Bobbio Film Festival, Pacifico e Arcopinto: “la nostra Gelsomina Verde, per non dimenticare”

La storia di “Gelsomina Verde” è stata al centro della serata di ieri del Bobbio Film Festival: una storia vera, nota alle cronache, quella della ventiduenne di Scampia dedita al volontariato, torturata per ore e infine uccisa con un colpo di pistola nel 2004. Il suo corpo venne dato alle fiamme all’interno di un’auto essendo stata per un breve periodo la ragazza di Gennaro Notturno, membro del clan degli “scissionisti” di Secondigliano.

Ospiti della serata,  il regista Massimiliano Pacifico e il produttore Gianluca Arcopinto, che nel confronto con il pubblico hanno spiegato come hanno scelto questa storia. “Gelsomina è stata una vittima della mafia, era una persona che aiutava il suo quartiere, si dedicava al volontariato; l’unica sua ‘colpa’ è stata innamorarsi dell’uomo sbagliato. Storie come queste non vanno dimenticate, e con questa idea è nato il film”. Attraverso il racconto del terribile omicidio di mafia, Pacifico ha indagato le contraddizioni di un certa società, completamente allo sbaraglio: “Una situazione di degrado sociale e culturale perché, oltre all’efferato delitto, c’è tutto un contorno di omertà. La mafia è origine e conseguenza di una povertà non solo economica, ma anche etica e culturale. Un vero veleno sociale”. Nel cast, anche Francesco Verde, fratello di Gelsomina: “Da subito lo abbiamo coinvolto nel progetto, assumendo poi un ruolo determinante come interprete”.

Questa sera, pausa per il Bobbio Film Festival, che torna domani con “Bangla” e il suo regista (nonché protagonista) Phaim Bhuiyan. Nel film, Phaim è un giovane bengalese musulmano, ha ventidue anni, è nato in Italia, vive con la famiglia a Torpignattara, lavora come steward in un museo e suona in un gruppo. Durante un concerto incontra Asia, istintiva, sregolata, molto diversa da lui. Nasce l’amore, che Phaim dovrà conciliare con la prescrizione islamica della castità prima del matrimonio.

Ricordiamo poi che venerdì 9 agosto, ancora alle ore 21.15, ci sarà una nuova proiezione de “Il traditore” presso il Chiostro di San Colombano a Bobbio, il film di Marco Bellocchio con Pierfrancesco Favino, pluripremiato ai Nastri d’Argento e unico film italiano in corsa all’ultimo Festival del Cinema di Cannes. Apertura lo scorso 27 luglio del Bobbio Film Festival 2019, la proiezione de “Il traditore” ha registrato presto il tutto esaurito; per chi se la fosse persa, venerdì 9 ci sarà nuova occasione di vedere la pellicola.

Infine, ricordiamo anche il gran finale del Bobbio Film Festival con un classico del cinema, sabato 10 agosto, ore 21.15, in versione restaurata a cura della Cineteca di Bologna: l’appuntamento sarà però non con l’annunciato “Polvere di stelle”, ma con “Miracolo a Milano”, a causa di motivazioni tecniche che non hanno consentito la proiezione del primo.

Capolavoro del 1951 uscito dal cappello di Vittorio De Sica e Cesare Zavattini, “Miracolo a Milano” è tratto dal romanzo “Totò il buono” dello stesso Zavattini, che collaborò alla sceneggiatura assieme a De Sica.

Prima della proiezione, ci sarà la consueta cerimonia di premiazione del Bobbio Film Festival con la consegna del Gobbo d’Oro, l’ormai tradizionale riconoscimento realizzato appositamente per la rassegna dall’artista Luigi Scaglioni.




“In viaggio con Adele”, opera prima di Capitani al Bobbio Film Festival

Una commedia dolce, intelligente e divertente, sul tema della diversità: è stato “In viaggio con Adele” il film protagonista della decima serata, ieri, del Bobbio Film Festival. Ospiti il regista Alessandro Capitani e la protagonista Sara Serraiocco che, nel dibattito conclusivo moderato da Anton Giulio Mancino, hanno portato alla luce, stimolati dalle domande del pubblico, aspetti particolari e curiosità sulla pellicola.

La storia è quella di Adele, una ragazza non come le altre. Niente tabù o inibizioni. Veste con un pigiama rosa e orecchie da coniglio. Ed è sempre con il suo gatto immaginario. In giro sparge post-it con i nomi di quel che vede attorno. Aldo (interpretato da Alessadro Haber), un attore teatrale cinico e sul viale del tramonto, scopra all’improvviso di essere suo padre. Dirglielo o liberarsi della ragazza?

