Arcigay Lambda sostiene la proposta di tinteggiare le panchine di color rosso e arcobaleno

Il Direttivo di Arcigay Piacenza Lambda sostiene l’approvazione dell’ordine del giorno presentato in consiglio comunale di Piacenza dal Partito Democratico in merito alla tinteggiatura di panchine di color rosso (contro la violenza di genere) e di color arcobaleno (a sostengo della lotta alle discriminazioni in base all’orientamento sessuale e all’identità di genere). L’iniziativa è stata portata avanti anche in altre città, come Bitonto, Torino e Parma tra le altre.

“Un piccolo gesto, – spiegano i promotori – ma che avrebbe un grande valore per un Comune che ha bisogno di riflettere sul tema della violenza di genere e della lotta alle discriminazioni visti i diversi fatti di cronaca recenti e dell’ultimo anno”.

“Arcigay Piacenza  – continuano – è convinta che la battaglia a sostegno delle donne contro la violenza di genere ed il patriarcato e la lotta alle discriminazioni in base all’orientamento sessuale ed identità di genere non debbano avere colore politico.

Auspichiamo quindi ampia, se non unanime, convergenza sul suddetto ordine del giorno e rinnoviamo alla giunta la nostra disponibilità ad aprire un tavolo contro le discriminazioni che, a parte le promesse fatte dal sindaco ormai più di un anno fa, ad oggi non è ancora stato sviluppato.

Si inizi quindi dai piccoli gesti per dare un segnale alla cittadinanza di attenzione sui temi della lotta alle discriminazioni e dei diritti civili, prima che altri efferati fatti possano ancora purtroppo accadere”.

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Riparte stasera la Festa Multietnica di Fiorenzuola, per dire basta alle discriminazioni

Molte le associazioni che prenderanno parte alla Festa Multietnica che parte stasera per concludersi il 16 settembre a Fiorenzuola d’Arda. Sostenuta da FOIC – Fiorenzuola Oltre i Confini, associazione di volontariato e solidarietà che si occupa di migranti (e  co organizzatrice dell’evento), la Festa Multietnica è – si legge – “simbolo di convivenza, accoglienza e difesa dei diritti umani, ha l’obiettivo di valorizzare, nel rispetto delle regole, quella che è la diversità umana. Questo significa accettare e aprirsi a nuove culture, ai diversi tipi di famiglie, ai diversi orientamenti sessuali e infine combattere perchè gli estremismi non abbiano spazio nella nostra società”.

“Siamo consapevoli – continua la nota –  dei problemi che affliggono le nostre città: difficoltà all’integrazione, criminalità e percezione di insicurezza, mancanza di lavoro, colpevolizzazione di alcune categorie sociali deboli, discriminazioni e violenze. Siamo convinti che questi problemi siano reali, ma che si debba trovare il modo di affrontarli e risolverli in modo razionale e umano. Siamo insieme perchè le lotte che ciascuna delle associazioni aderenti porta avanti sono in realtà trasversali. E’ finita l’era della lotta per i diritti a compartimenti stagni. Insieme promuoviamo una visione della società tollerante e attenta ai bisogni della persona, ovunque dove i diritti umani siano messi ancora oggi in pericolo”. 

Aderiscono: L’Atomo ArciGay Piacenza, Famiglie Arcobaleno Piacenza, Agedo Milano, Amnesty International Piacenza, FOIC, Gruppo Umana Solidarietà, Libera, Telefono Rosa Piacenza, Non Una di Meno Piacenza, Associazione Arcangelo di Maggio, ANPI Fiorenzuola. 

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L’avv. Schuster sul caso di Sara: “Non vogliamo togliere un padre, ma dare due genitori”

“Hanno temporeggiato fino all’ultimo, fino alla scadenza del termine per la registrazione dell’atto di nascita”. Così racconta Sara Dallabora l’esperienza vissuta (assieme alla sua compagna Irene) con la Giunta comunale, nella persona di Federica Sgorbati prima e e di Filiberto Putzu poi, per il riconoscimento come madre della piccola che ha da poco partorito.

Per il Comune, in buona sostanza, l’ unica strada percorribile era quella di dichiarare che il concepimento era frutto di un rapporto sessuale con un uomo (garantendo che questo non è parente né affine). Una richiesta basata sul fatto che le norme in vigore in Italia vietano la
fecondazione eterologa per coppie omosessuali o donne single e quello di maternità surrogata.
Ma poiché Sara è unita civilmente, questo avrebbe significato dichiarare una condotta extraconiugale in violazione dei doveri propri anche degli uniti civilmente.

Soprattutto, sostiene Sara, significherebbe dichiarare il falso. “Ho chiesto una formula diversa dall’unione naturale, ma non c’è stato verso – ha raccontato oggi in una conferenza stampa -, sembra che io abbia tradito mia moglie”.

