120 piacentini iscritti al concorso per presidi

Sono 120 gli aspiranti presidi piacentini che si sono iscritti al concorso per . il Corso-Concorso nazionale per il reclutamento dei Dirigenti scolastici. I candidati residenti in Emilia-Romagna sono in totale 1.800. La scadenza per l’iscrizione era fissata per il 29 dicembre 2017.




I piccoli comuni “culla” dei prodotti tipici della nostra regione

In Emilia Romagna i piccoli comuni sono la culla del 97% di tutti i prodotti Dop e Igp della regione con una rete di 140 realtà comunali con meno di cinquemila abitanti su un totale di 333 comuni. E’ quanto emerge dall’esclusivo studio Coldiretti/Symbola su “Piccoli comuni e tipicità” presentato dalla Coldiretti a Roma a Palazzo Rospigliosi in occasione dell’apertura dell’anno nazionale del cibo italiano nel mondo per raccontare un patrimonio enogastronomico del Paese custodito fuori dai tradizionali circuiti turistici, che potrà ora essere finalmente valorizzato e promosso grazie alla nuova legge n.158/17 che contiene misure per il sostegno e la valorizzazione dei piccoli comuni.

Fra le 44 produzioni a denominazione d’origine quelle che portano il nome di piccoli comuni della regione – sottolinea Coldiretti Emilia Romagna – sono quattro: il Marrone di Castel del Rio Igp, tipico della zona da più di cinquecento anni, è caratteristico di quattro piccole realtà come Borgo Tossignano, Casalfiumanese, Castel del Rio e Fontanelice. Anche il formaggio di Sogliano (FC) Dop viene prodotto da oltre cinquecento anni, visto che è nominato in due inventari del 1497 e del 1498. La produzione del Culatello di Zibello Dop della omonima frazione del piccolo comune di Polesine Zibello (PR) ha ufficialmente trecento anni, con la prima documentazione datata agli inizi del 1700, ma con una storia che risale al Rinascimento. L’Aglio di Voghiera Dop (FE) ha un gusto dolce e delicato che gli viene conferito proprio dal suolo argilloso e limoso del territorio di produzione. Un primato dell’Emilia Romagna – informa Coldiretti Emilia Romagna – è anche il Vin Santo di Vigoleno, la più piccola Doc vitivinicola d’Italia, ottenuta con antichi vitigni autoctoni dell’area piacentina. Con circa 5.000 bottiglie prodotte ogni anno, è inserita nella Doc dei vini dei Colli piacentini ed è prodotto nel piccolo Borgo incastellato di Vigoleno, in comune di Vernasca (2.100 abitanti) in provincia di Piacenza.

Delle 388 produzioni di eccellenza iscritte all’albo tradizionale della regione Emilia Romagna, ben 20 – sottolinea Coldiretti regionale – sono contraddistinte proprio dal nome del piccolo comune d’origine. Si va dal salame di Canossa (RE) alla castagna di Gusano (Gropparello – PC); dalla patata di Montese MO) al Mandorlato al cioccolato di Modigliana (FC); dalla spongata di Corniglio (PR) all’uva Bianchetta di Bacedasco (Castell’Arquato – PC).

Quella dei comuni sotto i cinquemila abitanti – spiega Coldiretti Emilia Romagna – è una rete diffusa su oltre il 38% del territorio, con una presenza che unisce il senso di comunità all’appartenenza geografica e la custodia di valori e tradizioni come quella del cibo e dei prodotti tipici. Nei piccoli comuni della nostra regione – ricorda l’organizzazione dei coltivatori – vivono 364.500 persone sul totale di 4,4 milioni di abitanti.

“L’approvazione della legge 158/17 sui piccoli comuni – ha detto il presidente di Coldiretti Emilia Romagna, Mauro Tonello – è stato un obiettivo fortemente sostenuto negli anni da Coldiretti per tutelare e valorizzare un patrimonio enogastronomico, naturale e paesaggistico, culturale e artistico senza eguali per la popolazione residente, ma anche per il numero crescente di turisti italiani e stranieri che vanno alla ricerca dei tesori nascosti nel nostro territorio.

