San Matteo, disdetta del contratto di affitto. Le associazioni fruitrici chiedono più trasparenza alla Fondazione Teatri

Le associazioni e gruppi teatrali fruitrici del Teatro San Matteo non sono convinti della decisione presa dalla Fondazione Teatri di Piacenza di disdire il contratto di affitto che li legava alla struttura e sostanzialmente permetteva loro di continuare la propria attività lavorativa. La lettera, frutto di questo malcontento, è firmata da GRUPPO TEATRALE QUARTA PARETE, PIACENZA KULTUR DOM, CANTIERE SIMONE WEIL, GRUPPO TEATRALE LE STAGNOTTE, ASS. CULT. THE IMPERFECT SPEAKERS, GRUPPO TEATRALE TRA-ATTORI
GRUPPO TEATRALE LE VISSOLE, THEATRE OF ETERNAL VALUE, GRUPPO TEATRALE GLI IMPROBABILI. In essa si evidenzia il “pressoché totale disinteresse per tutte le realtà culturali” non istituzionali, “quasi fossero invisibili”. 

LA LETTERA

Siamo associazioni e gruppi teatrali  (amatoriali e non) utilizzatori del Teatro San Matteo, in forza di una convenzione che concede da parte della Fondazione Teatri  a diversi gruppi l’utilizzo di tale teatro. Il Teatro San Matteo è diventato da molti anni a questa parte la “nostra casa teatrale”, lì abbiamo prodotto spettacoli, allestito rassegne e laboratori e migliaia di persone sono stati spettatori degli eventi proposti.

Il 30 giugno scorso siamo venuti a conoscenza, in via indiretta e casuale, della disdetta del contratto di affitto del Teatro San Matteo operata dalla Fondazione stessa.  A tutt’oggi, in barba ai criteri di trasparenza precisati nella convenzione di cui noi siamo firmatari, a nessun gruppo è stata notificata questa disdetta.

Rilevata la strana coincidenza della data di disdetta con la convocazione in videoconferenza da parte dell’Assessore alla Cultura Papamarenghi di un incontro con le associazioni e gli operatori culturali piacentini; rilevata altresì l’assenza dal tavolo di confronto indetto dall’Assessore per le varie realtà culturali piacentine della Fondazione; rilevato anche che l’Assessore era, a suo dire, totalmente all’oscuro dell’esecuzione della disdetta, i sottoscritti hanno chiesto una convocazione urgente alla Fondazione Teatri, per fare chiarezza su un fatto che ritengono scorretto e di estrema gravità.
I sottoscritti fanno presente che questa disdetta è stata praticata senza che fosse comunicato questo intento, ledendo così i diritti dei firmatari, diritti collegati alle necessità di programmazione delle singole attività artistiche, eludendo il concetto di trasparenza e di correttezza.

Al di là delle norme procedurali esistono, in ogni caso e comunque, modalità riconducibili alle buone relazioni e alla trasparenza che dovrebbero regolare i rapporti e che a parere dei sottoscritti sono state decisamente disattese. L’art. 11 dell’accordo del luglio 2019 peraltro, e fra l’altro, specifica: “…sarà cura della Fondazione provvedere a convocare riunione di confronto al fine di ottimizzare costantemente la relazione ed il confronto con i gruppi e, conseguentemente, definire procedure concordate”.

Questo episodio si inquadra in una serie di situazioni che vanno tutte in una stessa direzione: grande attenzione da parte della Fondazione Teatri ai partners istituzionali, sempre e comunque sostenuti, e pressoché totale disinteresse per tutte le altre realtà culturali, quasi fossero invisibili. Che piaccia o meno, il tessuto culturale di una città è composto da tutte le realtà che producono cultura sul territorio e non solo da quelle che una fondazione ritiene di accreditare. 

E’ una grossa deficienza e ambiguità, propria del Comune di Piacenza, che perpetua un atteggiamento distintivo ed esclusivo a favore dei soliti noti. Nel caso di Piacenza, in specifico riferimento all’ambito teatrale, si può addirittura ipotizzare un caso ravvicinabile al monopolio. Ma la cultura può essere monopolio di una sola realtà? Nell’ultimo accordo finalizzato alla concessione in uso temporaneo del Teatro San Matteo (integrativo della convenzione in atto), datato luglio 2019, si legge, fra l’altro: “tra gli scopi istituzionali perseguiti dalla Fondazione, rientrano, a pieno titolo, la promozione ed il sostegno ad attività ed iniziative di Gruppi, Associazioni, Compagnie amatoriali e professionali operanti nel settore del Teatro poiché tali soggetti costituiscono una risorsa fondamentale per la comunità locale e si connotano quali portatori di un importante contributo artistico/culturale riconosciuto ed apprezzato”. 

