Da settembre con l’abbonamento del treno si viaggia gratis sui bus urbani

Bella notizia per i pendolari Emiliano-Romagnoli. Dal primo settembre  gli autobus nelle 13 città della regione con più di 50mila abitanti saranno gratuiti per chi abbia già un abbonamento annuale o mensile del treno (a condizione di avere la residenza in regione).

L’iniziativa si chiama “Mi muovo anche in città” e prevede l’integrazione fra i due mezzi ed il viaggio gratis sui bus urbani di Bologna, Modena, Reggio Emilia, Parma, Piacenza, Ferrara, Ravenna, Cesena, Forlì, Rimini, Carpi, Faenza, Imola, sia in partenza sia in arrivo grazie a un investimento di 5 milioni di euro all’anno da parte della Regione.

Il tutto sarà possibile a partire da settembre per le tratte superiori ai 10 chilometri e tramite l’utilizzo delle tessere Mi Muovo o Unica. L’abbonamento del treno caricato sulle tessere varrà anche sui bus delle 13 città. In totale sono 58mila gli abbonati interessati con un risparmio medio di oltre 150 euro.

La Regione suggerisce a chi ha abbonamenti iannuali n scadenza a luglio o agosto di fare un abbonamento mensile in questi due mesi e far partire il nuovo abbonamento annuale o mensile dal prossimo 1° settembre per poter usufruire dell’integrazione tariffaria.

«Si tratta di un provvedimento straordinario – ha detto il presidente Stefano Bonaccini che ha presentato la novità con l’assessore ai trasporti Raffaele Donini – per il significato che questa scelta porta con sé: quella dell’ambiente e di una migliore qualità della vita nei nostri centri urbani. Un forte incentivo all’uso del treno e dei trasporti pubblici comporta benefici sotto tutti i punti di vista: dal minor traffico alla sicurezza stradale nelle nostre città, dal minor inquinamento ai risparmi nella spesa sostenuta per spostamenti che spesso sono per lavoro e studio».

L’integrazione tariffaria è valida anche per gli abbonamenti con destinazione o partenza da una delle 13 città indicate e arrivo o partenza da fuori regione (ad esempio Piacenza-Milano) a condizione, come si diceva, di avere la residenza in Emilia-Romagna.




Emilia Romagna, 160 interventi dalla provincia di Piacenza a Rimini per la difesa del suolo

Raddoppio dei fondi da subito e programmazione triennale, per un’azione continua a strutturale di prevenzione e messa in sicurezza del territorio. Dalla Regione arriva infatti un maxi piano da 160 interventi – che partiranno entro l’anno, da Piacenza a Rimini – per la manutenzione di fiumi, torrenti, versanti e della costa dell’Emilia-Romagna. Un investimento da 12 milioni di euro nel 2018, la prima tranche del programma approvato dalla Giunta regionale e che da qui al 2020 mette a disposizione quasi 19 milioni di euro.

Si legge sul sito della Regione che quest’anno per la sicurezza idraulica dei corsi d’acqua la Regione investe 6,33 milioni di euro su un totale di 10,26 disponibili nel triennio. Alla manutenzione dei versanti sono destinati 2 milioni e per gli interventi di ripascimento e riqualificazione delle difese costiere andranno 2,14 milioni. A questi si aggiungono 1,75 milioni per approfondimenti e progettazione degli interventi di prevenzione strutturale (indagini, rilievi, perizie tecniche) di cui 884 mila euro investiti già nel 2018. Altri 1,7 milioni sono destinati per il servizio di piena, ossia la vigilanza sui fiumi in caso di forti piogge.

Nella sola provincia di Bologna, nel 2018 sono previsti 30 interventi di manutenzione di versanti e corsi d’acqua per oltre 1 milione e 700 mila euro. In provincia di Ferrara sono previsti 13 interventi di manutenzione di versanti e corsi d’acqua per oltre 840 mila euro. Nella provincia di Modena, 16 interventi di manutenzione di versanti e corsi d’acqua per 1 milione e 80 mila euro. A Reggio Emilia e provincia, nel 2018 sono previsti 21 interventi di manutenzione di versanti e corsi d’acqua per oltre 1 milione e 100 mila euro. A Parma e territorio limitrofo, 14 interventi di manutenzione di versanti e corsi d’acqua per 1 milione e 76 mila euro. A Piacenza il 2018 vede 24 interventi di manutenzione di versanti e corsi d’acqua per oltre 1 milione e 120 mila euro.

