Tanti sulla panchina arcobaleno di Arcigay per il Pride 2020: tra loro anche Tommaso Foti (FdI)

Decine di persone, con un gesto molto semplice, hanno appoggiato la causa di Arcigay Lambda Piacenza, che chiede all’amministrazione locale un ripensamento circa la panchina arcobaleno contro le discriminazioni LGBT, rifiutata.

L’associazione non molla e questo pomeriggio molti si sono seduti sulla “loro” panchina arcobaleno situata davanti alla chiesa di San Francesco, di fronte a Piazza Cavalli. Tra loro tanti giovani e qualche volto che non ti aspetti: l’onorevole Tommaso Foti di Fratelli d’Italia.

Un curioso cambio di marcia per l’onorevole al fianco di Giorgia Meloni in più di una uscita pubblica. Nel 2017 aveva chiesto pubblicamente alla Regione di uscire dalla rete “gay friendly” RE.A.DY. Allo stesso tempo però il parlamentare è anche persona dotata di una buona dose di ironia ed auto-ironia e quindi non stupisce il suo gesto “sportivo”.

Il presidente Davide Bastoni si dichiara soddisfatto della presenza di tanti giovani sulla panchina a sostenere in modo più o meno goliardico il Pride 2020. “La comunità piacentina è d’accordo nel sostenere la panchina arcobaleno, invitiamo nuovamente l’amministrazione a ripensarci, anche in vista del Pride 2020. Non esistono discriminazioni di serie A e di serie B”.

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Panchina arcobaleno rifiutata dal Comune, l’amarezza di Arcigay: “Discriminazioni di Serie A e B”

La proposta avanzata nei giorni scorsi da Arcigay di colorare di arcobaleno una panchina per dimostrare l’interesse del Comune nelle lotte contro la discriminazione LGBT è stata messa da parte. L’associazione piacentina tuttavia non molla, e chiede all’amministrazione un ripensamento.

“Apprendiamo con positività la decisione da parte del Comune di Piacenza di realizzare una panchina rossa come simbolo alla lotta contro la violenza di genere – scrivono –, ma al contempo siamo molto dispiaciuti che la nostra proposta per una panchina arcobaleno contro la discriminazione LGBT sia stata ancora una volta rifiutata.

Riscontriamo in questo modo un implicito messaggio discriminatorio: per il Comune di Piacenza esistono discriminazioni di serie A, che vanno combattute, e discriminazioni di serie B, più tollerabili e accettabili. Invitiamo dunque nuovamente l’amministrazione comunale a ripensarci e dare un sostegno alla nostra iniziativa.

Cogliamo l’occasione per invitare tutti coloro che sono interessati e vogliono sostenere la nostra causa, a raggiungerci sabato 30 novembre, dalle ore 10:00 alle ore 19:00, al nostro banchetto in Piazza Cavalli (lato Feltrinelli) per farsi fotografare con la panchina arcobaleno”. 

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“L’amore in panchina”, il presidente Arcigay Bastoni: “Mondo LGBT+ non è chiuso e autoghettizzato”

“Amore in panchina – d(i)ritti al cuore”, rappresenta un momento importante per un’idea che nasce mesi fa e che è riuscita ad aggregare molte persone e realtà di Piacenza.

Il Presidente dell’Arcigay cittadina Davide Bastoni ha ricordato come l’idea di tinteggiare una panchina con i colori arcobaleno fosse stata avanzata dall’Arcigay la scorsa estate come risposta alla comparsa di una scritta omofoba in una strada della città (poi rimossa).

Il progetto inizialmente non aveva raccolto proseliti finchè il Gruppo Consiliare del Partito Democratico l’ha presentato direttamente in Comune, proponendo anche la realizzazione di una panchina di colore rosso per ricordare la lotta contro la violenza sulle donne.
“Anche in questo caso, però, nulla di fatto” ha ricordato il Consigliere PD Giulia Piroli, intervenuta all’inaugurazione.

