Paolo Rizzi: “Piacenza ha bisogno di persone che denuncino la politica chiusa e retrograda”

Oggi Paolo Rizzi ha rassegnato le dimissioni da Consigliere comunale, lasciando ora un vuoto nel seggio di Piacenza Oltre, che verrà presumibilmente occupato nelle prossime settimane da Gianluca Bariola, successore designato dalle ultime Comunali.

“Facevo fatica a seguire tutto – ha dichiarato Rizzi -, c’era una sensazione di inutilità. Le minoranze contano fino a un certo punto, puoi fare dichiarazioni che vadano in contrasto. Io preferisco invece lavorare in squadra. Non avevo uno stimolo, oltre a non farcela come tempo. All’opposizione forse serve di più qualcuno che faccia opposizione dura, che denunci tutti i ritardi e la politica chiusa e retrograda che vediamo anche a livello nazionale, ma non è nel mio carattere”. “Piacenza ha bisogno di persone – continua – che si oppongano alle scelte xenofobe e antieuropa di Salvini & Co“.

C’è una delusione anche rispetto a quello che l’amministrazione ha fatto.  “Faccio solo riferimento, per dirne una, alle decisioni in merito all’ospedale. Ancora non si saprà dove verrà costruito. Anche lo spostamento della Polizia Municipale a Borgo Faxhall quando c’era già l’accordo col Consorzio Agrario è una decisione molto infelice”.

Ma la decisione ha anche una connotazione più “tecnica”. Oggi la proposta di revocare l’incarico a Putzu come assessore. “Gli atti nelle concessioni avevano troppe imprecisioni. Molte scelte non fatte o fatte in modo superficiale. La stessa cosa per gli appalti a Spazio 4”.

Un pensiero è andato anche ai rimanenti in Consiglio. “Tutte le componenti civiche dovranno mettersi assieme per proporre un’alternativa vera alla Lega e alla destra. Sono contento che sia proseguita l’avventura di Piacenza Oltre, una realtà associativa piccola ma piena di giovani che seguirò ancora con entusiasmo”. Altro aspetto che l’ex Consigliere tiene a precisare è la mancata presenza a troppi Consigli. “E’ una forma di rispetto nei confronti di chi è sempre andato, mi dispiaceva mancare tante volte”.

Infine una parola sul suo probabile successore, Gianluca Bariola. “Sono contento che sia un giovane a sostituirmi, ha fatto un bel percorso in campagna elettorale e sono sicuro che farà altrettanto bene”. 

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La vicenda dell’ospedale scalda l’estate politica di Castel San Giovanni

La vicenda del depotenziamento dell’ospedale di Castel San Giovanni e della “fuga di medici” dal nosocomio della Val Tidone, continua ad essere al centro della discussione politica.

Bei giorni scorsi il sindaco di Castello Lucia Fontana, con una lettera, aveva risposto alle critiche di immobilismo che le vengono mosse dal Movimento 5 Stelle e dal Movimento “Secessio plebis”.

I due movimenti, che avrebbero intenzione di fare fronte comune proprio sul tema dell’ospedale, ritengono che il sindaco non abbia fatto quanto in suo potere per difendere il presidio ospedaliero più importante della vallata.

Lucia Fontana ha replicato dicendo che i movimenti ricorrono a strampalate fake-news per cercare visibilità strumentalizzando la vicenda per fini propagandistici ed elettorali.

Il sindaco ha poi dettagliatamente spiegato come si è mossa sul delicato tema della sanità, ad esempio non votando a favore del Piano Sanitario. Un piano che non la convince ma che, purtroppo, è stato approvato da “una risicata ma sufficiente maggioranza di sindaci”.

L’impegno di Lucia Fontana e di alcuni altri suoi colleghi primi cittadini ora è quello di “chiedere modifiche ed integrazioni alla luce delle ricadute pratiche dell’applicazione del Piano che evidenzia delle distonie”.

In risposta alla lettera del sindaco di Castello arriva oggi un comunicato a firma di Angelo Boledi, segretario del Comitato Secessio Plebis.