I sottoscritti si chiedono se questo sia il modo per riconoscere ed apprezzare il loro contributo.
Il problema è che non esiste un progetto, una prospettiva che inquadri tutta l’attività culturale della città, ma si continua a dare fondi a chi già ne introita a profusione. E’ chiaro che le realtà sono diverse, per esperienza, per qualità di lavoro, per impatto culturale. Ma da qui a evitare di prendere atto che a Piacenza esistono da anni molte realtà serie, che allestiscono rassegne, che ospitano realtà da tutto il territorio nazionale, che portano il proprio lavoro e la propria esperienza in vari ambiti regionali, c’è una bella differenza. Differenza che si traduce in una sorta di invisibilità che fa di Piacenza il solo capoluogo regionale in cui non esiste una sana condivisione di diversi percorsi culturali. C’è chi sta in serie A e gli altri si arrangino.

Tutte le considerazioni appena esposte non sono una novità, ma ora la chiusura del Teatro San Matteo, o comunque la ridefinizione del suo utilizzo, va a far risaltare ulteriormente questa discrasia fra chi esiste e chi si fa finta che non esista.
Vale la pena fare presente che il Teatro San Matteo, negli ultimi anni ha subito un vero e proprio restyling, grazie al proprietario sig. Codeghini, che ha provveduto a sue spese a diverse migliorie, sia tecniche (attrezzeria teatrale) che estetiche. Teatro che la stragrande maggioranza delle persone che vi entrano definisce un gioiellino (fatta eccezione per il precedente utilizzatore che lo ha definito mesi fa, in un significativo articolo apparso su Libertà, un mercato delle pulci). Questo lavoro di restauro in cui si è prodigato il proprietario, è stato incentivato dall’aver constatato, negli anni, quanti gruppi, teatrali, musicali, di danza hanno proposto i loro spettacoli, quanti laboratori di scuole di vario ordine e grado si sono tenuti lì, quante associazioni hanno potuto incontrare tanti cittadini in questo accogliente teatro. Siamo in grado di dettagliare quante e quali realtà si siano succedute negli ultimi anni.

E i numeri sono davvero importanti e incontestabili. Vogliamo togliere adesso questo spazio a tutte queste realtà? Per quale motivo? A favore di chi? Che alternative si prospettano? Sono domande quasi ovvie, apparentemente banali, ma essenziali. Le istituzioni cittadine (vedi Fondazione), come del resto un Assessore alla Cultura, hanno il diritto di operare secondo proprie strategie, ma agendo nel rispetto di tutti, in modo democratico, e hanno nel contempo il dovere di garantire ai propri concittadini la trasparenza nell’agire.
Per questo motivo le chiediamo di pubblicare questa lettera, che esprime il nostro disappunto per questa nebulosa situazione.




Il MiBAC aumenta i fondi destinati alla Fondazione Teatri

Il Presidente e i componenti del Consiglio direttivo della Fondazione Teatri di Piacenza hanno appreso con soddisfazione che il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha premiato per l’anno 2019 l’attività di lirica, concertistica e danza del Teatro Municipale, attraverso l’erogazione del contributo pari a € 593.088.

Con Decreto Ministeriale dell’11/07/2019 il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha infatti pubblicato il Decreto di attribuzione delle risorse assegnate ai Teatri di Tradizione, riconoscendo alla Fondazione Teatri di Piacenza per l’anno 2019 un aumento del 3% rispetto allo stanziamento iniziale dello scorso anno.

Una soddisfazione ancor più giustificata se si considera che annualmente il Teatro Municipale di Piacenza si trova a concorrere con realtà ben più strutturate della propria e con maestranze stabili.

“Professionalità, serietà e qualità artistica delle produzioni hanno permesso a Piacenza di essere riconosciuta della critica più autorevole – riflettono i diretti interessati -, e di costituire oggi più che mai volano fondamentale della promozione turistica di un territorio ricco e desideroso di far conoscere e apprezzare sempre più le proprie risorse, anche in occasione di Parma 2020, dove Piacenza sarà protagonista di un programma turistico-culturale condiviso”.