Dopo il secondo rifiuto si è infine fatto avanti Piercesare Licini, gestore del Circolo Chez Art di via Taverna 14 che è riuscito a catalizzare in questa iniziativa i desideri e le energia emerse, grazie anche alla collaborazione dei due fotografi Julian Lops e Giovanni Sesenna.

Le 15 fotografie selezionate per l’esposizione ritraggono coppie di persone di ogni età sulla famigerata panchina arcobaleno, posizionata per gli scatti in vari contesti della città, tutti molto scenografici e caratteristici.

“Il messaggio che queste immagini vogliono veicolare è che il mondo LGBT+ e i suoi colori non sono chiusi e autoghettizzati” spiega Bastoni. “La panchina arcobaleno è un simbolo di vicinanza alla comunità LGBT+, spesso discriminata, ma la nostra realtà è sensibile e attenta a tutte le forme di discriminazione e lesione alla dignità umana. Anche per queste ragioni ci dispiace che l’Amministrazione Comunale non abbia appoggiato la proposta”. Continua il Presidente di Arcigay “E’ stata presentata nei giorni scorsi la richiesta di Collaborazione per il Pride al Comune di Piacenza e siamo attendendo la risposta: sarebbe un bel segnale se sul tema trasversale dei diritti civili il nostro Comune desse un segnale in controtendenza, rifuggendo dai luoghi comuni della politica”.

La mostra rimarrà in allestimento presso il Circolo Chez Art in via Taverna 14 fino al prossimo 20 Dicembre ed è a disposizione di chiunque volesse ospitarla in seguito.

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Zanardi contro Arcigay: “Non saranno le correzioni da penna rossa ad ostacolare le mie battaglie”

A stretto giro di replica sul tema gender arriva anche la consigliera Gloria Zanardi a ribadire la sua posizione, pur ammettendo di “non essere scienziata”. Per dovere di cronaca è giusto puntualizzare che sono state le psicologhe a contattare Arcigay e non viceversa. 

“Visto l’evidente disparità, mi sento in dovere di fare un comunicato sperando che gli venga riservato uno spazio equo sul tema.

Premesso che per ragioni di opportunità sarebbe stato meglio astenersi, le due psicologhe piacentine intervenute nei giorni scorsi, in nome e per conto e su incarico di Arcigay, mi hanno bacchettato di scorrettezze scientifiche in merito alla teoria gender. Chiariamo subito. Io non sono mai salita in cattedra credendomi scienziata, ma da che mondo è mondo la politica si occupa anche di temi etici. E io faccio politica. Poi se per alcuni solo una parte politica sia legittimata a ciò, è un altro discorso.

Non saranno le correzioni con la penna rossa alla mia interrogazione o i moniti alla giunta comunale (a non prendere in considerazione gli atti ispettivi presentati da un consigliere eletto dai cittadini) ad ostacolare le mie battaglie in difesa dei valori in cui credo.
E l’unico allarmismo pretestuoso è quello di coloro che continuano ad interpretare/strumentalizzare il pensiero degli altri in modo fuorviante e gretto al solo fine di beneficiarne in termini politici e di visibilità.

Domanda: Ma la risposta all’interrogazione qualcuno l’ha ascoltata?” 

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Arcigay Lambda: “Interrogazione Zanardi pretestuosa per qualche voto facile”

Ed ecco la risposta di Arcigay alle dichiarazioni della consigliera Zanardi dopo la conferenza stampa in cui veniva smontata punto per punto l’interrogazione riguardante i “libri gender” nelle biblioteche.

“In queste ultime settimane la stampa locale si è spesso occupata della realtà LGBT+ piacentina, ci sentiamo di ringraziare le varie testate perchè non hanno mai negato spazio e considerazione alle nostre ragioni e a quelle di chi ci ha sostenuto.

