“Nessuno escluso”, appello dei cittadini di Fiorenzuola a favore dell’accoglienza dei migranti

Questo il testo integrale che un gruppo di cittadini di Fiorenzuola sta facendo circolare tramite varie piattaforme per sensibilizzare sul tema dell’accoglienza.

“La nostra opinione di cittadine e cittadini si confronta con un problema pratico, politico e morale – si legge in apertura -, cosa fare delle centinaia di migranti cheannualmente approdano sulle nostre coste? Prima di tutto, soccorrerli in mare o no?

Il nostro attuale governo basa le proprie decisioni sulla conta dei migranti: sono troppi –dice- e pertanto ha deciso di ostacolare attivamente il soccorso in mare.

Ma tu cosa ne pensi del Governo – espressione del voto del 4 marzo -che di proposito lascia la gente a rischiare la vita in mare? Tu cosa ne pensi di un bimbo o una donna o un uomo morto in mare per omissione di soccorso? Si può convivere con una tragedia silenziosa e continua alle porte di casa voltando la faccia dall’altra parte? Certo che si può, ma a che prezzo? L’indifferenza rende complici dell’inesorabile azione corrosiva sulla società, su una democrazia già piena di problemi, sulle coscienze individuali. Se accettiasmo questo, cosa ci aspetterà dopo?

Ci appelliamo a te e a tutti coloro che qui a Fiorenzuola- come nel resto d’Italia – non intendono accettare questo stato di cose, siano essi individui, associazioni o gruppi organizzati. Noi siamo per l’accoglienza e contro i fili spinati; per l’umanità e contro labarbarie; per una vera mobilità in Europa. Chiediamo diritti, democrazia e giustizia per tutti, nessuno escluso”. 

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Richiedenti asilo, dinieghi al 70,9% in provincia

I primi dati relativi ai responsi delle commissioni territoriali competenti per le domande di asilo dei richiedenti presenti in provincia parlano chiaro: il 70,9% delle domande sono state rigettate nel primo bimestre del 2018. Un trend fortemente in controtendenza rispetto alle percentuali di riconoscimento di una qualche forma di protezione osservate nel 2017 a livello nazionale (43,2% dei richiedenti ha ottenuto una qualche forma di protezione, Fonte: Rapporto sulla protezione internazionale in Italia 2017), ma che resta del tutto spiegabile se si tiene conto dei successivi gradi di giudizio (Tribunale civile, Appello e Corte di Cassazione) in cui la protezione poteva essere concessa. Almeno fino al decreto Minniti-Orlando che, eliminando un grado di giudizio, dovrebbe incidere significativamente sulle statistiche.

Indipendentemente dal nuovo indirizzo normativo – proprio in virtù del giro di vite delle commissioni territoriali (competente per la provincia di Piacenza è – salvo casi eccezionali – quella di Bologna), l’effetto conseguente a una così alta percentuale di dinieghi è quello di allungare il tempo di permanenza dei richiedenti asilo nei centri di accoglienza, come previsto dalla convenzione di Ginevra, così come dal decreto legge 142/15, che stabiliscono il diritto all’accoglienza fino al completamento dell’iter giudiziario per il riconoscimento della domanda di asilo.

Paradossalmente infatti, coloro che ottengono la protezione e con essa un documento che consenta la permanenza del richiedente su territorio italiano, sono costretti a lasciare per legge le strutture di accoglienza, mentre coloro che non la ottengono sono tutelati dalla possibilità di ricorso al tribunale civile, con conseguente dilatazione dei tempi per espletare la procedura del riconoscimento.

E per chi lascia le strutture di accoglienza, documento alla mano, le strade non sono poi tante: per chi non se ne va dall’Italia, cercando fortuna in altri paesi europei dalle economie più fiorenti, all’orizzonte ci sarebbe lo Sprar (il servizio di protezione per rifugiati e richiedenti asilo), un programma di accoglienza di secondo livello diventato negli anni un “ombrello” largamente insufficiente per chi lascia i progetti di prima accoglienza: 31.300 posti Sprar in Italia contro i 158.607 disponibili in prima accoglienza; 21 in tutta la provincia di Piacenza a fronte dei 1068 richiedenti accolti nei Centri di Accoglienza Straordinaria, che rappresentano ad oggi lo 0,38 per cento della popolazione residente in provincia.

