Krsmanovic & Co. non possono nulla contro l’Italia del volley: Tokyo 2020 è realtà!

L’Italia onestamente non poteva sbagliare, in casa. E infatti non ha sbagliato pressochè nulla stasera nel preolimpico di Bari contro una Serbia già battuta in Nations League a giugno con un netto 3 – 0.  In questi giorni l’Italia ha regalato tante emozioni in positivo e in negativo, soprattutto nella seconda partita contro l’Australia, chiusa 3 – 2 solo al tie break.

Stasera l’Italia contro la Serbia di Krsmanovic (neo acquisto Gas Sales Piacenza, stasera poco presente) ha offerto invece una prestazione maiuscola, dove le sbavature si contano su un dito di una mano. Giannelli in grande spolvero, Nelli (altro neo acquisto Gas Sales Piacenza) apparso in ottima condizione contro l’Australia resta a disposizione dalla panchina. Grandissime prestazioni anche per Osmany Juantorena e Ivan Zaytsev, che rischiano la multa per eccesso di velocità in attacco.

Ma sarebbe superficiale ridurre la vittoria dell’Italia solo alla triade Giannelli – Juantorena – Zaytsev, perchè tutti contribuiscono a creare un sistema di gioco perfetto, almeno questa sera. Primo set chiuso sul 25 – 16, mai veramente in discussione: Italia che parte fortissimo cercando di imporre il proprio ritmo, si arriva al primo time out tecnico sull’ 8 – 2, mentre gli uomini di Grbic ancora cercano di capire cosa sta succedendo in campo. Leit motiv simile per tutto il resto del set, che mantiene il vantaggio accumulato, accelerando ulteriormente sul finale.

Secondo set più equilibrato, anche nel punteggio, ma un grandissimo Zaytsev chiude il set con due bordate dai 9 metri, 25 – 19.

Solo nel terzo set la Serbia pare realmente in grado di impensierire la squadra di casa: per la prima volta siamo in svantaggio (6 – 7), si fanno vedere Antonov e Anzani, quest’ultimo regala anche un ace sul finale. Grbic e la Serbia sono visibilmente preoccupati. L’Italia gestisce tranquillamente 6 match point, uno solo sprecato, Juantorena chiude e l’Italia del volley si qualifica assieme alle azzurre a Tokyo 2020, evitando il torneo di gennaio che avrebbe offerto moltissime insidie.

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Volley mondiale, Italia beffata sul traguardo, 3 – 2 per la Serbia

E’ andata così. 2 sconfitte per l’Italia in tutto il Mondiale giapponese, entrambe dalla stessa squadra, la Serbia. Se la prima era indolore, la seconda ha fatto molto più male. Ma avercene di Nazionali italiane così, giovani, grintose e combattenti, seconde con qualche rimpianto per come si è sviluppata la partita ma assolutamente ottimiste in vista del futuro, non troppo lontano, torneo di volley olimpico. Onore alla Serbia che ha meritato questo oro, il primo della sua storia dopo aver conquistato quello europeo, noi rimaniamo ancora ferme al Mondiale dell’allora ct Bonitta targato 2002.

2 – 3 il risultato finale, sconfitta per le ragazze di ct Mazzanti che regalano un ottovolante di emozioni sin dall’inizio: 25 – 18 il primo set, con una Egonu martellante come al solito e ogni fondamentale da urlo (come è stato anche con la Cina), secondo set dominato dalla Serbia a causa di alcune defezioni in ricezione. Nel terzo set l’Italia come una fenice rinasce, con due battute di Bosetti (vecchia conoscenza della nostra pallavolo) arriva il sorpasso azzurro, proprio sul filo di lana dopo che la Serbia aveva piazzato un parziale di 1-6 (da 17-14 a 18-20). Finisce 25-23 con Paola Egonu a chiudere il set. Quarto set ancora serbo e allora si arriva al tie break: dopo un ottimo avvio azzurro, in cui si era avanti 2 – 0, Andiamo avanti fino all’8-7, prima di subire il ritorno delle serbe che sono glaciali e perfette nei punti decisivi. Al 12 – 13 in favore delle avversarie abbiamo il punto che può cambiare una partita, con Sylla che ha la schiacciata buona per il pareggio, ma viene ribattuta e poi ribattuta fino alla schiacciata avversaria. 12 – 14 e punto per la Serbia, campione del mondo. Parziali da mangiarsi le mani (25-21, 14-25, 25-23, 19-25, 12-15).

