MigrER, le storie di emigrazione emiliano romagnola in un unica “piazza” virtuale

La Storia siamo noi, diceva una vecchia canzone di Francesco de Gregori. Viviamo un’epoca fatta di storie, della gente che “quando si tratta di scegliere e di andare/te la ritrovi tutta con gli occhi aperti/che sanno benissimo cosa fare”. Da fine ‘800 è capitato a tantissimi di scegliere, anche dalle nostre parti.

Per ricordarli è stato creato un museo virtuale, uno spazio per la condivisione di storie, che sicuramente coloro che sono partiti avrebbero apprezzato. La presentazione è avvenuta in Cattolica questo pomeriggio. L’emigrazione, almeno quella emiliano romagnola, ha trovato tre vie importanti: quella verso le Americhe, Nord e Sud (ma anche Australia e in piccola parte Africa), riconducibili alla vecchia emigrazione e alle seconde e terze generazioni. E poi quella recente di chi si è spostato soprattutto per lavoro, ad esempio per seguire la delocalizzazione di un’azienda (vedi la Cina).

C’è Gianfranco Contri, modenese di Riolunato, che si è innamorato delle Far Øer tanto da scrivere il primo dizionario italiano – faroese, c’ è Nino Borsari vincitore dell’ oro olimpico nella gara ciclistica dell’inseguimento a squadre ai giochi di Los Angeles del 1932. La guerra poi lo bloccò in Australia, dove restò per sempre. E poi Amleto Vergiati, abile scrittore di tanghi. Ma ce ne sarebbero tante altre.

Il grande lavoro per giungere a questo risultato è stato compiuto dalla Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo in oltre 30 anni di attività. “All’interno di questa Consulta, – sottolinea Gian Luigi Molinari -, abbiamo una rappresentanza di tutte le associazioni di emiliano romagnoli nel mondo. Abbiamo rappresentanze da ogni dove, le nostre associazioni sono un riferimento per promuovere la cultura e le tradizioni. Mettendo a disposizione la propria professionalità. MigrER è nato dal basso, grazie alla proposta dei consultori, quando eravamo a Buenos Aires, per ovviare alla distanza grazie alla tecnologia”.

PROGETTI

I progetti spaziano enormemente: dalle analisi statistiche dei flussi migratori all’estero, alla scuola, alle associazioni di promozione sociale. “Abbiamo messo in campo più di mezzo milione di euro in questi anni – continua Molinari -, noi e la Regione. L’emigrazione può essere un grandissimo insegnamento, per capire che può essere una risorsa per i contatti”.

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Cottarelli in Cattolica: “Crescita attorno allo 0,3% dato molto deludente rispetto alle potenzialità”

Grande pomeriggio quello di oggi in Cattolica in compagnia di uno dei nomi illustri del panorama economico italiano di oggi. Carlo Cottarelli si è presentato puntualissimo nella sede di Via Emilia Parmense per parlare di crescita durante la XV lezione “Mario Arcelli”, dal nome del rinomato economista di origine piacentina cui il CeSPEM rende omaggio. Prima di lui una breve introduzione della sindaca Barbieri.

“Un piacere e un onore parlare di Mario Arcelli – ha introdotto la Barbieri – una persona che non si è risparmiata e che ha lasciato un grande segno. Ha avuto amore per la vita dei ragazzi piacentini. Queste occasioni ci danno sempre la possibilità di avere dei relatori di levatura incredibile. Anche noi amministratori abbiamo bisogno di ascoltare persone come Cottarelli, perchè le difficoltà di un’Italia che non cresce le tocchiamo con mano tutti i giorni. Fare l’amministratore oggi è un po’ come andare controvento, perchè al di la delle programmazioni c’è un sistema burocratico che non funziona. Siamo oberati da una normativa schizofrenica”.