Il Teatro Municipale di Piacenza per la sua capacità è chiamato a coprodurre e collaborare a livello nazionale non solo con altri Teatri di Tradizione ma anche con Fondazioni Lirico-sinfoniche. È di questi giorni la notizia che il Teatro Carlo Felice di Genova ha inserito per la seconda volta nella propria Stagione d’Opera un allestimento prodotto dal Municipale di Piacenza: dopo Luisa Miller, è ora la volta di Un ballo in maschera, anch’esso prodotto nell’ambito del Progetto Opera Laboratorio 2016 con la regia di Leo Nucci. Prosegue inoltre l’accordo stipulato con il Teatro dell’Opera di Marsiglia, che dopo Simon Boccanegra riprenderà l’allestimento de La bohème, che inaugurerà a dicembre la Stagione operistica del Municipale.

Il Sindaco Patrizia Barbieri, particolarmente orgogliosa dei risultati raggiunti, ha dichiarato: “Ringrazio il Direttore Artistico e tutto il personale per la qualità dell’offerta culturale del nostro Teatro, sempre più convinta dell’importanza di mantenere un fronte comune di sostegno locale all’importantissima attività della Fondazione Teatri”.

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Serse di Händel per la prima volta in scena al Teatro Municipale di Piacenza il 12 e 14 aprile

Per la prima volta nella storia del Teatro Municipale di Piacenza, sarà rappresentata l’opera Serse di Georg Friedrich Händel, preziosa rarità del repertorio barocco composta nel 1738. Nell’ambito della Stagione d’Opera 2018/2019 della Fondazione Teatri di Piacenza, venerdì 12 aprile alle 20.30 e domenica 14 aprile alle 15.30 si alza il sipario su questo nuovo allestimento, che ha debuttato nei giorni scorsi al Teatro Valli di Reggio Emilia in coproduzione con i teatri di Piacenza, Modena e Ravenna.

La direzione musicale è affidata a Ottavio Dantone, alla guida della sua Accademia Bizantina, complesso ormai storico e fra i più noti a livello internazionale per l’esecuzione di musica antica con prassi originale. La regia dell’opera è firmata da Gabriele Vacis, fondatore nel 1982 del Teatro Settimo di Torino, fra i creatori del teatro di narrazione in Italia (indimenticabile il Racconto del Vajont, con Marco Paolini), le cui esperienze hanno spaziato dalla televisione all’opera lirica.

Arianna Vendittelli, nel ruolo en travesti del titolo, è un’interprete specializzata nel repertorio barocco, vincitrice nel 2017 del secondo premio al concorso Händel di Londra e in cartellone all’Internationale Händel-Festspiele di Göttingen (maggio 2018), al Festival International d’Opéra Baroque de Beaune (luglio 2018) e già ospite dell’Opéra Royal de Versailles in Giasone di Francesco Cavalli. Nel cast anche Marina De Liso (Arsamene), Delphine Galou (Amastre), Monica Piccinini (Romilda), Francesca Aspromonte (Atalanta), Luigi De Donato (Ariodate) e Biagio Pizzuti (Elviro). Scene, luci e costumi sono firmati da Roberto Tarasco.

Il soggetto dell’opera è liberamente tratto da alcuni aneddoti delle Storie di Erodoto. La vicenda si svolge presso lo stretto dei Dardanelli, durante la guerra dei Persiani contro gli Ateniesi, e ruota attorno a un doppio intreccio amoroso con al centro la bella Romilda. Di lei sono innamorati Serse e suo fratello Arsamene. “Un gioco circolare di amori adolescenziali, che mette in secondo piano le questioni politiche, sociali, militari, di cui l’imperatore Serse dovrebbe farsi carico. Invece trionfa la natura dei sentimenti e dei corpi”, spiega il regista Gabriele Vacis. La messinscena, di impianto contemporaneo, si articola su tre piani occupati dall’orchestra, sollevata dalla platea e quindi maggiormente visibile, dai cantanti in proscenio e da uno schermo in palcoscenico per le video proiezioni. Una trentina di ragazzi e ragazze creano una “scenografia vivente” creata nell’ambito di un laboratorio di preparazione e improvvisazione teatrale tenuto dallo stesso Vacis.