Abbiamo sbagliato qualcosa forse, ma difficile imputare qualcosa a questa squadra dopo un cammino che recitava 10 vittorie di fila. Abbiamo forse rovinato un momento d’oro, ma siamo argento vivo. 

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Wikipedia Italia oscura le proprie pagine per evitare l’approvazione della direttiva sul copyright

Questa mattina tutti coloro che proveranno a cercare qualcosa su Wikipedia troveranno una bella sorpresa. Infatti la più celebre enciclopedia online ha deciso di oscurare le proprie pagine, facendo un appello ai deputati di respingere il testo della direttiva sul copyright, che limiterebbe la libertà di Internet.

Cara lettrice, caro lettore,

Il 5 luglio 2018 il Parlamento europeo in seduta plenaria deciderà se accelerare l’approvazione della direttiva sul copyright. Tale direttiva, se promulgata, limiterà significativamente la libertà di Internet.

Anziché aggiornare le leggi sul diritto d’autore in Europa per promuovere la partecipazione di tutti alla società dell’informazione, essa minaccia la libertà online e crea ostacoli all’accesso alla Rete imponendo nuove barriere, filtri e restrizioni. Se la proposta fosse approvata, potrebbe essere impossibile condividere un articolo di giornale sui social network o trovarlo su un motore di ricerca. Wikipedia stessa rischierebbe di chiudere.

La proposta ha già incontrato la ferma disapprovazione di oltre 70 studiosi informatici, tra i quali il creatore del web Tim Berners-Lee, 169 accademici, 145 organizzazioni operanti nei campi dei diritti umani, libertà di stampa, ricerca scientifica e industria informatica e di Wikimedia Foundation.

Per questi motivi, la comunità italiana di Wikipedia ha deciso di oscurare tutte le pagine dell’enciclopedia. Vogliamo poter continuare a offrire un’enciclopedia libera, aperta, collaborativa e con contenuti verificabili. Chiediamo perciò a tutti i deputati del Parlamento europeo di respingere l’attuale testo della direttiva e di riaprire la discussione vagliando le tante proposte delle associazioni Wikimedia, a partire dall’abolizione degli artt. 11 e 13, nonché l’estensione della libertà di panorama a tutta l’UE e la protezione del pubblico dominio.

https://meta.wikimedia.org/wiki/SaveYourInternet

La comunità italiana di Wikipedia 

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Sfatiamo qualche mito, tutti i dati sui migranti in Italia

Ne avevamo già parlato in un articolo passato facendo notare dopo il voto del 4 marzo, dati alla mano, che “nonostante la maggioranza delle province segnate vedano una diminuzione o una stabilità del numero di stranieri nel corso del quinquennio 2012 – 2016, i risultati alle urne dicono che la Lega conquista risultati dal 10 al 40% superiori alla media nazionale”.

Un recente Fact Checking di ISPI, l’Istituto per gli Studi delle Politiche Internazionali, approfondisce la questione, sulla base anche dei recenti avvenimenti politici. Viene mostrato che nei primi mesi del 2018 sono sbarcati in Italia circa 9300 migranti, il 75% in meno rispetto allo stesso periodo di un anno fa (su una popolazione di 60 milioni di abitanti circa). Questo fatto è da attribuire non alle politiche di Salvini, insediatosi all’Interno da poche settimane, ma del suo predecessore, Marco Minniti, che si accordò con le milizie armate della Libia, molto attive nei mesi scorsi a bloccare le partenze dei barconi rafforzando parallelamente il potere della Guardia Costiera libica.