Secondo il direttore regionale di Coldiretti, Marco Allaria Olivieri, “I 140 Comuni che hanno meno di cinquemila abitanti sono una grande vetrina di promozione turistica, culturale e sociale, con un concentrato unico di specialità enogastronomiche e di bellezze naturali e architettoniche. I piccoli centri sono infatti il cuore della salvaguardia dell’ambiente e della valorizzazione del territorio e producono la stragrande maggioranza dei prodotti a denominazione d’origine che hanno reso famosa l’Emilia Romagna nel mondo”.  (SEGUE ELENCO PRODOTTI)

 

 

Prodotti che nel nome richiamano i piccoli Comuni dell’Emilia Romagna

 

Dop

Aglio di Voghiera (FE)
Culatello di Zibello (PR)
Formaggio di fossa di Sogliano al Rubicone (FC)
Igp

Marrone di Castel del Rio (BO)
Prodotti tradizionali

 

Bomba allo zabaglione di Canossa (RE)
Castagna di Gusano – Gropparello (PC)
Castagna di Vezzolacca – Vernasca (PC)
Ciliegia Marasca di Villanova sull’Arda (PC)
Ciliegia Mora di Diolo – Lugagnano Val d’Arda (PC)
Lumache alla Bobbiese – Bobbio (PC)
Maccheroni bobbiesi – Bobbio (PC)
Mandorlato al cioccolato di Modigliana (FC)
Marrone di Campora – Neviano degli Arduini (PR)
Pancetta Canusina (RE)
Patata di Montese (MO)
Ribiola della Bettola (PC)
Salame di Canossa (RE)
Spongata di Corniglio (PR)
Tartufo Nero di Fragno – Calestano (PR)
Torta di riso alla bobbiese (PC)
Trote come si preparano a Succiso – Ventasso (RE)
Uva Bianchetta di Bacedasco – Castell’Arquato (PC)
Uva Bianchetta di Diolo – Lugagnano val d’Arda (PC)

Vini
Vin Santo di Vigoleno – Vernasca (PC)




Rifiuti urbani: crescita costante a Piacenza

E’ degli ultimi spiccioli di 2017 “Dati ambientali 2016, la qualità dell’ambiente in Emilia Romagna”, rapporto dell’Arpae che ricorre all’abbondante ricorso di strumenti innovativi di informazione ambientale, quali le infografiche, cosicchè da farne un utile supporto all’ulteriore crescita della consapevolezza e conoscenza dell’ambiente in cui viviamo. Particolarmente interessanti valori relativi ai rifiuti urbani prodotti in Regione per abitante dal 2001. In 15 anni si può vedere come la media sia passata da 620 kg in un anno a oltre 660. Quasi tutte le Province analizzate segnano un picco nel 2010, per poi scendere.

Piacenza è passata dai 560 kg circa/abitante nel 2001, che ci metteva bel al di sotto della media prodotta in regione di circa 100 kg, fino al 2016, che ci vede oltre la media, attestandoci a 675 kg circa. Curioso il caso di Parma e Bologna, che pur avendo un numero decisamente più consistente di abitanti producono meno rifiuti, tra i 575 e i 580 kg per abitante nel 2016.

La produzione totale di rifiuti urbani in Emilia-Romagna nel 2016 è stata pari a 2.969.293 tonnellate, in linea con i valori registrati nel 2015. La produzione pro capite è passata da 665 kg/ab. nel 2015 a 666 kg/ab. nel 2016. Su scala provinciale, la produzione pro capite registra un trend positivo in tutte le province, eccetto il lieve calo di Reggio
Emilia e Ravenna. Le differenze dei valori tra le varie province sono legate a un insieme di fattori, i più significativi dei quali sono: i criteri di assimilazione dei rifiuti speciali agli urbani, le presenze turistiche, le componenti territoriali e socio-economiche prevalenti nel territorio di riferimento.

Ciò che ci differenzia rispetto alle altre Province è la produzione di rifiuti speciali, decisamente sotto la media rispetto a tutte tranne Rimini. Modena, Ravenna e Bologna, territori dove è presente il maggior numero delle attività produttive della
regione.

RACCOLTA DIFFERENZIATA

Trend decisamente positivo per quanto concerne la raccolta differenziata, che è passata da una media regionale del 25% del 2001, a oltre il 60%. Un dato frutto comunque di una certa disomogeneità: Parma, Reggio Emilia, Modena, Piacenza, Ferrara e Rimini), altre (Ravenna, Forlì-Cesena e Bologna) si attestano su percentuali inferiori. A Ravenna nel 2016 la diminuzione dei quantitativi di rifiuti raccolti in modo differenziato è imputabile alla diminuzione dei rifiuti speciali assimilati agli urbani.

Il report completo QUI

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Anniversario del Tricolore. L’impegno della Regione a sostenere i valori della Costituzione e dell’unità nazionale

La celebrazione del Tricolore (“una bellissima bandiera che ogni volta che la guardiamo ci emoziona”) e dei 70 anni della Costituzione (“per molti la più bella del mondo”), il valore dell’unità nazionale, ma anche l’esempio offerto dall’Emilia-Romagna in molti campi della vita civile, sociale ed economica, l’impegno per far ripartire le aree della regione colpite dalla recente all’alluvione, insieme alla richiesta di un’Europa meno burocratica e più attenta alla crescita e alla solidarietà.