«Com’era l’ospedale di Castel San Giovanni al momento dell’insediamento della Giunta del Sindaco Fontana nella primavera del 2014 e com’è adesso? Ce lo siamo chiesti dopo l’ennesimo attacco sui giornali del Sindaco Fontana che ci taccia di divulgare fake news assieme a tutti coloro che si sono permessi o si permettono di sollecitare la sua responsabilità politica ed istituzionale sull’argomento.

Ecco a grandi linee le nostre risposte.

Nel 2014 l’ospedale di Castel San Giovanni vantava la chirurgia colon proctologica e la chirurgia ortopedica cuore dell’attività ospedaliera, quali eccellenze che, operando in quattro sale chirurgiche di recente modernizzate con ingenti investimenti di soldi pubblici rappresentavano un’eccellenza. I rispettivi primari, con una equipe medica e paramedica di alta specializzazione attraevano pazienti anche dalla Lombardia. I reparti godevano della disponibilità di ben 50 posti letto in degenza ordinaria a disposizione per interventi specialistici di qualsiasi gravità. Grazie all’arrivo di pazienti dalla Lombardia l’ospedale era finanziariamente in attivo.

Aveva un reparto di radiologia con un primario di chiara fama che oltrepassava i confini provinciali e regionali che operava con macchinari quali tac, risonanza magnetica di ultima generazione ed utilizzati da una qualificata equipe tecnica. Le liste d’attesa erano di gran lunga inferiori alla media.

Il pronto soccorso del nostro ospedale era stato appena ristrutturato ed ammodernato e soprattutto disponeva di guardia radiologica

Tutti i reparti erano appena stati messi a norma e per questa operazione, più l’installazione dei nuovi macchinari erano stati spesi negli ultimi anni precedenti circa 12 milioni di euro

Nel 2014 c’era una chiesetta ottocentesca nell’ospedale che fu rasa al suolo il 31 ottobre del 2015.

A Castello c’era un ospedale produttivo e ben voluto per la sua efficienza e per essere a misura d’uomo come tantissimi cittadini ci hanno testimoniato in occasione della raccolta delle 16.000 firme contro il suo depotenziamento.

Oggi

La chirurgia colonproctologia è lasciata senza il primario di riferimento, il bravo facente funzioni è a sua volta in età prossima alla pensione e qualche chirurgo emergente, cresciuto nell’ equipe del povero Dott. Lucchini se ne è andato in altre realtà ospedaliere. Così come in ortopedia che non ha più gli interventi sui politraumatizzati stradali e non sappiamo se dal 10 settembre non potrà subire qualche ulteriore depotenziamento. La disponibilità di letti per degenza ordinaria è scesa da 50 del 2014 a 6+6. Che specializzazioni chirurgiche potranno rimanere in queste condizioni se non verrà drasticamente cambiato il piano di riordino sociosanitario?

In radiologia non c’è più la Dottoressa Paola Scagnelli migrata in altro ospedale e con lei abbiamo perso un’eccellente diagnosta.

Di nuovo e di positivo osserviamo il reparto di chirurgia plastica con collegamento al centro senologico di Piacenza che potrà esprimere al meglio tutte le sue valenze una volta che sarà integrato nel sistema di breast unit.

Notiamo un nuovo padiglione tirato su con circa un milione di euro di spesa ed inaugurato su un solo piano per dare 5 posti letto in più alla “medicina”.

Al di là delle chiacchiere e delle fake news questa è la realtà del nostro ospedale Signor Sindaco. 

Che indica, a nostro avviso, una certa decadenza nei quattro anni della sua amministrazione. A causa del depotenziamento che oggi è ancora in corso e che osserviamo con rammarico, dato che ve l’avevamo annunciato, previsto e denunciato più di due anni fa. Ma ci creda, senza alcuna ansia da prestazione politica! Perché nonostante “i nostri ruoli intercambiabili” col Comitato e “i nostri volti sempre gli stessi”, le nostre facce rimangono acqua e sapone e non usiamo maschere né scudi di cartapesta. Nessuna acredine, solo informazione ai cittadini di ciò che (non) avviene attorno e dentro all’ospedale.