L’ultima questione salita all’onore delle cronache riguarda la minaccia dei cosiddetti libri gender per l’infanzia presenti nelle biblioteche pubbliche cittadine, rei, secondo il Consigliere Zanardi, di deviare il normale sviluppo psicologico dei bambini.
Sul tema hanno da ultimo preso posizione due Psicologhe piacentine sottolineando la complessità della questione e richiamando gli esiti della comunità scientifica, tutti concordi nel dichiarare l’inesistenza di una qualsivoglia ideologia gender e l’assenza di rischi legati a tali pubblicazioni.

Questa è la posizione ufficiale, tra gli altri, anche dell’UNICEF, dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dell’Associazione Italiana degli Psicologi.

Nella sua arringa in Consiglio Comunale il Consigliere Zanardi non ha preso in minima
considerazione gli argomenti delle due professioniste e delle istituzioni accreditate, trincerandosi dietro un’ostinata difesa a oltranza della propria raffazzonata interrogazione.

“Caro Consigliere, il governo nazionale ci ha abituati agli allarmismi pretestuosi costruiti per recuperare qualche voto facile, confidavamo che la politica locale (fatta da persone che vivono il territorio) potesse essere diversa. Lei, speriamo inconsapevolmente, ha toccato un tema delicato che avrebbe meritato ben altra considerazione e approfondimento.

Per quanto riguarda le offese sessiste che ha ricevuto recentemente, non abbiamo alcun problema ad esprimerle solidarietà: gli insulti non appartengono nemmeno al nostro linguaggio. Del resto è proprio grazie ai Gender Studies (quelli veri) che oggi c’è una pubblica consapevolezza rispetto al problema del sessismo e del bullismo sessista”.

Da parte nostra chiudiamo qui questa polemica inconsistente, rinnovando per chiunque la
disponibilità al confronto, se costruttivo”. 

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La riflessione di Arcigay Lambda per la Giornata mondiale del coming out

L’11 Ottobre è la giornata mondiale del Coming Out e ci terremmo a ricordarlo a tutti con una breve riflessione. Arcigay Lambda da sempre in prima linea nella sensibilizzazione a questi temi e nella lotta alla discriminazione di genere, offre un proprio punto di vista.

“Fare Coming Out significa rivelare alle altre persone la propria omosessualità, bisessualità o transessualità e può essere un momento di svolta estremamente difficile nella vita di una persona. Si tratta di un gesto che conclude una riflessione intima anche molto lunga, non c’è un’età giusta per farlo. Certo è che trovare il coraggio di vivere alla luce del sole i propri sentimenti è fondamentale per sperare in un’esistenza serena.

Come ci insegna la cronaca (quasi) quotidiana, tuttavia, non è sempre facile trovare negli altri accoglienza e comprensione: rivelarsi è sempre un salto nel buio (piccolo o grande) con annesse crisi esistenziali, ansia e vergogna.

A pensarci però è un bel controsenso che nella società di oggi, dove chiunque “ha molti amici gay”, il Coming Out sia ancora vissuto in questo modo da chi lo deve fare, perchè è così?

Il fatto è che l’eterosessualità è data sempre per scontata in chiunque e dunque, fin da bambini, veniamo esposti a messaggi e idee che confermano questa visione. Il risultato è che spesso chi eterosessuale non è, nel timore di non essere accettato, si nasconde, facendo così diventare quel tabù ancora più grande.

Siamo però consapevoli che ci sono tante persone in buona fede: a loro diciamo che in un mondo che trasmette a tutti lo stesso messaggio, l’unico modo per non far sentire escluso chi non lo condivide è dare un segnale netto e chiaro di apertura (anche piccolo).
L’esperienza del Coming Out riguarda soprattutto gli adolescenti e dunque i contesti più problematici sono la famiglia e la scuola.

In una famiglia non è sufficiente dire in pubblico che “non si ha niente contro i gay” se poi a cena davanti ai propri figli le battutine omofobe fioccano.
Ai genitori che capiscono ciò di cui parliamo suggeriamo allora di tenere in casa, ben visibile, un libro a tematica omosessuale o LGBT, può essere un romanzo o un saggio scientifico (scritto da un serio professionista), ce ne sono per ogni età. Oltre a consentirgli di imparare qualcosa, una figlia o un figlio confuso vedranno questo gesto come un segnale importante intendendo che la famiglia è attenta a questi temi ed è pronta ad accogliere un eventuale Coming Out.

