12 mila siti contaminati in Italia, 57 nel Piacentino: costi sociali elevati per tutti i cittadini

In Italia le aree contaminate sono oltre 12 mila (dati Ispra), per un computo totale di circa 6 milioni di persone a rischio. Un numero enorme considerando i 60 milioni di abitanti in Italia.

Record per la Lombardia, che da sola conta un quarto di tutti gli insediamenti contaminati. L’Emilia Romagna ne conta circa un migliaio, stando ai dati Arpae 2018. Ma esattamente per aree contaminate, cosa si intende?

Una definizione viene data dall’Ispra: “Con il termine “sito contaminato” ci si riferisce a tutte quelle aree nelle quali, in seguito ad attività umane pregresse o in corso, è stata accertata un’alterazione delle caratteristiche qualitative delle matrici ambientali suolo, sottosuolo e acque sotterranee tale da rappresentare un rischio per la salute umana”.   

Aree contaminate in Emilia Romagna (Dati Arpae del novembre 2018)

La stessa Ispra ha individuato 58 aree di “interesse nazionale” (aggiornamento aprile 2019), ovvero classificate di pericolosità superiore a tutte le altre in relazione alle caratteristiche del sito, alle quantità e pericolosità degli inquinanti presenti, al rilievo dell’impatto sull’ambiente circostante in termini di rischio sanitario ed ecologico, nonché di pregiudizio per i beni culturali ed ambientali. Tra queste si individuano due vicine alla nostra Provincia: una a Fidenza (PR) e una a Broni (PV).

Nella nostra Provincia si contano 57 siti contaminati, di cui la maggioranza nella stessa Piacenza, ma grande rilevanza hanno anche Besenzone, Cortemaggiore e Fiorenzuola d’Arda. 

LE AREE CONTAMINATE NEL PIACENTINO    

I RITARDI NELLE BONIFICHE, UN AFFARE PER LA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA 

La soluzione che verrebbe spontaneo proporre sarebbe la bonifica, tuttavia si può notare come nel corso degli anni la bonifica sia stato “terreno fertile” per la criminalità organizzata: dal 2002 ad oggi 19 indagini hanno fatto emergere smaltimenti illegali di enormi quantità di rifiuti derivanti dalla bonifica. Sono state emesse 150 ordinanze di custodia cautelare, denunciate 550 persone e coinvolte 105 aziende.

Confindustria ha stimato che invece le bonifche sarebbero un affare per lo Stato: creerebbero 200 mila posti di lavoro in 5 anni “con un aumento della produzione di oltre 20 miliardi di euro, con un ritorno nelle casse dello Stato di circa 5 miliardi fra imposte dirette, indirette e contributi sociali. Vanno sbloccate le procedure, i progetti di bonifica e rilancio degli investimenti per la sostenibilità ambientale sono pronti”.

UN COSTO PER LA SANITA’ E NON SOLO 

L’Istituto Superiore di Sanità monitora da anni i rischi per la salute dei cittadini che vivono in 45 dei 58 siti “di interesse nazionale” sopra menzionati. Ebbene è stato verificato che chi  ha meno di 25 anni e vive in quelle zone ha il 9% in più di di contrarre tumori maligni, senza contare i rischi per le vie respiratorie e un rischio mortalità maggiore del 4-5%. 

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Arpae, rientra lo stato di allerta aria, ma il 17 confermata la domenica ecologica

L’immancabile bollettino Arpae emesso stamani ha confermato il rientro dello stato di allerta per la qualità dell’aria. A partire da domani, venerdì 15 febbraio, come previsto dal Piano regionale integrato saranno quindi ripristinate le consuete limitazioni al traffico, valide dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 18.30, per i mezzi a benzina di categoria pre Euro ed Euro 1, i ciclomotori e motocicli a due tempi pre Euro, i veicoli a diesel sino alla categoria Euro 3 compresa.
Le stesse restrizioni saranno applicate il 17 febbraio, in occasione della domenica ecologica. Si ricorda, a questo proposito, che per l’intera giornata sarà possibile viaggiare sulle linee urbane del trasporto pubblico di Seta con un solo biglietto di corsa semplice. 