La sindaca nello specifico si è soffermata sulla situazione di strade e scuole, le cui risorse sono state definite “insufficienti”. In particolare i costi delle strade preoccupano la sindaca, la quale considera: “Se le strade sono sempre strade, perchè se vengono gestite da ANAS devono costare 190 mila euro al km e quando le deve fare la Provincia le deve fare con 2 mila euro al km? Non stupiamoci se l’Italia non cresce”.

COTTARELLI: “CRESCITA DELUDENTE”

“Il problema della crescita non è attuale – ha sentenziato Cottarelli, direttore dell’Osservatorio Conti Pubblici -, ma ha radici ventennali. Il nostro reddito è cresciuto sempre poco, oggi un italiano ha pressochè lo stesso reddito di vent’anni fa. Già negli anni 90 si constatava un arretramento dovuto al crollo demografico degli anni prima, cosicchè meno persone entravano nel mondo del lavoro, ma in termini di reddito pro capite crescevamo come l’Europa. La mancata crescita è coincisa con l’entrata dell’euro. Sia chiaro, sono per stare nell’Euro e credo che possiamo crescere nell’Euro. E comunque uscirne comporta dei costi notevoli. Due cose sono andate storte: prima di tutto la competitività, la capacità di esportare che ha visto l’Italia deficitare. In più i nostri costi di produzione hanno continuato a crescere più rapidamente che in Germania”.

Riguardo la situazione economica attuale, Cottarelli rimane ancora ottimista sul breve periodo: “Mi aspetto di vedere nel terzo e quarto trimestre un po’ di crescita, dovuta ad alcune misure messe in campo oggi, ma al massimo penso ad una crescita che si aggira sullo 0,3%, non di più, un dato che rimane comunque piuttosto deludente. Noi dobbiamo temere che una recessione in Europa abbia effetti negativi anche su di noi”. 

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In Cattolica uno sguardo verso il futuro. Caselli: “A Piacenza i lavori più richiesti richiedono basse qualifiche”

Quando si parla del futuro, soprattutto in questa fase storica, troviamo solitamente tre tipi di persone: chi intravede un futuro bellissimo grazie alle nuove tecnologie, chi di queste vede solo gli aspetti negativi e infine chi sostiene l’importanza di rimboccarsi le maniche adesso e cominciare a migliorare il presente. Dove vi collocate voi? Per rispondere alla domanda qualche riflessione l’ha lanciata Guido Caselli, direttore centro studi e ricerche di Unioncamere Emilia Romagna, nella Sala Piana dell’Università Cattolica nell’ambito della presentazione del nuovo rapporto congiunturale di Piacenz@Economia, Lavoro e Società.

“Vediamo un’Italia spaccata in due: se l’Europa possiamo dire che viaggi in macchina, il nostro Paese viaggia in bicicletta, ma il nostro Sud va a passo d’uomo. Secondo i dati Prometeia, scenari per le economie locali, gennaio 2019, la zona Nord dell’Italia, compresa l’Emilia Romagna, crescerà tra il 2,7 e il 3,3%, mentre il singolo dato di Piacenza è ottimo: 2,9%. Attenzione perchè comunque è una crescita che va rapportata ad altre zone”. Un quadro che pare idilliaco, ma nel corso del tempo sono emerse delle distorsioni che portano a pensare gli studiosi che questo modello non è più sostenibile: la concentrazione della ricchezza nelle mani di poche persone, le tante persone alla ricerca di un posto di lavoro, (In Italia il 5% più ricco detiene la stessa quota di ricchezza posseduta dal 90% più povero, Rapporto Oxfam 2019).

Caselli nella sua relazione ha voluto fare un paragone tra la Piacenza del 2018/19 con quella che potrebbe essere tra vent’anni. Se ora un quarto della popolazione ha più di 65 anni, tra vent’anni sarà un terzo, mentre ora il 14% della popolazione è straniero, il 28% nella classe 30-39 anni. Ogni 3 bambini nati a Piacenza uno è straniero. Nel 2039 Il 25% della popolazione sarà straniero. Tra la popolazione più giovane la percentuale di stranieri supererà il 50%. Significa che siamo un territorio con una forte capacità d’accoglienza e dove si vive bene. Allo stesso tempo dobbiamo porci qualche interrogativo su lfronte della sostenibilità di un modello sociale simile”.