Nella sola provincia di Ravenna sono previsti 20 interventi di manutenzione di versanti e corsi d’acqua per 1 milione e 400 mila euro. Nel territorio di Forlì-Cesena, nel 2018 sono previsti 13 interventi di manutenzione di versanti e corsi d’acqua per oltre 1 milione e 300 mila euro. In provincia di Rimini 13 interventi di manutenzione di versanti e corsi d’acqua per oltre 1 milione e 600 mila euro.

IL COMMENTO

“Il raddoppio delle risorse destinate già quest’anno alla manutenzione è un grande risultato. E per la prima volta- affermano il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, e l’assessore regionale alla Difesa del suolo, Paola Gazzolo– mettiamo in campo una programmazione che abbraccia un intero triennio: significa cura costante e puntuale del territorio, sapendo con precisione le risorse su cui è possibile contare e le priorità su cui intervenire. La pianificazione è la premessa per accrescere l’efficacia delle azioni, proprio perché inserite in chiara strategia definita che punta ad innalzare sempre più i livelli di sicurezza a fronte delle sfide imposte dal cambiamento climatico e dagli eventi meteo estremi che ne derivano. Ovviamente- chiudono Bonaccini e Gazzolo- rinnovando l’impegno della Regione a intervenire subito in caso di eventi imprevisti per non lasciare soli cittadini, imprese e comunità locali, come successo in questi anni in Emilia-Romagna”.

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Incidenti mortali sul lavoro, primato al Sud

Sono dati che fanno riferimento al 2015, ma possono scattare un’istantanea della situazione lavorativa in Italia al giorno d’oggi per quanto concerne le morti sul lavoro. La statistiche sono state elaborate dall’ Istat e riprese da Il Sole 24 Ore sulla sua piattaforma InfoData, mostrando un Nord in cui il tasso di occupazione elevato va di pari passo con una quantità di incidenti sul lavoro molto ridotta rispetto ad altre zone del Paese. A partire dall’Emilia Romagna sueguendo il. cammino dello Stivale, si nota come gli incidenti mortali sul lavoro vadano aumentando, raggiungendo picchi molto elevati in Basilicata e in Calabria. Nella provincia di Vibo Valentia ad esempio si contano 35 morti sul lavoro (o gravi invalidi) ogni 10 mila abitanti. A Potenza sono 30, ad Arezzo 26,80.

A segnare pochi incidenti Milano, che con 5,4 è la migliore d’Italia. La provincia di Piacenza fa registrare 13, 80 incidenti mortali, penultima in questa speciale classifica che vede Bologna fanalino di coda con 11. Parma ne fa segnare 16, Reggio Emilia 21(sempre ogni 10 mila abitanti), Modena 14,8, Ferrara 19 e Ravenna 15,10. 

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Sfatiamo qualche mito, tutti i dati sui migranti in Italia

Ne avevamo già parlato in un articolo passato facendo notare dopo il voto del 4 marzo, dati alla mano, che “nonostante la maggioranza delle province segnate vedano una diminuzione o una stabilità del numero di stranieri nel corso del quinquennio 2012 – 2016, i risultati alle urne dicono che la Lega conquista risultati dal 10 al 40% superiori alla media nazionale”.

Un recente Fact Checking di ISPI, l’Istituto per gli Studi delle Politiche Internazionali, approfondisce la questione, sulla base anche dei recenti avvenimenti politici. Viene mostrato che nei primi mesi del 2018 sono sbarcati in Italia circa 9300 migranti, il 75% in meno rispetto allo stesso periodo di un anno fa (su una popolazione di 60 milioni di abitanti circa). Questo fatto è da attribuire non alle politiche di Salvini, insediatosi all’Interno da poche settimane, ma del suo predecessore, Marco Minniti, che si accordò con le milizie armate della Libia, molto attive nei mesi scorsi a bloccare le partenze dei barconi rafforzando parallelamente il potere della Guardia Costiera libica.

Per quanto concerne il numero delle richieste d’asilo, si può dire che effettivamente sono aumentate considerevolmente nel periodo 2014 – 2017. Ma dalla seconda metà del 2017 in poi, probabilmente grazie anche alle politiche del precedente Ministro dell’Interno, questo numero si è drasticamente ridotto, le richieste esaminate sono ferme a circa 7 mila al mese dal 2015. Inoltre, i costanti deficit mensili tra domande presentate ed esaminate hanno portato a un significativo accumulo delle richieste d’asilo ancora da evadere: se a gennaio 2014 queste ultime erano meno di 15.000, a inizio 2018 sfioravano le 150.000.

