Peste suina africana: annunciato il piano nazionale al summit di Confagricoltura

Contro la Peste suina africana (PSA) non c’è un vaccino, è una zoonosi sia dei suini che dei cinghiali che sta avendo uno sviluppo esponenziale.

Gli esseri umani non sono sensibili alla malattia, ma possono essere veicolo di diffusione attraverso la dispersione di materiale infetto. “Una spada di Damocle per il comparto suinicolo e per quello dei trasformati di carne suina, salumi in primis” – così l’ha definita Claudio Canali, suinicoltore e presidente della Federazione Nazionale di Prodotto di Confagricoltura che ha presieduto l’incontro tecnico tenuto nel quartier generale di Confagricoltura venerdì 14 dicembre con i rappresentanti delle istituzioni nazionali e comunitarie e gli stakeholder del comparto.

Dal summit di Confagricoltura molta preoccupazione, ma anche una notizia importante: “Stiamo preparando un piano nazionale per l’eradicazione e la sorveglianza della Peste Suina Africana. E’ mia intenzione, a metà gennaio, andare a Bruxelles e presentare ai colleghi il piano per arrivare all’attuazione entro marzo” ad annunciarlo è stato Silvio Borrello Direttore Generale della Sanità Animale e dei Farmaci Veterinari del Ministero della Salute.  Nel 2007 si sono verificati focolai infettivi in Georgia, Armenia, Azerbaigian, poi nella Russia europea, Ucraina e Bielorussia. Dalla Russia e dalla Bielorussia la malattia si è diffusa all’Unione europea. La Lituania ha segnalato casi di peste suina africana nei cinghiali selvatici per la prima volta a gennaio del 2014.

La Polonia le ha fatto seguito a febbraio del 2014, la Lettonia e l’Estonia tra giugno e settembre dello stesso anno. Nell’estate scorsa è stata rilevata in Belgio. “Tutti coloro che transitano o rientrano ciclicamente in Italia in provenienza da aree in cui la malattia è presente, possono rappresentare veicoli inconsapevoli di trasmissione del virus agli animali attraverso pratiche igieniche o di smaltimento rifiuti alimentari non corrette. I cinghiali selvatici, liberi di avvicinarsi alle zone antropizzate, possono rappresentare uno dei mezzi di diffusione del virus” – ha spiegato Gian Mario De Mia direttore SC Diagnostica Specialistica dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale Umbria e Marche, che è centro di referenza per la peste suina. De Mia ha sottolineato l’importanza della sorveglianza passiva nel selvatico rimarcando come sia necessario contattare le autorità ogniqualvolta si rinvenga un cinghiale morto. L’importanza della pronta individuazione e segnalazione dei cinghiali ammalati è stata rimarcata anche dall’intervento di Vittorio Guberti DVM Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale – Ispra.

“Buona parte del territorio italiano è a rischio di introduzione per continuità geografica tramite le popolazioni di cinghiale infette – ha sottolineato Guberti – le aree a rischio sono facilmente identificabili e per certi aspetti anche i tempi”. Ci si può aspettare che il contagio possa arrivare dalle aree di confine con la Ex Jugoslavia e in un secondo momento attraverso il confine con la Francia.  Davide Calderone – direttore di Assica – ha posto l’accento sulla Psa come grave rischio per la commercializzazione delle carni e dei salumi, parlando delle barriere non commerciali poste in essere dai Paesi importatori. Andrea Gavinelli – capo Unità Controlli Ufficiali ed Eradicazione delle malattie animali della Dg Sante della Commissione Europea – ha sottolineato come la lotta alla Psa debba divenire una sfida globale, che va affrontata con un approccio integrato coinvolgendo tutti i portatori di interesse.

Tra gli interventi dei presenti in sala, apprezzato quello di Elena Ferrari – presidente della sezione di prodotto lattiero-casearia di Confagricoltura Piacenza (l’associazione piacentina era presente con una sua delegazione) che ha sottolineato: “gestisco una stalla da latte, e qui oggi si è detto che il principale veicolo della Psa sono i cinghiali selvatici. Mi preme sottolineare come anche per il nostro settore sia inderogabile prevedere azioni di contenimento che siano efficaci perché i cinghiali sono un danno e un rischio anche per il nostro comparto. Minano l’autoapprovvigionamento delle aziende costringendo, nella migliore delle ipotesi, a riseminare gli interi campi di mais che distruggono. Sussiste poi un problema sanitario grave – ha proseguito Ferrari – perché scavando buche nei campi e rendendo il suolo sconnesso provocano l’inquinamento del raccolto a causa del terreno che inevitabilmente finisce nella barra raccoglitrice del mais per insilato.

Costituiscono così un pericoloso adiuvante per la diffusione della clostridiosi”. “La popolazione civile non ha nessuna contezza della gravità della situazione” ha sottolineato la componente di Giunta nazionale di Confagricoltura Giovanna Parmigiani, nota allevatrice suinicola piacentina. “La diffusione della PSA è un rischio che la suinicoltura italiana ed europea non possono correre. Chiediamo che vengano intensificate e ampliate le campagne di sensibilizzazione e formazione anche nei confronti della cittadinanza. Dobbiamo inoltre agire, prima che la PSA arrivi sul nostro territorio. E’ stato dimostrato, dai dati Efsa sulle azioni poste in essere in Belgio, che il contenimento della fauna selvatica nelle zone a rischio, istituendo delle fasce di sicurezza, è una misura efficace. Attuiamola! Il Piano annunciato oggi dal ministero è un’ottima notizia, chiediamo che al tavolo per la sua redazione possano essere presenti anche le rappresentanze agricole. Non permettiamo che la Psa sia per la suinicoltura quello che la Xylella è stata per il sistema olivicolo italiano!”. 