Altro aspetto futuro saranno i lavori, che cambieranno drasticamente. I lavori più richiesti riguarderanno quasi tutti i Big Data e l’analisi di dati, oppure la cura della persona, come segnala LinkedIn.

A Piacenza i profili lavorativi più richiesti sono: Operai nelle attività metalmeccaniche, personale non qualificato nella logistica, facchini e corrieri, cuochi, camerieri e altre prof. dei servizi turistici, conduttori di mezzi di trasporto, personale non qualificato nei servizi di pulizia e alle persone. “Tutti lavori che richiedono un basso grado di qualifica – sottolinea Caselli -, e poche tutele, soprattutto dal punto di vista salariale”. Ecco, questo è il quadro attuale, rimbocchiamoci le maniche, perchè se non faremo qualcosa per la realtà, sarà la realtà a fare qualcosa per noi. 

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Career Day, in Cattolica per conoscere e farsi conoscere

Un appuntamento per conoscere e farsi conoscere. Si tratta del Career Day dell’Università Cattolica, andato in scena oggi con una quaratina di aziende coinvolte e 15 seminari di approfondimento su tematiche disparate, che hanno seguito il filone delle Facoltà presenti in Ateneo. La ricca giornata di iniziative è iniziata con Giancarlo Orsini, Training & Learning Manager di Banca Mediolanum con un incontro dal titolo “Centodieci è progresso” sui futuri scenari tecnologici e professionali che ci attendono; l’Auditorium G.C. Mazzocchi ha ospitato invece una tappa di “Allenarsi per il futuro” di Randstad, che ha visto protagonista la sportiva e coach Ivana Di Martino.

In apertura di giornata Orsini si è presentato ai ragazzi attraverso un robot in telepresenza. “Mi da la possibilità di essere ovunque nel mondo, – ha esordito dallo schermo -, l’innovazione è la risposta ad una domanda”. Una volta entrato “fisicamente” in scena davanti ai ragazzi ha voluto mostrare tutte le possibilità esistenti in merito alle nuove tecnologie. “L’uomo ha sempre superato grandi ostacoli con grandi scoperte, è avvenuto con la Rivoluzione Industriale ed è successo ora con quella digitale. Bisogna capire quello che si sta facendo oggi e prevederne l’impatto sul nostro futuro. Mai come oggi il lavoro risulta essere un problema sociale, io credo che mai come oggi ci siano possibilità di lavoro, e altamente retribuito, si tratta di guardare lo stesso tema da due prospettive diverse”.

Le possibilià in effetti oggi sono molte di più rispetto al passato. “Con un collegamento internet è possibile lavorare in tutto il mondo. E’ cambiato tutto talmente velocemente che noi siamo rimasti radicati al passato. La parola fallimento è mal vista in Italia, in America significa che hai tentato almeno”. Agli studenti sono stati mostrati i risultati di Openbiomedical, una no profit che grazie alla stampa 3D aiut ai più sfortunati, costruendo mani, braccia e avambraccia.

Tra le novità anche l’English Corner, sezione tutta erogata in lingua inglese che, oltre alla parte “tecnica”, si arricchisce di contenuti sempre più “trasversali”: le consulenze di orientamento professionali si sono imperniate infatti sull’orientamento alla carriera internazionale. 

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Inaugurato ieri in Cattolica un progetto di ricerca internazionale sulla gestione del rischio aziendale

Organizzato dall’Università Cattolica in sinergia con Value Group e focalizzato sul project management, competenza cruciale per il successo delle aziende che operano per commesse, il progetto di ricerca internazionale “Large Engineering Projects Focus Group: driving risk and complexity through resilience” si pone l’obiettivo di sviluppare metodologie innovative per affrontare la crescente complessità dei mercati globali in cui le aziende si trovano a competere.