Al di là del voto negativo in Conferenza Sociosanitaria, un paio di consigli aperti di cui le diamo atto nonostante l’esito fosse del tutto scontato e delle sue contrite dichiarazioni di preoccupazione, cosa è stato fatto in concreto a salvaguardia dell’ospedale? Un atto istituzionale, un’azione politica, un documento, …. forse ci sono sfuggiti? Nemmeno dopo che la Direzione USL nell’ultima conferenza sociosanitaria nella persona dell’Ing. Baldino ha ammesso la possibilità di rivedere il piano se i Sindaci lo chiedessero? Caro Sindaco Fontana, se i frutti del vostro “impegno sempre vigile sulla sanità” sono questi sotto i nostri occhi, meglio il palo della banda dell’ortica della vecchia canzone del Dott. Iannacci».




Sì all’Ospedale, ma non alla ex Pertite o ex Lusignani. Le voci dei consiglieri

Via libera al nuovo ospedale ma non alla ex pertite o alla ex caserma Lusignani. Si può così riassumere la decisione presa ieri dal Consiglio Comunale di Piacenza su quello che a tutti gli effetti è stato un tema caldo, del dibattito politico cittadino. Patrizia Barbieri, coerentemente con gli impegni presi già in campagna elettorale respinge dunque al mittente (ed in concreto all’assessore regionale Sergio Venturi) quello che suonava come una sorta di “conditio sine qua non” la scelta di un’area demaniale per costruire la futura struttura ospedaliera. Invece la maggioranza del consiglio comunale punta sull’eventuale acquisizione di un’area privata dove non ci sia la necessità di effettuare una mega bonifica (come sarebbe successo alla ex-Pertite) e che sia sufficientemente grande (la ex-Lusignani era considerata un’area insufficiente). La lettera inviata dall’assessore Venturi anziché spingere il consiglio comunale verso le aree demaniali ha anzi avuto l’effetto di irrobustire il voto facendo confluire (oltre alla maggioranza di governo cittadino) anche il voto di Liberi e del Gruppo Misto.

Hanno invece deciso di non partecipare al voto Piacenza in Comune (Luigi Rabuffi), il Movimento Cinque Stelle (Andrea Pugni e Sergio Dagnino ) e Piacenza Più. Voto contrario invece da parte del PD che sposa la linea dell’assessore Regionale.

Il sindaco ha commentato: “È’ una lettera fuori contesto. Dicono che non ci sono vincoli sull’area del nuovo ospedale ma sembra che tutto porti alla Pertite. Secondo noi Pertite e Lusignani non sono adatte per ragioni tecniche. Vogliamo il nuovo ospedale ma non possiamo sbagliare la scelta dell’area”. Rimane quindi l’area dell’Opera Pia Alberoni alla Madonnina, il sindaco Barbieri ha però annunciato un bando pubblico per ricevere eventuali manifestazioni di interesse da parte di privati che potrebbero mettere a disposizione una loro area.

Trespidi in apertura aveva sottolineato, con riferimento alla lettera dell’assessore regionale alla Sanità Sergio Venturi, una “mal assortita pressione psicologica nei confronti del consiglio comunale”, sottolineando che questa lettera “cambia lo scenario. […] La Regione Emilia Ropmagna vuole fare il nuovo Ospedale alla Pertite. Che la Pertite sia indisponibile lo dice un atto di questo Consiglio comunale, datato aprile 2017, e questo sgombera il tavolo da qualsiasi questione”. In più l’area richiede una bonifica, che richiede un intervento economico di un certo tipo. Al contrario se si fa il Parco la bonifica costa molto meno”.

Dagnino ha rimarcato il già più volte citato desiderio di non costruire l’ospedale. “Tutto è contro di noi. […] Abbiamo sempre espresso la nostra perplessità da subito verso questo progetto, non chiaro, non definito e nebuloso. E ogni volta che abbiamo provato a porre domande non sono arrivate, anzi. Abbiamo partecipato ai tavoli di lavoro senza preconcetti, proprio perchè noi non siamo contro a prescindere. Ci sono cose che non tornano, secondo noi, in base alle informazioni ricevute il nuovo Ospedale non s’ha da fare, perlomeno in questo momento e con queste premesse. Le risorse della Regione dovrebbero servire alla sanità piacentina, che così tante criticità ha denunciato. Bisogna investire nei servizi, continuamente ridotti. 

