Comolli «il cuore pulsante della Tratta Piacenza resta il guado di Sigerico sul fiume Po. Senza una barca operativa e un sistema di attracco sicuro, Piacenza rischia di essere tagliata fuori dai percorsi principali».

La crisi del Guado di Sigerico: una barriera da superare
Il guado di Sigerico, che da secoli rappresenta un passaggio fondamentale sulla Via Francigena, è oggi in una situazione precaria. Il traghettatore Danilo Parisi, che da oltre 20 anni garantisce il passaggio dei pellegrini, si trova a fronteggiare una crisi dovuta alla distruzione della sua barca durante l’ultima piena del Po. La comunità si è mobilitata con una raccolta fondi. Giampietro Comolli avverte che questa non è una soluzione a lungo termine: «Non possiamo continuare a tamponare le emergenze. Serve una strategia strutturale per garantire la sicurezza del guado e la continuità del servizio».
Il problema principale non è solo la barca, ma la mancanza di un pontile solido e sicuro, come evidenziato dagli studi dell’AIPO (Agenzia Interregionale per il fiume Po).
«Occorre un pontile ben ancorato e un sistema di alaggio per proteggere la barca durante le piene del fiume – continua Comolli. – Solo così possiamo assicurare che Piacenza resti parte integrante della Via Francigena».

E’ necessario fare sistema
La costruzione di un sistema efficace richiede la collaborazione di tutti: dai comuni coinvolti alla Regione, dall’AIPO agli albergatori, agli operatori turistici locali. «Fare sistema è fondamentale – dichiara Comolli. – Non possiamo continuare a curare solo il nostro piccolo orticello. La tratta Piacenza può crescere solo se tutti gli attori coinvolti si impegnano a lavorare insieme, cosa che fino ad ora non si è purtroppo mai verificata».
Una delle soluzioni proposte riguarda l’utilizzo dei fondi raccolti per non solo acquistare una nuova barca, ma per creare un’infrastruttura solida e duratura. L’AIPO ha già avviato progetti di rinaturazione lungo le rive del Po che potrebbero includere anche la realizzazione di un nuovo attracco sicuro a Calendasco. «Questo potrebbe risolvere definitivamente i problemi legati alle piene del fiume – afferma Comolli -. Un progetto di questo tipo, che guarda al futuro, garantirebbe la continuità del servizio e permetterebbe a Piacenza di mantenere il suo ruolo centrale sulla Via Francigena. Senza barca la città di Piacenza rischia di essere tagliata fuori: infatti diventa più naturale, non solo consigliato, passare da Pavia a Fidenza usando le corriere, il treno, il pullman o la bici+treno, penalizzando la nostra provincia».

Il ruolo del traghettatore: un bando per il futuro
Oltre a garantire la sicurezza del guado, c’è una questione importante da affrontare: chi sostituirà Danilo Parisi quando non sarà più in grado di proseguire?
«Danilo non è eterno, – sottolinea Comolli – serve un bando per formare un nuovo traghettatore che possa garantire il servizio in futuro. Non possiamo lasciare che tutto dipenda dalla buona volontà di una sola persona».
Questo nuovo traghettatore non dovrebbe essere un volontario, ma un professionista remunerato, per garantire la sostenibilità del servizio nel lungo periodo. «Il guado di Sigerico ha un valore troppo grande per Piacenza e per il turismo locale per essere lasciato al caso» conclude Il presidente del Comitato Tratta Piacenza.




Edifici scolastici al centro della variazione di bilancio approvata dal Consiglio Provinciale di Piacenza

Il Consiglio Provinciale ha approvato ieri una variazione di bilancio che ha toccato diverse aree d’intervento, con particolare attenzione agli edifici scolastici.
Uno dei principali provvedimenti riguarda il finanziamento della nuova palestra nell’ex area demaniale Pontieri. Inizialmente previsto a 3,3 milioni di euro, il costo dell’opera è salito a 4 milioni. La Provincia ha ipotizzato il ricorso a un mutuo o, in alternativa, l’utilizzo dell’avanzo di bilancio già accantonato, a seconda di quanto risulterà conveniente a livello di tassi d’interesse.