All’incontro di ieri hanno partecipato dieci aziende del bacino produttivo di Piacenza e delle provincie limitrofe afferenti ai settori del manufacturing e dell’informazione, selezionate per la loro partecipazione a grandi progetti di ingegneria.
Dopo il saluto di benvenuto del dott.Mauro Balordi, direttore della sede di Piacenza e Cremona, l’inquadramento scientifico è stato fatto dalla prof.ssa Cantoni, responsabile scientifico dell’iniziativa. A seguire è stata la volta dell’ing.Edoardo Favari di Value Group, che ha illustrato i temi di project management toccati dalla ricerca. Il Focus Group vero è proprio si è svolto rivolgendo alla platea quattro domande aperte relative alla gestione dell’incertezza e del rischio all’interno delle proprie organizzazioni, alla gestione della conoscenza e dell’apprendimento a livello organizzativo, alla gestione della comunicazione durante lo svolgimento dei progetti, e sulla gestione degli interlocutori del progetto esterni alla propria organizzazione (clienti, fornitori, altri).
Tutti i partecipanti hanno contribuito attivamente alla discussione, che è ha fornito numerosi spunti sia per la ricerca scientifica sia per il confronto sulle modalità di gestione delle commesse da parte dei partecipanti.

“L’evento è stato un’importante occasione di confronto per le aziende che hanno avuto l’occasione di condividere le tendenze più recenti del mondo della gestione dei progetti complessi, le best practice e le rispettive necessità” sottolinea la prof.ssa Franca Cantoni, docente della facoltà di Economia dell’Università Cattolica e referente scientifica del progetto. “Con il nostro lavoro quotidiano vediamo come la crescente complessità dei mercati rende necessari strumenti innovativi per la gestione delle commesse” chiosa Edoardo Favari di Value Group, co-organizzatore dell’evento “ed il project management è la risposta a questa esigenza, purché si tengano in considerazioni le peculiarità di ogni azienda e dei mercati su cui opera”.

Lo scopo del focus group è stato quello di supportare il programma di ricerca sul project management innovativo che l’Università Cattolica ha intrapreso insieme a Value Group – società di consulenza fondata nel 2005 da Giulio Drei, con sede a Piacenza, che opera a livello internazionale in ambito project management – e che vedrà i risultati preliminari presentati ad una conferenza internazionale che si terrà all’Università La Sapienza di Roma i prossimi 20 e 21 settembre. 

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Stagione 2018 – 2019 Assigeco, presentazione attività a Eataly

Antipasto di stagione questa sera per l’Assigeco Piacenza che come location per la presentazione delle proprie attività di comunicazione svolte non poteva che scegliere Eataly, la celebre catena fondata da Oscar Farinetti. Presenti anche l’assessore allo Sport Massimo Polledri e lo staff dirigenziale quasi al completo: Luigi Stecconi vicepresidente, Vittorio Boselli coordinatore generale, il GM Bausano e Michele Mondoni responsabile marketing e comunicazione.

Stecconi ha tenuto a sottolineare la crescita del bacino d’utenza della squadra: “Comprende la zona di Lodi fino a Piacenza Sud, per un totale di circa 400 tesserati. Siamo particolarmente fieri della nostra Under 16 che quest’anno ha raggiunto le finali nazionali. Questa è stata un’estate particolare. c’è stata qualche difficoltà per reperire le risorse necessarie per affrontare la stagione, ma siamo qui, sperando che offra uno spettacolo sempre migliore”.