Vorremmo anche capire perchè, se siamo (quasi) tutti così ben disposti verso gli omosessuali, sia ancora così problematico parlarne nella laica scuola italiana. Non sarebbe meglio fare pace con il finto spauracchio della teoria gender e iniziare a chiedersi veramente, seguendo la scienza e la psicologia accreditata, cosa può far bene a un adolescente? E’ davvero giusto girarsi dall’altra parte come se la questione non esistesse, lasciando i ragazzi da soli ad affrontare anni di difficoltà?

Cosa ne pensano i nostri Insegnanti, Dirigenti Scolastici, Amministratori, Ordini Professionali e Genitori?” 

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CGIL, CISL, Non una di meno e Arcigay Lambda si scagliano contro il Family Day di Verona

Il Family Day di Verona si avvicina, con annessa tutta la coda di polemiche che in questi giorni i media di qualsiasi genere stanno alimentando. Molte di esse hanno a che fare con alcuni punti: il patrocinio della “Presidenza del Consiglio dei ministri – ministro per la Famiglia e la Disabilità”, nonchè la presenza di esponenti di spicco dell’attuale esecutivo gialloverde (più verde che giallo).

Ma sarà anche la prima volta che questo Congresso Mondiale, giunto alla 13esima edizione, riunisce tante persone da tutta Italia e non solo a protestare, unite più dai contenuti che da appartenenze politiche. Anche Piacenza avrà la sua eterogenea rappresentanza, composta da Arcigay Lambda, Cisl e Non una di meno. Quest’ultima, rete femminista estesa su tutto il territorio italiano, convoca un corteo e tre giorni di mobilitazioni (29 – 30 – 31 marzo) per parlare di diritti delle donne e delle persone LGBTQI. Non Una di Meno era già entrata in azione contro la mozione “Verona Città a favore della Vita (che finanzia associazioni legate ai movimenti antiabortisti e che è stata presentata in molte altre città).

Le contro-iniziative di non una di meno

Tra le controiniziative: convegni per raccontare come è nata e come si è diffusa la cosiddetta “ideologia del gender”, con ricercatrici europee; laboratori di piazza per insegnanti sull’educazione contro sessismo e razzismo nella formazione; proiezione del documentario “Aborto, le nuove crociate”, della TV franco-tedesca Arté sugli attacchi a livello internazionale alle leggi che regolano l’aborto; proiezione del cortometraggio sulle lotte della comunità LGBTQ in Uganda con Najib Kabuye, protagonista e attivista LGBTQI ugandese. Inoltre sabato 30 marzo alle ore 14.30 vi sarà un concentramento in Piazza XXV Aprile, stazione Verona Porta Nuova: la pratica di NUDM, spiegano le stesse attiviste,  è che “non siano portate bandiere, ma contenuti”.

ARCIGAY LAMBDA: “Sui diritti indietro non si torna!” 

Anche Arcigay parteciperà alla concentrazione del 30 marzo, “per sostenere una piattaforma alternativa di proposte – spiegano i manifestanti – che prevedano l’ampliamento dei diritti civili e la lotta ad ogni tipo di discriminazione per una società aperta e accogliente, una società di tutti e per tutti”.

Gli stessi esponenti del Governo – continuano – che partecipano a questo congresso sono coloro che indirettamente sostengono un clima di odio e di caccia al diverso. Nello sfondo di questo congresso aleggiano infatti idee nazionaliste, di sdoganamento dei nuovi fascismi, di distruzione dell’Unione Europea, in un momento in cui aumentano gli episodi di violenze a sfondo razziale e omofobo. Questi gruppi di interesse economico e politico che sostengono il Congresso Mondiale delle Famiglie troveranno sempre in noi degli strenui difensori delle libertà civili, dell’antifascismo e dei diritti umani”.