Ulteriori risorse, pari a circa 400.000 euro, saranno destinate all’acquisto dei moduli didattici attualmente utilizzati dai licei Colombini e Respighi. La conclusione dell’operazione è prevista entro aprile 2025. Inoltre, sono stati stanziati oltre 400.000 euro per sostenere interventi PNRR già in esecuzione, con specifiche assegnazioni di 290.000 euro per il Liceo Respighi, 71.000 euro per l’ex Ipsia Leonardo da Vinci e 60.000 euro per la segreteria del Raineri Marcora.

Alcuni investimenti, come la costruzione di un nuovo edificio didattico a Castel San Giovanni (stimato a 2,6 milioni di euro), slitteranno al 2026, in linea con il Documento Unico di Programmazione approvato lo scorso dicembre.
In tema di inclusione, il bilancio provinciale prevede anche un incremento di 52.000 euro per il trasferimento regionale a favore degli alunni disabili, con fondi destinati ai Comuni.

Per quanto riguarda la viabilità, sono stati reiscritti i fondi statali previsti dal D.M. 123/2020 per i lavori di riqualificazione della Strada Provinciale n. 6 di Carpaneto, con un finanziamento di 1 milione di euro. Anche le risorse per le funzioni fondamentali sono state adeguate, con un aumento complessivo di 315.599 euro per il 2025, 329.563 euro per il 2026 e 696.304 euro per il 2027.

Il Consiglio Provinciale ha inoltre approvato un protocollo d’intesa con Rete Ferroviaria Italiana (RFI), Provincia e i Comuni di Castel San Giovanni e Sarmato, per la soppressione dei passaggi a livello sulla linea Alessandria-Piacenza. È prevista la costruzione di un cavalcavia e una viabilità di ricucitura, ma l’attuazione dipenderà dalla disponibilità delle risorse necessarie.

Di rilievo anche l’accordo con il Comune di Ferriere per la riqualificazione dell’ex caserma dei Carabinieri. L’edificio sarà messo a disposizione del Comune per partecipare al bando della Presidenza del Consiglio per la riqualificazione di aree dismesse, che potrebbe consentire un finanziamento per la ristrutturazione. In caso di successo, l’immobile resterà a disposizione del Comune per 30 anni; in caso contrario, tornerà nelle mani della Provincia.

Infine, il Consiglio ha riconosciuto la legittimità di un debito fuori bilancio di 7.054,74 euro, derivante da una sentenza della Corte d’Appello di Bologna.

La seduta è stata aperta, come di consueto, dalle comunicazioni dei consiglieri, con discussioni su temi come le difficoltà di accesso alla telefonia mobile nelle aree montane (Bonini), la nuova gestione della raccolta rifiuti (Morganti, Ferri, Calza), la collocazione del nuovo ospedale nell’area 5 (Morganti, Ferri) e le modalità di convocazione della CTSS (Morganti).
Durante la riunione, la presidente della Provincia Monica Patelli ha presentato Monica Penserini, la nuova dirigente del Servizio “Istruzione, Pari Opportunità, Stazione Unica Appaltante, Acquisti,” esprimendo un augurio di buon lavoro e ringraziando il dirigente uscente, Andrea Tedaldi, per il suo impegno.




La polizia arresta due spacciatori: nascondevano tre etti di cocaina fra le lenzuola del loro letto

Nella mattinata di ieri, gli investigatori della Squadra Mobile, con l’ausilio dell’unità cinofila della questura di Milano, hanno eseguito una perquisizione in un’abitazione situata nel quartiere Roma a Piacenza, zona già teatro di precedenti interventi nelle settimane precedenti.

Grazie al fiuto del cane antidroga Lara, è stato possibile rinvenire e sequestrare un importante quantitativo di cocaina, arrestando due persone, condotte poi in carcere.

All’arrivo dei poliziotti davanti all’abitazione un uomo che si trovava nei pressi dell’ingresso ha tentato di nascondersi in camera da letto, dove si trovava la compagna, e di liberarsi di qualcosa che aveva con sé. E’ stato però immediatamente bloccato. Grazie al fiuto dell’unità cinofila, nascosti fra le lenzuola, sono stati subito trovati e sequestrati quasi tre etti di cocaina, oltre ad un bilancino e materiale per il confezionamento. lenzuola,

I due arrestati sono anche stati trovati in possesso di 1600 euro, provento dell’attività illecita.