La squadra affronterà ancora la sfida della serie A2, puntando nuovamente alla salvezza, magari regalandosi qualche sfizio in più rispetto allo scorso anno. La qualità del lavoro si vede – ha sentenziato Boselli -, il nostro progetto ha conosciuto un anno di crescita e di consolidamento, cercando di avviare al contempo percorsi con l’università Cattolica che abbiano un effetto sulla comunità piacentina. In ogni territorio lo sport deve essere agenzia educativa. Il Campus di Codogno conoscerà un ampliamento, una fase di sviluppo in senso polisportivo. Ci sentiamo ormai un pezzo di questa città”.

Polledri nel suo saluto ha voluto ricordare come la squadra sia motivo d’orgoglio per tutta la città. “Le istituzioni sono dalla vostra parte”.

In conclusione Bausano ha voluto fare i complimenti al volley e alla Bakery, l’altra squadra piacentina in A2. Derby ed emozioni in vista per la stagione che va a cominciare. 

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Premiati quattro studenti meritevoli in Cattolica col contributo dei Rotary

Come da tradizione ormai, l’Università Cattolica premia gli studenti migliori iscritti al terzo anno con una cerimonia che attesta l’alto rendimento accademico e li incoraggia per un futuro lavorativo prospero. I quattro studenti che oggi hanno ricevuto una targa commemorativa sono Margherita Nicoletti, iscritta ad Economia Aziendale, Martina Quattrone, iscritta a Giurisprudenza, Chiara Magistrati di Scienze dell’educazione e della formazione e Davide Castoldi, iscritto al corso di Laurea in Scienze e tecnologie agrarie. Tutti e quattro hanno ottenuto finora votazioni medie che si attestavano oltre il 29,5. Molti i voti con la lode. Il premio, promosso ogni anno dal 1992 da Inner Wheel Piacenza, Rotary Piacenza, Rotary Piacenza Farnese e Rotary Club Cortemaggiore Pallavicino consiste, oltre che nella targa, anche di un contributo in denaro. Presenti la Presidente di International Inner Wheel Club di Piacenza, dott.ssa Mariuccia Molinaroli, il Presidente del Rotary Piacenza, dr. Leonardo Bragalini, il Presidente del Rotary Club Piacenza Farnese; dr. Paolo Bosi e il Presidente del Rotary Cortemaggiore Pallavicino, dr. Giancarlo Bossi.

In apertura il direttore di sede Balordi ha ricordato le peculiarità dell’Ateneo di Via Emilia Parmense, ambiente ideale per giovani studenti. “Sede di cui bisogna essere orgogliosi, aumento di iscritti in un periodo storico in cui le iscrizioni globalmente stanno calando. Non può essere un fatto casuale, anni di lavoro del nostro corpo docente, invidiato dalle altre università stanno pagando. Quando vedi ragazzi giovani che dimostrano quello che sanno fare, bisogna dare loro spazio. A volte ci sentiamo un po’ soli, con l’aumento degli iscritti dobbiamo ampliare le strutture. Ma siamo fieri di studenti che vengono da tutto il Paese. Non deve succedere che studenti volenterosi debbano abbandonare gli studi”. Sono circa 200 gli studenti dell’Università Cattolica che beneficiano di borse di studio. Maurizio Luigi Baussola, docente di Economia dei Mercati monetari e finanziari ha sottolineato l’importanza di “finanziare il capitale umano”.  “E’ la cosa più difficile e la cosa più importante, premia lo sforzo che stiamo facendo come Ateneo per vincere la sfida di offrire ai giovani delle opportunità. Da anni abbiamo accettato la sfida, la strada è ancora lunga, però è grazie al sostegno di tutti vinceremo”. Giuseppe Manfredi, docente di Diritto Amministrativo e membro del Rotary ha aggiunto: “Siamo qui per premiare uno studente di Giurisprudenza. Tra gli ideali che hanno sempre spinto l’azione del Rotary c’è quello di favorire l’ideale convivenza civile tra i cittadini e i popoli. Trovo sia importante ci sia qualcuno che al giorno d’oggi si occupi di questo, in quanto il diritto è elemento di stabilità”. 