La suinicoltura italiana in numeri

In Italia il settore suinicolo conta circa 30mila allevamenti, esclusi quelli familiari, che allevano (più o meno costantemente negli ultimi dieci anni) poco più di 8,5 milioni di capi, di cui quasi 5 milioni da ingrasso (oltre 50 kg). La produzione è fortemente concentrata nelle regioni del Nord, che rappresentano il 31 per cento di aziende ed il 90% dei capi, di cui il 50% nella sola Lombardia. Al Centro Sud abbiamo una forte parcellizzazione, con il 70 per cento di aziende, ma solo l’11% dei capi (fonte Ismea).

Dal 2008 ad oggi sono diminuiti del 27 per cento circa gli allevamenti specializzati (“non familiari”), mentre i capi censiti hanno registrato una contenuta flessione (-2,8%) nel complesso, anche se sono significativi – e “a due cifre” – i cali che hanno interessato i capi da riproduzione (scrofe, scrofette e verri).

Il comparto suinicolo è rilevante e strategico anche per la sua incidenza sull’export agroalimentare, con circa 1,8 miliardi di prodotto esportato ed in costante crescita. Anche se le importazioni purtroppo superano l’export (2,3 miliardi di euro) ed il tasso di approvvigionamento è ormai intorno al 60 per cento.

Il comparto, inoltre, è rilevante per l’intera Unione europea, al secondo posto nel mondo con oltre 23 milioni di tonnellate dopo la Cina (50 milioni di tonnellate prodotte). Seguono gli Stati Uniti con 11 milioni di tonnellate.

 




L’azienda piacentina San Rocco di Laura Cignatta vince il concorso “Nuovi fattori di successo”

La San Rocco Società Agricola di Laura Cignatta è stata premiato venerdì 21 settembre al Salone Internazionale del Gusto di Torino in quanto vincitrice del concorso “Nuovi Fattori di Successo”. L’Ismea, nell’ambito delle attività finanziate dal programma Rete Rurale Nazionale 2017/2018, ha indetto il concorso per la sesta selezione nazionale finalizzata alla valorizzazione ed alla diffusione delle buone pratiche nello sviluppo rurale realizzate da giovani agricoltori e finanziate dall’Unione Europea.

Il concorso, per il secondo anno bandito direttamente dall’ISMEA, non prevede alcun premio in denaro ma ha selezionato 12 aziende come esempi di “eccellenza” nell’ambito delle iniziative della Rete Rurale Nazionale e le loro esperienze saranno diffuse attraverso prodotti divulgativi specifici a marchio RRN, nel corso di vari eventi nazionali e internazionali. Le prime tre aziende classificate nella graduatoria finale, inoltre, saranno protagoniste di tre documentari. Le aziende selezionate sono state premiate durante l’importante manifestazione torinese con una cerimonia istituzionale e l’impresa piacentina, che ha sede in Località Corniola a Sarmato, si è aggiudicata il secondo posto. Le ragioni nel premio stanno nel percorso di crescita e di sviluppo dell’impresa a vocazione cerealicola e nella riuscita di un progetto che ha visto La San Rocco Società Agricola capofila di un contratto di rete con un’altra società agricola limitrofa che ha portato alla nascita del Gallettificio Valtidone, oggi moderno stabilimento e interessante realtà produttiva con sede presso l’azienda premiata.

Il progetto ha preso il via grazie a due giovani laureati in agraria che hanno deciso di investire in agricoltura insediandosi nelle rispettive aziende di famiglia e che, insieme, si sono dati l’obiettivo, riuscendoci, di potenziarle: Laura Cignatta e Alberto Vignati. “Quando siamo partiti ci interrogavamo su quale piano colturale avrebbe consentito alle nostre aziende una certa remuneratività – spiega Cignatta – oggi il Gallettificio Valtidone produce gallette di mais, grano saraceno e riso ed è il risultato dell’unione di due realtà agricole, profondamente radicate sul territorio piacentino. L’azienda si avvale delle produzioni provenienti dai 230 ettari complessivi delle due aziende agricole, coltivate con metodo biologico e con metodo di produzione integrata. Dai nostri campi, vengono conferite le granelle direttamente al nostro laboratorio di produzione aziendale, dove vengono lavorate esclusivamente a chicco intero. Solo questo particolare metodo di lavorazione, permette alle nostre gallette di preservare le proprietà organolettiche e nutrizionali. La nostra filosofia trova le sue origini nella riscoperta delle specie autoctone e nella valorizzazione del prodotto all’origine. Produciamo anche farine bio e convenzionali di grano saraceno. A seconda delle esigenze e preferenze del consumatore orientiamo, ampliandola di anno in anno, la nostra gamma di prodotti. Ci stiamo facendo conoscere in tutti i settori, vendiamo anche on line e siamo orientati alla Gdo. Abbiamo voluto coniugare l’esperienza dei nostri padri – prosegue Cignatta – con le nuove conoscenze agronomiche acquisite negli anni di studi universitari mirando all’innovazione del prodotto e al miglioramento qualitativo dello stesso per rendere le nostre produzioni distintive, creando quindi nuovi sbocchi commerciali”. Gli uffici di Confagricoltura Piacenza hanno seguito la start up e la realizzazione del contratto di rete che ha dato vita al Gallettificio grazie al supporto tecnico di Michela Filippi, manager di rete di Confagricoltura. L’istituto del contratto di rete è particolarmente indicato in questi casi in cui più imprenditori perseguono lo scopo di accrescere, individualmente e collettivamente, la propria capacità innovativa e la propria competitività sul mercato, obbligandosi, sulla base di un programma comune di rete, a collaborare in forme e in ambiti predeterminati attinenti all’esercizio delle proprie imprese con l’obiettivo di incentivare il proprio sviluppo economico.