La droga, rivenduta al dettaglio, avrebbe potuto fruttare più di 25.000 euro, e l’ipotesi investigativa è  proprio che la cocaina fosse destinata ad alcuni spacciatori attivi sulla piazza piacentina. A finire in manette due quarantenni,  privi di precedenti specifici ed insospettabili. Si tratta di una cittadina italiana ed un cittadino marocchino, che dormivano proprio nella stanza ove è stata sequestrata la cocaina.

Le indagini proseguono per ricostruire la rete di acquirenti dei due arrestati, ed i canali di approvvigionamento degli stupefacenti.




Maestri salumieri da duecento anni: la storia della famiglia Salini di Groppallo

Nuova puntata della rubrica l’Azienda del mese nata dalla collaborazione editoriale fra QuotidianoPiacenzaOnline e Confcommercio Piacenza. Come sempre il nostro giornale cerca di farvi conoscere più da vicino realtà storiche o di particolare interesse fra quelle iscritte all’associazione di strada Bobbiese

La storia imprenditoriale della famiglia Salini affonda le sue radici in un passato così remoto che, nel raccontarla, è facile perdersi fra le generazioni e i nomi di bisnonni, madri, padri, fratelli e cugini.
Difficile invece dare una data precisa all’origine di tutto, perché se i documenti ufficiali conservati presso l’archivio di Piacenza danno conto di un’attività presente a Groppallo nel 1846, si crede che l’apertura della prima osteria, ad opera di Antonio Salini, risalga addirittura al 1820.

A quell’epoca servire da mangiare e da bere era solo una delle tante attività che si svolgevano fra quelle mura: c’era anche una merceria, c’erano i sali e i tabacchi, la ferramenta, la drogheria. Insomma un supermercato ante litteram e la famiglia, per non stare con le mani in mano, si dedicava anche alla produzione del vino, a quella dei salumi ed al commercio di carni.
In due secoli la F.lli Salini è cresciuta ed è cambiata, pur restando fedele alle origini: l’osteria è diventata un ristorante, completato da un piccolo albergo e poi si è aggiunta una vera e propria macelleria, che è, al contempo, negozio di alimentari. L’ultimo tassello è quello del salumificio che ha permesso di compiere un salto di qualità, slegandosi anche ad alcune delle problematiche che lo spopolamento dei nostri appennini porta con sé.

Perché fare impresa in montagna è dannatamente difficile, comporta spese maggiori, distanze che si fanno sentire anche nella vita famigliare. Eppure i Salini portano avanti la tradizione e lo fanno tramandandosi, lavorazioni artigianali, ricette antiche. Anche i nomi raccontano il percorso della famiglia attraverso questi due secoli.
Vittorio sr. (1875/1969), figlio del fondatore, ebbe a sua volta sei figli (Albina, Guido, Elvira, Luisa, Vittorina e Nani) ma rimase purtroppo vedovo giovanissimo e trovò un insostituibile aiuto nella cognata, la Gigena, che allevò i nipotini come fossero figli suoi.

Due di questi, Elvira (1906/1986) e Guido (1908/1972), raccolsero il testimone, e si affiancarono al padre nella gestione del ristorante. La moglie di Guido, Luisa Carisetti, insieme alla cognata Elvira, fu la colonna portante della cucina, dall’anno del suo matrimonio, nel 1945, fino alla sua scomparsa nel 1998.
La morte prematura del padre Guido nel 1972, porterà alla guida dell’azienda i fratelli Vittorio (1946), Renzo (1949) e Domenico (1950), poco più che ventenni. Una quarta generazione che nel giro di pochi anni decise di dare ulteriore impulso al salumificio, intuendo che quella potesse essere la strada principe da seguire per garantire lavoro e benessere ad una famiglia nel frattempo sempre più grande. Parallelamente Annamaria, moglie di Domenico, divenne il braccio destro della suocera in cucina, dove ancora oggi è artefice delle prelibatezze che vengono servite ai clienti.
Forse la vera forza dei Salini è che tutti sono capaci di arrangiarsi nei diversi ruoli ed incarnano la parola “gestione famigliare”.