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La qualità dell’aria in Emilia Romagna nel 2018

Nell’anno appena trascorso solo 7 stazioni su 44 hanno superato il valore limite giornaliero di PM10 (50 μg/m3) per oltre 35 giorni (numero massimo di superamenti annuali definito dalla norma), contro le 27 nel 2017. Il numero massimo di superamenti è stato registrato nella stazione di Reggio Emilia/Timavo con 56 (83 nel 2017), seguita da Modena/Giardini con 51 (83 nel 2017), Parma/Montebello con 45 (74 nel 2017), Ferrara/Isonzo con 41 (62 nel 2017), Parma/Cittadella con 40 (69 nel 2017), Fiorano Modenese con 39 (67 nel 2017) e Rimini/Flaminia con 36 (57 nel 2017). Entro il limite dei 35 giorni di superamento tutte le stazioni di Piacenza, Bologna, Forlì-Cesena e Ravenna, così come le restanti di Reggio Emilia, Parma, Modena, Ferrara e Rimini.

Un netto miglioramento della situazione rispetto al 2017, grazie anche alle condizioni meteo climatiche favorevoli alla dispersione degli inquinanti e dunque alla diminuzione della percentuale di giorni favorevoli all’accumulo di PM10: risultata tra le più basse degli ultimi 5 anni (53% contro il 67% del 2017).

Media annua polveri

Un altro valore di riferimento è la concentrazione media annua di PM10 e PM2,5, risultata entro i limiti in tutte le stazioni. Confermato il trend positivo per PM10, dato che per il sesto anno consecutivo tutte le stazioni hanno fatto registrare una media inferiore ai 40μg/m3 previsti dalla norma (gli ultimi superamenti – in tre stazioni – risalgono al 2012). Molto positivo invece il dato della media annuale di PM2.5, nel 2018 inferiore ai valore limite della normativa (25 μg/m3) in tutte le stazioni, a differenza di quanto avvenuto nel 2017, in cui il valore limite era stato superato in due stazioni sulle 24 che lo misurano.

Ozono

Nel periodo estivo (aprile-settembre), l’ozono ha superato il valore obiettivo a lungo termine per la protezione della salute (120 μg/m3 di media massima giornaliera calcolata su 8 ore nell’arco di 1 anno) in 25 stazioni su 29, dato che conferma che la quasi totalità delle stazioni ha oltrepassato i 25 superamenti (massimo consentito) nella media sugli ultimi 3 anni del valore obiettivo. Sono escluse e dunque entro i limiti solo Alfonsine (Ra), Villa Minozzo/Febbio (Re), Corte Brugnatella (Pc) e Alto Reno Terme/Castelluccio (Bo).

La soglia di informazione (pari a 180 μg/m3 orari), nel 2018 è stata invece superata in 16 stazioni, contro le 26 stazioni del 2017.

Nella stagione estiva il numero di giorni favorevoli alla formazione di ozono è stato tra i più alti dell’ultimo quinquennio (39%) e in linea con il 2017 (40%), anche a causa di temperature superiori alla media climatologica.

Biossido di azoto.

Migliora la situazione per il biossido d’azoto, anche se restano ancora due stazioni sopra al limite della media annua di 40 μg/m3: Bologna/Porta San Felice e Fiorano Modenese (Mo), rispettivamente con 49 e 45 μg/m3, entrambe collocate a bordo strada. Nel 2017 risultarono superiori ai limiti quattro stazioni, cinque nel 2015 e nel 2016 e ancora quattro nel 2014.

Altri inquinanti

Tutti entro i limiti di legge, come negli anni precedenti, i valori di biossido di zolfo, benzene e monossido di carbonio.

L’analisi statistica del trend pluriennale (dati 2015-2017) è contenuta nel documento La qualità dell’aria in Emilia-Romagna. Edizione 2018, che aggiorna i dati e le analisi sull’inquinamento atmosferico che hanno fornito il quadro conoscitivo alla base del Piano Aria Integrato Regionale (PAIR2020). 