Si può notare un’impennata nel tempo medio per decisione di prima istanza in seguito a richiesta d’asilo: siamo passati da 8/9 mesi degli anni passati a più di 18 mesi del 2017, in piena “epoca Minniti”. Questo ha fatto si che molti richiedenti si trovassero letteralmente “a spasso”, in attesa di giudizio. Facendo un paragone con la Germania, si può notare che Berlino riesce ad esaminare circa 50 mila richieste al mese, contro appunto le 7 mila italiane. In conclusione, le politiche precedenti a quella del nuovo Governo avrebbero portato a una situazione difficilmente sostenibile.

Si è sentito dire spesso che l’Unione Europea ci ha lasciati soli. Di per sè questa affermazione può essere vera, stando ai dati: tra settembre 2015 e aprile 2018 sono sbarcati in Italia quasi 350 mila persone, i piani di ricollocamento d’emergenza avviati dall’Unione europea prevedevano di ricollocare circa 35.000 richiedenti asilo dall’Italia verso altri paesi Ue. Gli aiuti europei coprono solo una minima parte delle spese italiane per far fronte a questa “emergenza”: nel 2017, per esempio, gli aiuti Ue ammontavano a meno del 2% dei costi incorsi dallo Stato italiano per gestire il fenomeno migratorio (4 miliardi di euro spesi dall’Italia contro 77 milioni investiti dall’Europa).

Va detto però che l’Europa potrebbe aver dirottato il proprio denaro verso lidi più interessati al fenomeno: in Europa l’Italia ha un’incidenza di rifugiati molto bassa: 2 su mille. Veniamo dopo, nell’ordine, Svezia, Malta, Norvegia, Austria, Cipro, Svizzera, Germania, Olanda, Danimarca, Francia, Serbia, Belgio, Lussemburgo, Finlandia e Bulgaria.

In conclusione si può considerare che le migrazioni certo non si arresteranno, anzi. Oltre al dato sull’aumento della popolazione mondiale, si può vedere che la pressione migratoria dall’Africa subsahriana è destinata ad aumentare drasticamente dal 2020 al 2050. Se restasse invariata anche la propensione a raggiungere l’Europa, di questi 30 milioni di migranti in più, circa 7,5 milioni arriverebbero in Europa entro il 2050. Sarà necessario fermarli tutti o cercare un dialogo costruttivo? “Aiutarli a casa loro”, non basta.

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Parità. Tarasconi, Molinari, Boschini e Pruccoli (Pd) difendono i servizi sociali dai centri antiviolenza: “Loro lavoro complesso”

I giudizi critici sull’operato del Servizio sociale espressi dalla presidente del Coordinamento Centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna nel corso del convegno “Parenting in domestic violence”, promosso dalla Regione, arrivano in Aula, con un’interrogazione di Katia Tarasconi, prima firmataria, Gian Luigi MolinariGiuseppe Boschini e Giorgio Pruccoli (Pd). Tarasconi ha evidenziato come “la presidente avrebbe pubblicamente attaccato il lavoro dei Servizi sociali nei confronti delle donne vittime di violenza, arrivando a definire gli assistenti sociali ‘incompetenti e non professionali'”, evidenziando come “nessuno, sul territorio, può permettersi di lavorare da solo, bisogna sempre lavorare in rete”. Concorde anche l’assessore alle Pari Opportunità Emma Petitti, che ha evidenziato come “la nostra regione è quella dei servizi sociali di alta qualità del personale”. 

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Matteo Rancan protagonista del format CasALavoro (video)

Seconda puntata di casALavoro il format dell’ufficio stampa dell’Assemblea Regionale dell’Emilia Romagna che questa settimana (per la seconda puntata) ha come protagonista il consigliere piacentino della Lega Matteo Rancan (vedi sotto).

Il format viene trasmesso da varie emittenti regionali e locali ed ha come intento quello di raccontare i 50 consiglieri regionali in un modo diverso dal solito … sotto lo slogan “mai visti così”.

Un giornalista viaggia in auto con l’eletto in Regione, che guida dalla propria abitazione, partendo da ogni provincia dell’Emilia-Romagna, fino alla sede di lavoro in consiglio regionale a Bologna, dove timbra il cartellino come ogni altro dipendente dell’amministrazione.