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Cattolica accoglie nuovi studenti, ieri Open Day delle Lauree Triennali

L’Università Cattolica si è tirata a lucido nella mattinata del 10 maggio per l’Open Day delle Lauree Triennali. Appuntamento già dalle 8.30 con i desk a disposizione degli studenti delle classi quarte e quinte di Licei di ogni estrazione e di ogni provincia d’Italia (102 quelle presenti) per valutare il proprio futuro accademico, conformemente ai propri desideri. Prevista una breve introduzione del direttore di sede Mauro Balordi e Michele Faldi, direttore dell’Offerta Formativa, promozione e Orientamento dell’Università Cattolica, in cui è stato sottolineato lo spirito della giornata, “ricevere maggiori informazioni possibili – ha sottolineato Balordi -, perché il momento dellla scelta è fondamentale. La sede di Piacenza è un piccolo gioiello, per quello che si è costruito in anni di lavoro. Cerchiamo di essere attrattivi per studenti sia italiani sia provenienti dall’estero”. Faldi ha evidenziato il tempo che stiamo vivendo, “di cambiamento, anche per il mondo universitario. In passato si poteva vedere come un cattivo orientamento poteva incidere anche su un 60% di abbandono del percorso di studi all’Università. L’Università Cattolica di Piacenza è giovane rispetto ad altri atenei che hanno storie secolari, ma ha grandi potenzialità derivanti dal fatto che è un’Università libera, non vincolata come può essere quella statale. Viene data molta importanza all’internazionalizzazione, un anno o due all’estero non possono che incidere positivamente sul proprio curriculum”.

I tutor hanno dato un grande contributo durante la giornata. Loro saranno le figure di riferimento per i primi mesi di contatto con una realtà nuova, per molti anche lontano da casa. Hanno risposto a domande diverse e senza mai tirarsi indietro.

Il professor Pierpaolo Triani ha accolto, gli studenti presentano le peculiarità del percorso di Scienze della Formazione: “Per arrivare a lavorare con altre persone, grandi o piccole, una laurea è diventata oggi più che mai fondamentale. La classe 19 forma gli educatori sociali, ma il vero percorso di crescita si svolge durante laboratori e tirocini, che l’università ha attivato con alcune realtà del territorio piacentino”. Anna Paratici, che ha coadiuvato Triani nell’esposizione, ha voluto approfondire questo aspetto: “Saranno predisposte sin dal secondo anno alcune visite guidate presso strutture socio educative, mentre in Università verranno alcuni testimoni della professione, a spiegare cosa significa lavorare in determinati contesti, accompagnandoli nella formazione permanente. Al terzo anno si sceglie un percorso personalizzato”. Giulia Rizzi, ex studentessa della Facoltà ha raccontato la propria esperienza: “Ho fatto un colloquio durante una delle giornate di recruiting organizzate dalla Cattolica a maggio e a settembre ho cominciato a lavorare in cooperativa Eureka. Grazie alla possibilità di conoscere altre realtà ho potuto sviluppare un’idea di quello su cui volevo specializzarmi. Mi piaceva e mi terrorizzava allo stesso tempo l’idea della Comunità, del lavoro con ragazze minori per renderle più indipendenti, è stata un’esperienza formativa fantastica”.

Ma l’offerta formativa della Cattolica si apre anche all’Agroalimentare, da sempre punto di forza dell’ateneo di Via Emilia Parmense. Marco Trevisan, preside di Facoltà ha raccontato le 3 anime portanti dei vari percorsi di studio. “Ci occupiamo della filiera alimentare a 360°, senza escludere nessun aspetto. Ci concentriamo sia sull’impatto della produzione di alimenti nel territorio attraverso una visione dall’azienda alla forchetta”. Il settore, con un export conteggiato in 42 miliardi, è uno dei maggiormente trainanti in Italia, senza contare i 60 miliardi che provengono dal cosidetto “italian sounding”, ovvero quei prodotti spacciati per italiani ma di produzione totalmente estera. “Stiamo riflettendo su come combattere questo fenomeno, per far si che un numero sempre maggiore di prodotti siano certificati italiani. Per questo in Università è partito anche un corso in Food Marketing”. Alcune considerazioni sono state fatte sulla sostenibilità degli alimenti, anzi sulla “sostenibilità sociale”, come è stata definita da Trevisan.