Gloria Zanardi del misto ha definito la realizzazione dell’Ospedale “un’esigenza e un’opportunità per la sanità piacentina”.

Piacenza in Comune con Rabuffi ha espresso nuovamente tutte le proprie perplessità sulla realizzazione del nuovo Ospedale. “La discussione sull’ Ospedale è al ribasso. Ignora completamente il concetto su cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità lavora dal 1984, cioè il concetto di salute. Perseguire la salute dei cittadini serve proprio ad evitare che le persone abbiano bisogno della sanità. E la parola magica è PREVENIRE, perchè prevenire fa risparmiare sui farmaci, sulle cure e anche sugli ospedali, vecchi e nuovi. Prevenire non fa rima con business, ed è per questo che oggi siamo qui a discutere di sanità e di ospedale, anzichè di salute e prevenzione. Nessuno a tutt’oggi ha voluto spiegarci quanto il nuovo Ospedale influenzerà l’offerta sanitaria provinciale, in termini di strutture e servizi e di allocazione di risorse economiche. Come si delineerà il futuro di Fiorenzuola, di Villanova e di Castel San Giovanni, dove sono sorti comitati che denunciano lacune? Cosa ne sarà del vecchio polichirurgico di via Taverna? Lasciare ai posteri queste decisioni significa correre il rischio di sottoutilizzare una struttura ancora abbastanza nuova e abbandonare ad un futuro indefinito l’area del vecchio ospedale”.

Cugini ha sottolineato la divisione presente in Consiglio, quando su un tema tanto importante si potesse esse d’accordo, superando la politica delle fazioni. “La lettera dice cose sacrosante. Voglio vedere quale sarà quel dirigente che firma l’atto in cui si giustifica perchè si va su una proprietà privata, così come gli assessori in Giunta che firmeranno. Quando la Regione non riterrà buone le motivazioni per la costruzione, facciamo saltare l’Ospedale? Oppure diciamo ai cittadini che i soldi vanno presi dalle tasse perchè la Regione non ce li mette? […]Il PD è l’unico che ha deciso di non intestarsi battaglie per la Pertite ma ha sempre parlato di opzione pubblica e opzione privata. Mi piacerebbe sapere inoltre la fruibilità effettiva del Parco”.

Secondo Foti la lettera dell’assessore Venturi non dovrebbe sorprendere. “Questo quadro l’ho disegnato 8 mesi fa. Se è il Comune di Piacenza che deve scegliere, il Comune non ha bisogno di nulla, perchè l’unica cosa che ha fatto la Regione, è stata approvare la nuova legge sull’urbanistica, che all’art. 53 che alla legge 24/2017 già indica la procedura per l’individuazione di un’opera pubblica da parte dell’Ente. E non ci vuole neanche il bando, parlano gli atti”. 

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Patrizia Barbieri all’attacco del PD sul nuovo Ospedale: “Riduttivo parlare solo delle aree”

“Leggendo il comunicato del Partito Democratico e le sue esortazioni in merito alla scelta dell’area in cui realizzare il nuovo ospedale, devo purtroppo constatare come, ancora una volta, gli esponenti del Pd persistano nel condurre il gioco delle tre carte, anziché partecipare in modo costruttivo a un dibattito utile e complesso sul futuro della sanità piacentina”. Così il sindaco Patrizia Barbieri replica alla nota diffusa dalla Segreteria provinciale e dagli amministratori del Pd, rimarcando con forza che “è riduttivo parlare solo dell’area”.

Per la realizzazione del nuovo ospedale – sottolinea il primo cittadino – la Regione ha espresso la volontà di contribuire con una cifra non superiore a 100 milioni di euro, mentre la restante somma dovrà essere stanziata dall’Asl. Pare quindi evidente che, nel momento in cui si esamina un bilancio consuntivo (come è accaduto nei giorni scorsi), da cui si evince che le capacità di indebitamento dell’Azienda sono esigue e risultano pochi beni da alienare per recuperare liquidità, una seria Amministrazione si ponga il tema di come l’ulteriore e necessaria somma, non inferiore a 100 milioni di euro, verrà reperita”.