“E’ un progetto ambizioso che ha riscosso successo – commentano soddisfatti presidente e direttore di Confagricoltura Piacenza, Filippo Gasparini e Marco Casagrande -. Ci congratuliamo ed esprimiamo orgoglio nel poter rappresentare imprese come questa. Sono questi i veri imprenditori che perseguono i loro obiettivi individuando nuove opportunità commerciali, soprattutto, guardando senza pregiudizi o preclusioni a tutti i segmenti del mercato: dalla Gdo a chi ha esigenze nutrizionali particolari. Sono espressione di una tradizione e di un territorio, ma al contempo sono capaci di introdurre tecniche moderne e di realizzare nuove filiere”. 

QuotidianoPiacenzaOnline

Via Sant'Antonino, 20
Piacenza, Italia 29121
Italia
Email: redazione@quotidianopiacenza.online




Confagricoltura: il Ceta può essere migliorato ma cancellarlo è un errore

Durante un’assemblea di Coldiretti, il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, ha affermato che la maggioranza di governo non ratificherà il Ceta, l’importante accordo commerciale tra Canada e Unione Europea che era stato approvato nel 2017 dal Parlamento europeo. Il Ceta deve ancora essere ratificato dai parlamenti dei singoli stati membri dell’Unione Europea.

Sull’argomento interviene Confagricoltura Piacenza con un comunicato che pubblichiamo di seguito.

Sul Ceta (l’accordo di libero scambio tra l’Europa e il Canada) Coldiretti ha espresso un giudizio negativo a cui non si sono fatte attendere dure repliche che, statiche alla mano, nella stragrande maggioranza promuovono l’accordo. Sul Ceta il potere fra Bruxelles e le capitali viene condiviso: non bastano le ratifiche del Parlamento europeo e del Consiglio dei ministri, perché l’azzeramento dei dazi e dei vincoli agli scambi che prevede diventi definitivo. Si devono pronunciare tutti i parlamenti nazionali. Nell’attesa, da settembre scorso è sparito «in via provvisoria» il 98% dei dazi e vincoli alle vendite di prodotti europei in Canada, e viceversa. In futuro si tornerà al mondo di prima (senza accordo e con i dazi) solo se uno o più parlamenti nei 28 Paesi della Ue (Londra esclusa) rifiutasse di approvare.

L’Italia è tra i maggiori beneficiari di questa entrata in vigore anticipata: le esportazioni del «made in Italy» in Canada sono già aumentate di circa l’8% rispetto allo stesso momento del 2017. Se la stessa tendenza si confermasse nei prossimi mesi, in un anno il fatturato delle imprese italiane salirebbe di circa 400 milioni di euro; in sostanza, questo significa almeno ottomila posti di lavoro in più.

Questo era uno degli effetti prevedibili dell’intesa su cui Confagricoltura si è concentrata sin dall’inizio esprimendo parere favorevole. Il “made in Italy” vende ogni anno all’economia nord-americana prodotti per circa cinque miliardi di euro, registrando un surplus commerciale bilaterale di più di tre miliardi. Stravince negli scambi con una delle economie più avanzate al mondo.

Con il Ceta in vigore questa posizione di vantaggio ha iniziato a rafforzarsi. Uno dei principali problemi riguarda i formaggi: prima, nessuno era riconosciuto in nessun modo, ma secondo Coldiretti la difesa dei nomi di origine non è blindata e i canadesi continueranno a vendere “parmesan”.

Malvisto poi anche il fatto che il Canada possa continuare a vendere il proprio grano duro, come fa già, ai produttori italiani di pasta. Poco importa, anche qui, che la produzione nazionale di grano copra appena due terzi del fabbisogno dei pastai e che l’Italia, grazie a spaghetti e maccheroni, fatturi in Canada oltre il triplo di quanto paghi per importare dal Nord America la materia prima.

«Se il tema è che l’accordo non tutela tutte le nostre produzioni Dop e Igp – commenta il direttore di Confagricoltura Piacenza, Marco Casagrande – allora è bene lavorare per miglioralo, ma non ratificarlo significherebbe scegliere di rinunciare a un mercato invece che cercare di presidiarlo. Le nostre eccellenze agroalimentari hanno dimostrato di saper veicolare il loro valore aggiunto rispetto ai prodotti similari realizzati su territorio canadese ed essere vincenti, sottrarci dal confronto significa abbandonare sbocchi commerciali già ottenuti. Come Confagricoltura siamo sempre stati favorevoli alla ratifica del trattato, pur nella consapevolezza che, come tutti gli accordi, può essere migliorato. Non è pensabile pensare di risolvere il problema dell’Italian sounding proibendo agli altri di produrre – prosegue Casagrande – dobbiamo puntare ad una comunicazione chiara e credere nelle nostre eccellenza. L’export di latticini, uova e miele verso il Canada è cresciuto del 10.42% in un anno, per i trasformati a base vegetale siamo oltre il 14%ì: un sistema incrociato di dazi affosserebbe le imprese”.  Nell’impossibilità pratica di riuscire a strutturare accordi funzionali tra Paesi diversi, che siano al contempo rispettosi delle identità, delle peculiarità di ciascuno, si stanno sempre più facendo strada gli accordi bilaterali».

«La nostra linea è chiara: non c’è dubbio che il mercato dell’agricoltura italiana debba essere, necessariamente, il mondo» – sottolinea Filippo Gasparini, presidente di Confagricoltura Piacenza. «L’avevamo detto un anno fa, lo ribadiamo oggi – prosegue Gasparini – L’apertura di nuovi mercati rappresenta una priorità imprescindibile per l’agroalimentare italiano che vede le commercializzazioni nazionali ormai ingessate da anni».

«È impensabile – prosegue Gasparini – difendere la nostra agricoltura arroccandoci nei nostri confini, con posizioni di chiusura o di protezionismo, più intelligentemente è necessario adattarsi al mondo che cambia. Le nostre aziende fanno reddito anche e soprattutto quando riescono a esportare le proprie eccellenze in Paesi che hanno un numero di abitanti in continua crescita o un grande potere di acquisto, come appunto il Canada, che vanta uno dei più alti redditi pro capite al mondo. Quanto ad altri timori di concorrenza sleale o di confusione commerciale, l’accordo che l’Europa ha siglato tutela le regole di sicurezza alimentare europee e ad oggi non abbiamo motivi di pensare che le nostre istituzioni non mantengano quale obiettivo imprescindibile la salvaguardia delle produzioni agricole e agroalimentari made in Italy. Ben vengano, dunque – conclude il presidente di Confagricoltura Piacenza – gli accordi che individuando nicchie di mercato sì, ma a livello globale».