“Il Serse è un’opera assai innovativa nella produzione Handeliana – racconta Ottavio Dantone -. I due principali aspetti che la caratterizzano rispetto ai precedenti lavori sono l’introduzione di elementi buffi all’interno di un’opera seria e una certa snellezza nella struttura drammaturgica, che si evidenzia nell’abbondanza di arie senza da capo. L’azione si dipana attraverso numeri musicali di stupefacente bellezza e recitativi di notevole teatralità con situazioni al limite del grottesco. Queste caratteristiche rendono il Serse uno spettacolo particolarmente vicino e adatto al pubblico moderno, che viene sedotto e conquistato da un ritmo intrigante e da una musica coinvolgente, dalla prima all’ultima scena”. 

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Protocollo d’Intesa sul “Disagio Giovanile”, Falco: “Non individuiamo colpevoli, ma immaginiamo soluzioni”

Importante protocollo d’Intesa siglato questa mattina in Prefettura sul “Disagio giovanile”, anche se è riduttivo definirlo in questi termini. Molte e variegate le realtà coinvolte per “la creazione di un modello operativo innovativo di dialogo intergenerazionale ed interistituzionale per la prevenzione strutturale del disagio giovanile“.

Oltre alla stessa Prefettura sono coinvolti comune, Provincia, Ufficio Scolastico Provinciale, Consulta provinciale degli studenti di Piacenza, AUSL, AGe (Associazione Italiana Genitori), Associazione Genitori Piacena 4. MOIGE (Movimento dei Genitori), nonchè Teatro Gioco Vita in qualità di partner organizzativo. Quest’ultimo avrà un ruolo non marginale nel protocollo, infatti è preposto alla creazione ed organizzazione di laboratori teatrali che possano far emergere le proprie emozionianche mediante la rappresentazione scenica, favorendo l’uscita da situazioni di solitudine nelle quali talvolta e oggi troppo spesso i ragazzi incappano, rifugiandosi dietro uno schermo.

La sindaca Barbieri in rappresentanza di Comune, Provincia e Fondazione Teatri di cui è presidentessa, ha sottolineato ancora una volta l’importanza del gioco di squadra. “E’ intenzione di tutti capire il giusto approccio – ha precisato -, l’adulto troppo spesso ritiene di avere delle soluzioni che poi si rivelano fallimentari, è importante chiedere direttamente ai ragazzi cosa vogliono. Questa iniziativa ci vede partecipi come promotori di un percorso”.

L’approccio che pare indicato nelle righe del protocollo sembra quello del teatro, come lo stesso Prefetto Falco ha evidenziato: “Il problema del disagio era presente anche nel momento del mio insediamento nel settembre 2017. Il protocollo parte dalle tante iniziative positive che vengono fatte a Piacenza, vogliamo rendere i ragazzi e i genitori protagonisti di una narrazione collettiva nuova, coinvolgendo i ragazzi a teatro per una possibile soluzione a problematiche che talvolta non hanno spiegazione, spesso ci capita di avere a che fare con ragazzini di 12, 13 anni in coma etilico all’Ospedale, un Prefetto non può rimanere con le mani in mano. Continueremo ad andare nelle scuole con le Forze di Polizia che già fanno tanto, avendo la preoccupazione che si è abbassato il livello di riferimento”.

Lucrezia Galli, rappresentante della Consulta provinciale degli Studenti, ha chiarito che talvolta non bastano neanche le Forze dell’Ordine a scuola. “Si crea un muro, vi è una sfida nei confronti degli adulti che fa anche parte della nostra crescita. Sono contenta che questo progetto metta al centro i ragazzi, perchè se persistono episodi di cyberbullismo, significa che qualcosa non va”.

In questo senso, il direttore generale dell’Ausl Luca Baldino ha aggiunto anche che “quando si parla di abusi si parla di cose serie, lo vediamo spesso con i ragazzi he arrivano al Pronto Soccorso. Le situazioni di cui si parla sono sempre esistite, ma oggi vi sono nuovi mezzi di comunicazione. Noi partiremo con una serie di incontri, per ripensare ciò che già stiamo facendo attraverso un confronto con ragazzi e genitori”.

Il gruppo di lavoro sopra menzionato avrà l’obbligo da protocollo di trovarsi almeno una volta a trimestre, e i lavori saranno coordinati da un dirigente della Prefettura, coadiuvato di volta in volta da un dirigente del Comune, della Provincia e dell’Ufficio Scolastico Provinciale. Il protocollo avrà durata biennale e potrà essere rinnovato tacitamente. 