Infine uno sguardo alla Facoltà di Economia, anch’essa in forte crescita di iscritti negli ultimi anni, in grado di attirare studenti da tutta Italia. Presentato nella giornata del 10 il Double Degree, percorso accademico che permette di fare un’esperienza all’estero di due anni e di conseguire contemporaneamente 3 titoli di studio. Laura Zoni ha seguito questo progetto sin dalla sua creazione. “Il nostro focus è su quei piccoli nuclei di persone improntate all’internazionalizzazione, nonché alle aziende innovative, curiose, che vogliono sperimentare. Vogliamo insistere sulle competenze sia hard che soft, oggi sempre più richieste nel mondo del lavoro”. 

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Assigeco Piacenza va a canestro anche in Cattolica con un workshop sulla sponsorizzazione sportiva

Ucc Assigeco Piacenza si affaccia in Università Cattolica con un workshop dal titolo “Come valorizzare la sponsorizzazione sportiva nel marketing d’azienda”, tenutosi ieri in Aula Piana dello stesso Ateneo di Via Emilia Parmense. Hanno relazionato Fabio Antoldi e Roberto Nelli della stessa Università, Giovanni Torcello della Lega Nazionale Pallacanestro, Franco Savoia di Mecal Srl e Michele Mondoni, responsabile dell’Area Marketing della squadra recentemente salvatasi in Serie A2 di basket.

Nelli nella sua relazione ha spiegato che la sponsorizzazione sportiva è un’attività relativamente nuova. “Dagli anni 90 si è sviluppata questa necessità, di fornire un’alternativa alla pubblicità di determinati prodotti o servizi. Di base funziona come apprendimento per connessione, l’atleta ha un’immagine che viene legata a uno sponsor con finalità commerciali. La relazione è sempre di scambio bilaterale, per una cosa molto specifica”. Il volume d’affari sta aumentando sempre più esponenzialmente, almeno negli Stati Uniti, dove si raggiungono cifre nell’ordine dei 23 miliardi di dollari, 65 in totale. “La sponsorizzazione ha tenuto anche nel periodo di crisi che stiamo attraversando – continua Nelli -, anche nelle imprese circa il 20% del budget è destinato al marketing. Nel contratto sono previsti alcuni costi, base, di gestione, di struttura e di sostegno, che sono poi quelli maggiormente rilevanti, ovvero si cerca di far fruttare anche le iniziative di contorno alla sponsorizzazione stessa”.

Antoldi ha voluto portare ad esempio l’esperienza di #vanolifamily, il cui obiettivo era valorizzare lo spettatore che veniva al palazzetto ad assistere alle gesta dei suoi beniamini. Sono stati sottoposti più di 800 questionari agli spettatori nei momenti morti della partita, da cui ricavare dati importanti su cui lavorare per capire le esigenze degli spettatori e soprattutto capire se il lavoro che si stava facendo dava i risultati sperati, con l’aggiunta di alcune indicazioni geografiche, per capire l’impatto di un marchio o un’iniziativa sul territorio.