Sono i punti chiave dell’intervento del presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, questa mattina a Reggio Emilia per le celebrazioni del 221° anniversario del Tricolore, alla presenza del presidente del Consiglio, PaoloGentiloni, del Ministro alle Infrastrutture Graziano Delrio, del sindaco, Luca Vecchi, del presidente della Provincia, Giammaria Manghi e allo storico Alberto Melloni.
“È un onore– ha esordito Bonaccini- essere qui a celebrare questa bellissima ricorrenza, che cade proprio in occasione del 70° anniversario della Costituzione italiana, i cui valori di fondo come Regione ci impegniamo a far valere, a partire dal grande lavoro messo in campo per garantire alcuni diritti inalienabili alle persone, come il diritto all’istruzione, alla salute, al lavoro”.
“Questa terra- ha ricordato il presidente- ha dato un contributo importante all’Unità d’Italia. La terra dei fratelli Cervi, di don Dossetti e dei tanti che hanno messo a repentaglio la propria vita e quella dei loro cari per dare a tutti noi un traguardo di libertà, di pace e di democrazia”.
C’è quindi il grande tema della memoria, che non è solo celebrazione, “e vado orgoglioso che questa Regione abbia approvato una legge sulla memoria del ‘900, nel solco dei valori della Costituzione, che ogni anno mette a disposizione risorse in favore di chi si impegna per la diffusione della memoria e della nostra storia”
Come fare per garantire l’agibilità dei diritti sanciti dalla Costituzione? Per il presidente della Regione è basilare l’impegno della Regione stessa a garantire “quei diritti inalienabili per le persone, come la salute, il lavoro, l’istruzione. E lo stiamo facendo, con risultati che sono sotto gli occhi di tutti”.
Soffermandosi in particolare sul tema del lavoro, Bonaccini ha ricordato – evidenziando che il lavoro è dignità – i risultati conseguiti anche grazie al “Patto per il Lavoro” siglato con tutte le forze sociali, cioè aver riportato in tre anni la disoccupazione al 6% dal 9%. “ma non ci accontentiamo. Il nostro impegno è di centrare il traguardo della piena occupazione entro il 2020 in questa regione, come contributo alla crescita complessiva del Paese”.
Bonaccini è tornato anche sulla pre-intesa siglata nei mesi scorsi con il Governo per avere condizioni di maggiore autonomia per la Regione Emilia-Romagna. “Siamo convinti- ha ribadito- che sia giusto che le realtà più virtuose siano premiate, ma entro una cornice molto netta, che per noi è sacra: l’unità nazionale, contro ogni forma di egoismo e separatismo”.
Poi il ricordo della tragedia del terremoto del 2012, “il più drammatico dopo quello dell’Irpinia in termini puramente economici, perché ha fatto 13 miliardi di euro di danni. Un terremoto dal quale ci siamo rialzati, dando prova di grande forza a tutto il Paese”.
Ha richiamato, il presidente, anche le recenti alluvioni che hanno colpito Lentigione, Colorno, Campogalliano. “Noi – rivolgendosi idealmente ai rappresentanti delle popolazioni colpite – saremo sempre vicini a voi, per ripartire e per cancellare ogni danno che si è verificato nel corso di questi eventi”
Infine il richiamo ad un Europa – con un saluto e un ringraziamento per ciò che ha fatto al professor Romano Prodi, presente in sala – che è la dimensione dove si traguarda il futuro del Paese.
“Vogliamo fortemente l’Europa, anche se non ci piace quando è troppo burocratica e guarda solo al rigore e non alla crescita. Oppure quando gira in troppi casi lo sguardo dall’altra parte, mentre l’Italia è impegnata a salvare vite umane nel Mediterraneo”.
“Abbiamo l’orgoglio delle nostre radici- ha concluso il presidente – ma siamo anche molto attenti al bene comune. Agli studenti dico che la loro generazione è tra le poche che nella storia hanno avuto la fortuna di non conoscere la tragedia della guerra. L’Europa serve anche a questo, e dobbiamo batterci affinchè le risposte ai problemi non siano alzare muri ma, come dice Papa Francesco, costruire ponti”.