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Aria, Mancioppi: “Presto un Tavolo sulla compensazione ambientale con Società Autostrade”

Una lettera indirizzata a Società Autostrade, con l’obiettivo di istituire un Tavolo di confronto inerente alle opere di compensazione ambientale per il territorio piacentino. E’ l’assessore Paolo Mancioppi ad annunciare la nota, che porta la sua firma insieme a quella della collega di Giunta Erika Opizzi, sottolineando “l’importanza dell’impegno anche su questo fronte, a contrasto dell’inquinamento atmosferico. Un tema su cui l’attenzione dell’Amministrazione comunale è costante – aggiunge Mancioppi – così come piena è l’adesione alle misure previste dal Piano regionale integrato per l’aria, su cui mi sento in dovere di fare ancora una volta chiarezza ricordando che sono proprio i parametri fissati da questo protocollo, a stabilire quando debbano essere applicate ulteriori restrizioni rispetto a quelle già in vigore dal 1° ottobre al 31 marzo in tutta l’Emilia Romagna”.

“Nel diffondere le comunicazioni di servizio riguardanti i bollettini Arpae che vengono emessi il lunedì e il giovedì, prendendo in considerazione i dati dei tre giorni precedenti – spiega l’assessore – il Comune ha il dovere di informare regolarmente i cittadini sull’eventuale stato di allerta, che comporta provvedimenti aggiuntivi come lo stop ai Diesel Euro 4 e l’abbassamento delle temperature per il riscaldamento domestico. Analogamente, ricordiamo il permanere delle abituali limitazioni quando non scatta il livello di attenzione: ciò non significa certo che si ignori o si sottovaluti la dimensione del problema, che siamo ben consapevoli permanga anche nelle giornate in cui non vengono sforati i limiti per le Pm10”.

“Convocare Società Autostrade – conclude Mancioppi – è il primo passo di un percorso che intendiamo portare avanti con determinazione, affinché si cerchino soluzioni strutturali e a lungo termine, legate non solo all’emergenza, per contenere l’inquinamento. Allo stesso modo, l’avvio del percorso partecipato per il Pums, in cui saranno coinvolte attivamente le associazioni impegnate a tutela dell’ambiente, costituirà un altro iter fondamentale per programmare politiche incisive e improntate alla sostenibilità. A questo proposito, ricordo a tutti che è ancora possibile partecipare al questionario on line, pubblicato sul sito www.comune.piacenza.it sino al 31 gennaio o reperibile, in formato cartaceo, presso gli sportelli Quinfo di piazzetta Pescheria”. 

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Siglato protocollo tra Commissario straordinario per la bonifica delle discariche abusive e Arpae a Roma

Firmato oggi a Roma il protocollo tra Arpae e il Commissario straordinario per la bonifica delle discariche abusive, Gen. Giuseppe Vadalà, finalizzato a salvaguardare l’ambiente e il territorio per promuovere la sostenibilità nell’attività di bonifica delle discariche abusive sul territorio nazionale.

Le azioni previste, di portata nazionale, vanno dalla semplice collaborazione e condivisione di azioni volte al miglioramento delle conoscenze e alla tutela dell’ambiente e del territorio, per restituire bonificati ai cittadini i siti che attualmente ospitano discariche abusive, fino alla realizzazione di strumenti e attività di comunicazione, educazione e sensibilizzazione, nelle scuole e nelle Università, sui temi della legalità e della sicurezza ambientale.

Al momento, degli 80 siti assegnati per Decreto al Commissario nel Marzo e Novembre 2017, sono già state regolarizzate e bonificate ben 28 discariche. La scelta di Arpae, quale interlocutore tecnico da parte del Commissario, è il riconoscimento dell’alto livello di conoscenza e innovazione dimostrato dall’Agenzia regionale, sia a proposito della legalità complessiva nell’esecuzione dei lavori di bonifica, sia per conoscenze sulle caratteristiche geologiche, idrogeologiche e di contaminazione dei siti interessati.