Capita così che anche chi nel frattempo si è spostato a vivere a Piacenza, e svolge altre attività, se c’è bisogno salga in macchina, percorre 50 chilometri e si rimbocchi le maniche per dare una mano.
L’unità della famiglia è raccontata da tanti piccoli episodi come quando i cugini della quinta generazione dei Salini, durante gli studi universitari a Milano, vissero assieme, prima in collegio e poi in un appartamento, divenuto presto meta di pellegrinaggio culinario da parte di tanti compagni di studi, attirati dai salumi di famiglia, capaci di dare una svolta a qualunque nebbiosa giornata meneghina.
Arrivando ai giorni nostri la bandiera della tradizione culinaria dei Salini è portata avanti da Mauro e Guido, entrambi classe 1984 (e figli rispettivamente di Vittorio e Renzo) che si occupano principalmente del salumificio, pronti però ad entrare in negozio o nel ristorante per dar man forte al resto della truppa. Nel salumificio lavorano anche due dipendenti part-time, ed anche questa è una ricaduta non banale in un territorio montano dove le occasioni di occupazione sono purtroppo “merce rara”.
A Groppallo, per quanto impegnate in settimana in altre attività, non mancano mai (anche solo per un supporto morale) la moglie di Guido, Laetizia, la sorella Paola e le figlie di Domenico, le gemelle Elena e Silvia.

Su tutti vigilano Vittorio e Renzo (Domenico è invece scomparso nel 2018), incapaci di riconoscersi appieno nella definizione di pensionati. Perché la fiducia nei figli è massima, ma riuscire a staccarsi completamente da quella che è stata la propria attività per decenni è impresa titanica e fors’anche impossibile.
Non si può parlare della famiglia Salini senza citare i loro prodotti, che sono i tre salumi piacentini per eccellenza, la coppa, la pancetta ed il salame. C’è poi una quarta meraviglia per il palato, la mariola, che è stata una scommessa vinta, diventando anche presidio Slow Food. Una piccola produzione di nicchia che è cresciuta, diventando elemento di punta del salumificio, che vende i propri insaccati a tanti ristoranti della nostra provincia, ma anche a Parma, Genova, Torino.

Fra i clienti ci sono naturalmente alcune catene di supermercati italiani ed una svizzera. Inoltre vi sono distributori che importano i salumi Salini in altri paesi europei fra cui la Francia.

Un successo ed anche uno sforzo produttivo e burocratico notevole per una piccola azienda nata in montagna e che, nonostante le difficoltà e le complicazioni, ha deciso di rimanervi.
Non resta che completare l’apparecchiata di prodotti Salini citando quanto viene impastato e sfornato dalla cucina del ristorante. Partiamo dalle paste ripiene della tradizione come gli anolini ed i tortelli (di ricotta e spinaci ma anche di zucca e radicchio) che – sarà per la vicinanza con la provincia di Parma – non hanno la classica coda piacentina ma vengono chiusi a “cappello di Napoleone”. In casa si fanno anche i sottaceti, i dolci, le salse. Piatto forte è poi – grazie alla freschezza garantita dalla macelleria – la carne proposta sia cruda come tartare, sia alla griglia ed ancora sotto forma di arrosto e lesso.
In duecento anni Groppallo è profondamente cambiato e pochi sono rimasti a vivere fra quelle bellissime montagne della Valnure. D’inverno conta su una popolazione fissa di circa un centinaio di abitanti mentre fortunatamente d’estate si rianima ed arriva quasi a quintuplicare le sue presenze, con l’afflusso dei villeggianti. Gli stessi cugini Salini, nati a cavallo fra gli anni settanta ed ottanta, sono stati fra gli ultimi a frequentare le scuole elementari in loco, che oggi non ci sono più. Il ristorante resta dunque un simbolo di continuità e di tenacia e durante l’inverno apre (oltre che su prenotazione) dal venerdì alla domenica mentre a partire da Pasqua (fino alla fine dell’estate) è aperto tutti i giorni. Unico momento di pausa il mese di febbraio in cui la i Salini si prendono una pausa per “ricaricare le batterie” e presentarsi in piena forma per la nuova stagione.