Per quanto concerne il numero delle richieste d’asilo, si può dire che effettivamente sono aumentate considerevolmente nel periodo 2014 – 2017. Ma dalla seconda metà del 2017 in poi, probabilmente grazie anche alle politiche del precedente Ministro dell’Interno, questo numero si è drasticamente ridotto, le richieste esaminate sono ferme a circa 7 mila al mese dal 2015. Inoltre, i costanti deficit mensili tra domande presentate ed esaminate hanno portato a un significativo accumulo delle richieste d’asilo ancora da evadere: se a gennaio 2014 queste ultime erano meno di 15.000, a inizio 2018 sfioravano le 150.000.

Si può notare un’impennata nel tempo medio per decisione di prima istanza in seguito a richiesta d’asilo: siamo passati da 8/9 mesi degli anni passati a più di 18 mesi del 2017, in piena “epoca Minniti”. Questo ha fatto si che molti richiedenti si trovassero letteralmente “a spasso”, in attesa di giudizio. Facendo un paragone con la Germania, si può notare che Berlino riesce ad esaminare circa 50 mila richieste al mese, contro appunto le 7 mila italiane. In conclusione, le politiche precedenti a quella del nuovo Governo avrebbero portato a una situazione difficilmente sostenibile.

Si è sentito dire spesso che l’Unione Europea ci ha lasciati soli. Di per sè questa affermazione può essere vera, stando ai dati: tra settembre 2015 e aprile 2018 sono sbarcati in Italia quasi 350 mila persone, i piani di ricollocamento d’emergenza avviati dall’Unione europea prevedevano di ricollocare circa 35.000 richiedenti asilo dall’Italia verso altri paesi Ue. Gli aiuti europei coprono solo una minima parte delle spese italiane per far fronte a questa “emergenza”: nel 2017, per esempio, gli aiuti Ue ammontavano a meno del 2% dei costi incorsi dallo Stato italiano per gestire il fenomeno migratorio (4 miliardi di euro spesi dall’Italia contro 77 milioni investiti dall’Europa).

Va detto però che l’Europa potrebbe aver dirottato il proprio denaro verso lidi più interessati al fenomeno: in Europa l’Italia ha un’incidenza di rifugiati molto bassa: 2 su mille. Veniamo dopo, nell’ordine, Svezia, Malta, Norvegia, Austria, Cipro, Svizzera, Germania, Olanda, Danimarca, Francia, Serbia, Belgio, Lussemburgo, Finlandia e Bulgaria.

In conclusione si può considerare che le migrazioni certo non si arresteranno, anzi. Oltre al dato sull’aumento della popolazione mondiale, si può vedere che la pressione migratoria dall’Africa subsahriana è destinata ad aumentare drasticamente dal 2020 al 2050. Se restasse invariata anche la propensione a raggiungere l’Europa, di questi 30 milioni di migranti in più, circa 7,5 milioni arriverebbero in Europa entro il 2050. Sarà necessario fermarli tutti o cercare un dialogo costruttivo? “Aiutarli a casa loro”, non basta.

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Scuola piacentina tra le più inclusive d’Italia, lo dicono gli stessi istituti del territorio