Il protocollo avrà inizialmente la durata di un anno (rinnovabile fino a conclusione dell’attività di bonifica), e viene sottoscritto dal Commissario straordinario (Generale dei Carabinieri Giuseppe Vadalà) e dal direttore generale di Arpae (Dott. Giuseppe Bortone).

L´accordo con Arpae rientra tra le azioni previste dal protocollo tra il Commissario straordinario e l´Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), grazie al quale le differenti Agenzie regionali di protezione dell’ambiente appartenenti al Sistema nazionale di protezione dell’ambiente (Snpa), mettono a disposizione le proprie capacità tecnico scientifiche per promuovere, incentivare e diffondere le buone pratiche di collaborazione fra gli organi istituzionali.
Il tutto finalizzato all’innovazione, alle conoscenze e alla tutela dell’ambiente e del territorio, per migliorare il servizio alla collettività. 

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Ozono: a Piacenza superata la soglia d’informazione, attenzione a bambini e anziani

Le stazioni di rilevamento della qualità dell’aria di Lugagnano Val d’Arda e di Piacenza “Parco di Montecucco” hanno registrato ieri, lunedì 30 luglio, concentrazioni di ozono superiori alla “soglia di informazione”, pari a 180 µg/m3. E’ quanto emerge in una nota dell’Arpae, AAgenzia Regionale per la Protezione Ambientale.

A Lugagnano – si legge – il massimo è stato di 184 µg/m3, tra le 15 e le 16, mentre al Parco di Montecucco sono stati raggiunti i 194 µg/m3, tra le 14 e le 19.
La combinazione di intenso irraggiamento solare e calore con gli inquinanti atmosferici prodotti dalle varie attività umane – come sta accadendo in questi giorni – porta alla formazione e all’aumentare delle concentrazioni dell’ozono, che a livello del suolo e a determinate concentrazioni può provocare danni alla salute e all’ambiente. Il fenomeno è poco influenzato da situazioni locali, tant’è che ieri i valori hanno superato quota 150 µg/m3 in quasi tutte le stazioni dell’Emilia-Romagna e quota 180 µg/m3 nel vicino Cremonese.
Con il superamento della “soglia di informazione” – come indicato dal Servizio di Sanità pubblica della Regione Emilia-Romagna, è opportuno che i soggetti a rischio (bambini, anziani o persone con patologie respiratorie) evitino di svolgere attività fisica anche moderata all’aperto nelle ore più calde e di massima insolazione della giornata (usualmente tra le 12 e le 17). Per tutti, sono comunque da evitare le attività fisiche molto intense all’aperto nelle ore più calde. 

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Incendio TRS di Caorso: l’Arpae non ha rilevato inquinanti nelle aree limitrofe

A seguito dell’incendio sviluppatosi nella notte presso la Trs Ecologia S.R.L. di Caorso (PC), che svolge attività di stoccaggio e trattamento di rifiuti speciali, i tecnici Arpae di Piacenza sono intervenuti, alle ore 24.00 del 28 giugno, su richiesta dei Carabinieri della stazione di Caorso.

Pur dovendo restare a distanza di sicurezza, poiché l’incendio era ancora in corso, il personale Arpae ha provveduto ad effettuare le prime verifiche della qualità dell’aria nelle vicinanze dello stabilimento e nelle aree attigue. Partendo dal centro abitato di Caorso e avvicinandosi all’impianto sono state effettuate una serie di misure mediante uno strumento portatile che fornisce indicazioni circa l’inquinamento da sostanze organiche volatili. Nelle aree abitate lo strumento non ha rilevato presenza di tali composti. In prossimità dell’azienda è stata rilevata qualche traccia, al limite della rilevabilità strumentale.

Successivamente, nella prima mattinata di oggi, venerdì 29 giugno, i tecnici Arpae hanno effettuato ulteriori controlli presso il canale limitrofo all’impianto che, visivamente, non appariva interessato dalle acque utilizzate per lo spegnimento dell’incendio, in quanto tali acque sono state raccolte nelle vasche dell’impianto di depurazione aziendale per poi essere smaltite come rifiuti.