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Vuoi fare il figurante a Teatro? La Fondazione Teatri di Piacenza cerca te!

Per tutti coloro che sono interessati al mondo del Teatro c’è una possibilità che viene offerta dalla Fondazione Teatri di Piacenza per La Forza del Destino, opera di Giuseppe Verdi che andrà in scena il 18 e 20 gennaio 2019 presso il Teatro Municipale di Piacenza, il 25 e 27 gennaio 2019 presso il Teatro Comunale Luciano Pavarotti di Modena e l’1 e 3 febbraio 2019 presso il Teatro Romolo Valli di Reggio Emilia.

La selezione si svolgerà lunedì 19 novembre 2018, alle ore 17:00, presso la Sala Scenografi del Teatro Municipale di Piacenza. La selezione è volta a individuare n° 4 figuranti uomini con età compresa fra i 18 e i 30 anni e con attitudine ai movimenti scenici.
I cittadini extracomunitari dovranno essere in possesso del permesso di soggiorno per lavoro. Il rapporto contrattuale comprenderà le prove dell’opera (compreso Antepiano, Assiemi e Generale) previste dal 27 dicembre 2018 al 15 gennaio 2019 presso il Teatro Municipale di Piacenza. È obbligatoria la presenza, sulla base della programmazione definita dalla Fondazione Teatri di Piacenza, per un totale di 12 giorni di prove.

Durante il periodo contrattuale non verranno accordati permessi, non sono previsti rimborsi spesa per viaggio, vitto e alloggio. Per le recite presso il Teatro Comunale Luciano Pavarotti di Modena e il Teatro Romolo Valli di Reggio Emilia sarà garantito lo spostamento andata e ritorno da Piacenza a carico della Fondazione. A ciascun figurante sarà corrisposto un compenso di € 150,00 per ciascuna recita per n. 6 recite.
Il compenso è da intendersi al lordo delle ritenute previste dalla legge ed è comprensivo del periodo di prove.

Le candidature dovranno pervenire entro le ore 13:00 di sabato 17 novembre 2018, compilando il modulo disponibile al link sotto riportato e seguendo ivi la procedura per l’invio di un breve curriculum (in formato Pdf o Word) e due foto (primo piano e figura intera).

Modulo per invio candidatura  

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Leo Nucci inaugura la nuova partnership tra Fondazione Teatri e Banca Centropadana

Nuovo slancio alle attività della Fondazione Teatri sarà dato da Banca Centropadana, che ha scelto di sostenerne i progetti. Nell’ambito di questa sinergia prende corpo la realizzazione de La Traviata, progetto opera laboratorio dedicato alla formazione di nuovi talenti con la regia di Leo Nucci. Avremo modo di apprezzarne i risultati il 21 dicembre prossimo.

Per sottolineare ulteriormente questa nuova partnership sono in programma due eventi riservati ai soci della Banca Centropadana, sabato 13 ottobre e sabato 5 gennaio, in cui il celebre baritono Leo Nucci infiammerà il pubblico con una performance di assoluto livello, assieme al maestro Paolo Marcarini e all’Italian Opera Ensemble.

E’ importante pensare a una banca del territorio che investe sul territorio di Piacenza – ha commentato Nucci -, possiamo andare al Ministero mostrando quello che sappiamo fare. Abbiamo riscosso grande successo a Marsiglia dove siamo già stati, 1800 persone che seguivano intensamente. Cerchiamo di fare cultura, perchè senza di essa non si va da nessuna parte”. Serafino Bassanetti rimarca la volontà della Banca di sostenere la Fondazione Teatri, mentre Paolo Passoni, assessore al Bilancio in rappresentanza del Comune di Piacenza precisa: “Quando ho letto i soldi destinati alla Fondazione Teatri ho avuto un sussulto. Poi ho capito che erano i soldi spesi meglio. La cultura italiana in questo senso si sta sviluppando in modo simile agli USA, con una forte collaborazione tra pubblico e privato sul fronte degli investimenti”. 