Il viaggio è un’occasione per un dialogo dove emerge la persona prima del politico, con aneddoti e curiosità.




Qual è lo stato del Mare Adriatico nel 2017? Ce lo dice Arpae

Il monitoraggio di Arpae ha evidenziato, per il 2017, buone condizioni dello stato ambientale del mare Adriatico della costa emiliano-romagnola. Tale situazione è stata condizionata dalle eccezionali condizioni meteorologiche verificatesi durante l’anno, caratterizzate da siccità prolungata e da elevate temperature. Il deficit precipitativo registrato nel 2017 ha determinato da un lato seri problemi di approvvigionamento idrico, in particolare nel settore agricolo, dall’altro ha apportato una sensibile riduzione di apporto di acque dolci dai bacini costieri, con conseguente ricaduta positiva sullo stato ambientale del mare.

Tale condizione si è mantenuta costante durante tutto l’anno nelle aree centro-meridionali, con elevata trasparenza e assenza di fenomeni eutrofici (arricchimento di sostanze nutritive come azoto e fosforo); l’area più settentrionale, maggiormente sensibile ai fenomeni eutrofici per diretta vicinanza con il bacino padano, ha presentato fioriture microalgali anche nella stagione estiva, determinando colorazione delle acque (marroni, verdi) e  ridotta trasparenza, favorendo così la formazione di aree con scarso contenuto di ossigeno negli strati a ridosso dei fondali. Il verificarsi di condizioni meteomarine instabili, con mareggiate, ha migliorato e favorito il rimescolamento delle acque lungo la colonna d’acqua. Non sono stati registrati casi di inquinamento nei controlli effettuati, sia nell’acqua che nei sedimenti. Non è stata rilevata la presenza di materiale mucillaginoso.
Assente anche la microalga Ostreopsis ovata, che può causare disturbi alle vie respiratorie e stati febbrili. Da segnalare l’avvistamento per tutto l’anno della specie di Noci di mare (ctenofori Mnemiopsis leidyi) lungo tutta la fascia costiera, fino a 10 km dalla costa: si tratta di organismi gelatinosi simili alle meduse, non urticanti, ma che si nutrono di larve e uova di pesce, condizionando sensibilmente l’ecosistema marino.

I dati di Arpae confermano che il Mare Adriatico è in buona salute: un risultato che rappresenta la cartina di tornasole delle politiche messe in campo dalla Regione e dalle amministrazioni locali. La qualità delle acque è un obiettivo prioritario: significa tutela dell’ambiente, promozione del turismo, della pesca e di tutte le attività economiche che vedono proprio nell’acqua del mare una risorsa preziosa. L’economia blu fa parte a pieno titolo del modello di crescita sostenibile a cui tende la politica green dell’Emilia-Romagna”, afferma l’assessore all’ambiente Paola Gazzolo. “Quello emiliano-romagnolo è uno dei tratti della costa più monitorati a livello nazionale: per il futuro, tra le azioni più rilevanti rientra il lavoro in corso sul tema delle plastiche con l’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po: l’obiettivo è introdurre azioni capaci di limitarne l’apporto dai fiumi, dai quali attualmente deriva il 90% di quelle presenti in mare”.

La conoscenza della qualità dell’ecosistema marino dell’Adriatico è fondamentale – afferma il direttore generale di Arpae, Giuseppe Bortone – e diventa sempre più uno strumento a supporto del turismo e delle diverse attività produttive, come la pesca. Questo l’impegno costante di Arpae, in linea con le politiche europee di sviluppo sostenibile dell’economia blu e con quelle di strategia per l’ambiente marino. Un patrimonio di conoscenza che contribuisce a valorizzare le zone costiere e il mare della nostra Riviera”.

“Le condizioni del mare nel 2017 – spiega la responsabile della Struttura oceanografica Daphne di Arpae, Carla Rita Ferrari – sono state molto buone. Gli scarsi apporti di acqua dolce dai bacini costieri – seguito della siccità che ha causato problemi di approvvigionamento idrico in particolare al settore agricolo – conferma ancora una volta che i fenomeni eutrofici, principali problematiche ambientali dell’area di mare dell’Emilia-Romagna, sono correlati alle condizioni meteorologiche e alle pressioni antropiche derivanti dai fiumi che sfociano in mare”.