Al fine di poter effettuare una valutazione complessiva degli inquinanti eventualmente presenti, Arpae ha predisposto un monitoraggio della qualità dell’aria, in postazioni concordate con il sindaco di Caorso. In particolare, le rilevazioni previste riguardano: IPA e diossine, ossidi di azoto e di zolfo, polveri, sostanze organiche volatili, ammoniaca, acido cloridrico.

Le risultanze degli interventi, le ulteriori attività e le indagini in corso sono state illustrate in tarda mattinata in Prefettura, dove sono stati convocati tutti gli enti preposti.

Arpae proseguirà gli accertamenti e le indagini, che richiederanno almeno una decina di giorni di misure e successive analisi.

L’aggiornamento degli esiti degli accertamenti in corso da parte dei diversi enti coinvolti sarà oggetto di un ulteriore incontro in Prefettura.

L’incendio si sarebbe generato per autocombustione (vedi articolo)




Qual è lo stato del Mare Adriatico nel 2017? Ce lo dice Arpae

Il monitoraggio di Arpae ha evidenziato, per il 2017, buone condizioni dello stato ambientale del mare Adriatico della costa emiliano-romagnola. Tale situazione è stata condizionata dalle eccezionali condizioni meteorologiche verificatesi durante l’anno, caratterizzate da siccità prolungata e da elevate temperature. Il deficit precipitativo registrato nel 2017 ha determinato da un lato seri problemi di approvvigionamento idrico, in particolare nel settore agricolo, dall’altro ha apportato una sensibile riduzione di apporto di acque dolci dai bacini costieri, con conseguente ricaduta positiva sullo stato ambientale del mare.

Tale condizione si è mantenuta costante durante tutto l’anno nelle aree centro-meridionali, con elevata trasparenza e assenza di fenomeni eutrofici (arricchimento di sostanze nutritive come azoto e fosforo); l’area più settentrionale, maggiormente sensibile ai fenomeni eutrofici per diretta vicinanza con il bacino padano, ha presentato fioriture microalgali anche nella stagione estiva, determinando colorazione delle acque (marroni, verdi) e  ridotta trasparenza, favorendo così la formazione di aree con scarso contenuto di ossigeno negli strati a ridosso dei fondali. Il verificarsi di condizioni meteomarine instabili, con mareggiate, ha migliorato e favorito il rimescolamento delle acque lungo la colonna d’acqua. Non sono stati registrati casi di inquinamento nei controlli effettuati, sia nell’acqua che nei sedimenti. Non è stata rilevata la presenza di materiale mucillaginoso.
Assente anche la microalga Ostreopsis ovata, che può causare disturbi alle vie respiratorie e stati febbrili. Da segnalare l’avvistamento per tutto l’anno della specie di Noci di mare (ctenofori Mnemiopsis leidyi) lungo tutta la fascia costiera, fino a 10 km dalla costa: si tratta di organismi gelatinosi simili alle meduse, non urticanti, ma che si nutrono di larve e uova di pesce, condizionando sensibilmente l’ecosistema marino.

I dati di Arpae confermano che il Mare Adriatico è in buona salute: un risultato che rappresenta la cartina di tornasole delle politiche messe in campo dalla Regione e dalle amministrazioni locali. La qualità delle acque è un obiettivo prioritario: significa tutela dell’ambiente, promozione del turismo, della pesca e di tutte le attività economiche che vedono proprio nell’acqua del mare una risorsa preziosa. L’economia blu fa parte a pieno titolo del modello di crescita sostenibile a cui tende la politica green dell’Emilia-Romagna”, afferma l’assessore all’ambiente Paola Gazzolo. “Quello emiliano-romagnolo è uno dei tratti della costa più monitorati a livello nazionale: per il futuro, tra le azioni più rilevanti rientra il lavoro in corso sul tema delle plastiche con l’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po: l’obiettivo è introdurre azioni capaci di limitarne l’apporto dai fiumi, dai quali attualmente deriva il 90% di quelle presenti in mare”.