“Il mio primo colloquio per questo film? In collegamento con Alessandro via Skype da Los Angeles, in pigiama – ha raccontato Sara. “Quando l’ho vista, è stata una specie di ‘epifania’ – ha poi sottolineato il regista, alla sua opera prima con questa pellicola – Avevamo proprio pensato al pigiama e vederla così mi ha fatto pensare: secondo me è lei la nostra Adele. Poi tornata in Italia ha fatto il provino vero e proprio: è stata bravissima, e così l’abbiamo scelta”. La pellicola indaga il particolare rapporto tra padre e figlia ma, come accennato, anche il tema della diversità.

“Per Adele ci siamo ispirati alla sindrome di Asperger, coinvolgendo ragazzi, quelli che avete visto nella casa famiglia, che hanno veramente questa sindrome – ha spiegato Capitani – “Abbiamo indagato il mondo della diversità e soprattutto della percezione del ‘diverso’, capovolgendo ad un certo punto ciò che è considerato normale. Aldo, alias Haber, il padre di Adele, diventa quello ‘strano’, mentre Adele, apparentemente quella più stramba, senza peli sulla lingua, ci appare alla fine come una figura che dice delle verità eccezionali, ‘sane’. La normalità è insomma una percezione, una questione di schemi”.

Stasera la corsa del Bobbio Film Festival prosegue alle ore 21.15: appuntamento al Chiostro di San Colombano con “Gelsomina Verde”. Una storia vera, nota alle cronache, quella della ventiduenne di Scampia dedita al volontariato, torturata per ore e infine uccisa con un colpo di pistola nel 2004. Il suo corpo venne dato alle fiamme all’interno dell’auto essendo stata per un breve periodo la ragazza di Gennaro Notturno, membro del clan degli “scissionisti”di Secondigliano. Ospiti della serata il regista Massimiliano Pacifico e il produttore Gianluca Arcopinto.




Il Bobbio Film Festival si chiude con “Miracolo a Milano”, versione restaurata

Sabato 10 agosto, ore 21.15, gran finale del Bobbio Film Festival con un classico del cinema, in versione restaurata a cura della Cineteca di Bologna: l’appuntamento sarà però non con l’annunciato “Polvere di stelle”, ma con “Miracolo a Milano”, a causa di motivazioni tecniche che non hanno consentito la proiezione del primo.

Capolavoro del 1951 uscito dal cappello di Vittorio De Sica e Cesare Zavattini, “Miracolo a Milano” è tratto dal romanzo “Totò il buono” dello stesso Zavattini, che collaborò alla sceneggiatura assieme a De Sica. Premiato al Festival di Cannes e Nastro d’Argento, la storia è quella di Totò che, come nelle favole, nasce sotto un cavolo e viene adottato da una buona vecchina che purtroppo muore troppo presto. Però il suo spirito non abbandona mai il buon Totò e gli viene in aiuto nei momenti più difficili. Soprattutto quando un ricco commendatore tenta di scacciare Totò e i suoi amici dal terreno sul quale vivono perché vi ha trovato il petrolio. Per merito della colomba magica che gli ha donato lo spirito della madrina, Totò compie molti miracoli e chiude in bellezza organizzando un esodo di tutti i poveri e gli sfrattati che partono alla ricerca di un mondo più giusto a cavallo delle scope. Un film con Paolo Stoppa, Alba Arnova, Emma Gramatica, Guglielmo Barnabò, Brunella Bovo, Virgilio Riento.

Prima della proiezione, ci sarà la consueta cerimonia di premiazione del Bobbio Film Festival con la consegna del Gobbo d’Oro, l’ormai tradizionale riconoscimento realizzato appositamente per la rassegna dall’artista Luigi Scaglioni.

Si segnala poi che venerdì 9, ancora alle ore 21.15, ci sarà una nuova proiezione de “Il traditore” presso il Chiostro di San Colombano a Bobbio, film di Marco Bellocchio con Pierfrancesco Favino, pluripremiato ai Nastri d’Argento e unico film italiano in corsa all’ultimo Festival del Cinema di Cannes. Apertura lo scorso 27 luglio del Bobbio Film Festival 2019, la proiezione de “Il traditore” ha registrato presto il tutto esaurito; per chi se la fosse persa, venerdì 9 ci sarà nuova occasione di vedere la pellicola.