Questa volta è la scuola a darsi un voto. Italiani.coop ha aggregato una serie di questionari somministrati dal Miur ai vari istituti italiani, che dovevano darsi un voto da 1 a 7 su vari punti, come l’ambiente di apprendimento, i risultati scolastici e lo sviluppo e valorizzazione delle risorse umane. Ne è scaturita una fotografia di cosa la scuola pensa di sè, che vorremmo sottoporvi. Il Friuli e le Marche sono di gran lunga le Regioni più “ottimiste”, con voti per ogni sezione che vanno dal 4,7 al 5,5. Maglia nera per la Sardegna, che addirittura nelle prove standardizzate nazionali si da 3,7. In generale le scuole italiane sono pessimiste su questo dato. L’Emilia Romagna complessivamente sta nel mezzo con un voto medio complessivo di 4,9 che deriva da: Risultati prove standardizzate nazionali (4,4), Curricolo, progettazione e valutazione (4,7), Competenze chiave di cittadinanza (4,8), Sviluppo e valorizzazione delle risorse umane (4,8), Risultati a distanza (4,9), Ambiente di apprendimento (4,9), Continuità e orientamento (5,0), Risultati scolastici (5,0). Orientamento strategico/organizzazione della scuola (5,0), Integrazione con il territorio e rapporti con le famiglie (5,3), Inclusione e differenziazione (5,3).

Un dato quest’ultimo che viene confermato anche nei risulti di provincia: le stesse scuole della provincia di Piacenza sono quelle che a livello nazionale si considerano le più inclusive (5,4). Voto peggiore invece per le prove standardizzate nazionali (4,2). Voti alti anche per integrazione col territorio (5,2) e Organizzazione della scuola (5,2). 

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Italia – Cina, più vicini o più lontani? Appuntamento in Cattolica con Boggio Ferraris

Terz’ultimo appuntamento in Cattolica con l’approfondimento di mondialità Consapevole targato Laboratorio Economia Locale. Questa volta è Francesco Boggio Ferraris della Fondazione  Italia Cina a spiegare tutte le contraddizioni di un Paese legato fortemente al proprio passato ma indissolubilmente vocato all’industrializzazione e allo sviluppo economico.

“Siamo appena usciti da una fase molto particolare per la Cina – introduce Boggio Ferraris -, da poco il 19° Congresso del Partito Comunista Cinese ha sancito Xi Jinping come Chairman of Everything consacrando la quinta leadership del Paese, partita con Mao Tse Tung, proseguita con Tan Xiao Ping, abile stratega e con Jin Tao”. Negli anni 2000 si è instillato nei cinesi una sorta di sviluppismo, portando la Cina fuori dai cosi detti Paesi in via di sviluppo, e facendola diventare a tutti gli effetti una delle grandi potenze economiche mondiali. Una nuova era conclamata nel Congresso del partito, cui hanno partecipato 2 mila 289 delegati .”Con Xi Jinping riemerge in Maoismo, si cerca di recuperare ciò che è stato il passato, fondendolo con l’economia di mercato. Il suo potere sulla Cina rimarrà invariato per altri 15 anni almeno, le dinastie sono molto lunghe, al contrario dell’Italia in cui negli ultimi 5 anni abbiamo cambiato Governo 5 volte. E’ difficile per noi essere un interlocutore valido agli occhi dei cinesi”. Le politiche messe in atto in Cina volgono anche verso il cosidetto moderato benessere, che nelle intenzioni del Partito dovrebbe arrivare entro il 2021, a cent’anni dalla fondazione del Partito stesso. “Il PIL in doppia cifra per tanto tempo rappresenta un’anomalia, anche gli stessi cinesi se ne sono accorti, vogliono portare una redistribuzione più orizzontale della ricchezza”. Altro tema importante è il collegamento con l’Occidente, col sogno americano. “Se il secondo è molto individualistico, quello cinese è in bilico tra passato, in cui il Confucianesimo dettava e detta ancora legge, e un presente votato alla creazione di profitto”. Una delle frasi che passano in Cina sottoforma di pubblicità progresso è “Fare economia coltiva la virtù”. “Il problema sta nel ricambio generazionale, i ricchi di seconda generazione non seguono tutti il Confucianesimo, che regola la vita in Cina soprattutto nei rapporti interpersonali tra amici e parenti, la vecchiaia è vista come una virtù altissima, un valore da preservare”.

