Presunti maltrattamenti a San Polo. Il sindaco Piva: “Ci auguriamo nessuna conseguenza sui bambini”

La vicnda dei presunti maltrattamenti in una scuola materna in provincia di Piacenza, la San Giovanni Bosco a San Polo di Podenzano sembra essere piombata sulla comunità come un vero e proprio fulmine a ciel sereno.

Ce lo ha confermato lo stesso sindaco di Podenzano Alessandro Piva: «Assolutamente si. Nessuno avrebbe potuto immaginare una cosa del genere. Ci lascia sgomenti. Attendiamo l’iter giudiziario, siamo fiduciosi che la Magistratura farà il suo lavoro e che lo farà bene. Ci auguriamo che quello che è stato appurato e che sarà appurato non porti (e non abbia portato) delle conseguenze ai bambini, che è la cosa più importante. Speriamo che si risolva tutto per il meglio. Non è una struttura gestita dall’amministrazione ma è ovvio che è una di quelle cose che non si vorrebbe accadessero sul proprio territorio, soprattutto perchè possono aver minato la sicurezza dei bambini. Proprio la salute dei bambini è la prima cosa. Per il resto le indagini della magistratura e delle forze dell’ordine faranno il loro corso e mi auguro che il quadro che emergerà non sia “pericoloso e dannoso” per i bambini. Se qualcuno avrà commesso degli errori, fatto degli sbagli è corretto che venga perseguito e paghi per ciò che ha fatto».

Sindaco ma era una scuola per così dire chiacchierata, qualcosa lasciava presagire quanto è successo?

«No, anzi abbiamo sempre avuto dei riscontri positivi. Non abbiamo mai avuto segnalazioni in merito. Come amministrazione ogni anno partecipiamo alle recite di Natale, a cui veniamo invitati dai bambini. Abbiamo sempre trovato un clima e dei bambini sereni e famigli contente di avere i bambini li. Per questo quando mi hanno comunicato la notizia, lo ripeto, sono rimasto sbigottito sgomento ed incredulo».

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Stalking e maltrattamenti, due recidivi arrestati. Zandonella: “Massima tutela per vittime”

Due arresti, rispettivamente per stalking e maltrattamenti, accomunati da una caratteristica: gli uomini accusati e colti in flagranza sono recidivi, già denunciati e destinatari di provvedimenti che avrebbero dovuto impedirne il contatto con le vittime. Nei giorni scorsi, la Polizia Locale è intervenuta per porre fine al comportamento molesto e abusivo di entrambi, attualmente detenuti ai domiciliari su disposizione del Gip Luca Milani. Le indagini sono state svolte dal nucleo di Polizia Giudiziaria, con il coordinamento del Pm Matteo Centini.

Il primo caso riguarda un 62enne piacentino, dipendente di un istituto di credito cittadino, che già nell’ottobre 2018 era stato arrestato mentre pedinava la 40enne di nazionalità rumena con cui aveva avuto una relazione, interrotta dalla donna. Dopo un primo periodo trascorso in carcere e successivamente ai domiciliari, dal marzo 2019 era nuovamente libero, ma il processo a suo carico è tuttora in corso e permaneva, per lui, il divieto di avvicinamento. Tuttavia, un mese dopo la scarcerazione la ex compagna si è accorta della sua presenza nei pressi di un bar da lei frequentato, nonostante – per precauzione e su consiglio degli agenti – avesse variato gli itinerari che percorreva abitualmente. Nei giorni successivi, la donna ha sporto più volte querela nei confronti del 62enne, affermando di vederlo quasi quotidianamente appostato in un parcheggio della Provinciale 654 Valnure, dove lei stessa doveva necessariamente transitare per recarsi al lavoro: al suo passaggio, l’uomo le indirizzava baci o, da coricato sul sedile dell’auto, si alzava per farsi notare.

Grazie all’acquisizione dei filmati da impianti di videosorveglianza della zona, nonché a seguito del servizio di scorta avviato dalla Polizia Locale a tutela della signora rumena, il piacentino è stato filmato e fotografato mentre la pedinava. Ulteriori verifiche hanno permesso di accertare non solo che l’uomo, nel periodo considerato, risultava in malattia (con l’accortezza di rientrare sempre a casa entro le 17, per rispettare la fascia oraria di reperibilità sino alle 19) ma anche che, nel tentativo di non farsi riconoscere, aveva noleggiato diversi veicoli, del cui affitto sono state registrate le schede. Inoltre, lasciava consapevolmente a casa il proprio telefono cellulare, in modo da non poter essere localizzato. Di qui l’arresto e la detenzione ai domiciliari, nonché la richiesta di un aggravamento della misura cautelare in corso.

