Giovane piacentino casca nella truffa di una 30enne toscana e paga un’auto che non esiste

Un giovane ed ingenuo piacentino è caduto nella rete di una truffatrice toscana.

L.A., 30 anni, residente nella provincia di Lucca, aveva pubblicato su un sito web l’annuncio di vendita di un’autovettura Mitsubishi ed aveva coninto il ragazzo di Piacenza a versarle 1.750 euro su una carta Poste-Pay, rendendosi poi irreperibile. Come spesso avviene in questi casi la macchina probabilmente nemmeno esiste ed è solo “uno specchietto per allodole”.

Il giovane resosi finalmente conto di trovarsi davanti ad un vero e proprio “pacco” si è recato dai carabinieri ed ha sporto denuncia. I militari, attraverso le loro indagini, hanno rintracciato la donna che è stata denunciata per truffa.

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Crescono i negozi online, aumento del 72% rispetto al 2012

La comodità dell’acquisto “a portata di clic” sta dilagando anche in Italia: secondo uno studio di Confesercenti, sulla base di dati camerali dell’Osservatorio eCommerce del Politecnico di Milano, nel 2017 c’è stato un aumento dell’ 8,4% di negozi online rispetto al 2016, circa 18 mila in totale, cui vanno aggiunti i circa 10 mila offline (fisici), che hanno aperto una finestra sul web, per un giro d’affari che nel 2017 ammonta a 23 miliardi di euro, in aumento del 17% rispetto all’anno precedente. Tuttavia questa grande vitalità del commercio online continua ad avere risultati mediocri, raccogliendo solo il 5% del totale delle vendite. Il grosso della torta va soprattutto ai grandi negozi online, che si spartiscono il 71% del mercato.

Impressionante il confronto col 2012: aumento medio del 72% in tutta Italia, con punte del 116% nel Sud e dell’ 89% nelle isole, cresciuto meno sotto questo punto di vista il centro nord. Il nord Ovest è passato da 3074 store a 4859. La regione con più imprese del commercio online è la Lombardia, dove si concentrano 3.226 attività, quasi un quinto del totale nazionale. A seguire Campania (con 2.204 negozi online) e Lazio (2.078).

L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA

Se il settore online cresce, il negozio “fisico” piange. Dal 2011 al 2016 in Italia ci sono state 267 mila chiusure, circa 122 al giorno. Resiste il franchising, che trova la propria distribuzione sia tra i grandi che i piccoli commercianti, per 24 miliardi di euro di utili nel 2016, con circa 54 mila punti vendita totali. Il mercato del lavoro ha risentito di questa transizione, con lavoratori in proprio e collaboratori scesi da 4,3 milioni a 3,7. Nello specifico si segnala un meno 81 mila imprenditori in senso stretto, meno 78 mila imprenditori in proprio con dipendenti, meno 336 mila senza dipendenti e meno 108 mila coadiuvanti familiari.

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La Consigliera provinciale Bellan sulle Pari Opportunità

Faccio mie alcune considerazioni espresse in un articolo da Barbara De Amicis http://www.ingenere.it/articoli/donne-che-partecipano-spunti-da-stati-generali.

I tempi della politica, malgrado le tante e lunghe battaglie che sono state fatte in questi anni, non sono mai stati adeguati ai tempi delle donne.

La costituzione delle commissioni, delle consulte o comunque di organismi in cui le protagoniste sono le donne nascono con l’ obiettivo di riunire tutte le donne che hanno voglia di partecipare attivamente alla vita politica e dialogare con quelle che hanno già avuto esperienza nel settore per dare il loro contributo all’amministrazione della cosa pubblica.

È importante che le donne facciano rete: occorre uscire dai recinti delle proprie categorie, per cercare di dare, ognuna secondo le proprie competenze e attività, un contributo significativo alla battaglia per le pari opportunità.

La presenza stessa delle donne, soprattutto nei ruoli di gestione della cosa pubblica, ha una capacità trasformativa, grazie anche al pragmatismo che caratterizza il loro agire. Ma per quale motivo l’Italia ancora non riesce ad esprimere in politica una leadership femminile? Sicuramente incide molto quel retaggio culturale e storico che caratterizza il contesto italiano, perché le donne sono meno radicate, essendo entrate a fare politica da meno tempo rispetto agli uomini. 

I nuovi risultati dell’indice sull’uguaglianza di genere ci dicono che la disuguaglianza è presente in tutti gli ambiti di vita; ciò significa che l’Europa ha il dovere di agire. Servono misure per promuovere il ruolo delle donne e assicurare pari retribuzione a parità di mansione. Puntare all’uguaglianza non vuol dire cercare di rendere le donne più simili agli uomini, ma creare un ambiente in cui entrambi i sessi abbiano pari opportunità di scelta e piena partecipazione alla vita sociale, lavorativa e familiare.

ruoli decisionali, con una sempre maggiore presenza delle donne nei consigli di amministrazione delle società private, mostrando come la pressione politica e della società civile possano essere efficaci.

Nel settore dei media, della ricerca e dello sport le donne rappresentano solo il 22% dei presidenti dei consigli direttivi delle emittenti pubbliche europee, meno di un terzo (27%) dei direttori degli organismi di finanziamento per la ricerca, appena il 14% delle posizioni di vertice nelle federazioni sportive.