Prosegue il collaudo della diga di Mignano

Prosegue regolarmente il collaudo della diga di Mignano per portare la capienza autorizzata a 11 milioni e mezzo di metri cubi, dagli attuali 10. Nella giornata di ieri è stata raggiunta l’attesa quota di 337,80 metri sul livello del mare, (con un volume di poco più di 11 milioni e mezzo di metri cubi) che ha consentito alle 23.00 l’avvio dello sfioro completo ma modesto da tutte le soglie.

Stamane alle 5.30 si è riempita la prima vasca di dissipazione. Un’ora dopo, alle 6.30, una volta riempitasi la seconda, è iniziato lo scarico in Arda con una portata di circa 2 metri cubi al secondo.

L’acqua verrà mantenuta a tale altezza per un periodo di stazionamento di dici giorni; in seguito il livello verrà abbassato gradualmente di 2 metri per poter tornare a 335,80 metri sul livello del mare (10 milioni circa di metri cubi).

Il collaudo serve per testare il comportamento della diga al termine di una lunga e significativa fase di ristrutturazione.

Filippo Gasparini presidente di Confagricoltura Piacenza«Un ringraziamento particolare è dovuto all’ottimo lavoro svolto dal Consorzio di Bonifica – sottolinea Filippo Gasparini, presidente di Confagricoltura Piacenza – e a tutti i soggetti che, nel corso di un decennio di ristrutturazioni complesse, hanno concorso al raggiungimento dell’obiettivo finale di far tornare l’invaso, strategico per la Val d’Arda, alla sua massima efficienza, ancor più a fronte delle aumentate esigenze idriche del territorio in questi ultimi cento anni. Mi sento in dovere di ringraziare anche Sua Eccellenza il Prefetto per aver avviato in tempi celeri l’iter autorizzativo della fase di collaudo e gli ingegneri del Consorzio di Bonifica per come stanno gestendo la situazione e per i risultati raggiunti. Se, come tutti auspichiamo, il collaudo si concluderà nel migliore dei modi – conclude Gasparini – dalla prossima campagna avremo una diga più capiente: preziosa per le necessità irrigue e quindi funzionale allo sviluppo dell’economia, da un lato e dall’altro efficace strumento di difesa del territorio, grazie alla su ruolo di contenimento in caso di piene. Speriamo, infine, che l’approccio adottato in Val d’Arda serva a rivalutare, anche per le altre vallate, queste fondamentali e splendide infrastrutture al servizio dello sviluppo».




Panorama d’Italia ha fatto tappa a Piacenza per discutere di sviluppo economico

Piacenza non ha dati economici confortanti, ma può vantare eccellenze che possono farla crescere a patto che lo sviluppo sia governato da una classe dirigente capace. Questa, in estrema sintesi, la conclusione a cui è giunto il dibattito con le associazioni di categoria (“Lo sviluppo economico delle attività produttive”) che si è tenuto a Palazzo Galli nell’ambito della terza tappa 2018 del tour Panorama d’Italia (di scena a Piacenza e a Reggio Emilia), l’iniziativa del settimanale alla scoperta delle eccellenze turistiche ed economiche del territorio italiano.

Dopo il saluto introduttivo del direttore di Panorama Raffaele Leone («Siamo contenti di essere qui perché da queste parti ci sono tante bellezze, anche economiche e imprenditoriali») e del presidente di Assopopolari e del Comitato esecutivo della Banca di Piacenza Corrado Sforza Fogliani («Piacenza è un crocevia di strade consolari, pellegrini, mercanti e banchieri, crocevia nel quale confluisce Panorama, con la Banca felice di accogliere un tour prestigioso. Il credito ha una funzione molto importante per lo sviluppo. Per le organizzazioni di categoria è un errore pensare che le norme europee che ostacolano la funzione delle banche sia solo un loro problema, perché in realtà è un problema di tutti, anche delle imprese»), sono intervenuti – stimolati dalle domande di Nicola Porro, vicedirettore de il Giornale e conduttore televisivo – Giuseppe Nenna, presidente del CdA della Banca di Piacenza, Cesare Betti, direttore Confindustria Piacenza, Cristian Camisa, presidente Confapi Piacenza, Giancarlo Morandi, presidente del Cobat, Luca Altieri, direttore Marketing Ibm Italia, Marco Casagrande, direttore Confagricoltura Piacenza, Marco Crotti, presidente Coldiretti Piacenza, Giuseppe Cavalli, presidente di Piacenza Expo.

Al termine dell’interessante dibattito, il vicesindaco Elena Baio ha portato i saluti dell’Amministrazione comunale annunciando gli “Stati generali della ricerca” che si terranno a Piacenza il 15 e 16 giugno, sottolineando che «la ricerca è fondamentale per lo sviluppo» e invitando all’iniziativa Panorama d’Italia.

Ma torniamo agli interventi.

Giuseppe Nenna, sottolineato che la Banca di Piacenza è l’unica banca locale, si è dichiarato ottimista: «La Banca ottiene risultati positivi nonostante la crisi economica degli anni passati e anche se fare banca, con tassi negativi, diventa difficile, l’efficienza sviluppata in passato sommata ai segnali di timida ripresa, ci consente di guardare con fiducia al futuro. Mentre gli altri lo hanno diminuito, noi abbiamo aumentato il finanziamento alle imprese del 2,5%». Rispondendo alle domande di Nicola Porro, il presidente Nenna ha criticato l’eccessiva produzione di norme europee sulle banche («l’eccesso di burocrazia ci costa un milione di euro l’anno») e fatto presente come la Banca di Piacenza non si occupi solo di economia e finanza, ma anche di cultura («con la Salita al Pordenone stiamo portando a Piacenza tanti turisti, anche stranieri»).