Il secondo caso riguarda invece un 42enne albanese, residente a Castelsangiovanni, già arrestato nell’aprile scorso per maltrattamenti nei confronti della moglie e delle figlie minorenni, la più grande delle quali era stata minacciata con un coltello alla gola. L’attitudine particolarmente violenta dell’uomo ne aveva determinato l’allontamento dall’abitazione di famiglia, con divieto di avvicinamento. Ciò nonostante, regolarmente si recava a casa della moglie e delle figlie, reiterando le minacce nei confronti della prima per motivi di gelosia. Grazie alla segnalazione dei Servizi Sociali di Castelsangiovanni, che hanno raccolto le confidenze di una delle figlie, il 42enne è stato nuovamente arrestato ed è ora ai domiciliari.

“Ancora una volta – sottolinea l’assessore alla Sicurezza Luca Zandonella – l’operato della Polizia Locale è stato determinante, già nella fase di ascolto delle segnalazioni e per la tempestività nell’intervento, come sempre mirato all’obiettivo prioritario di proteggere le vittime da ulteriori abusi. Chinque subisca minacce o sia oggetto di stalking, ha la possibilità di rivolgersi a un nucleo specializzato della Polizia Locale. Un punto di riferimento prezioso e fondamentale – aggiunge Zandonella – per garantire alle persone coinvolte la consapevolezza che denunciare è il primo, essenziale passo da compiere. Chi è vittima di queste gravi e inaccettabili pressioni, o chi dovesse venire a conoscenza di episodi che riguardano altri, non esiti a contattare i nostri agenti, sulla cui sensibilità e attenzione nel contrastare la violenza di genere si può sempre contare”.




Le Iene visitano Coopselios ma la cooperativa non rilascia dichiarazioni

Sono arrivate le Iene questa mattina in Largo Erfurt a Piacenza, sotto la sede della cooperativa Coopselios. L’invita Veronica Ruggeri (in foto insieme al nostro Emanuele Maffi) non ha fornito particolari sull’inchiesta che sta conducendo. Si sa solo che ha tentato (senza fortuna) di parlare con il responsabile piacentino della cooperativa.

Non ci vuole comunque molto ad immaginare che la trasmissione di Italia 1 volesse avere qualche chiarimento in merito alla collaboratrice scolastica che denunciò i maltrattamenti nei confronti dei bambini dell’asilo Farnesiana.

Come ha pubblicato Libertà, nei giorni scorsi, la signora Rosanna De Simone, dipendente di Coopselios con un contratto a tempo indeterminato, ha ricevuto una lettera di licenziamento, tra l’altro ad un anno esatto dall’inizio delle indagini che portarono all’arresto di due maestre.

La ragioni addotta dall’azienda per la rescissione del contratto sarebbe il superamento dei giorni di malattia (previsti dal contratto) da parte della signora. Il provvedimento sarò impugnato dal legale dell’ausiliaria scolastica, l’avvocato Sara Soresi.Le Iene visiano la sede di Piacenza di Coopselios

La Coopselios, sollecitata dai colleghi del quotidiano, aveva preferito non commentare la vicenda. Una scelta confermata anche oggi davanti alle Iene che hanno più volte citofonato nella speranza di poter parlare con qualcuno. Sono riusciti però a fare poca strada e a raggiungere solo le scale condominiali. L’uscio dell’ufficio è rimasto ben chiuso.

Al citofono una segretaria della cooperativa ha fatto sapere che oggi non erano aperti al pubblico e che solo i dipendenti erano ammessi.




Anziani maltrattati a Correggio in una struttura gestita da Coopselios, socia del consorzio Farnesiana

Sta suscitando grande scalpore un po’ in tutta la regione la vicenda del Centro per anziani di via Mandriolo a Correggio. Secondo quanto emerso dalle indagini dei carabinieri di Reggio Emilia (supportate da intercettazioni ambientali audio-visive) nella casa protetta per anziani del paese, convenzionata con il Servizio Sanitario Nazionale e concessa in appalto alla cooperativa Coopselios dal 1997 molti ospiti sarebbero stati maltrattati, con continue vessazioni fisiche e psicologiche da parte di operatrici sociosanitarie.

Tredici di loro, con età comprese fra i 54 ed i 35 anni sono ora indagate per maltrattamenti continuati ed aggravati dal fatto che sono stati commessi su persone incapaci di difendersi.