Il Bobbio Film Festival si avvale della direzione artistica di Fondazione Fare Cinema, presieduta da Marco Bellocchio e diretta da Paola Pedrazzini; biglietteria e logistica a cura del comune di Bobbio.

Biglietti e abbonamenti

I biglietti hanno un costo di € 8,00 e possono essere acquistati: on line al sito www.comune.bobbio.pc.it oppure a Bobbio presso l’ufficio IAT (Piazza San Francesco) dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 16.00 alle 18.00 tutti i giorni dall’inizio festival; le sere delle proiezioni anche dalle 19.30 alle 21.30 presso chiostro di San Colombano, piazza Santa Fara.

Per informazioni sull’acquisto di biglietti e abbonamenti:

iat.bobbio@sintranet.it

IAT del Comune di Bobbio, Piazza San Francesco, 29022 Bobbio (Pc), tel 0523 962815




Il Bobbio Film Festival porta il meglio del cinema italiano in Val Trebbia

Veri e propri top players quest’anno, per usare un gergo calcistico, calcheranno le scene del Bobbio Film Festival, giunto alla 23esima edizione.

Valerio Mastandrea, Anna Foglietta, Alessandro Borghi, i Manetti Bros., Pierfrancesco Favino, Miriam Leone e Barbara Bobulova si alterneranno nella cornice del Chiostro di San Colombano con Marco Bellocchio a fare gli onori di casa il 27 luglio quando presenterà Il Traditore, già visto in concorso alla 72° edizione del Festival di Cannes.

Seguiranno Ride, opera prima da regista di Vlerio Mastandrea, Un giorno all’improvviso (29 luglio), Tutte le mie notti (30 luglio), Dafne (31 luglio), La paranza dei bambini (1 agosto), Il testimone invisibile (2 agosto), Il primo Re (3 agosto), Sulla mia pelle (4 agosto), In viaggio con Adele (5 agosto), Gelsomina verde (6 agosto), Bangla (8 agosto) e Polvere di stelle del 10 agosto.

Alla direzione artistica, vede la partecipazione, oltre a Marco Bellocchio, di Pier Giorgio Bellocchio, Enrico Magrelli, Paola Pedrazzini. Sostegno importante per la realizzazione della kermesse viene da Fondazione Fare Cinema, Fondazione Piacenza e Vigevano, MiBac, Regione Emilia Romagna, Comune di Bobbio e Camera di Commercio di Piacenza.

Il sindaco di Bobbio, Roberto Pasquali, si è soffermato in particolare sull’organizzazione del Festival, che come sostiene lui,  “ogni anno diventa sempre più difficile. Anche per mettere insieme i finanziamenti necessari, non è più così semplice, tenuto conto delle ristrettezze dei finanziatori. Facciamo degli sforzi per quello che significa il Festival per il territorio, poi il maestro Bellocchio fa da traino alla manifestazione”. Pasquali ricorda gli inizi del Festival, quando “si trattava di una manifestazione sperimentale, ora è cresciuto tantissimo, dando un’immagine importante a Bobbio, e alla provincia di Piacenza. Il nostro impegno è sempre quello di fare sempre qualcosa di più e meglio”.

Pasquali fa riferimento in particolare alla scuola di cinema e di critica cinematografica, per avere la consapevolezza di cosa significa fare un film, “e per svecchiare la categoria dei critici cinematografici”. A questo proposito quest’anno a Bobbio ci saranno laboratori, lezioni, esercitazioni, visione di film, grazie alla presenza di Enrico Magrelli (Hollywood Party) Anton Giulio Mancino e Gioia Nazzaro (delegato generale della Settimana Internazionale della Critica alla Mostra del Cinema di Venezia).

BIGLIETTI E ABBONAMENTI

I bifglietti possono essere acquistati online sul sito del Comune di Bobbio oppure fisicamente presso lo IAT di Bobbio dalle 10 alle 12.30 e dalle 16 alle 18.00 tutti igiorni dall’inizio del Festival; le sere delle proiezioni anche dalle 19.30 alle 21.30. Per altre info consultare il sito di Fondazione Fare Cinema o scrivere a info@fondazionefarecinema.it

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Bobbio Film Festival, Mancino: “Una rassegna che rappresenta tutto il cinema”

Una rassegna che soddisfa ogni esigenza, per questo il pubblico partecipa in modo assiduo, numeroso e attento. E’ una delle formule vincenti del Bobbio Film Festival, giunto alla 22 esima edizione, a cui la direzione artistica lavora per mesi prima della presentazione.