La conoscenza della qualità dell’ecosistema marino dell’Adriatico è fondamentale – afferma il direttore generale di Arpae, Giuseppe Bortone – e diventa sempre più uno strumento a supporto del turismo e delle diverse attività produttive, come la pesca. Questo l’impegno costante di Arpae, in linea con le politiche europee di sviluppo sostenibile dell’economia blu e con quelle di strategia per l’ambiente marino. Un patrimonio di conoscenza che contribuisce a valorizzare le zone costiere e il mare della nostra Riviera”.

“Le condizioni del mare nel 2017 – spiega la responsabile della Struttura oceanografica Daphne di Arpae, Carla Rita Ferrari – sono state molto buone. Gli scarsi apporti di acqua dolce dai bacini costieri – seguito della siccità che ha causato problemi di approvvigionamento idrico in particolare al settore agricolo – conferma ancora una volta che i fenomeni eutrofici, principali problematiche ambientali dell’area di mare dell’Emilia-Romagna, sono correlati alle condizioni meteorologiche e alle pressioni antropiche derivanti dai fiumi che sfociano in mare”.

LO STATO DEL MARE NEL 2017

Presenza di Noci di mare (ctenofori) Riscontrata la presenza di Mnemiopsis leidyi avvistati anche nel 2017, come già accaduto nel 2016 nelle acque marine e in quelle di transizione (Sacca di Goro, Valli di Comacchio, foci di fiumi). Si presentano come bolle gelatinose, innocue per l’uomo, ma che possono creare problemi all’ecosistema marino. Sono organismi globosi, gelatinosi, trasparenti e tipicamente pelagici, simili alle meduse, che appartengono al phylum degli ctenofori, chiamate anche “noci di mare”. La loro presenza ha interessato tutto il bacino  Adriatico, dalla Croazia fino alla Puglia. Questi individui raggiungono qualche centimetro di lunghezza, sono sprovvisti di cellule urticanti e il corpo è percorso da costole lungo le quali sono presenti una serie di ciglia vibranti dotate di organelli adesivi, con cui catturano lo zooplancton di cui si nutrono. Altre importanti caratteristiche sono la bioluminescenza e la presenza di cteni (da cui il nome), ossia ciglia fuse in otto bande meridiane al corpo utilizzate dall’animale per muoversi lungo la colonna d’acqua. Sono organismi ermafroditi, cioè sono in grado di autofecondarsi e possono generare un numero elevato di uova che si sviluppano in breve tempo. Da indagini svolte, Mnemiopsis leidyi è originario delle coste atlantiche del continente americano, ma durante gli anni ’80 fu introdotto nel Mar Nero tramite acque di zavorra di petroliere. Trovò un ambiente favorevole al suo sviluppo, soprattutto grazie all’abbondanza di cibo e alla scarsità di competitori e predatori e iniziò a produrre grandi aggregazioni che, alimentandosi soprattutto di uova e larve di pesce, nel giro di pochi anni decimarono i già traballanti (a causa della sovrapesca) stock ittici del Mar Nero. Nel 1999, sempre attraverso acque di zavorra, fu introdotto nel Mar Caspio, dove in alcune aree fece registrare una riduzione dello zooplancton di circa l’80%. Nel 2001 fu avvistato nel Mar Egeo dove però non ebbe effetti così drammatici, forse a causa della maggiore presenza di competitori planctofagi, e nel 2006 fu segnalato anche nel Mar Baltico.

La grande tolleranza di questa specie ai diversi fattori ambientali (sopporta salinità variabili da 4 a 38 e temperature comprese fra 4 e 32°C) lo rende capace di adattarsi alle condizioni del Mediterraneo, sia attraverso una competizione per le risorse, sia a causa della dieta costituita prevalentemente da uova e larve di pesce. Tutto questo fa sì che Mnemiopsis leidyi sia in grado di modificare fortemente l’ecosistema marino e, per questo, va tenuto sotto controllo. 