Giovanni Torcello, direttore commerciale Marketing della Lega Nazionale Pallacanestro, che copre le Serie A2 E B, ha sottolineato come in Italia siamo abbastanza “reticenti ad investire”. La Lega copre circa 13 regioni per un’utenza di circa 5,5 milioni di persone. “Da quest’anno abbiamo deciso di investire su pochi sponsor, ma con ruoli rilevanti. La nostra partnership principale è con la catena di ristoranti Old Wild West, che sponsorizza campionati e Coppa Italia, per un totale di 96 squadre e 150 ristoranti. Abbiamo scelto loro anche per la vicinanza di palazzetti con i luoghi dove si poteva mangiare dopo la partita, per questo abbiamo lanciato anche la campagna QuintoQuarto, con la quale lo spettatore poteva mostrare il bifglietto della partita e avere scontistica sulla cena”.

Michele Mondoni invece ha portato la propria esperienza di squadra assieme all’azienda Mecal Srl, che lavora il metallo. Con essa è stata organizzata una giornata di team building al PalaBanca, per “creare qualcosa di molto coinvolgente ed utile per l’azienda”.

“Andiamo a canestro”, evento di team building al palazzetto

 




Masto: “L’Occidente ha interrotto la storia dell’Africa”

Primo incontro sull’Africa del Laboratorio Mondialità Consapevole ieri nei locali dell’Università Cattolica. Ospite Raffaele Masto, giornalista per Africa Rivista e Radio Popolare, autore di numerose opere letterarie sul Continente Nero, nonchè documentari che hanno fatto il giro del mondo. “Chi vince nelle guerre scrive la storia – ha esordito -, cosa potranno scrivere gli storici tra cento o duecento anni di questo tempo? La schiavitù non è scomparsa, ci siamo ancora dentro”.

Masto si sofferma sulla definizione di colonialismo e cosa ha comportato: “Alcune grandi potenze decisero che l’Africa poteva essere utile come serbatoio per le materie prime, al fine di immetterle nel mercato. Questo è avvenuto con la Francia ad esempio, che in Senegal ha trovato terreno fertile per le arachidi, o in Sudan lo stesso col cotone da parte della Gran Bretagna”.

Altra parola analizzata è lo schiavismo: “La storia dell’umanità è basata sullo scontro tra vincenti e perdenti. C’era la rivoluzione industriale e la necessità di produrre merci. L’ Occidente era più avanzato tecnologicamente, e abbiamo interrotto la storia dell’Africa, perchè c’era e stava progredendo. L’Italia, va detto, ha preso sonore batoste in Africa, come nella Battaglia di Adua”.

UNA STORIA PARTICOLARE

In Etiopia al tempo di Menelik l’Italia cercava di sviluppare il proprio impero. Durante la battaglia accde che gli etiopi fecero prigionieri circa 2000 soldati italiani. In Italia si gridò allo scandalo, pensando che 2000 compatrioti fossero in mano a dei selvaggi,  “che così non erano, soprattutto Menelik”, spiega Masto. Vengono mandati degli ambasciatori a trattare il rilascio, ma i 2000 non volevano più tornare indietro. “Erano abituati al clima italiano, fatto anche di nebbia e temperature fredde. La si trovarono al caldo e in mezzo alla natura incontaminata”. Riuscirono a rastrellarne solo 85.

Un esempio emblematico dell’Africa e delle sue contraddizioni è l’Angola. “Ci sono 20 milioni di abitanti con qualsiasi tipo di materia prima, eppure sono tra i Paesi più poveri del mondo. Questo è il mondo che abbiamo creato”. Purtroppo, racconta Masto, la cultura africana permette che i presidenti africani rimangano in carica molto più di quanto consentirebbe la Costituzione: nel Togo Eyadéma fu presidente dal 1967 alla sua morte, per ben 38 anni, gli successe il figlio, in Gabon Omar Bongo per 42 anni e gli successe sempre il figlio. “Ma lo stesso discorso vale per il Mozambico e lo Zimbabwe con Robert Mugabe, che si è fatto 7 mandati presidenziali. A quelle latitudini funziona così: se faccio le elezioni le vinco, se finisco i 2 mandati presidenziali previsti dalla Costituzione, cambio la Costituzione”. 

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