Cesare Betti ha fatto una panoramica sull’andamento dell’industria piacentina, ponendo l’accento – nonostante la crisi economica abbia lasciato segni evidenti – sul dato occupazionale: «A Piacenza siamo al 69,4%, contro il 58% del dato nazionale; il tasso di disoccupazione si attesta al 6,1%, in Italia siamo all’11,2». Il direttore della locale Confindustria ha quindi citato come settori trainanti la logistica e la meccatronica (ancora in sofferenza, invece, l’edilizia) e, rispondendo a un quesito sul credito, ha spiegato che passata la tempesta della crisi non è più un grosso problema (anche se lo è stato): «A una guerra quale è stata la crisi economica, sono sopravvissute solo le aziende più forti, le più sane».

«Il problema del credito nasce dal fatto che si continua a dire che piccolo non è bello in un Paese dove il 90% del tessuto industriale è rappresentato da piccole e medie imprese – ha evidenziato Cristian Camisa -. Piccolo invece è un valore aggiunto, anche per le aziende di credito. Qui la banca locale è attenta alle aziende, le grandi banche spesso fanno credito a chi non ne ha bisogno». A giudizio del presidente Confapi, Piacenza è un territorio di confine con eccellenze che non è riuscita a sfruttare pienamente, dove si è sviluppata una logistica “povera” e con settori in salute da valorizzare, come il packaging che, indotto compreso, offre lavoro a 2500 persone.

Giancarlo Morandi, del Consorzio nazionale raccolta e riciclo, ha spiegato i benefici dell’economia circolare (un sistema economico, cioè, pensato per potersi rigenerare da solo): «Il suo sviluppo è necessario per evitare di avere un futuro alla Blade Runner. Un bene viene prodotto e venduto e, in base alle norme europee, deve essere recuperato e riciclato se non è possibile il suo riuso. Così facendo avremo un Paese pulito e con risorse immense ricavate dai rifiuti. Faccio un esempio: con la raccolta delle batterie esauste, fin dal 2008 si è evitato al pianeta la costruzione di una miniera lunga 20 chilometri per estrarre piombo».

Luca Altieri (Ibm) ha affermato che «la tecnologia digitale è la condicio sine qua non per lo sviluppo delle imprese, che devono saper coglierne i benefici. Occorre investire in intelligenza artificiale, così come sta facendo Macron in Francia, però è necessario che le maestranze siano all’altezza dell’industria 4.0».

Stefano Cavalli di Piacenza Expo ha illustrato la strategia per incentivare il settore fieristico, puntando su settori particolareggiati che rappresentino quella novità che possa attrarre anche dall’estero. «Dobbiamo sfruttare la posizione strategica della nostra fiera, far conoscere la struttura, perché più fiera significa più sviluppo economico». Cavalli, accennando al settore edile, di cui si occupa nello svolgimento della propria attività imprenditoriale, ha lamentato la mancanza di manodopera qualificata. Un problema evidenziato anche da tutti i rappresentanti delle associazioni di categoria.

E’ poi stato il turno  Marco Casagrande, da poco direttore di Confagricoltura Piacenza.

“La nostra – ha sottolineato Casagrande – è un’agricoltura più che avanzata che dosa con estrema razionalità tutti i fattori produttivi per produrre delle eccellenze. Le esportazioni agroalimentari italiane hanno raggiunto 38,4 miliardi di euro nel 2016, contro poco più di 20 miliardi del 2005, crescendo a un tasso medio annuo del 5,8%, ben più elevato del +3,0% fatto registrare dall’export complessivo nazionale. Eppure le importazioni hanno comunque sfiorato 43 miliardi di euro nel 2016, contro quasi 30 miliardi di euro nel 2005. Una sensibile riduzione del disavanzo in valore, ma la bilancia commerciale dei prodotti agroalimentari dell’Italia resta strutturalmente deficitaria: mancano le materie prime. L’agricoltura, pur riuscendoci, fatica a svilupparsi perché è criminalizzata. Nel pensare comune ”intensivo” è uguale a “negativo” e “non sostenibile”.

Le imprese, poi – ha proseguito Casagrande – lottano contro una burocrazia che gli stessi sistemi informatici preposti a governarla non sono in grado di gestire e si bloccano generando ulteriori appesantimenti.  Sono inefficienze che si pagano. Lo sviluppo impone un’agricoltura che possa lavorare in cordata con l’industria ed esser competitiva. Confagricoltura non è contro le tipicità e le nicchie, che però non possono essere gli unici elementi di sostegno del settore, l’innovazione è lo sviluppo della tradizione e quello che oggi è tradizione una volta era innovazione. Le opportunità sono enormi, e sono segnalate anche dai 60 miliardi di fatturato a livello globale che genera l’Italian Sounding, un mercato che dobbiamo andare a riprenderci insieme all’industria agroalimentare. Il tema di oggi – ha concluso il direttore di Confagricoltura Piacenza –  è cercare di impostare nuove politiche con le quali favorire ed accompagnare la crescita delle imprese, invece di ostacolarla, per consentire all’agricoltura moderna di dare un contributo al Paese per far crescere il Pil e l’occupazione.

Chi è Marco Casagrande

Marco Casagrande diretore ConfagricolturaSessant’anni, piacentino (padre di Piacenza, mamma di Cortemaggiore), sposato con due figli, è laureato in Agraria alla Cattolica. Marco Casagrande vanta una lunga esperienza ad alti livelli nel mondo della produzione industriale, soprattutto nel settore dei trasformati del lattiero-caseario. Ha lavorato, tra gli altri, per Galbani, Yomo (9 anni), Sammontana (8 anni), Esselunga (curando la produzione interna nella stabilimento di Parma) ed Emmi, il più grande produttore caseario svizzero.