Due settimane intense dal punto di vista dei contenuti oltre che organizzativo.

Ogni sera, dopo la proiezione, i registi e gli attori ospiti hanno la possibilità di conversare con il pubblico; un momento partecipato con domande e considerazione sempre molto pertinenti.

A moderare i dibattiti si sono alternati tre critici cinematografici: Enrico Magrelli che fa parte anche del Comitato di Direzione Artistica insieme a Marco Bellocchio Pier Giorgio Bellocchio e Paola Pedrazzini, Giona Nazzaro che chiuderà la 22 esima edizione e Anton Giulio Mancino che ci ha raccontato la sua esperienza personale del Bobbio Film Festival.

“Per me che ho studiato dettagliatamente l’opera di Bellocchio per tantissimi anni essere qui è un’esperienza sovrannaturale. Questo è un posto magico, unico, un’avventura che auguro a tutti di sperimentare” ci racconta Mancino al termine dell’emozionante proiezione di “Vangelo” di Pippo Delbono.

“Trovo la scelta dei titoli molto democratica; rappresentano il cinema, tipologie molto diverse, molto estreme. Mi sembra giusto perché in questo momento il cinema va difeso proprio tutto, non credo più alla partigianeria, al cinema d’autore contro il cinema commerciale, non in questo momento. Lo dimostra il fatto che le persone partecipano tante e propositivamente al dibattito, segno che si sentono tutti rappresentati e questo è fondamentale” conclude Mancino.

A chiudere la rassegna sarà il critico Giona Nazzaro che introdurrà “Novecento – atto secondo”, modererà il dibattito venerdì 17 con Silvia Luzi e Luca Bellino registi di “Il cratere” e parteciperà all’ultima serata con la proiezione di “Ultimo tango a Parigi” di Bertolucci preceduta dalla cerimonia di premiazione.

Premio speciale Gobbo d’oro alla carriera a Pippo Delbono 

Ha ricevuto il premio speciale Gobbo d’oro alla carriera Pippo Delbono con il suo film “Vangelo” in rassegna al Bobbio film Festival. E’ stato Pier Giorgio Bellocchio a consegnarlo al regista al termine della proiezione al chiostro di San Colombano.

Una serata densa di emozione perché il Vangelo colpisce, ammutolisce e fa riflettere.

Un film dedicato alla madre perché proprio da lei Delbono ricevette l’input: “Pippo, fai qualche cosa che parli dell’amore. È importante parlare dell’amore, Pippo. Potresti fare il Vangelo. Dovresti pensare veramente di fare il Vangelo» gli disse prima di morire. «Come faccio a fare il Vangelo, mamma? Io non credo in Dio. Non credo a questo Dio delle menzogne, a questo Dio della famiglia, in questo dio che m’insegnavate da piccolo, questo dio delle paure, paure di tutto, anche dell’amore. Dell’amore. Questo Dio dei miracoli. Questo dio che cammina sull’acqua. Non si può camminare sull’acqua. Si può solo sprofondare nell’acqua, come sprofondano tutte queste persone che stanno arrivando qua e che cadono, come dei Cristi, in mezzo al mare». Così inizia il film che racconta come si vive e chi vive in un centro profughi.

Il regista condivide con questi ragazzi, che chiama tutti per nome, la quotidianità fatta di tempo sospeso tra dolorose memorie e incerto futuro. Poco alla volta i rifugiati si aprono  e raccontano le loro storie, come ha fatto Safi. “Ho spiato il loro piccolo, privato mondo – racconta Delbono nel film come una sorta di voce narrante – avevo paura ad entrarci troppo nel loro mondo. Vangelo è stato un pretesto per avvicinarmi a loro così lontani, così diversi da me. Ad accomunarci la solitudine, il nostro bisogno dell’altro”.

Nel film, girato in parte da Delbono con una videocamera, sono narrate le storie, i racconti di vita, le morti scampate, la fuga dalle prigioni per approdare, spesso, in altre prigioni. “Non è un film ideologico – ci tiene a precisare il regista – sono entrato nudo da preconcetti e ne sono uscito ancora più nudo. Mi trovato in mezzo a sconosciuti arrivati dall’acqua, non sapevamo chi aveva vergogna di chi, non sapevo chi aveva paura di chi”.