L’operazione “Pietas”, coordinata dal sostituto procuratore Maria Rita Pantani, ha portato i militari a eseguire misure cautelari nei confronti di 6 di queste 13 donne: per loro è scattata la sospensione della professione per un periodo che varia dai 6 ai 12 mesi per le posizioni più gravi. Indagato anche il coordinatore della struttura accusato di omissione di atti d’ufficio. Secondo l’accusa pur essendo a conoscenza dei fatti, non li avrebbe mai denunciati all’autorità giudiziaria. Tesi che il referente della struttura (di cui non è stato reso noto il nome) ha però smentito in una nota stampa diffusa dalla stessa Coopselios:

 «Quanto appreso è un fatto gravissimo –  ha dichiarato il responsabile – siamo sgomenti per una situazione inedita in oltre 30 anni di attività; tra l’altro nessun fatto, sospetto o segnalazione ci è mai giunta. Siamo sorpresi, arrabbiati e come sempre a disposizione delle forze dell’ordine per fare chiarezza su quanto appreso. Il pensiero è vicino ai nostri ospiti ed ai loro familiari con i quali condividiamo tutta la sofferenza».

Coopselios sospende le lavoratrici coinvolte

Nel tardo pomeriggio di oggi la cooperativa sociale ha deciso di sospendere le lavoratrici coinvolte. Questa la nota seconda nota stampa diffusa da Coopselios:

«Alla luce delle informazioni raccolte in queste ore in merito alla vicenda che ha colpito alcune lavoratrici del Centro Anziani di Correggio, Coopselios ha stamane inviato notifica di sospensione cautelare dal servizio a sei operatrici. Sono le sole su cui l’autorità giudiziaria ha attualmente elementi certi relativi ai maltrattamenti per i quali sono indagate, e le sole sulle quali Coopselios ha la possibilità di intervenire.

La cooperativa sta definendo azioni tese a rigenerare il servizio e riguadagnare la fiducia del territorio, sempre salvaguardando il benessere degli anziani ospiti della struttura e la professionalità dei suoi lavoratori.  Nel frattempo sono state già attivate iniziative concrete, come ad esempio il sostegno psicologico delle famiglie e degli operatori, il rinforzo del presidio da parte di personale infermieristico ed assistenziale nelle ore diurne e  notturne».

La vicenda del nido Farnesiana a Piacenza e l’arresto delle maestre

La Coopselios, lo ricordiamo, faceva parte anche del Consorzio Farnesiana di Piacenza (costituito insieme ad Unicoop ed Orto Botanico), incaricato della gestione dell’asilo nido Farnesiana finito a sua volta al centro di una vicenda di presunti maltrattamenti ai danni di alcuni bambini. A maggio dello scorso anno vennero arrestate due maestre, incastrate dalle telecamere di sorveglianza installate dai carabinieri (vedi articolo).

Nido Farnesiana: inchiesta ancora aperta

Le donne vennero successivamente scarcerate. L’inchiesta, che originariamente avrebbe dovuto chiudersi entro dicembre, risulta essere ancora in corso. Nel frattempo una delle due maestre (la più anziana, 53enne) risulterebbe essersi ritirata definitivamente dal lavoro, mentre la seconda, 31 anni, sarebbe stata ricollocata in una diversa struttura piacentina, non più per l’infanzia ma per la cura degli anziani.

Anche in quel caso all’indomani dei clamorosi arresti delle maestre i vertici del consorzio dichiararono di non essersi accorti di quanto stava accadendo «Non abbiamo raccolto fino ad oggi – dissero – alcun segnale che potesse andare nella direzione di quanto accaduto».

Due vicende (asilo Farnesiana e Centro anziani Correggio) fra loro totalmente diverse ma che certamente pongono non pochi interrogativi sul delicatissimo rapporto fra persone fragili (siano essi bambini od anziani) ed incaricati del servizio. Domande che si fanno anche la consigliera regionale Raffaella Sensoli ed i parlamentari Cinque Stelle Maria Laura Mantovani, Maria Edera Spadoni, Stefania Ascari, Davide Zanichelli che hanno presentato una doppia interrogazione in Regione, a Montecitorio e palazzo Madama.