Ora una nuova sfida nella sua città, alla guida di un’organizzazione che aggrega oltre tremila aziende. «Il mondo agricolo – ci ha dichiarato il direttore di Confagricoltura – ha tanto bisogno di cambiare mentalità. Ho accettato questa sfida perché il primario è uno dei pochi settori in cui l’associazionismo di categoria ha ancora un senso: c’è infatti molta frammentazione e solo uniti di può ottenere un buon potere contrattuale. A volte siamo troppo individualisti».

«Il nostro settore – prosegue Casagrande – ha bisogno di non essere continuamente criminalizzato. Poi scontiamo un deficit di materie prime per l’industria che ci penalizza, costringendoci all’import. E’ necessario allargare le produzioni, senza rifugiarci troppo nei prodotti di nicchia. Il protezionismo del made in Italy può anche andare bene, ma solo se non penalizza i quantitativi della produzione. I mercati all’estero si conquistano creando le piattaforme di vendita. Non dobbiamo limitare la produzione; il prezzo lo fa il mercato. E noi abbiamo bisogno di Pil e di occupazione».




Confagricoltura in Israele per scoprire tecnologie d’avanguardia

Israele è un paese piccolo che, anche per questioni territoriali e geografiche, punta tantissimo sullo sviluppo high tech in svariati campi da quello televisivo a quello agricolo, proponendo soluzioni all’avanguardia, sviluppate magari per riuscire a coltivare anche in pieno deserto con scarsità d’acqua.

Proprio per scoprire alcune di queste “invenzioni” una delegazione di Confagricoltura ha partecipato ad Agritech Israel 2018 che si è svolta dall’8 al 10 maggio al Trade Fairs and Convention Center di Tel Aviv.

L’importante manifestazione è stata l’occasione per un focus sull’agricoltura ai margini del deserto. Il gruppo di Confagricoltura, guidato dal presidente nazionale, Massimiliano Giansanti, ha anche colto l’occasione per visitare realtà locali che applicano tecnologie avanzate sia nel campo dell’irrigazione, sia nel campo dell’allevamento zootecnico da latte.

Presente anche l’imprenditrice piacentina, componente di Giunta Nazionale e membro di Consiglio direttivo di Confagricoltura Piacenza, Giovanna Parmigiani (quarta da destra nella foto di copertina), con il direttore generale, Franscesco Postorino e altri dirigenti dell’Associazione.

La mostra internazionale sulle tecnologie agricole e sull’innovazione in campo agroalimentare è stata organizzata da Agritech Israel e Kenes Exhibitions con il sostegno e la partecipazione dei ministeri israeliani dell’agricoltura, dell’economia e dell’industria, degli affari esteri e dell’esportazione e con la Kibbutz Industries Association. Il tema della conferenza scientifica di questa 20esima edizione è stato dedicato all’agricoltura nelle regioni aride e semi-aride.

“I fenomeni meteorologici estremi, la carenza idrica e la desertificazione, richiedono approcci e soluzioni  per rendere più efficiente l’agricoltura  di queste zone – ha sottolineato Parmigiani che per Confagricoltura ha la delega alle tematiche ambientali – ma alcune soluzioni già indispensabili in questi luoghi possono rivelarsi utili anche nei nostri territori dove la gestione delle risorse e il miglioramento delle performance sono perseguiti con un’attenzione particolare alle innovazioni tecnologiche, da sempre asset della competitività”.

“Quello dell’agricoltura israeliana e della stretta interrelazione tra mondo produttivo e ricerca scientifica, è un modello da perseguire. L’agricoltura israeliana ha sempre puntato fortemente sull’innovazione per superare i gap strutturali. La razionalizzazione dell’acqua e l’uso di impianti di irrigazione a goccia, le coltivazioni idroponiche senza suolo, la solarizzazione del terreno, il riutilizzo delle acque reflue anche urbane, la fecondazione artificiale delle vacche da latte, sono alcune delle principali iniziative nate o comunque progredite in Israele, grazie alla ricerca, permettendo al settore primario di fare un salto di qualità”. Lo ha detto il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti al termine della visita.

La delegazione visita un impianto di irrigazione nel deserto

“In questi anni – ha osservato Massimiliano Giansanti – abbiamo consolidato un’importante cooperazione con Israele. Dallo scambio di conoscenze e dalla collaborazione tra le nostre agricolture possono nascere importanti benefici”.   In occasione della visita il vertice di Confagricoltura ha incontrato a Tel Aviv il ministro israeliano dell’Agricoltura Uri Ariel ed il senior vicepresidente per Agricoltura e Innovazione del dicastero agricolo, Michal Levi, con cui ha avuto uno scambio proficuo sulla politica europea di vicinato, sul partenariato euro mediterraneo (Euromed) e sul ruolo della ricerca anche per concretizzare l’agricoltura 4.0 e di precisione, la robotica e per favorire i progressi della genomica applicata e della shelf life delle produzioni. Il ministro Ariel e il presidente Giansanti, in particolare, hanno concordato di svolgere un’iniziativa comune, a Roma in autunno. Agritech Israel 2018, sponsorizzata anche da Netafim, società israeliana specializzata nell’irrigazione di precisione di cui la delegazione ha visitato sia la sede che alcuni impianti, ha visto riunirsi espositori da tutto il mondo, opinion leader, esponenti della politica, del mondo scientifico e accademico, associazioni di prodotto, fornitori di mezzi tecnici, di macchine agricole e, ovviamente, aziende agricole.  L’ultima edizione, nel 2015, ha registrato 27mila visitatori di cui 8.100 stranieri e 196 espositori.