Dalla Regione Emilia Romagna




Quanto hanno studiato i criminali? Uno studio de Il Sole 24 Ore lo spiega

Vi ricordate i fratelli Mortimer e Randolph Duke di Una poltrona per due? E la loro scommessa di trasformare un ricco agente di cambio laureato ad Harvard (Winthorp) in un criminale, e allo stesso tempo rimpiazzarlo con un vagabondo (Valentine)? In quel caso si voleva dimostrare che il contesto in cui si è cresciuti conta fino a un certo punto per arrivare a delinquere.

Il Sole 24 Ore ha cercato di trovare una correlazione simile, incrociando i dati (per Regione) del numero di laureati ogni 1000 abitanti messi a disposizione dall’Istat e le denunce presentate nel 2016, fornite dal Dipartimento per la pubblica sicurezza del Ministero dell’Interno. Si scoprono così molte informazioni interessanti, soprattutto verificando per tipologia di reato.

Prima di tutto, i criminali non sono necessariamente degli inetti. Nella categoria più generica dei “Furti”, si vede nel 2016 che se in Emilia Romagna ci sono 132,76 laureati ogni 1000 abitanti (590 mila totali), in reati in esame denunciati ammontano a 31,12 per 1000 abitanti (138 mila totali). Curioso il caso dei furti con destrezza: c’è una correlazione positiva tra il numero di denunce e quello di laureati. Per quanto concerne le “truffe e le frodi informatiche” è curioso notare una correlazione positiva con la quota di laureati in tutte le Regioni. Evidentemente sono in pochi quelli che hanno studiato quella che gli inglesi definiscono “computer science”.  In Emilia Romagna nel 2016, sui 132,76 laureati ogni 1000 abitanti di cui sopra, i reati di questo genere sono 2,706 per 1000 abitanti (12 mila totali!). Lo stesso vale per i furti negli esercizi commerciali e per quelli in abitazione.

In controtendenza i “furti di autovetture”, infatti sono solo 0,643 su 1000 abitanti. Solo in Lazio la tendenza positiva rimane, con 153,72 laureati ogni 1000 e 2,983 denunce (17 mila 500 totali). In buona sostanza, non importa che un delinquente sia o meno istruito, è importante che venga consegnato alla giustizia.

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Imprenditoria giovanile in calo del 5,1% in Emilia Romagna

Nuovo netto calo per le imprese giovanili. A fine settembre le imprese attive giovanili sono risultate 30.490, pari a solo il 7,5 per cento delle imprese regionali.

In un anno ne sono andate perdute 1.632 (-5,1 per cento), con una ulteriore lieve accelerazione della tendenza negativa, mentre le altre imprese sono diminuite solo dello 0,6 per cento. Da tempo, la tendenza regionale risulta più pesante di quella nazionale, che ha visto le imprese giovanili (507.409, pari al 9,8 per cento del totale) diminuire del 3,0 per cento e le altre imprese confermare la tendenza positiva e segnare un nuovo lieve aumento (+0,3 per cento).

Questa l’immagine che emerge dal Registro delle imprese delle Camere di commercio elaborati da Unioncamere Emilia-Romagna.

Le imprese giovanili aumentano solo in Sardegna e Basilicata. Tra le regioni che crescono meno sotto questo profilo l’Emilia-Romagna è come il Veneto (-4,4 per cento) mentre la tendenza è meno pesante in Lombardia (-3,1 per cento) e Piemonte (-3,5 per cento).

I settori

La crisi dei comparti produttivi tradizionali ha colpito particolarmente le imprese giovanili. La loro riduzione è determinata soprattutto dal pesante crollo delle imprese delle costruzioni (-920 unità, -12,7 per cento), un settore che continua a scontare gravi difficoltà, al quale si aggiungono la rapida caduta delle imprese dell’industria (-160 unità, -6,7 per cento) e l’ampia flessione delle imprese dell’insieme del settore dei servizi (-577 imprese, -2,9 per cento), derivante dalla più marcata riduzione nel settore del commercio (-436 imprese, -5,3 per cento) e dalla più lieve flessione nell’aggregato degli altri servizi (-141 imprese, -1,2 per cento). Contrariamente alla tendenza prevalente tra le altre imprese, risultano in leggera crescita solo le imprese giovanili attive nell’agricoltura, silvicoltura e pesca, +25 imprese, +1,1 per cento, grazie alla crescita della pesca e acquacoltura.

La forma giuridica

La riduzione è principalmente da attribuire alla flessione molto ampia delle ditte individuali (-1.419 unità, -5,7 per cento), anche se la contrazione è stata notevolmente più rapida per le società di persone (-10,7 per cento, pari a 264 unità), attribuibile all’attrattività della normativa delle società a responsabilità limitata semplificata, che sostiene la crescita più contenuta delle società di capitale (+93 unità, +2,1 per cento).