LO STATO DEL MARE NEL 2017

Presenza di Noci di mare (ctenofori) Riscontrata la presenza di Mnemiopsis leidyi avvistati anche nel 2017, come già accaduto nel 2016 nelle acque marine e in quelle di transizione (Sacca di Goro, Valli di Comacchio, foci di fiumi). Si presentano come bolle gelatinose, innocue per l’uomo, ma che possono creare problemi all’ecosistema marino. Sono organismi globosi, gelatinosi, trasparenti e tipicamente pelagici, simili alle meduse, che appartengono al phylum degli ctenofori, chiamate anche “noci di mare”. La loro presenza ha interessato tutto il bacino  Adriatico, dalla Croazia fino alla Puglia. Questi individui raggiungono qualche centimetro di lunghezza, sono sprovvisti di cellule urticanti e il corpo è percorso da costole lungo le quali sono presenti una serie di ciglia vibranti dotate di organelli adesivi, con cui catturano lo zooplancton di cui si nutrono. Altre importanti caratteristiche sono la bioluminescenza e la presenza di cteni (da cui il nome), ossia ciglia fuse in otto bande meridiane al corpo utilizzate dall’animale per muoversi lungo la colonna d’acqua. Sono organismi ermafroditi, cioè sono in grado di autofecondarsi e possono generare un numero elevato di uova che si sviluppano in breve tempo. Da indagini svolte, Mnemiopsis leidyi è originario delle coste atlantiche del continente americano, ma durante gli anni ’80 fu introdotto nel Mar Nero tramite acque di zavorra di petroliere. Trovò un ambiente favorevole al suo sviluppo, soprattutto grazie all’abbondanza di cibo e alla scarsità di competitori e predatori e iniziò a produrre grandi aggregazioni che, alimentandosi soprattutto di uova e larve di pesce, nel giro di pochi anni decimarono i già traballanti (a causa della sovrapesca) stock ittici del Mar Nero. Nel 1999, sempre attraverso acque di zavorra, fu introdotto nel Mar Caspio, dove in alcune aree fece registrare una riduzione dello zooplancton di circa l’80%. Nel 2001 fu avvistato nel Mar Egeo dove però non ebbe effetti così drammatici, forse a causa della maggiore presenza di competitori planctofagi, e nel 2006 fu segnalato anche nel Mar Baltico.

La grande tolleranza di questa specie ai diversi fattori ambientali (sopporta salinità variabili da 4 a 38 e temperature comprese fra 4 e 32°C) lo rende capace di adattarsi alle condizioni del Mediterraneo, sia attraverso una competizione per le risorse, sia a causa della dieta costituita prevalentemente da uova e larve di pesce. Tutto questo fa sì che Mnemiopsis leidyi sia in grado di modificare fortemente l’ecosistema marino e, per questo, va tenuto sotto controllo. 

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Scuola piacentina tra le più inclusive d’Italia, lo dicono gli stessi istituti del territorio

Questa volta è la scuola a darsi un voto. Italiani.coop ha aggregato una serie di questionari somministrati dal Miur ai vari istituti italiani, che dovevano darsi un voto da 1 a 7 su vari punti, come l’ambiente di apprendimento, i risultati scolastici e lo sviluppo e valorizzazione delle risorse umane. Ne è scaturita una fotografia di cosa la scuola pensa di sè, che vorremmo sottoporvi. Il Friuli e le Marche sono di gran lunga le Regioni più “ottimiste”, con voti per ogni sezione che vanno dal 4,7 al 5,5. Maglia nera per la Sardegna, che addirittura nelle prove standardizzate nazionali si da 3,7. In generale le scuole italiane sono pessimiste su questo dato. L’Emilia Romagna complessivamente sta nel mezzo con un voto medio complessivo di 4,9 che deriva da: Risultati prove standardizzate nazionali (4,4), Curricolo, progettazione e valutazione (4,7), Competenze chiave di cittadinanza (4,8), Sviluppo e valorizzazione delle risorse umane (4,8), Risultati a distanza (4,9), Ambiente di apprendimento (4,9), Continuità e orientamento (5,0), Risultati scolastici (5,0). Orientamento strategico/organizzazione della scuola (5,0), Integrazione con il territorio e rapporti con le famiglie (5,3), Inclusione e differenziazione (5,3).

Un dato quest’ultimo che viene confermato anche nei risulti di provincia: le stesse scuole della provincia di Piacenza sono quelle che a livello nazionale si considerano le più inclusive (5,4). Voto peggiore invece per le prove standardizzate nazionali (4,2). Voti alti anche per integrazione col territorio (5,2) e Organizzazione della scuola (5,2). 