Proseguono gli incontri sulla scienza di Confagricoltura e Agriturist

Proseguono con successo gli appuntamenti della nona edizione di A Cena Con la Scienza organizzata da Confagricoltura Piacenza e Agriturist. Venerdì 4 maggio è stata la volta di Antonio Saltini che all’Agriturismo Casa Rosa, a Travazzano di Carpaneto, ha affrontato il tema: “Dalle magnifiche sorti e progressive al disprezzo della conoscenza – Il declino della cultura occidentale”. Nato a Brioni (Pola-Croazia) nel1943, laureato in legge e in agraria, Saltini è stato testimone coraggioso e intransigente degli ultimi 50 anni di agricoltura italiana. Giornalista di lungo corso, docente di Storia dell’Agricoltura e autore di moltissimi saggi, ha collaborato con numerose testate specializzate. La sua visione dell’agricoltura e la summa della sua conoscenza sono custodite nella monumentale ed erudita “Storia delle Scienze Agrarie”. Nella sala gremita, diversi accademici, rappresentanti delle Istituzioni e volti noti del panorama imprenditoriale piacentino non hanno mancato di interloquire vivacemente con il relatore che ha avviato l’intervento ripercorrendo la storia dell’agricoltura a partire dalla storia dell’evoluzione del pensiero scientifico che ha trovato in Galileo una delle sue pietre miliari e ha portato l’agricoltura alla capacità di poter nutrire sette miliardi di individui. La nascita della società civile, ha tratteggiato sapientemente Saltini, è scritta inscindibilmente con quella dell’agricoltura. A lunghi passi tra millenni lo storico giornalista è poi arrivato ad un’analisi dei giorni nostri con amare conclusioni sociologico-politiche. “Dai testi di Columella rinasce l’Agricoltura della Lombardia – ha ricordato Saltini che ha proseguito – il lombardo Agostino Gallo dai testi antichi fa rinascere la rotazione e ci dà una visione straordinaria delle rotazioni delle colture agrarie nel ‘cinquecento. La Firenze di Galileo non è solo capitale dell’arte, ma anche della cultura scientifica dove grandi medici, fisiologi e naturalisti comprendono la validità del suo metodo basato sulla sperimentazione”. Poi è la volta delle positive considerazioni su Pasteur, i brevetti dell’800 e la macchina a vapore con le ingegnose applicazioni nei campi. La scienza e la chimica sono cresciute sulle fondamenta della cultura razionale dell’occidente, ma a un certo punto qualcosa si è rotto. “L’inquinamento dei clorurati organici e la loro persistenza nei terreni è stato l’input per la nascita dei primi movimenti contro la chimica, avviati, tra l’altro, da persone che avevano studiato chimica, ma nel passaggio alle generazioni successive l’approccio critico ha lasciato spazio alla radicalizzazione di quello ideologico e al fanatismo”. “Molte conversioni non sono del tutto disinteressate” – ha poi sottolineato il giornalista che facendo un altro balzo in avanti nella storia ha raccontato di come le potenti lobby di produttori americani, negli anni ’80, siano riuscite a stringere sodalizi con la stampa europea affinché si esprimesse contro la politica agricola comunitaria dell’autosufficienza. “L’odio inculcato nell’opinione pubblica europea contro la scienza ha avuto effetti devastanti, da tutore di storia politica e costituzionale concludo come l’ignoranza faccia comodo ai governanti e come da 30 anni sia stato fatto il possibile per diffondere il massimo dell’ignoranza e i risultati sono quelli che sentiamo tutte le mattine prendendo il caffè”. A stemperare l’amara conclusione sono stati tuttavia portati alcuni positivi esempi e altre preziose testimonianze di ricerca scientifica condotte da ricercatori e docenti accademici, alcuni anche presenti in sala. Avviandosi ai tavoli gli astanti hanno infine convenuto che se il metodo scientifico è rigoroso, la realtà del quotidiano ha, invece, molte luci e ombre e spesso non si presta a verità assolute.

Questo l’elenco dei prossimi appuntamenti

Venerdì 25 maggio 2018 – ore 19.00 TANTO RUMORE PER NULLA – La ricerca assolve gli OGM. Relatore: Laura Ercoli – Professore Associato alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. LA FINESTRA SUL PO – Via Centro S.Nazzaro – gruppo Mantova2A – S.Nazzaro (PC)

Venerdì 8 giugno 2018 – ore 19.00 A SPASSO PER FLATLANDIA – Il grafene e gli altri materiali bidimensionali: cosa sono e a che cosa possono servire. Relatore: Sebastiano Bellani – Ricercatore al Graphene Labs dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova. AZIENDA AGRITURISTICA BATTIBUE Loc Battibue – Fiorenzuola d’Arda(Pc)

Per partecipare è necessario prenotare direttamente in agriturismo.

QuotidianoPiacenzaOnline

Via Sant'Antonino, 20
Piacenza, Italia 29121
Italia
Email: redazione@quotidianopiacenza.online

 




A cena con la scienza: 4 serate in 4 agriturismi

Venerdì 13 aprile prenderà il via il ciclo d’incontri “A cena con la scienza”, giunto quest’anno alla sua nona edizione. L’iniziativa, organizzata da Confagricoltura e Agriturist Piacenza, negli anni riscuote crescente interesse, tanto che dallo scorso anno è patrocinata anche dalla Sezione Centro-Est dell’Accademia dei Georgofili e gli appuntamenti costituiscono credito formativo per l’Ordine degli agronomi.

La rassegna ospita esperti di fama internazionale la cui visione, per ruolo e competenze, consente di guardare al futuro e vede, come cliché ormai consolidato, una prima fase della serata dedicata all’esposizione della relazione, mentre a tavola prosegue la discussione degustando le prelibatezze tipiche degli agriturismi di Agriturist. “Mai come ai nostri giorni – spiega il coordinatore dell’iniziativa, l’agronomo Michele Lodigiani – l’Umanità ha potuto disporre di mezzi straordinariamente efficaci per risolvere i problemi che la affliggono, ma il virtuoso utilizzo di essi sembra spesso scontrarsi con una sorta di riluttanza culturale ad accettare le sfide poste dalla modernità, cui molti guardano con sospetto e paura, preferendo volgere lo sguardo verso un passato idealizzato al quale attribuiscono virtù spesso più immaginarie che reali. Fortunatamente ovunque, nei laboratori scientifici come nelle corsie d’ospedale (ed anche nei campi!), vi sono uomini e donne che guardano al passato come al presente con equilibrio e consapevolezza e che, soprattutto, lavorano perché il futuro sia migliore dell’uno e dell’altro. Alcuni di essi ci racconteranno le loro esperienze, le loro speranze e le loro proposte A CENA CON LA SCIENZA che quest’anno approfondisce, per l’appunto, il tema: “Orgoglio e Pregiudizio-4 appuntamenti tra ragione e sentimento”.