Tutto questo va messo in parallelo alla priorità dello sviluppo economico, una convivenza che fino ad ora ha funzionato, che vede i primi scricchiolii. “Nell’agenda politica ci sono le politiche per aumentare la sostenibilità ambientale delle industrie, che in molti casi si stanno spostando fuori città, e di reinverdimento. Alcuni osservatori hanno hanno messo in dubbio le politiche attuate finora, il PIL in aumento al 6,5% nel 2017 è visto come una sorta di canto del cigno”.

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Paola Gianotti si fa un “Giro” per il progetto “La speranza viaggia in bicicletta”

Continua la collaborazione tra Africa Mission – Cooperazione e Sviluppo e Paola Gianotti amica, sostenitrice del nostro Movimento e grande atleta eporediese. Dopo aver donato 73 bici a 73 donne karimojong e aver sostenuto il progetto di formazione professione per meccanici di bicicletta in Uganda, parte con una nuova sfida.

Paola Gianotti sarà impegnata in una nuova sfida sportiva: percorrere le tappe del Giro d’Italia, dal 7 maggio con partenza da Catania.

La sfida solidale insieme ad Africa Mission quest’anno è duplice: raccogliere fondi per 18 nuove bici, una per ogni tappa del Giro: una tappa, una bici e 100 nuovi kit scolastici per i bambini degli slum di Kampala.

Perchè la bicicletta?

La bicicletta è una risorsa importante in Karamoja, non solo come mezzo di trasporto fondamentale all’indipendenza e alla sopravvivenza di ognuno ma in particolare per le donne. Sono loro infatti che si occupano del mantenimento dei figli e della casa (avere una bicicletta significa impiegare meno tempo per andare a prendere l’acqua al pozzo e quindi stare più tempo con i propri figli). Per una donna è difficile sognare un futuro diverso da quello a cui è predestinata, poiché resta ancora un futuro legato ad un ruolo sociale marginale. Le possibilità di ricevere un’educazione sono ancora limitate, soprattutto per tutte quelle ragazze che crescono in un ambiente rurale. Dato il contesto del Karamoja, dare in sposa una bambina resta ancora uno dei metodi presi in considerazione per la sopravvivenza del nucleo famigliare. Benché il carico di lavoro e le responsabilità che una donna karimojong ha all’interno della propria famiglia, la sua considerazione sociale è poca, e il suo potere decisionale sia per aspetti economici che non, è poco rilevante. Nonostante tali condizioni, la forza e il coraggio che alcune donne manifestano quotidianamente, ci dimostrano la loro speranza e il loro impegno nel voler costruire un futuro migliore, per loro e per i loro figli.

Sono loro le migliori rappresentanti di ciò che la parola resilienza vuole esprimere, e per questo sono le precursori di un cambiamento sociale in Karamoja. Si è deciso quindi di premiare le loro personalità, forti e tenaci, frutto di esperienze complesse, che hanno segnato il loro futuro, ma che hanno anche creato in loro la forte consapevolezza dell’imprescindibilitá dell’impegno nei confronti delle loro comunità.

Con questo nuovo progetto Africa Mission non solo desidera responsabilizzare la popolazione locale garantendo la sostenibilità della bicicletta come mezzo di trasporto affidabile, a basso costo ed eco-sostenibile, ma arricchirlo anche con l’attenzione ai più piccoli. Per questo  i fondi raccolti non solo andranno a sponsorizzare la donazione di nuove biciclette a donne resilienti in Karamoja, ma saranno donati 100 kit scolastici (quaderni, penne, matite, ecc) agli studenti della scuola Great Valley di Kampala. Un nuovo obiettivo che il Movimento porta avanti con Paola proprio perchè anche in un contesto come quello della grande città esistono situazioni di miseria e analfabetismo che è necessario sconfiggere.

A quanto ammonta la spesa per sostenere il progetto?

E’ necessario raccogliere 10.660,00 euro per coprire le spese dell’intero progetto. Come puoi sostenere il progetto? Ci sono diverse possibilità, ogni contributo, anche se minimo, è importante e fa la differenza.