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Concorso della Fondazione Teatri per scegliere la locandina dello spettacolo “Cappuccetto Rosso”

Un dialogo continuo tra teatro e scuola, per una partecipazione attiva di un numero sempre maggiore di alunni e insegnanti a progetti e spettacoli: è l’obiettivo della nuova stagione di Educazione alla Musica – La Scuola a Teatro della Fondazione Teatri di Piacenza, ai nastri di partenza in vista dell’inizio dell’anno scolastico 2018/2019.
Prima novità di questa stagione è il concorso “Al color della passione – Disegna tu Cappuccetto Rosso”, rivolto agli alunni dell’ultimo anno delle scuole d’infanzia, delle scuole primarie e secondarie di primo grado di Piacenza e provincia, che verrà scelto come immagine della locandina dello spettacolo Cappuccetto Rosso in programma venerdì 26 ottobre al Teatro Municipale alle ore 9.15 e alle ore 10.45.
Quest’anno sarà affidato proprio ai bambini il compito di disegnare la «loro» Cappuccetto Rosso. Ogni classe che prenderà parte allo spettacolo potrà inviare uno o più disegni realizzati dagli alunni, e tra questi verrà selezionata l’immagine della locandina. I disegni in formato A4 orizzontale, con modalità e tecnica libere, dovranno essere consegnati con l’indicazione della classe e della scuola entro il prossimo 5 ottobre al Teatro Municipale, in via Verdi, 41, oppure inviati all’indirizzo email: stampa@teatripiacenza.it.

Dopo Riccioli d’Oro e i Tre Orsi, che grande successo ha riscosso nella scorsa stagione, anche Cappuccetto Rosso diventa fiaba lirica, scritta sia nelle musiche sia nel libretto su misura per i bambini, nuova commissione e seconda tappa del progetto della Fondazione Teatri di Piacenza in collaborazione con il Conservatorio Nicolini di Piacenza. Torna lo stesso team artistico già applaudito in Riccioli d’Oro, e si dedica a una delle dieci fiabe più conosciute al mondo, prendendo per mano i giovanissimi spettatori per accompagnarli all’ascolto del linguaggio lirico in modo semplice e fantasioso. Sulla musica del giovane compositore piacentino Stefano Guagnini e con la regia di Davide Garattini Raimondi, entrambi anche autori del libretto, Cappuccetto Rosso diventerà un dramma per musica con tanto di ouverture e arie creato apposta per il battesimo all’opera di una nuova generazione di pubblico. La direzione musicale sarà nuovamente affidata a Camillo Mozzoni, alla guida dell’Ensemble Contemporaneo del Conservatorio Nicolini, gli interpreti saranno giovani artisti e allievi del Nicolini, gli elementi di scena saranno realizzati dagli studenti del Liceo Artistico Bruno Cassinari di Piacenza che daranno nuova vita all’allestimento di Riccioli d’Oro attraverso un vero e proprio lavoro laboratoriale, con i costumi di Stefania Pardini/Atelier Streghe e Fate Sartoria Artigianale. L’opera rende omaggio ai fratelli Wilhelm e Jacob Grimm, che diventeranno veri e propri personaggi e saliranno sul palcoscenico a recitare e cantare insieme a Cappuccetto Rosso.
Per informazioni e prenotazioni: tel. 0523 492262 – stampa@teatripiacenza.it




Allegro con Brio chiude con il Nicolini tra Fellini e il fantasy di Tolkien sabato 16 ai Teatini

Ultimo appuntamento della Stagione 2017/2018 per la rassegna Allegro con Brio, organizzata da Fondazione Teatri di Piacenza in collaborazione con il Conservatorio Nicolini: sabato 16 giugno alle ore 17 alla Sala dei Teatini è in programma il concerto a ingresso libero dell’Orchestra di Fiati dei Conservatori Giuseppe Nicolini di Piacenza e Giuseppe Verdi di Milano, diretta da Johan de Meij, con Hans de Jong al sax alto.

Il programma eseguito in questo concerto è il prodotto finale di un percorso di collaborazione fra il Conservatorio Nicolini di Piacenza e il Conservatorio Verdi di Milano nell’ambito del progetto “MIlanoPIACEnza…suonare insieme” che ha avuto come promotori Luciano Caggiati, titolare della cattedra di tromba e direttore dell’Orchestra di Fiati del Nicolini di Piacenza, e Sandro Satanassi titolare della cattedra di strumentazione e composizione per Orchestra di fiati del Verdi di Milano.

Le tre composizioni che verranno eseguite sono fra le più significative e interessanti della lunga e feconda produzione artistica di Johan de Meij, uno tra i più importanti compositori contemporanei.