 “Sono felice che possa proseguire la collaborazione con la nostra associazione per la realizzazione di questa iniziativa a cui tengo particolarmente – sottolinea Gianpietro Bisagni, presidente di Agriturist Piacenza e di Agriturist Emilia-Romagna – perché negli anni è stata in grado di approfondire temi interessanti, con il rigore e con l’attenzione per la ricerca cari alla nostra associazione e al contempo è riuscita ad accendere un faro sui nostri agriturismi, una rete sempre più attiva sul territorio, aziende che sono in grado di promuovere i prodotti locali, accogliere visitatori e far conoscere la nostra bella provincia”.

“Anche il tema di quest’anno – sottolinea il presidente di Confagricoltura Piacenza, Filippo Gasparini – è di grande attualità, devo dire che Michele è sempre in grado di cogliere tematiche emergenti, che coinvolgono anche il nostro settore e non solo, chiamando ad intervenire esperti e personaggi che è un privilegio poter conoscere. Sarà interessante, come ogni anno. Cercheremo, un po’ nel solco della precedente edizione, di entrare nei meccanismi che rendono la nostra società, apparentemente evoluta e disincantata, da un lato, così permeabile all’irrazionalità e riluttante alle incontrovertibili evidenze scientifiche, dall’altro. Porteremo la testimonianza della Scienza, come è nostra vocazione fare. Sono aspetti con cui, non di rado, ci troviamo a confrontarci anche come imprenditori agricoli. Ringrazio Michele Lodigiani per l’impegno che profonde sempre nell’organizzare questa rassegna che si riconferma di assoluto spessore”.

Questo l’elenco degli appuntamenti (A cena con la scienza – Programma)

Venerdì 13 aprile 2018 – ore 19.00 IL CASO GLIFOSATE E ALTRI ARCANI AGRICOLI – Perché una soluzione viene scambiata per un problema? Relatore: Francesco Vidotto – Professore Associato Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari Università di Torino AGRITURISMO BOSCHI CELATI – Loc. Fossadello-Caorso.

Venerdì 4 maggio 2018 – ore 19.00 DALLE “MAGNIFICHE SORTI E PROGRESSIVE” AL DISPREZZO DELLA CONOSCENZA – Il declino della cultura occidentale. Relatore: Antonio Saltini – Autore di “Storia delle Scienze Agrarie”. AGRITURISMO CASA ROSA – Località Poggio di Travazzano – Carpaneto Piacentino (PC).

Venerdì 25 maggio 2018 – ore 19.00 TANTO RUMORE PER NULLA – La ricerca assolve gli OGM. Relatore: Laura Ercoli – Professore Associato alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. LA FINESTRA SUL PO – Via Centro S.Nazzaro – gruppo Mantova2A – S.Nazzaro ( PC).

Venerdì 8 giugno 2018 – ore 19.00 A SPASSO PER FLATLANDIA – Il grafene e gli altri materiali bidimensionali: cosa sono e a che cosa possono servire. Relatore: Sebastiano Bellani, Ricercatore al Graphene Labs dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova. AZIENDA AGRITURISTICA BATTIBUE Loc Battibue – Fiorenzuola d’Arda(Pc)

Per partecipare è necessario prenotare direttamente in agriturismo.




Donazione dei giovani agricoltori di Anga a Rio Torto

Come ogni anno, la sezione piacentina di Anga (Giovani Confagricoltura) ha organizzato una raccolta fondi per sostenere una buona causa e quest’anno il ricavato è stato utilizzato per acquistare attrezzature riabilitative e ginniche che sono state donate all’azienda Agricola Rio Torto.

Questa preziosa realtà, sita proprio in località Rio Torto di Borgonovo Val Tidone e associata a Confagricoltura Piacenza, si occupa di agricoltura sociale ospitando persone diversamente abili e realizzando vari progetti che le coinvolgono in attività quotidiane tra cui orticoltura, panificazione e laboratori di pet-terapy rivolti soprattutto ai ragazzi. L’azienda agricola ha voluto ringraziare i vari benefattori invitandoli alla Festa di Primavera, organizzata il 25 marzo scorso e aperta a tutte le famiglie dei ragazzi che già frequentano la struttura, a tutti gli interessati e a quanti erano desiderosi di conoscere più da vicino questa struttura.

Non poteva mancare la sezione piacentina di Anga con il Presidente, Corrado Peratici e la segretaria Sabrina Anaclerio. Per Confagricoltura Piacenza hanno partecipato anche il vicedirettore Giovanni Marchesi e il segretario di Zona, Giulio Bracchi. Presenti anche il parroco, i Sindaci di Castel San Giovanni e Borgonovo, il Comandante della Guardia di Finanza ed esponenti del mondo bancario. “Sono contento – ha detto Peratici – perché il nostro contributo potrà essere un aiuto concreto, spero che i ragazzi possano utilizzare al meglio cyclette e tapis roulant per trascorrere bene il tempo migliorando la loro forma fisica. Questa struttura è molto accogliente, va valorizzata perché può essere un punto di riferimento importante per le tante famiglie che necessitano di un sostegno e per i ragazzi che in questo contesto inclusivo avranno modo di poter fare tutta una serie di attività fondamentali per la loro autonomia e per il loro benessere”.