Piacenza: i bagni pubblici di piazza Cavalli diventano a pagamento

Tassare i bagni pubblici non è una novità dei giorni nostri, se è vero che – stando alla narrazione di Svetonio – l’imperatore romano Vespasiano, in carica fra tra il 69 e il 79 d.C., proprio per giustificare la gabella da lui imposta pronunciò la celebre frase “pecunia non olet” e legò indissolubilmente il suo nome non a gesta eroiche ma ai gabinetti dell’Urbe.

Il “gettone per la pipì” approda ora a Piacenza dopo la scelta “quasi bipartisan” del consiglio comunale di Piacenza che lo scorso novembre ha deliberato (con i voti favorevoli della maggioranza e della civica Barbieri-Liberi ma con quelli contrari di Fratelli d’Italia e Lega) l’introduzione di un pagamento di 50 centesimi per accedere ai bagni pubblici i piazza Cavalli, riaperti lo scorso giugno dopo i lavori di ristrutturazione che li hanno totalmente riqualificati. Lo scopo dei consiglieri comunali che hanno avvallato questa scelta è quello di «preservare al meglio il decoro e la sicurezza dei locali rispetto a un investimento importante sostenuto dall’ente».

Stando alla nota del Comune «i tornelli contribuiranno a gestire e limitare gli ingressi a chi ha realmente bisogno dei servizi igienici».

D’ora in poi dunque per entrare «ogni utente dovrà versare 50 centesimi di euro ad ogni accesso, e potrà farlo sia con monete sia tramite Pos contact-less, ovvero appoggiando all’apposito sensore la tessera Bancomat, la carta di credito o anche il cellulare qualora abilitato».

Il comunicato non specifica – come si immagina – se questo mezzo euro (che tradotto nel vecchio conio corrisponde a circa mille lire) servirà a coprire le spese di pulizia continuativa dei bagni. Perché il pagamento ci può anche stare (ed ormai nelle stazioni è la regola) ma deve avere come contropartita quella di offrire locali ineccepibili.

Si sa invece che dalle 16 alle 20, sette giorni su sette, e nelle due mattinate dei giorni di mercato (mercoledì e sabato) dalle 10 alle 13 «è già attivo il servizio di guardianìa che garantisce il presidio con un addetto».  I bagni sono invece aperti tutti i giorni dalle 6 alle 20.

Resta da vedere come accoglieranno la novità dell’ingresso a pagamento anziani, deboli di prostata e soprattutto ambulanti che rischiano un consistente esborso per far fronte alle giornate di mercato.




Arrestati in via Roma a Piacenza due spacciatori ventenni

Continua l’attività di contrasto alla criminalità diffusa ed allo spaccio di stupefacenti da parte della Polizia di Stato.l
Nel corso dell’ultima settima, l’attenzione degli investigatori della Squadra Mobile di Piacenza si è rivolta in particolare al centro storico, nella delicata zona di via Roma.
Nel corso dei servizi di osservazione, ad inizio settimana sono stati individuati in via Roma due soggetti sospetti, presumibilmente dell’est Europa, che si muovevano con fare sospetto tra i bar della zona e gli automobilisti in transito.
Dopo alcuni giorni di pedinamenti, gli investigatori della Sezione Antidroga della Squadra Mobile di Piacenza, nel primo pomeriggio di ieri hanno assistito in diretta ad una cessione di cocaina da parte dei due sospetti ad un automobilista in transito. Tutti e tre sono stati fermati.
L’acquirenteė stato trovato in possesso di una dose di cocaina appena ricevuta e sanzionato quale assuntore di stupefacenti; essendo risultato privo di patente di guida e di assicurazione, è stato colpito anche dalle pesanti sanzioni previste dal Codice della Strada ed il suo veicolo sottoposto a sequestro finalizzato alla confisca del bene.
I due pusher avevano con sé denaro e altre nove dosi di cocaina pronte alla vendita al dettaglio.
La base di stoccaggio della sostanza era collocata proprio in un appartamento di via Roma che è stato perquisito con il rinvenimento di altre 22 dosi di cocaina, un bilancino di precisione e materiale per il confezionamento della sostanza stupefacente.
I due spacciatori sono quindi stati arrestati dalla Polizia ed al termine degli atti, condotti in carcere. Si tratta di due ventenni albanesi, incensurati in Italia e giunti da poco nel nostro Paese. Uno dei due è risultato irregolare sul territorio nazionale.
Complessivamente sono stati sequestrati 32 involucri di cellophane contenenti polvere bianca, per un peso lordo totale di 30,11 grammi, positivi all’analisi orientativa alla cocaina e la somma di euro 1700 in banconote di piccolo taglio, ritenuta provento dell’attività illecita.
Proseguono le indagini per ricostruire la rete di clienti dei due arrestati, ed i canali di approvvigionamento degli stupefacenti.