– 60,00 euro: per contribuire a coprire parte delle spese per l’acquisto di una bicicletta

– 120,00 euro: per donare una nuova bicicletta

– 85,00 euro: per un kit scolastico completo

– 45,00 euro: per contribuire alla spesa di un nuovo kit scolastico

 




5×1000, quanto sono generosi gli italiani e i piacentini? La mappa nel Belpaese

Gli italiani sono conosciuti nel mondo per molti motivi, per il cibo, per le bellezze artistiche (talvolta trascurate), per la moda. Siamo allo stesso tempo generosi in fatto di sociale? Una recente inchiesta de Il Sole 24 Ore è andata a verificare quali sono i Comuni italiani più virtuosi in questo campo. Sono 547 mila gli italiani che nella propria dichiarazione dei redditi hanno deciso di donare il 5×1000 dell’imposta Irpef ad attività legate al sociale del proprio Comune di residenza. Roma, Milano e Torino si trovano sul podio di questa speciale classifica nel 2017, rispettivamente con 372 mila euro donati, 354 mila euro e e 178 mila euro. Il valore medio nazionale donato è di 35 euro, nonostante il caso di Gressoney che con una sola firma ha incassato 955 euro.

Il Comune di Piacenza ha raccolto nel 2017 22 mila euro, per un totale di 580 donazioni, risultando tuttavia uno dei Comuni meno generosi della Provincia. Pecorara con “soli” 1285 euro raccolti da 61 firmatari è la migliore, con una percentuale di scelta del 4,27%. Su InfoData i dati completi di tutti i Comuni italiani del 5×1000. 

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Di Maio: “Centrodestra artifizio elettorale, Salvini si decida”

Luigi Di Maio si è espresso pochi minuti fa nel corso delle consultazioni a Palazzo Giustiniani in merito al possibile accordo con la Lega per formare il Governo. Come a Monte Carlo si sta giocando il Masters tennistico, qui allo stesso modo le forze politiche continuano a rimbalzarsi la palla senza che si arrivi a una conclusione.

“Esistenza dei presupposti di una maggioranza di governo, il centrodestra è un artifizio elettorale – ha dichiarato Luigi Di Maio -, quello che dovrebbe essere il leader non ci viene alle consultazioni. Il M5S è pronto a sottoscrivere un patto di governo con la Lega, non con tutto il centrodestra. Siamo le uniche forze politiche che non si pongono veti a vicenda, poteva già partire un Governo del cambiamento. Le consultazioni dimostrano che l’idea di un Governo di centrodestra è fallita. Le uniche forze in grado di firmare un patto di Governo sono il M5S e la Lega, Salvini deve prendere una decisione. Qui il punto è l’importanza di un patto di Governo sul modello tedesco per portare a casa risultati”. 

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Spotify debutta a Wall Street, trepidazione sui mercati

Può essere accompagnata da una melodia pop o da un incalzante Allegro da musica classica, o da un rock da pettinare i capelli, intanto Spotify entra in borsa. Indiscrezioni parlano di una valutazione da 24 miliardi di dollari per la società svedese creata da Daniel Ek, in un momento particolare per i mercati, soprattutto quelli hi tech: ieri Amazon, Tesla registravano perdite nell’ordine dei 5/6 punti percentuali.

L’ingresso è validato dalle previsioni di Spotify stessa: si aspetta di poter contare su un aumento di circa il 30% degli utenti attivi mensilmente, arrivando ai 200 milioni. Oggi ne conta 71 milioni, il doppio di Apple Music, il principale rivale, e senza considerare i 90 milioni che utilizzano Spotify gratuitamente. Un servizio, quello gratuito, poco sostenibile, ma il giro d’affari nel 2018 ha segnato rapidi incrementi, nell’ordine dei 20 – 30 punti percentuali. 

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