Sulla famiglia sottolineano come “non ne esista una sola possibile, ma tanti tipi con uguale dignità e necessità di protezione. In tema di orientamenti sessuali vengono proposte visioni oscurantiste che invocano terapie riparative per gli omosessuali, repressione dell’espressione della propria sessualità e censura di qualsiasi discorso pubblico in tema di rapporti sessuali. Proposte molto gravi, che trovano in disaccordo tutta la comunità medica e scientifica internazionale“.

La Cisl contro i relatori esteri

Il coordinamento sottolinea la propria preoccupazione nel vedere prendere la parola persone come Dmitri Smirnov, «presidente della Commissione patriarcale russa per la famiglia e la maternità, noto in Occidente per ripetuti interventi misogini conto le donne e portavoce di un modello di famiglia in cui la donna occupa una posizione subalterna rispetto al coniuge, il presidente moldavo Igor Dodon, famoso per aver dichiarato subito dopo la vittoria delle elezioni di “non essere il presidente dei gay, perché loro dovrebbero eleggere un loro presidente”. Ci saranno inoltre le relazioni di Theresa Okafor, attivista nigeriana che nel 2014 ha proposto una legge che criminalizza le unioni tra persone dello stesso sesso, e Lucy Akello, ministro ombra per lo sviluppo sociale in Uganda, che due anni fa ha presentato al parlamento una legge contro le coppie omosessuali, che prevedeva originariamente la pena di morte per “omosessualità aggravata”».

Anche la CGIL alla manifestazione

La Cgil parteciperà alla manifestazione che si terrà il 30 marzo pomeriggio a Verona, in occasione del Congresso mondiale della famiglia anche una delegazione della Camera del Lavoro – Cgil Piacenza.
“La protesta – spiega Gianluca Zilocchi, segretario generale che parteciperà alla manifestazione – è stata organizzata da associazioni e movimenti per contrastare il tentativo delle destre mondiali, a partire da ministri del governo italiano, di “affermare, celebrare e difendere la famiglia naturale come sola unità stabile e fondamentale della società”, come si legge sul sito del congresso”.

“Anche la nostra organizzazione sfilerà in maniera visibile per le vie di Verona – spiega Zilocchi – con l’obiettivo di denunciare il clima oscurantista e retrogrado che questo congresso contribuisce a diffondere e rafforzare. Al contrario occorre rilanciare la laicità dello Stato attraverso i pieni diritti di cittadinanza a tutte le differenze di genere, alle libertà di scelta delle donne e degli uomini. Riteniamo, pertanto, particolarmente grave la presenza di ministri del Governo Italiano e di esponenti politici anche del nostro territorio a questa iniziativa. La manifestazione di Verona – conclude Zilocchi – è una tappa di un percorso di rivendicazione della parità dei diritti di genere che proseguirà anche sul nostro territorio”.

Tutto questo – conclude il coordinamento – fa tornare alla memoria anni bui della nostra storia e può mettere in discussione tutta quella serie di diritti tanto faticosamente acquisiti dalle donne e dai soggetti più deboli della nostra società negli anni recenti”. 

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Serata informativa a ChezArt su HIV, AIDS e PrEP con L’Atomo Arcigay e AUSL

I dati parlano chiaro: in Italia convivono con l’HIV circa 130 mila persone, stando all’ultimo dato disponibile dell’Istituto superiore di Sanità riferito al 2016. Ogni anno si manifestano 4 mila nuovi casi, e il trend è stabile da 5 anni. E’ presumibile perciò pensare che i 130 mila casi siano destinati ad aumentare. Ecco perchè sono importanti giornate informative, come quella andata in scena ieri sera allo ChezArt, circolo culturale che da tempo si batte per una capillare informazione su temi come questo.