E se a livello internazionale vi è una sempre maggiore coesione sulla questione del genere, a livello nazionale, si registra un forte scollamento dovuto all’incapacità delle donne di aggregarsi per promuovere dette tematiche.

Quello che emerge da questi spunti è che in molti settori, e soprattutto in politica, le conquiste per le donne non durano per sempre: vanno continuamente alimentate e stimolate, soprattutto attraverso una sempre maggiore e migliore presenza all’interno delle istituzioni. Per questo è importante realizzare progetti per celebrare le ricorrenze legate alle donne perché servono a ricordare sia le conquiste sociali, economiche e politiche, sia le discriminazioni e le violenze di cui le donne sono state e sono ancora oggetto in quasi tutte le parti del mondo.

Mi auguro che tutte le donne che credono in queste tematiche continuino ad andare avanti, con forza, senza condizionamenti senza farsi scoraggiare da pregiudizi e luoghi comuni.

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Iscrizioni al servizio mensa scolastica solo online

Saranno aperte dal 18 agosto – con termine ultimo il 30 settembre – le iscrizioni al servizio di refezione scolastica per l’anno 2017-2018. “Da quest’anno – spiega il sindaco Patrizia Barbieri, con delega all’Innovazione dei servizi informativi – l’iscrizione avviene esclusivamente tramite la nuova procedura on line accessibile dal sito web comunale, all’indirizzo www.comune.piacenza.it/temi/formazione-cultura/mense. Le famiglie potranno quindi compilare la domanda e caricare la documentazione allegata direttamente da casa e in autonomia, fermo restando che l’Amministrazione comunale fornirà tutto il supporto necessario per superare eventuali difficoltà legate alle nuove modalità di iscrizione”.

Per chi non dispone della strumentazione necessaria o di un accesso internet, sarà infatti possibile richiedere assistenza alla compilazione dal lunedì al venerdì dalle ore 8.15 alle ore 13, presso lo sportello Quic di viale Beverora 57 (il tempo di attesa varierà in funzione del numero di utenti). Solo i certificati dei pediatri per le eventuali diete speciali per patologie dovranno ancora essere consegnati in originale direttamente presso l’Ufficio Refezioni scolastiche, in viale Beverora 59.

Il Comune di Piacenza eroga il servizio di mensa scolastica a favore dei bambini e degli alunni che frequentano le scuole statali dell’infanzia, primarie e secondarie di 1° grado presenti sul proprio territorio in orario pomeridiano. La domanda deve essere inoltrata dal genitore, tutore o affidatario a cui saranno intestati i pagamenti, nei seguenti casi: per gli alunni che si iscrivono per la prima volta alla refezione; per gli alunni che cambiano ciclo scolastico (dalla scuola dell’infanzia alla primaria, o dalla primaria alla secondaria di 1° grado); se la situazione familiare, personale o reddituale è cambiata rispetto alla precedente domanda; se si è usufruito nel precedente anno scolastico di una tariffa ridotta o agevolata (allegando la necessaria documentazione).

Per gli alunni che nell’anno scolastico 2016/17 hanno frequentato il servizio a tariffa intera normale e non cambiano ciclo scolastico, l’iscrizione, se già presentata negli anni passati, è riconfermata d’ufficio alle stesse condizioni. La frequenza al servizio comporta il versamento di una tariffa a pasto a costo predefinito; per il pagamento sono conteggiati tutti i giorni di presenza a mensa, mentre nulla è dovuto per i giorni di assenza del bambino. Per gli alunni non residenti è confermata l’applicazione della tariffa piena.

L’iscrizione alla mensa comporta l’accettazione integrale del menù e della tabella dietetica approvati dall’Azienda Usl. Nella domanda di iscrizione on line al servizio è possibile richiedere una variazione al menù per alcune esigenze: una dieta personalizzata vegana – vegetariana – etico religiosa (negli anni scolastici successivi a quello dell’iscrizione occorre ripresentare il modulo di richiesta inviandolo on line, allegando il documento d’identità del richiedente, all’indirizzo refezioni@comune.piacenza.it); una dieta speciale per patologia certificata (negli anni scolastici successivi a quello dell’iscrizione occorre ripresentare la documentazione – modulo di richiesta e certificato medico originale – direttamente presso l’ufficio Refezioni scolastiche in viale Beverora 59). Per le diete speciali per patologie croniche (celiachia e malattie metaboliche) il certificato medico va consegnato in originale al momento dell’iscrizione e non più ripresentato negli anni successivi.

L’assessore alle Politiche scolastiche ed educative, Erika Opizzi commenta “Riteniamo che la completa informatizzazione del servizio, che prende il via quest’anno anche a seguito del lavoro svolto dalla precedente Amministrazione, non potesse più attendere. Si agevolano così non solo i genitori che non saranno più costretti a recarsi presso gli uffici comunali, con notevole risparmio di tempo, ma si migliora l’efficienza della macchina amministrativa. È il primo passo che preannuncia cambiamenti futuri tra cui l’applicazione della tessera prepagata per il pagamento dei pasti effettivamente consumati”.