Anche il suo legale, l’ avv. Alexander Schuster sottolinea il problema: “Vale per molte coppie anche etero, ed è una situazione difficile anche per molte donne single che decidono di diventare madri. E’ una situazione discriminatoria: oltre a dichiarare il falso, che già di per sè costituisce grave reato se altera lo stato del minore, anche non dichiarare la nascita di un nato è reato. Inoltre, in assenza di atto di nascita il nome e cognome viene attributo dal Comune e non dai genitori. Una segnalazione del Comune alla Procura dei minori può determinare l’avvio di indagini per minore abbandonato“.

Sara si è recata alla stazione dei Carabinieri e si è autodenunciata per queste dichiarazioni non veritiere. Vuole che si faccia chiarezza se lei o qualcun altro si è macchiato di una responsabilità penale prevista non da una, ma da ben quattro disposizioni del Codice penale italiano.

“Il Comune deve capire – continua il legale – che queste formule sono relegate ai secoli scorsi, il mondo deve adeguarsi alle formule che il Ministero competente ha posto nel 2002. Siamo gli unici nel mondo occidentale in cui non venga prevista la possibilità di dichiarare nell’atto di nascita come un bambino viene concepito. La procura deve dare una risposta, per capire se esiste una manifesta contraddizione del diritto italiano“. “Per lo Stato italiano è più conveniente affidare un bambino a due genitori, anzichè a uno solo. A questa bambina non si vuole togliere un padre, ma dare due genitori”, conclude.

“Non è giusto,  – continua Sara – che esistano bambini di Serie A e di Serie B. Avremmo potuto ovviare a questo problema facendo nascere i nostri figli (il primo è nato nel 2015,ndr). Ma ci tenevamo che i nostri figli avessero gli stessi diritti. Noi non vogliamo tirarci indietro ai nostri doveri di genitori“. 

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Sara Dallabora e la sua battaglia: “Il Comune non riconosce mia figlia, costretta a dichiarare il falso”

E’ una vicenda intricata (anche dal punto di vista giuridico) quella che coinvolge una piacentina, unita civilmente con un’altra donna.

La giovane ha dato alla luce una bambina attraverso la procreazione assistita (in Spagna) grazie ad un donatore anonimo. Una volta rientrate a Piacenza sono però insorte svariate complicazioni legate all’iscrizione della piccola all’anagrafe.

Il tutto sfociato in un’autodenuncia in Procura per falso in atto pubblico.

“Speravamo, avendo dialogato col Comune per mesi, di ottenere una tutela”. Con queste amare parole Sara Dallabora sottolinea il momento che sta vivendo. La donna  ha deciso di autodenunciarsi “per non privare la figlia di un’identità allo stato civile”.

Secondo quanto afferma la donna, l’ufficiale di stato civile si rifiuterebbe di ricevere il riconoscimento di entrambe le madri, formando un atto di nascita che dia conto del fatto che la bambina è nata da fecondazione assistita (la fecondazione assistita eterologa fra coppie omosessuali in Italia è ancora vietata ndr).

“Ci avevano dato anche delle buone prospettive – aggiunge -, poi si è ribaltato tutto, decidendo di seguire la legge che loro ritenevano corretta invece di tutelare il bambino come hanno fatto in altri Comuni”.

Le motivazioni che stanno dietro questa scelta, spiega Sara, stanno nel fatto che “non essendoci una legge a livello nazionale è a discrezione loro decidere o meno in merito alla questione”.

Secondo la neo mamma “hanno strumentalizzato politicamente questa cosa”. Anche il Sindaco ha deciso di portare la questione in Giunta.

“Essendoci però la Lega – è la tesi di Sara – hanno fatto muro al riconoscimento delle due madri”.

In pratica per ottenere la registrazione della bambina la mamma piacentina, secondo quanto afferma, sarebbe “stata costretta a dichiarare il falso; non è civile nel 2018 che una donna con un figlio avuto dalla fecondazione in vitro sia obbligata a dire che ha avuto un rapporto sessuale con un uomo”.

Lo stesso procedimento è stato compiuto nel 2015 per l’altro figlio della coppia. “Allora però non sapevamo di poter fare diversamente, ancora non esistevano le unioni civili. Che Piacenza si ritrovi a non tutelare i bambini mi sembra veramente assurdo, quando poi troviamo per esempio all’ingresso della città la scritta CITTA’ A SOSTEGNO DEI BAMBINI”

Altra cosa assurda, sottolinea Sara è che “a Crema, a poche decine di chilometri da qui sia possibile riconoscerlo. Noi abbiamo deciso di riconoscerli qui perchè questa è la nostra città, ci aspettavamo che tutelasse i nostri figli”. 

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