Tra i vari argomenti anche la PrEP, (Pre Exposure Prophylaxis), il trattamento farmacologico che in alcuni casi viene somministrato per prevenire il contagio da HIV, finalmente disponibile anche a Piacenza. “Il Laboratorio è aperto da 6 mesi e afferisce persone che ritengono di avere comportamenti sessuali a rischio – spiega la dott.ssa Giovanna Ratti, medico infettivologo dell’Ospedale di Piacenza -, in rapporto alla trasmissione da HIV. L’iniziativa è presente in tutta la Regione, e noi abbiamo aderito con piacere. L’accesso è libero per la durata di un’ora circa, vediamo che è frequentato”.  “Finora abbiamo avuto 4 utenti nel servizio PrEP – aggiunge il dr. Alessandro Ruggieri, responsabile dell’ambulatorio HIV dell’Ospedale di Piacenza -, hanno accettato lo screening pre e post terapia, nessuna sieroconversione (ovvero il passaggio da sieronegativo a sieropositivo, ndr) e una MST. Abbiamo avuto pochissime infezioni nel 2018, un caso, però crediamo che la prevenzione possa indurci a pensare che qualcosa sta cambiando. In totale abbiamo 560 persone stabili in terapia”.

La serata è stata organizzata da L’Atomo Arcigay Piacenza. Il presidente Davide Bastoni, medico specialista in medicina d’emergenza-urgenza, rimarca come l’associazione LGBTI sia “da sempre in lotta contro le infezioni sessualmente trasmissibili, per lanciare un messaggio di prevenzione verso tutta la cittadinanza, portando informazioni scientificamente corrette per sottolineare che non esiste alcun collegamento tra orientamento sessuale e infezioni sessualmente trasmissibili come qualcuno ha tentato di sdoganare recentemente. Esiste invece un collegamento serio tra comportamenti a rischio e infezioni sessualmente trasmissibili. Questo dobbiamo fare, dialogando con tutti, facendo educazione sessuale e all’affettività e coinvolgendo le persone per un sesso che sia protetto e consapevole. Grazie all’Unità Operativa di Malattie Infettive Ausl di Piacenza, con cui portiamo avanti da anni un lavoro che spero continui anche in futuro”. Tra i vari consigli dati dal dr. Bastoni durante la serata, “evitare di fare sesso quando si ha un’infezione delle vie urinarie oppure quando c’è una ferita nelle mucose genitali. L’HIV è presente nei liquidi biologici, la sua presenza è in rapporto a quanto virus c’è nel sangue”. 

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Anche L’Atomo Arcigay contro l’assessore Polledri

Nuova voce a sostegno della richiesta di dimissioni da parte dell’assessore Massimo Polledri. Dopo il Partito Democratico piacentino questa volta è il turno de L’Atomo Arcigay, che in una nota ha sottolineato quanto segue.

Apprendiamo tramite la rivista online “Gayburg” e Facebook che l’esponente leghista e neuropsichiatra infantile Massimo Polledri, assessore alla cultura, al turismo e allo sport del Comune di Piacenza, ha scritto sui social media ad un suo collega di Pisa, Manuel Laurora, intenzionato a proporre di “vietare in pubblico i baci gay” (con profilo social invaso da foto sessualmente esplicite e commenti sessisti verso le donne) di imitare Piacenza ed uscire dalla rete Ready. Ne deduciamo che l’uscita dalla rete antidiscriminazione è stata una ritorsione nei confronti delle persone LGBT. 

La nostra città, scesa molte volte in piazza contro ogni forma d’odio, non può accettare comportamenti come quelli dell’assessore Polledri basati su credenze personali (noi diremmo “infondati e faziose” per chi ha posizioni antiscientifiche sull’omosessualità). Peraltro tali frasi sono in palese contrasto con le motivazioni di uscita dalla rete addotte all’epoca dell’uscita dalla rete stessa.  

Riconoscendo le diverse sensibilità in merito all’interno della Giunta e nella maggioranza in Consiglio comunale, chiediamo che vengano prese le distanze dalle esternazioni dell’assessore Polledri. 