Ecco dunque aprirsi un potenziale baratro – dai numeri ancora limitati in provincia, ma pur sempre significativi – per coloro che, dall’oggi al domani, si ritrovano a doversi muovere in completa autonomia sul territorio italiano, con annesso documento valido. Non clandestini dunque, ma rifugiati spesso privi di mezzi di sostentamento propri che – quando non riescono a trovare occupazione in tempi brevi – rischiano di intraprendere la strada della microcriminalità, andando spesso a ingrossare le fila del tristemente noto traffico di stupefacenti – come testimonia la cronaca degli ultimi mesi.

Un problema di tenuta sociale le cui possibili misure risolutive, per giunta, implicano altri finanziamenti, rischiando di mettere a repentaglio il già difficile equilibrio di tutele tra le fasce deboli autoctone e immigrate.

All’orizzonte, per ora, manca un piano complessivo – come messo in evidenza da diverse associazioni del terzo settore – anche se resta altrettanto doveroso segnalare l’imponente sforzo di numerose realtà, da Caritas a Croce Rossa, passando per il Rifugio Segadelli della Ronda della Carità, Svep e l’ambulatorio di Emergency in via Pozzo, per gestire con umanità i momenti di emergenza abitativa e garantire a tutti il diritto alle cure mediche essenziali.




Nuova edizione del corso di autodifesa femminile Donna sicura

Sono ancora aperte le iscrizioni alla nuova edizione del corso gratuito di autodifesa femminile “Donna Sicura”, organizzato dall’Asd Sakura – presieduta dal maestro di Judo Vincenzo Penna – con il patrocinio dell’Amministrazione comunale e in collaborazione con Telefono Rosa. Tre gli incontri in calendario presso la palestra Lomazzo: sabato 20 e 27 gennaio, nonché sabato 3 febbraio, dalle 14.30 alle 16.

Destinatarie, ragazze e signore di età superiore ai 16 anni, che per l’iscrizione potranno compilare il modulo disponibile nella home page del sito www.comune.piacenza.it o www.judosakurapiacenza.it , rispendendolo via posta elettronica a penna.vincenzo@libero.it . Per ulteriori informazioni è possibile contattare il 347-0552182. L’adesione è gratuita, occorre unicamente il certificato medico che attesti l’idoneità a svolgere l’attività sportiva dilettantistica.

L’iniziativa, giunta alla sesta edizione, ha l’obiettivo di divulgare le tecniche di base e i primi rudimenti di difesa personale, da adottare in caso di aggressione o in situazioni di pericolo. La precedente tornata, conclusasi il 3 ottobre scorso, aveva coinvolto una cinquantina di partecipanti.

 

 




Nuovi progetti “task based” del GUS Piacenza a Spazio 2

Accoglienza non significa solo dare un tetto e un pasto caldo a una persona che ha bisogno, significa lavorare perché possa godere del rispetto dei diritti umani in ogni loro sfumatura, ovunque si trovi. Con queste intenzioni il GUS, Ong riconosciuta dal Ministero degli Affari Esteri lavora sin dal 1993 sia all’estero che in Italia, e da qualche anno anche a Piacenza con varie iniziative, la più recente a Spazio 2 con un laboratorio di insegnamento della lingua italiana L2 task based a ragazzi stranieri attualmente residenti a Pianello.

“I progetti in cui operiamo sono di varia natura – sottolinea Beatrice Boselli, referente regionale per i progetti di prima accoglienza del coordinamento nazionale prime accoglienze –, in Italia siamo incentrati sull’integrazione, la sensibilizzazione verso la mondialità, emergenze (ad esempio nelle Marche durante il terremoto dell’agosto 2016)”.

Come mai è stato scelto Spazio 2 per questa collaborazione? “Per aprire una porta,– continua Beatrice -, a ragazzi sulla via dell’integrazione in luogo nato e voluto per dare risalto ad attività che dessero possibilità ai giovani, dal punto di vista dell’inserimento nel mondo del lavoro, ma anche semplicemente esprimendosi in maniera artistica, in modo diverso rispetto a quello che può offrire il territorio. Questo è un luogo libero di interscambio e conoscenza che ci auguriamo, con progetti in essere e futuri, possa creare delle sinergie. Siamo assolutamente aperti a questo tipo di attività, abbiamo fatto altre attività sul territorio piacentino ma questa è la prima volta che utilizziamo la metodologia task based, affinché i ragazzi potessero uscire dallo schema classico della lezione di italiano L2 e dagli stereotipi che li riguardano”.