“E’ un film che ancora mi provoca sofferenza, nonostante siano passati due anni dalla realizzazione, un’esperienza che fa ancora male – racconta Delbono – in un paese, come l’Italia, pericolosamente razzista e fascista, oggi più che mai”.




Al Bobbio Film Festival arriva il cratere” docufilm di Silvia Luzi e Luca Bellino

Sarà “Il cratere” di Silvia Luzi e Luca Bellino il film protagonista, venerdì 17 agosto, al Bobbio Film Festival. Presentato alla Settimana Internazionale della Critica della 74 esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, è un docufilm su Sharon Caroccia, astro nascente della musica neomelodica napoletana.

La sua voce potrebbe diventare la roccia su cui costruire una scalata sociale, lo sa bene il padre Rosario per cui far emergere la figlia sta divantando sempre più un’ossessione. Il talento di Sharon diventa una condanna.

Questo è ciò che scrivono i registi Silvia Luzi e Luca Bellino per descrivere il loro film:

“Crater è il nome di una costellazione debole e incerta, invisibile perché estremamente luminosa. Crater sfavilla e non si vede, è percepibile a fatica e per una sola stagione. Di notte, in primavera e solo dal sud del mondo. Abbiamo visto Rosario calpestare il suo cielo come un soldato il campo di battaglia, e imbracciare Sharon come arma solitaria e finale. Abbiamo scelto di stare con loro e lottare attaccati alle loro vite, alla guerra dichiarata per costrizione e conservazione, nobile nelle intenzioni e beffata nell’effetto. E Rosario e Sharon hanno scelto di stare con noi, giocando la sfida di reinventare la propria vita. Il Cratere racconta il cruccio, il pregiudizio e l’onta, il passo e l’inganno. È melodia dialettale per libera scelta, è il tutti contro tutti per sopravviversi, e il noi contro loro per difendersi. Lotta di classe perpetua e primitiva, gogna circolare. Definitiva e bizzarra”.




Bobbio Film Festival, “Nobili bugie”: l’imprevedibile che non ti aspetti

Ha colpito nel segno “Nobili bugie” il film di Antonio Pisu in rassegna ieri sera al Bobbio Film Festival che ha intrattenuto il pubblico attento, divertito e, a tratti, sorpreso dall’evoluzione della storia. Sulle colline di Sasso Marconi, nel 1944, vive la famiglia del duca Pier Donato Martellini (Raffaele Pisu), la duchessa Romola Valli (Claudia Cardinale) e l’immaturo figlio Jean Jacques (Paolo Rossi), al loro fianco una servitù sgangherata ridotta ai minimi termini.

E’ un susseguirsi di avventure e astuzie per sopravvivere all’indigenza; una trama che ha divertito il pubblico non senza sorprese rivelate nel finale con il grande Giancarlo Giannini che ha partecipato con un breve ma intenso ruolo.

Un film a gestione familiare, l’ha definito Ivano Marescotti, nel dialogo al termine della proiezione con Enrico Magrelli; il regista, al suo esordio cinematografico, Antonio Pisu si è trovato a lavorare con il padre, il grande Raffeale Pisu che ha salutato il pubblico di Bobbio con una forza e una carica fuori dal comune e con il fratello ritrovato Paolo Rossi nel ruolo dell’immaturo Jean Jacques oltre che produttore del film. “E’ stata un’esperienza umanamente e professionalmente unica – ha detto Paolo – ho deciso di produrre questo film perché ci ho creduto fin da subito insieme ad Antonio e Raffaele, ed è soprattutto per lui che ci siamo messi al lavoro. Ma non ci fermeremo qui perché abbiamo deciso di restaurare “Italiani brava gente” del 1965 a cui ha partecipato lo stesso Raffaele”.

“Lavorare con papà, con mio fratello Paolo e con questo cast d’eccezione è stata una fortuna” ha raccontato Antonio Pisu  “sul set non ci sono stati problemi, abbiamo riso tantissimo, è stata per me una grande esperienza. Paolo, mio fratello, in questo ha contribuito fortemente – ha concluso Pisu – mi ha aiutato a sognare in grande”.

Questa sera la rassegna prosegue con “La terra dell’abbastanza” alle 21.15 al chiostro di San Colombano. Ospiti della serata i registi Damiano e Fabio D’Innocenzo che presenteranno il loro film d’esordio. La serata proseguirà con il dibattito in sala, insieme a Damiano e Fabio D’Innocenzo.