Chiediamo inoltre le dimissioni per omofobia manifesta. 

Grave e allarmante sarebbe da parte della Giunta avallare tali comportamenti, non prendendo posizione e sarebbe ancor più allarmante per la credibilità e la serietà politico istituzionale della sindaca di fronte al suo elettorato e agli abitanti della città. 

Direttivo L’Atomo Arcigay Piacenza 

Famiglie Arcobaleno Piacenza  

Anche Non Una di Meno aderisce alla nota di cui sopra.

Già in passato Polledri si era reso protagonista di dichiarazioni molto discusse. A La Zanzara, su Radio24 dichiarò: “L’omosessualità è una condizione di infelicità che può essere reversibile». «È una situazione di identità sessuale distonica. Non è una malattia ma in quella situazione si può stare male e qualcuno si rivolge a uno psicologo: tre su dieci poi sono stati meglio, ne traggono beneficio. Se i miei figli fossero gay non sarei contento – continua Polledri a Radio 24 – sarebbe come se mia figlia mi dicesse mi faccio suora o mi sposo con un marocchino. Anzi, questo sarebbe uno dei peggiori casi che possano capitare”.

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Una maglietta rossa per fermare l’emorragia di umanità. Iniziativa in Via Tibini

Una maglietta rossa per fermare l’emorragia di umanità. Questo il messaggio che un gruppo di rappresentanti di varie realtà del territorio piacentino vuole lanciare a istituzioni e cittadini per sensibilizzare su un tema che sta infiammando il dibattito politico. Una sessantina di persone in Via Tibini, di fronte alla sede di Fabbrica & Nuvole con messaggi, hashtag come #withrefugees e ovviamente le magliette rosse. L’iniziativa è stata lanciata a livello nazionale da Don Ciotti, presidente di Libera, che in un messaggio aveva spiegato le motivazioni dell’iniziativa:

“Rosso è il colore che ci invita a sostare. Ma c’è un altro rosso, oggi, che ancor più perentoriamente ci chiede di fermarci, di riflettere, e poi d’impegnarci e darci da fare. È quello dei vestiti e delle magliette dei bambini che muoiono in mare e che a volte il mare riversa sulle spiagge del Mediterraneo. Di rosso era vestito il piccolo Aylan, tre anni, la cui foto nel settembre 2015 suscitò la commozione e l’indignazione di mezzo mondo. Di rosso erano vestiti i tre bambini annegati l’altro giorno davanti alle coste libiche. Di rosso ne verranno vestiti altri dalle madri, nella speranza che, in caso di naufragio, quel colore richiami l’attenzione dei soccorritori.”

All’iniziativa piacentina hanno aderito, oltre a Libera, Fabbrica & Nuvole O.d.V, Amnesty International, ARCI, ANPI, Legambiente, CGIL, CISL, UIL, Fiorenzuola Oltre I Confini, Non Una di Meno, Famiglie Arcobaleno Piacenza, Arcigay Piacenza.

“Abbiamo accolto l’appello di Don Ciotti – sottolinea Antonella Liotti, referente Libera per il territorio piacentino -, di fermare la disumanità che c’è adesso, mettendoci delle magliette rosse per riflettere. Le magliette rosse sono le magliette che le bambine mettono ai bambini quando salgono sugli scafi, per poterli riconoscere e nel caso cadessero in mare possano essere meglio riconosciuti dai soccorritori. Noi pensavamo che l’iniziativa fosse solo social, invece Amnesty International Piacenza ha voluto ritrovarsi tutti assieme. E’ stato bello perchè l’appello di Don Ciotti è stato preso e sviluppato dalla città come rete. E questa è anche la forza di Libera”. Rimarcata dalla referente dell’associazione anche la scelta del luogo, “un punto di Piacenza in cui si sta facendo qualcosa di bellissimo per l’integrazione. Questo è il bello, ognuno prende la sua parte di responsabilità per una società migliore”.

https://www.youtube.com/watch?v=7J14eb8jLvo&feature=youtu.be

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