Interrogazioni dei Cinque Stelle a Camera, Senato e Regione

«Quanto è successo nella casa di riposo di Correggio è inaccettabile. Siamo determinati a portare il caso nei tre livelli istituzionali, sia in Parlamento che in Regione e in Consiglio comunale per capire fino in fondo se, oltre agli evidenti risvolti penali della vicenda, ci possano essere responsabilità amministrative di chi avrebbe dovuto vigilare e non l’ha fatto. Purtroppo i casi di maltrattamenti nelle case di riposo, strutture residenziali o protette, si stanno moltiplicando nella nostra regione ed è compito delle istituzioni capirne i motivi e correre al più presto ai ripari. Evidentemente c’è qualcosa che non funziona soprattutto per quel che riguarda il sistema di accreditamento di queste strutture –  dichiarano i portavoce del M5S – quello che ci sembra sorprendente è che nessuno degli organi predisposti al controllo e al monitoraggio di questo tipo di strutture non si sia mai accorto di nulla – spiegano gli esponenti del MoVimento 5 Stelle – visto che, sia l’AUSL che i responsabili dell’ufficio di Piano e dei Servizi Assistenza Anziani e geriatria non hanno mai sospettato che all’interno delle casa di riposo di Correggio avvenissero quei maltrattamenti che le telecamere dei Carabinieri hanno documentato, crediamo che sia necessario aumentare al più presto i controlli e il monitoraggio di queste attività, soprattutto attraverso i requisiti dell’accreditamento».

Mentre i parlamentari M5S porteranno il caso in Parlamento con un’interrogazione a prima firma della senatrice Mantovani, chiedendo spiegazioni al Ministero della Salute la consigliera Raffaela Sensoli ha già provveduto a depositare un’interrogazione all’assessore Venturi per un’attivazione immediata da parte della Regione. «Crediamo sia necessario avere al più presto delle linee guida per le strutture territoriali che dovrebbero operare questo tipo di controlli in modo da prevenire situazioni di questo genere che purtroppo non sono un caso isolato ma che ciclicamente si ripetono nella nostra regione – aggiunge Raffaella Sensoli – In più chiediamo che la Regione, oltre a fornire la massima collaborazione agli inquirenti per il proseguo delle indagini, prenda in considerazione l’ipotesi di costituirsi parte civile nell’eventuale procedimento giudiziario a carico dei responsabili di questi inaccettabili maltrattamenti. Episodi del genere non possono essere tollerati».

Vi proponiamo di seguito alcuni servizi messi in onda dall’emittente Telereggio:

L’indagine
L’evoluzione
Sospese le operatrici

 

 

 

 

 

 




Maestre arrestate: Rancan(Lega): videocamere in classe

«Installare telecamere di videosorveglianza nei luoghi frequentati da categorie sensibili ad abusi, come i bambini, è un provvedimento indispensabile per fermare le violenze».

Lo propone il consigliere regionale della Lega Nord Matteo Rancan in riferimento alla notizia dell’arresto per maltrattamento sui minori di due insegnanti della scuola primaria Vittorino da Feltre di Piacenza.

«Più volte la Lega, a partire dal segretario federale Salvini, – puntualizza il consigliere – ha avvertito dell’urgenza di porre un freno a questo fenomeno, rimanendo purtroppo inascoltata. La nostra idea resta sempre quella di porre mano alla legge sulla privacy, in modo da facilitare la predisposizione delle telecamere in ambienti quali le scuole. È infatti ora di intervenire con decisione, dato che troppo spesso le cronache riferiscono di episodi raccapriccianti a danno di bambini o anziani. Una volta per tutte – insiste Rancan – vanno adottate misure legislative rapide per contrastare il prima possibile il ripetersi di situazioni terrificanti per chi le subisce e per le famiglie delle vittime».




Arrestate per presunti maltrattamenti due maestre elementari

Due maestre della scuola elementare Vittorino da Feltre di Piacenza sono state arrestate dalla polizia municipale con l’accusa di maltrattamenti su minori.
Gli episodi di violenza e umiliazione nei confronti dei bambini di una terza elementare sono stati ripresi dalle telecamere nascoste in aula. In manette sono finite due docenti, di 45 e 58 anni. Entrambe ora si trovano ai domiciliari, dopo la convalida dell’arresto.
Le indagini sono state coordinate dal sostituto procuratore Antonio Colonna. Come è stato reso noto in mattinata, con una conferenza stampa in Procura, tutto è partito ad ottobre su segnalazione della dirigente scolastica a sua volta avvertita da una insegnate di sostegno che aveva in carico un bimbo autistico, preso di mira dalle colleghe.
Le telecamere, installate dagli agenti nell’aula, avrebbero ripreso umiliazioni fisiche e psicologiche su alcuni bambini di 8 anni, tra i quali appunto in bimbo con problemi di autismo.
In un episodio le due insegnanti avrebbero tentato di mettere a forza il ciuccio in bocca ad un bambino, in un altro lo avrebbero strattonato e fatto cadere e poi avrebbero anche schiaffeggiato qualche alunno.
Per questo gli inquirenti, ritenendo di avere sufficiente materiale, hanno deciso di procedere con gli arresti e porre fine alla situazione.

La Gilda degli insegnanti chiede la publicazione del video.

Matteo Rancan (consigliere regionale della Lega) chiede invece la installazione di telecamere nelle scuole e nei luoghi “sensibili”.