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Millennial, “adolescenti sospesi” secondo l’Ordine Regionale degli psicologi

Sui giovani delle ultime generazioni è stato detto di tutto: sono stati definiti bamboccioni e indolenti, sono stati accusati di essere incapaci di giungere all’indipendenza, economica e di vita, cominciando dallo staccarsi dalla famiglia d’origine. L’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna, però, vuole evidenziare un aspetto spesso sottovalutato: non si è tenuto conto della reale prospettiva esistenziale che queste ragazze e questi ragazzi si trovano ad affrontare. Gli effetti, soprattutto psicologici, che si determinano quando un individuo non intravede un futuro per sé e per la propria giovane famiglia.

Vengono a cavallo della rivoluzione digitale, sono la generazione dei nati tra l’80 e il 2000, quelli che vengono chiamati Millennial: la loro epoca doveva essere quella del consolidamento economico e del benessere diffuso, e invece è stata quella della peggiore crisi dai tempi della Grande Depressione, il cui leitmotiv sembra essere la mancanza di certezze.

“Il mondo del lavoro attualmente offre poco, ma esige comunque molto in cambio. Quel che bisogna chiarire è che una condizione di precariato lavorativo non rende instabile solo la situazione economica, ma mina anche lo stato psicologico delle persone. Perché non possono emanciparsi dalla famiglia di origine e costruire una propria realtà, ma si ritrovano a vivere forzatamente in una sorta di ‘adolescenza sospesa’. I giovani si trovano a volte in condizioni comparabili all’indigenza, con conseguenti frustrazione e perdita dell’identità sociale; quasi sempre, quando hanno un lavoro, sono comunque sottopagati. Tutto ciò crea incertezza anche a livello delle proprie capacità e competenze, abbassando la stima di sé”, commenta Anna Ancona, Presidente dell’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna.

La difficoltà di realizzarsi nel lavoro può causare un senso di impotenza e disorientare, bloccare, determinando significative ricadute in ambito affettivo-relazionale. La persona può rimanere immobilizzata nel presente e in continua negoziazione con le emergenze quotidiane, incapace di proiettarsi in un futuro esistenziale soddisfacente. Dover cercare e cambiare spesso lavoro, inoltre, può significare anche trasferirsi in luoghi diversi e abituarsi a nuovi contesti, con la necessità di ricostruire continuamente non solo le proprie abitudini, i punti di riferimento che per molte persone hanno un ruolo importante nel dare solidità, ma anche i propri legami”, aggiunge Elisabetta Manfredini, Vicepresidente dell’Ordine.

Una sensazione diffusa tra i giovani precari è la costante preoccupazione per il domani, una preoccupazione che a lungo andare può avere anche conseguenze fisiche sui Millennial, associata a un quadro di sofferenza psicologica. Disagio e demotivazione procurati dalla precarietà di lavoro possono comportare vissuti di inadeguatezza, depressione e stati d’ansia o panico accompagnati da una sintomatologia psicosomatica.

Nonostante questo contesto di dis-ordine, i Millennial possono comunque reagire all’incertezza cercando di gestire autonomamente la situazione di crisi, utilizzando al meglio le proprie competenze, conoscenze, abilità relazionali, cercando anche appoggio quando necessario. La capacità di far fronte in maniera positiva alla precarietà, di riorganizzarsi quando ci si trova in difficoltà, riporta al concetto psicologico di resilienza. La resilienza è una risorsa che permette di reagire alle sfide esistenziali, anche mantenendo un’apertura nei confronti delle possibili opportunità che si incontrano, andando avanti nonostante le frustrazioni. È una risorsa che tutte le persone possono acquisire e incrementare, anche con interventi di sostegno psicologico mirati. 

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Rancan (Ln): mancano medici a Piacenza

La mancanza di medici, in particolare specialisti, in provincia di Piacenza e di sei dirigenti di reparto nell’ospedale del capoluogo è al centro di un’interrogazione presentata in Regione da Matteo Rancan (Ln). Secondo il consigliere questa carenza di personale medico, che avrebbe incidenza sul servizio sanitario offerto tanto da aumentare la mobilità sanitaria verso la Lombardia, sarebbe da imputare all’inefficace programmazione dell’Ausl locale. Pertanto, Rancan chiede alla Giunta regionale di intervenire sull’Ausl di Piacenza per risolvere il problema della carenza di medici e migliorare la programmazione dei servizi sanitari.