Echoes of san Marco è un omaggio al grande compositore veneziano rinascimentale Giovanni Gabrieli. Per ricostruire l’atmosfera tipica delle Canzoni per Sonar eseguite nella chiesa di San Marco con quella sua particolare acustica, de Meij ha scelto un’orchestrazione che imiti i “cori” di ottoni che si rispondevano con effetto di eco dalle cantorie della Cattedrale veneziana. La composizione si apre in effetti con una citazione della Canzon Septimi toni à 8 dalle Sacrae Sinfoniae, affidata, come nell’originale, a due cori di ottoni, e si sviluppa contrapponendo all’interno dell’orchestra varie sezioni di fiati e percussioni, terminando con un trionfale inno solenne.

Con Echoes of San Marco, Johan de Meij ha vinto la 30^ edizione del Concorso Internazionale di Composizione di Corciano.

Fellini è una composizione con sax solista, dedicata, come dice il titolo, al grande regista italiano e al mondo onirico ed immaginifico che i suoi film hanno sempre evocato.

Il solista impersonifica un clown malinconico e straniato, che si muove sul palcoscenico come se fosse dentro un set cinematografico, dando così all’esecuzione un taglio teatrale, sottolineato anche dagli interventi di una Circus Band che da lontano rievoca le atmosfere tipiche del circo. La parte solistica è affidata al sassofonista di fama internazionale Hans de Jong, per cui Fellini è stato scritto.

La Sinfonia n.1, Il signore degli Anelli, si ispira alla trilogia fantasy di Tolkien ed è formata da cinque parti separate, ognuna dedicata ad un personaggio o a un episodio dell’opera narrativa, da Gandalf lo stregone a Lothlorien, la Foresta degli Elfi, dal Gollum Sméagol al Viaggio nell’Oscurità intrapreso dalla Compagnia dell’Anello attraverso le oscure gallerie delle Miniere di Moria, fino all’ultimo movimento dedicato agli Hobbits.

La Sinfonia fu eseguita per la prima volta a Bruxelles nel marzo del 1988, per cui quest’anno ne ricorre il 30° anniversario. In seguito, ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti. Nel 2001 de Meij ne ha scritto la versione sinfonica incisa dalla London Symphony Orchestra.

Compositore e direttore d’orchestra olandese, JOHAN DE MEIJ (Voorburg, 1953) ha ricevuto la sua formazione musicale al Royal Conservatory of Music dell’Aia, dove ha studiato trombone e direzione d’orchestra. La sua pluripremiata produzione di composizioni originali, adattamenti sinfonici e arrangiamenti di colonne sonore gli è valsa una popolarità internazionale ed è diventata una pietra miliare nel repertorio di celebri ensemble in tutto il mondo.

HANS DE JONG vanta una vasta esperienza internazionale sia come solista che come camerista. E’ professore di Sassofono e Musica da Camera al Royal Conservatoire di Antwerpen, in Belgio. E’ Direttore artistico e direttore d’Orchestra del RASP (Royal Antwerp Saxophone Project). Ha composto tre concerti per saxofono. 

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Riccardo Muti al Municipale con l’Orchestra Cherubini

Un’occasione imperdibile per ammirare il Maestro Riccardo Muti alla guida dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini: giovedì 24 maggio alle ore 20.30 al Teatro Municipale di Piacenza è in programma la prova generale pubblica in vista dei prossimi concerti alla Philarmonie di Parigi, alla Philarmonie di Lussemburgo, al Grand Théâtre di Ginevra e al Lingotto di Torino.

Il programma della serata prevede l’esecuzione di celebri brani della grande tradizione italiana, che l’Orchestra Cherubini diretta da Muti proverà in preparazione alla tournée europea: da Contemplazione di Alfredo Catalani all’Intermezzo da Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni, dall’Intermezzo da Pagliacci di Ruggero Leoncavallo all’Intermezzo da Manon Lescaut di Giacomo Puccini al Notturno op.70 n.1 di Giuseppe Martucci, e ancora l’Intermezzo da Fedora di Umberto Giordano, per finire con i Ballabili da I Vespri siciliani Le quattro Stagioni e la Sinfonia, sempre da I Vespri siciliani, di Giuseppe Verdi.