Il fim: La terra dell’abbastanza

Mirko e Manolo sono due giovani amici della periferia di Roma. Bravi ragazzi, fino al momento in cui, guidando a tarda notte, investono un uomo e decidono di scappare. La tragedia si trasforma in un apparente colpo di fortuna: l’uomo che hanno ucciso è un pentito di un clan criminale di zona e facendolo fuori i due ragazzi si sono guadagnati un ruolo, il rispetto e il denaro che non hanno mai avuto. Un biglietto d’entrata per l’inferno che scambiano per un lasciapassare verso il paradiso.

I registi

Damiano e Fabio D’Innocenzo (1988) sono registi e sceneggiatori. Hanno trascorso la loro infanzia nei sobborghi di Roma, dedicandosi alla pittura, scrivendo poesie e scattando fotografie. La terra dell’abbastanza è il loro primo film.

La rassegna prosegue lunedì 13 agosto, con “Due piccoli italiani” di Paolo Sassanelli, ospite del festival.

Per l’acquisto di biglietti visitare il sito www.comune.bobbio.pc.it, per informazioni sul programma e gli ospiti www.bobbiofilmfestival.it.




Bobbio Film Festival: una serata all’insegna di “Novecento”, Amelio e Bertolucci

Il Bobbio Film Festival rende omaggio a Bernardo Bertolucci. Nella serata del 9 agosto è stata proiettata la prima parte di “Novecento”, pellicola recentemente restaurata dalla Cineteca di Bologna.

Stasera, nell’ambito dell’evento dedicato a “Fare Cinema”, Gianni Amelio, in questi giorni impegnato a Bobbio nella direzione della scuola di alta specializzazione in regia cinematografica, voluta da Marco Bellocchio a fianco del festival, presenterà il suo documentario realizzato proprio sul set di Novecento.

E’ lo stesso Amelio a ricordare come nacque questa opportunità, a margine di un incontro con la redazione di Radio Shock, radio del dipartimento di salute mentale dell’Ausl di Piacenza.

“Conoscevo Bertolucci da parecchi anni, dai suoi debutti e mi aveva alcune volte chiamato a fare il suo aiuto regista – racconta Amelio -. Purtroppo per altri impegni avevo sempre dovuto non partecipare, e questo mi dispiaceva moltissimo. Ne avevo fatto quasi una malattia quando ho dovuto fare il servizio militare, invece di fare l’aiuto sul set de “Il conformista”, che forse è il film più bello di Bertolucci. Quando Bernardo ha messo in cantiere Novecento io gli ho chiesto di poterlo seguire durante le riprese, e registrare la messa in scena del film. E lui ha accettato”.

“Bertolucci secondo il cinema” sarà proiettato in serata, dalle 21 e 15, nel chiostro di San Colombano, insieme a “Casa d’altri”, il corto dedicato ad Amatrice e realizzato sempre da Amelio, una sequenza tratta dal suo ultimo “La tenerezza”. In apertura sarà presentato anche il corto di Marco Bellocchio “La lotta”, in rassegna lo scorso anno a Cannes nella Quinzaine des Réalisateurs.

Con Gianni Amelio dialogherà il critico cinematografico Enrico Magrelli.

La rassegna prosegue sabato 11 agosto, con “Nobili bugie” di Antonio Pisu.

Per l’acquisto di biglietti visitare il sito www.comune.bobbio.pc.it, per informazioni sul programma e gli ospiti www.bobbiofilmfestival.it.

 




Al Bobbio Film Festival domani arriva il regista Gianni Amelio

Serata Fare Cinema, al Bobbio Film Festival. Ospite il Maestro del cinema Gianni Amelio, in questi giorni impegnato come docente nel corso di alta specializzazione in regia cinematografica nel borgo dell’alta Valtrebbia (Piacenza).

Il programma del 10 agosto, nel chiostro di San Colombano dalle 21 e 15, è ricco di anteprime, un vero e proprio momento clou della rassegna, giunta alla 22esima edizione, sotto la guida di Marco Bellocchio, ora affiancato da Pier Giorgio Bellocchio, Enrico Magrelli e Paola Pedrazzini.