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Arpae: L’aria buona, in alto ma non sempre

Di aria buona parlavano già i nostri nonni, Italo Calvino ci ha intitolato un racconto, “L’aria buona”, appunto, in cui Marcovaldo e i suoi figli si recano su una collina per respirare aria pulita.

Da sempre all’attenzione di chi vuole tutelare la propria salute, gli studi sull’aria buona – o la qualità dell’aria – sono diventati sempre più seguiti, specie in questi anni in cui è aumentata enormemente la sensibilità al problema “inquinamento”.

Nomi come PM2.5 (polveri aventi un diametro inferiore a 2,5 micrometri), biossido di azoto (NO2 ), benzene, e anche il meno comune UFP (particelle ultrafini di aerosol atmosferico, di diametro compreso fra 8 e 100 nanometri), sono diventati ormai noti anche ai non addetti ai lavori.

Pertanto, quando si cerca aria buona, si cercano luoghi lontani dalle sorgenti di emissione di questi composti, anche se spesso non basta. Non tutti sanno che i livelli di inquinamento vengono valutati non tanto rispetto alle emissioni bensì misurando le concentrazioni degli inquinanti in atmosfera.

Si tratta di parametri i cui valori sono legati a svariati fattori: soprattutto meteorologici (ventosità, stabilità atmosferica, altezza media dello strato di dispersione degli inquinanti, piovosità, ecc.) e geografici (in questo caso si parla di variabilità orizzontale). Ma non solo: in queste misurazioni occorre tenere conto anche della variabilità in verticale (ossia, dell’altezza dal suolo a cui vengono rilevati i dati).

Mentre esistono numerosi studi sulle concentrazioni di inquinanti atmosferici in orizzontale, sono rare le indagini sulla variabilità in verticale. A questo proposito, risultano quindi di particolare interesse i dati provenienti dal progetto Supersito, realizzato a partire dal 2010 da Regione Emilia-Romagna e Arpae, con la collaborazione dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del Cnr e di altre istituzioni nazionali e internazionali, per migliorare le conoscenze relative alla concentrazione in atmosfera di alcuni inquinanti, sia all’esterno delle abitazioni (outdoor), sia all’interno (ambiente indoor, di cui spesso si sottovaluta l’insalubrità).

In particolare, il progetto ha portato allo studio di due campagne di misurazione svolte fra il 2015 e il 2016, in inverno e in estate, nell’area urbana di Bologna, con l’obiettivo di valutare nel dettaglio il variare della qualità dell’aria con la quota, passando dai piani bassi ai piani alti. Il palazzo scelto – per opportunità e posizione – è stato il grattacielo sede della Regione Emilia-Romagna a Bologna, in viale Aldo Moro 38 (18 piani per circa 76 metri), che benché non si possa dire rappresentativo della qualità dell’aria in un’area urbana, è stato ritenuto idoneo in quanto lo scopo dello studio era misurare le variazioni percentuali e non le concentrazioni assolute degli inquinanti.

Arpae ha posizionato a diverse quote gli strumenti di misura su piccoli balconi che affacciano sull’esterno del palazzo: 15, 26, 44, 65 metri come raffigurato nella Infografica, e al piano terra (a 2 metri), nel giardino dell’edificio.

La rappresentazione in sintesi dei risultati evidenzia che il PM2.5 resta pressoché invariato al variare della quota. Le concentrazioni infatti decrescono solo debolmente (-11% in inverno e -4 % in estate).

Le particelle ultrafini (UFP) diminuiscono, in entrambe le stagioni, di circa il 30% tra il piano terra e l’ultimo piano. Ancora maggiore è il divario dal piano terra ai piani alti della concentrazione del biossido di azoto (-74%) e del benzene (-35%), soprattutto nel periodo invernale.

Tutte le differenze di concentrazione tra le varie quote ovviamente risultano più marcate in condizioni di scarsa ventosità e di stabilità atmosferica.