Arrestato a Piacenza pakistano indagato per terrorismo

Lunedì di questa settimana (3 marzo 2025) agenti delle Digos di Bologna e di Piacenza, insieme a personale Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione – Servizio per il Contrasto all’Estremismo e al Terrorismo Esterno, hanno dato esecuzione a un Mandato di Arresto Europeo emesso dalle Autorità spagnole nei confronti di un cittadino pakistano, domiciliato in provincia di Piacenza, indagato nel Paese iberico per reati in materia di terrorismo.
L’arresto è stato disposto nell’ambito di una più ampia operazione – per la quale sono stati disposti altri dieci analoghi provvedimenti eseguiti in contemporanea in Spagna dalla Polizia Nacional e dalla Polizia catalana. L’indagine riguarda una vasta indagine su un gruppo di presunti esponenti dell’organizzazione terroristica internazionale di matrice jihadista con base a Barcellona.
L’indagine ha permesso di individuare la presenza in Spagna ed in Italia di un gruppo strutturato, che attraverso canali criptati lanciava appelli che incitavano all’omicidio e alla decapitazione di coloro che si opponessero alla loro dottrina. Inoltre, nella pubblicistica divulgata esaltavano i mujahidin che avevano compiuto attentati contro persone accusate di blasfemia in Europa ed in Pakistan ed avevano già iniziato ad identificare possibili target da colpire; uno di questi gruppi era gestito da una delle arrestate in Spagna ed era composto esclusivamente da donne: si promuoveva l’indottrinamento e si cercava anche di individuare possibili obiettivi per future azioni.
L’operazione congiunta della polizia italiana e iberica costituisce la terza fase di un’indagine che ha portato, negli ultimi 3 anni, all’arresto di una trentina di terroristi e rappresenta il coronamento di una lunga e proficua sinergia operativa tra il nostro paese e la Spagna in materia di antiterrorismo. Il pakistano arrestato a Piacenza era già stato oggetto di attenzione investigativa da parte della Polizia italiana dal 2021 grazie ad una segnalazione della polizia spagnola che lo indicava quale contatto con i pakistani, poi arrestati dalla DIGOS di Genova nel giugno 2022, nell’ambito dell’Operazione Gabar, in esito alla quale furono sottoposti a custodia cautelare in carcere 14 cittadini pakistani (uno dei quali catturato in Spagna e tutti ora condannati in Italia, taluni con sentenza passata in giudicato) gravemente indiziati di partecipazione ad associazione con finalità di terrorismo internazionale. Questi erano direttamente legati all’autore dell’attentato commesso a fine settembre 2020 all’esterno della già tristemente nota sede del settimanale satirico Charlie Hebdo, in cui vennero ferite due persone.
In quello stesso contesto investigativo era maturata l’inchiesta denominata operazione Sakina con cui le autorità spagnole, nel febbraio 2022, hanno arrestato in quel Paese cinque cittadini pakistani, seguaci del movimento Tehreek-e-Labbaik Pakistan (TLP). Gli indagati sono stati ritenuti responsabili di apologia e indottrinamento al terrorismo poiché soliti alimentare il web tramite i loro profili social con pubblicazioni di esaltazione di azioni terroristiche, commesse dagli appartenenti a quel sodalizio.

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