Durante la serata Amelio presenterà “Casa d’altri”, il suo corto dedicato ad Amatrice proposto lo scorso anno al Festival del Cinema di Venezia, una sequenza tratta dal suo ultimo “La tenerezza” e “Bertolucci secondo il cinema”, il documentario realizzato sempre da Amelio nel backstage di “Novecento”. Sempre il 10 sarà proiettato il corto di Marco Bellocchio “La lotta”, in rassegna nel 2017 a Cannes nella sezione Quinzaine des Réalisateurs.

Dopo la proiezione Gianni Amelio dialogherà con il pubblico, insieme al critico cinematografico Enrico Magrelli.

IL FESTIVAL – Il Bobbio Film Festival, che ogni anno si arricchisce grazie alla progettualità della Fondazione Fare Cinema, alla sinergia del Comune di Bobbio e al sostegno del Ministero dei Beni Culturali, Regione Emilia Romagna, Fondazione di Piacenza e Vigevano, Camera di Commercio di Piacenza, prosegue l’11 agosto al Chiostro di San Colombano, con la proiezione di “Nobili bugie”. Ospite della serata il regista Antonio Pisu e gli attori Ivano Marescotti e Raffaele Pisu.

La commedia surreale “Easy – un viaggio facile facile” conquista il Bobbio Film Festival

Il Bobbio Film Festival con “Easy – un viaggio facile facile” ha ancora una volta dato spazio a opere coraggiose, visivamente potenti, che rifuggono da catalogazioni di comodo.

Segno questa della qualità della rassegna, giunta quest’anno alla 22esima edizione sotto la direzione di Marco Bellocchio, affiancato da Pier Giorgio Bellocchio, Enrico Magrelli e Paola Pedrazzini.

L’opera prima di Andrea Magnani ha commosso e divertito il folto pubblico, presente alla proiezione nel chiostro di San Colombano nella serata dell’8 agosto.

“Easy – un viaggio facile facile” racconta la storia di Easy, ex ragazzo prodigio delle corse ora depresso e in sovrappeso, che viene convinto dal fratello imprenditore edile a trasportare in Ucraina la salma di un operaio, Taras, morto in uno dei suoi cantieri.

Ma il viaggio non sarà semplice come prospettato e Easy affronterà una serie di avventure assurde, che lo porteranno a riappropriarsi della propria vita.

“Viviamo in un’epoca in cui pensiamo di essere al sicuro, grazie alla tecnologia e al benessere che ci circonda, ma in realtà – ha detto il regista Andrea Magnani durante il dibattito condotto dal critico cinematografico Enrico Magrelli – siamo infelici. E la depressione, la stessa malattia che ha colpito il protagonista, Easy, è tipica del mondo benestante. Questa è una storia di persone invisibili: lo è Easy in virtù della sua depressione, e lo è anche Taras, l’operaio straniero che muore in un cantiere, simbolo di tutte quelle persone che lasciano il proprio paese alla ricerca di una vita migliore e non riescono a realizzare il loro sogno”.

Un po’ movie on the road, tra commedia e dramma, grazie a un’interpretazione strepitosa del protagonista, Nicola Nocella, degna di un film muto, “Easy” è in realtà “un film sui confini – continua Magnani – tra Europa dell’est e Europa dell’ovest, così come tra la vita e la morte. I temi affrontati sono tutt’altro che leggeri: parliamo di depressione, di morti sul lavoro… Ma l’aver scelto il tono da commedia non li banalizza, anzi. La commedia ha più registri, e questo ti consente di andare maggiormente a fondo”.

Il Bobbio Film Festival, che ogni anno si arricchisce grazie alla progettualità della Fondazione Fare Cinema, alla sinergia del Comune di Bobbio e al sostegno di Ministero dei Beni Culturali, Regione Emilia Romagna, Fondazione di Piacenza e Vigevano, Camera di Commercio di Piacenza, prosegue stasera al Chiostro di San Colombano, con la proiezione della prima parte di Novecento, capolavoro di Bernardo Bertolucci.




La fantascienza come antidoto al dolore. La regista Paola Randi ospite del Bobbio Film Festival

“L’umanità è da sempre alla ricerca di un antidoto al dolore, alla perdita. La fantascienza è un mix molto interessante, perché unisce mito e scienza. E non può esserci un antidoto più potente”.

La 22esima edizione del Bobbio Film Festival in Valtrebbia (Piacenza) continua offrire l’opportunità di conoscere film originali e inconsueti, come l’ultima opera di Paola Randi, “Tito e gli alieni”.