Fondata da Riccardo Muti nel 2004, l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini ha assunto il nome di uno dei massimi compositori italiani di tutti i tempi attivo in ambito europeo per sottolineare, insieme ad una forte identità nazionale, la propria inclinazione ad una visione europea della musica e della cultura. L’Orchestra, che si pone come strumento privilegiato di congiunzione tra il mondo accademico e l’attività professionale, divide la propria sede tra le città di Piacenza e Ravenna. La Cherubini è formata da giovani strumentisti, tutti sotto i trent’anni e provenienti da ogni regione italiana, selezionati attraverso centinaia di audizioni da una commissione costituita dalle prime parti di prestigiose orchestre europee e presieduta dallo stesso Muti. Secondo uno spirito che imprime all’orchestra la dinamicità di un continuo rinnovamento, i musicisti restano in orchestra per un solo triennio, terminato il quale molti di loro hanno l’opportunità di trovare una propria collocazione nelle migliori orchestre.
In questi anni l’Orchestra, sotto la direzione di Riccardo Muti, si è cimentata con un repertorio che spazia dal Barocco al Novecento alternando ai concerti in moltissime città italiane importanti tournée in Europa e nel mondo nel corso delle quali è stata protagonista, tra gli altri, nei teatri di Vienna, Parigi, Mosca, Salisburgo, Colonia, San Pietroburgo, Madrid, Barcellona, Lugano, Muscat, Manama, Abu Dhabi, Buenos Aires e Tokyo.

I biglietti sono acquistabili al prezzo unico di 15 euro presso la Biglietteria del Teatro Municipale di Piacenza, via Verdi 41 – tel. 0523.492251 biglietteria@teatripiacenza.it.




La Bella Addormentata in scena col Balletto di San Pietroburgo il 25 marzo

La fiaba protagonista nuovamente nel nuovo appuntamento della Stagione Danza 2018 della Fondazione Teatri di Piacenza. Domenica 25 marzo alle ore 16, arriva al Municipale il Balletto Yacobson di San Pietroburgo con La Bella addormentata. Il balletto sulle musiche di Čajkovskij è al centro dello spettacolo, che segue il filone delle atmosfere favoleggianti dopo Lo schiaccianoci e La Bella e la Bestia.

La Bella addormentata, classico imperiale di Marius Petipa su musica di Pëtr Il’ič Čajkovskij, è presentato dal Balletto di San Pietroburgo in una nuova produzione, creata in collaborazione con Jean-Guillaume Bart, coreografo francese di fama, già étoile dell’Opéra di Parigi. Si rinsaldano dunque i legami con la Francia poiché il balletto, che debuttò al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo nel 1890, era tratto dalla fiaba di Charles Perrault e per scene e costumi evocava l’epoca d’oro del re Luigi XIV e lo splendore della corte di Versailles. Come noto, nel corso di oltre un secolo il balletto è stato rivisto molte volte. La versione in tre atti presentata dal Balletto Yacobson di San Pietroburgo ha l’intento di far rivivere la spettacolare produzione del passato grazie alle scene e ai costumi di Ol’ga Šaišmelašvili. Dal canto suo Jean-Guillaume Bart ha pensato un balletto in cui l’unione di coreografia e musica fa emergere la felicità narrativa e dinamiche espressive nuove, con alcune novità, quali un pre-prologo su Carabosse e il recupero di altri episodi originariamente narrati dal favolista.

Il ritorno nel nostro Paese del Balletto Yacobson di San Pietroburgo è anche occasione per approfondire l’opera di Leonid Yacobson, oggi considerato un maestro della coreografia del Novecento. Nelle alterne fortune di una vicenda artistica e umana ricca e tormentata, Yacobson non smise mai di sperimentare, a partire dai fervidi anni Venti dell”epoca d’argento”, attraverso la metà del Novecento dei grandi balletti Shurale e Spartacus, fino al 1969 in cui ebbe finalmente una propria troupe, che volle chiamare Miniature Coreografiche. Alla sua scomparsa, nel 1976, fu il caro amico e stimato artista Askold Makarov a prendere le redini della compagnia, che con il nuovo nome di Balletto Yacobson di San Pietroburgo è dal 2011 diretta da Andrian Fadeev, già Primo ballerino del Balletto Mariinskij, artista di notorietà internazionale, insignito di innumerevoli premi. Con la sua direzione la troupe perpetua la propria fama di eccellenza, con i suoi oltre 50 elementi diplomati nelle migliori Accademie della Federazione Russa, gli ottimi Primi ballerini, i brillanti Solisti.

Per informazioni e biglietti: Biglietteria del Teatro Municipale di Piacenza

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