Come mai queste differenze di comportamento fra i vari elementi?

Il particolato fine PM2,5 e il biossido d’azoto NO2 mostrano una variabilità ridotta rispetto agli altri inquinanti perché sono, se pure in proporzioni differenti, inquinanti secondari. Infatti, per la maggior parte non provengono direttamente da una o più fonti di emissioni, ma si formano in atmosfera a seguito di complesse reazioni chimiche. Si tratta di reazioni non lineari, su cui incidono considerevolmente le condizioni meteorologiche, come temperatura, umidità relativa e irraggiamento solare. Di conseguenza, risulta difficile assegnare pesi precisi e costanti nel tempo alle sorgenti di emissione.

In particolare:

– il PM2,5, una volta formatosi in atmosfera in particelle solide, si distribuisce omogeneamente nello spazio e, in assenza di pioggia o vento, tende a rimanere in sospensione in aria per diversi giorni. Ne consegue la marcata uniformità delle concentrazioni sia in orizzontale sia in verticale.

– il biossido di azoto (NO2) presenta rilevanti meccanismi di diluizione, trasformazione, tanto che la variabilità sulla verticale e in orizzontale (campagna rispetto a città, zone ad alto traffico rispetto a zone a basso traffico) è molto più marcata rispetto al PM2,5.

Diverso è il caso degli inquinanti primari, la cui principale fonte di emissione diretta è il traffico:

– il benzene, che può essere considerato in buona approssimazione un inquinante primario, dimostra un decremento sulla verticale in gran parte legato appunto alla diluizione che avviene man mano che ci si allontana dalla sede stradale in cui circolano i veicoli;

– analogo il discorso per le particelle ultrafini (UFP): probabilmente la variabilità sarebbe stata ancora maggiore se la misura al suolo fosse stata fatta più in prossimità della sede stradale. Si è visto infatti che sono sufficienti distanze di poche decine di metri per fare decrescere sensibilmente il numero di UFP.

Quindi, la soluzione per respirare aria buona in città è stare ai piani alti? Vero ma solo in parte. Vanno bene i grattacieli o gli edifici molto alti, meglio se d’estate.

Si è visto infatti che in realtà, rispetto all’impatto sull’esposizione della popolazione agli inquinanti, le differenze dovute alla quota appaiono significative solo nel caso di edifici di notevole altezza; in quelli alti fino a una quindicina di metri (tre/quattro piani) le variazioni di concentrazione di inquinanti legate alla quota risultano infatti minime. Ciò vale soprattutto per il PM2,5,  inquinante fra i più importanti per la nostra salute, che presenta lievi differenze al variare della quota, anche nel caso di edifici molto alti. (RM)

Da Arpae




Nube arancione a Caldendasco: tecnici dell’Arpae per verificare eventuali danni all’ambiente

Nel primo pomeriggio di oggi, in un’azienda metalmeccanica nella zona industriale di Ponte Trebbia, comune di Calendasco (Pc), si è sollevata una nube di gas di colore giallo-arancio.

Sulla base delle prime informazioni, la fuga di gas sembra dovuta ad un’aggiunta accidentale di acqua alla vasca di decapaggio contenente acido fluoridrico e acido nitrico in alte concentrazioni. La reazione chimica, fortemente esotermica, ha generato un surriscaldamento della soluzione acquosa provocando la formazione della nube di gas, composta da ossidi di azoto e vapori degli acidi presenti nella vasca.

Il pronto intervento dei Vigili del fuoco è servito oltre che a limitare il fenomeno anche ad impedire ulteriore formazione del gas.

I tecnici di Arpae intervenuti hanno fornito informazioni tecniche sulla natura della nube e hanno proceduto ad alcuni campionamenti di ossidi azoto con fiale a lettura diretta, rilevando concentrazioni istantanee di poco superiori al fondo della sensibilità strumentale, compatibili con l’evento verificatosi. Nessuna anomalia è stata invece rilevata dalle stazioni di monitoraggio della qualità dell’aria cittadine.