Paola Randi è stata ospite della quarta serata della rassegna, ideata da Marco Bellocchio, affiancato nella direzione artistica da Pier Giorgio Bellocchio, Enrico Magrelli e Paola Pedrazzini,

Girato nel deserto del Nevada, “Tito e gli alieni” racconta la storia di un professore solitario (Valerio Mastandrea), in lutto per la scomparsa della moglie, raggiunto dai nipotini rimasti orfani.

“L’idea di mescolare il dolore con la fantascienza viene da un’esperienza personale – racconta la regista -. Mio padre negli ultimi anni della sua vita stava perdendo la memoria, e un giorno l’ho visto seduto in poltrona, intento a guardare una foto di mia madre per tantissimo tempo, perché cercava di conservarne il ricordo”.

“Mi è così venuta l’idea di quest’uomo nel deserto, sdraiato su un divano, con le cuffie in testa, che cerca nell’universo la voce della moglie”.

“La fantascienza è un mix molto interessante, perché l’umanità da sempre cerca delle risposte, degli antidoti al dolore, alla morte, alla perdita. Emanuele Severino lo spiega molto bene nel suo saggio sui Presocratici: l’umanità per un po’ di tempo ha cercato risposte attraverso con il mito, e il mito significa il narrare una storia. Ma a un certo punto non basta più e nascono la filosofia e la scienza, nasce la ricerca di qualcosa di certo, di tangibile”.

“La fantascienza è l’unione di queste due cose: mito e scienza che si fondono e secondo me non ci può essere un genere che offra un antidoto più potente”.

Inconsueta anche la location scelta per il film, il deserto del Nevada e la mitica Area 51.

“Questo in realtà è un film sulla memoria – ha detto -, e io ho voluto ricreare la luna di Astolfo dell’Orlando Furioso, un luogo in cui l’umanità potesse ritrovare quello che ha perduto e quindi la memoria, e questo deserto mi è sembrato il luogo adatto. Girare nel deserto è stato possibile grazie a uno sforzo produttivo non indifferente”.

Questa unione di fantascienza, emozioni e grande potenza visiva ha convinto il pubblico del festival, che ha partecipato numeroso al vivace dibattito post proiezione, condotto dal critico Enrico Magrelli.

Easy – un viaggio facile facile

Il Festival prosegue stasera, mercoledì 8 agosto alle 21 e 15 con “Easy – un viaggio facile facile”. La proiezione si terrà, alle 21 e 15, nel chiostro di San Colombano. Presente il regista Andrea Magnani, che dialogherà con il pubblico insieme al critico cinematografico Enrico Magrelli.

Il film

Isidoro (Nicola Nocella), detto Easy, ha 35 anni, molti chili di troppo e una bella depressione: vive con la madre e passa il tempo davanti alla Playstation. Giornate lente, immobili, spese ingozzandosi di psicofarmaci e meditando (più o meno convintamente) il suicidio.

Poi, però, qualcosa cambia: il fratello gli chiede di riportare a casa lo sfortunato operaio Taras, morto per un incidente sul lavoro, trasportando la sua bara fino in Ucraina.

Niente di complicato, sulla carta, ma Isidoro è Isidoro e un lungo viaggio attraverso i Carpazi può rivelarsi davvero insidioso. Soprattutto alla guida di un carro funebre!

Il regista

Andrea Magnani (1971) è nato a Rimini e vive tra Roma, Trieste e qualche altra parte del mondo.

Finalista al Premio Solinas nel 2002, e selezionato alla prima edizione del Berlinale Talent Campus, scrive per il cinema e la televisione (tra le altre cose è sceneggiatore dell’Ispettore Coliandro). Ha diretto diversi documentari e corti (Basta Guardarmi è stato selezionato tra gli altri al World Film Fund di Montreal e al Giffoni Film Festival).

È sceneggiatore e regista, insieme a Davide Del Degan, di Paradise, coproduzione tra Italia e Slovenia, al cinema nel 2018.

Easy – Un viaggio facile facile è il suo primo lungometraggio.

La rassegna proseguirà con una pietra miliare del cinema italiano: Novecento di Bernardo Bertolucci. Giovedì 9 agosto alle 21 e 15 sarà proiettata la prima parte del film, restaurato dalla Cineteca di Bologna.

Per l’acquisto di biglietti visitare il sito www.comune.bobbio.pc.it, per informazioni sul programma e gli ospiti www.bobbiofilmfestival.it.