Imprenditoria giovanile in calo del 5,1% in Emilia Romagna

Nuovo netto calo per le imprese giovanili. A fine settembre le imprese attive giovanili sono risultate 30.490, pari a solo il 7,5 per cento delle imprese regionali.

In un anno ne sono andate perdute 1.632 (-5,1 per cento), con una ulteriore lieve accelerazione della tendenza negativa, mentre le altre imprese sono diminuite solo dello 0,6 per cento. Da tempo, la tendenza regionale risulta più pesante di quella nazionale, che ha visto le imprese giovanili (507.409, pari al 9,8 per cento del totale) diminuire del 3,0 per cento e le altre imprese confermare la tendenza positiva e segnare un nuovo lieve aumento (+0,3 per cento).

Questa l’immagine che emerge dal Registro delle imprese delle Camere di commercio elaborati da Unioncamere Emilia-Romagna.

Le imprese giovanili aumentano solo in Sardegna e Basilicata. Tra le regioni che crescono meno sotto questo profilo l’Emilia-Romagna è come il Veneto (-4,4 per cento) mentre la tendenza è meno pesante in Lombardia (-3,1 per cento) e Piemonte (-3,5 per cento).

I settori

La crisi dei comparti produttivi tradizionali ha colpito particolarmente le imprese giovanili. La loro riduzione è determinata soprattutto dal pesante crollo delle imprese delle costruzioni (-920 unità, -12,7 per cento), un settore che continua a scontare gravi difficoltà, al quale si aggiungono la rapida caduta delle imprese dell’industria (-160 unità, -6,7 per cento) e l’ampia flessione delle imprese dell’insieme del settore dei servizi (-577 imprese, -2,9 per cento), derivante dalla più marcata riduzione nel settore del commercio (-436 imprese, -5,3 per cento) e dalla più lieve flessione nell’aggregato degli altri servizi (-141 imprese, -1,2 per cento). Contrariamente alla tendenza prevalente tra le altre imprese, risultano in leggera crescita solo le imprese giovanili attive nell’agricoltura, silvicoltura e pesca, +25 imprese, +1,1 per cento, grazie alla crescita della pesca e acquacoltura.

La forma giuridica

La riduzione è principalmente da attribuire alla flessione molto ampia delle ditte individuali (-1.419 unità, -5,7 per cento), anche se la contrazione è stata notevolmente più rapida per le società di persone (-10,7 per cento, pari a 264 unità), attribuibile all’attrattività della normativa delle società a responsabilità limitata semplificata, che sostiene la crescita più contenuta delle società di capitale (+93 unità, +2,1 per cento).




In calo, in Emilia Romagna, le imprese femminili

Arretrano in regione le imprese rosa. A fine giugno erano 85.031, si accentua lievemente la flessione rispetto all’anno precedente (-0,3 per cento). Crescono le imprese dei servizi, in particolare alla persona e di alloggio e ristorazione, con l’eccezione del commercio al dettaglio, in sensibile calo. Prosegue la contrazione in agricoltura e nelle costruzioni. Continua la composizione tra il calo delle società di persone ( -3,0 per cento) e delle ditte individuali (-0,4) e la crescita delle società di capitale (+3,0 per cento).

In Emilia-Romagna, alla data del 30 giugno scorso le imprese attive femminili erano 85.031, pari al 20,9 per cento del totale delle imprese regionali, con una leggera flessione (-219 unità, pari a un -0,3 per cento) rispetto alla stessa data del 2016, tendenza che si è accentuata rispetto al trimestre precedente. Ancora una volta, migliore il trend, a livello nazionale, dove le imprese femminili (1.160.810) sono aumentate dello 0,3 per cento. È quanto risulta dai dati del Registro delle imprese delle Camere di commercio elaborati da Unioncamere Emilia-Romagna.
Negli ultimi tre anni la base imprenditoriale femminile regionale ha mostrato un andamento leggermente peggiore rispetto a quello riferito alla compagine femminile nazionale. Le imprese in rosa sono aumentate in un terzo delle regioni italiane. L’incremento è stato più rapido in Calabria (+1,2 per cento) e nel Lazio (+1,1 per cento). L’Emilia-Romagna è dodicesima per crescita.
Settori di attività economica. Le tendenze a livello settoriale risultano ampiamente divergenti. Crescono le imprese dell’insieme dei servizi (+0,2 per cento, +147 unità), grazie soprattutto all’incremento delle imprese dei servizi alla persona (+150 unità, +1,6 per cento) ed alloggio- ristorazione (+134 unità, +1,4 per cento), nonostante la rilevante eccezione dell’insieme del commercio (-396 unità, -1,7 per cento) e quella meno sostanziale delle attività immobiliari (-87 unità, -1,5 per cento). All’opposto, in territorio negativo, il commercio al dettaglio e i settori produttivi tradizionali dell’agricoltura (-302 unità, -2,3 per cento) e delle costruzioni (-1,6 per cento), mentre la manifattura ha mostrato una certa tenuta (-0,2 per cento), anche rispetto all’andamento a livello nazionale (-0,5 per cento).
La forma giuridica La flessione dell’insieme delle imprese femminili è da attribuire a quella analoga delle ditte individuali (-0,4 per cento -245 unità), ma soprattutto alla sensibile riduzione delle società di persone (-394 unità, -3,0 per cento) che risentono dell’attrattività della normativa delle società a responsabilità limitata semplificata. Questa sostiene la crescita delle società di capitale (+424 unità, pari al 3,1 per cento), anche se questa risulta più contenuta rispetto al recente passato. Le cooperative e i consorzi continuano a fare registrare una discreta crescita (+1,1 per cento).