“Ora – aggiunge il sindaco – non avendo la Regione riferito l’intenzione di farsi carico diretto dell’intero costo per la realizzazione del nuovo ospedale, non mi sembra certo un inutile orpello domandare su chi graverà e come verrà coperta l’intera spesa necessaria per la nuova struttura. Apprendo, dal comunicato della Segreteria Pd, che il soggetto pagatore sarebbe l’Asl. Bene: mi aspetto quindi che l’Azienda sanitaria comunichi anche al Comune, e non solo alla Segreteria di un partito, il Piano economico-finanziario relativo alla nuova erigenda opera”.

“Nella seduta di Consiglio comunale dell’8 giugno prossimo – ribadisce Patrizia Barbieri – il direttore dell’Asl, ingegner Baldino, illustrerà le quattro proposte. Si stia certi che, una volta ottenuta la garanzia su ciò che si farà dell’attuale comparto ospedaliero e della necessaria provvista economica per la costruzione del nuovo ospedale, la risposta dell’Amministrazione comunale sarà celere. Di certo non intendiamo perdere tempo, come il Pd sembra invece ostinarsi a fare, nel reiterare sterili polemiche, o al contrario agire in modo superficiale e frettoloso, senza assumerci la responsabilità di una scelta ponderata, che deve tenere conto di tutte le variabili”. 

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I Castlan I Disan No: “sull’ospedale un teatrino dell’assurdo”

Con un comunicato a firma della presidente Silvia Brega e del vicepresidente Angelo Bolediil comitato il Comitato “I Castlan I Disan No” torna ad occuparsi del tema dell’ospedale castellano e di quello che il comitato ritiene essere una forma di smantellamento.

« Desideriamo replicare – scrivono – a quanto sentito giovedì scorso 24 maggio nel Consiglio Comunale aperto di Castel San Giovanni, aperto sul tema della sanità locale, non avendone avuto la possibilità nonostante i 5 minuti fossero dovuti e soprattutto perché abbiamo noi cittadini assistito al TEATRINO dell’ASSURDO.

Il Direttore Generale ASL che proietta fredde diapositive con numeri eccellenti che difficilmente noi cittadini possiamo capire  se non valutando la realtà che ci circonda che è esattamente opposta da quella illustrata.

Primari che hanno evidenziato situazioni perfette dei rispettivi reparti nonostante il fuggi-fuggi dei medici tra cui ultimamente il Dr. Gheduzzi e il dr. Scaravella due bravi ortopedici, giovani e con la voglia di crescere e di non restare in una ortopedia ridotta ad operare i tunnel carpali o l’alluce valgo. Sarebbe questa la specializzazione tanto invocata? Non abbiamo detto cose inesatte! Perché quando si parla di unità dipartimentale di ortopedia a Castello, essa risulta annoverata tra le unità operativa semplici e quindi idonea solo ad interventi di bassa criticità. Quindi affermiamo che il depotenziamento o declassamento che dir si voglia, parte proprio da ciò. Ci si nasconde dietro la parola specializzazione per trasformare un’ortopedia che dipenderà da Piacenza e una volta in pensione il primario, questa unità non ne avrà un altro proprio.  È forse questa la nuova specializzazione? Noi pensiamo di no, e forse è il vero motivo della fuoriuscita di medici, senza che si faccia nulla per trattenerli. Fatto ancor più deplorevole se la D.G.  lamenta insistentemente la MANCANZA DI MEDICI i quali non si presentano nemmeno ai concorsi dell’ASL di PC!

Ci si è chiesto il perché…In altre province si è forse diffusa la voce tra i medici che nell’ASL di PC non si lavora serenamente? Se la realtà della sanità piacentina è così buona, come descritta dal D.G. e dai Primari, perché si è organizzato un Consiglio Comunale aperto? Per autocelebrazione, per marketing?

Bene ha detto il Consigliere Capelli nel sostenere che se tutto va bene, è ottimale e idilliaco avremmo potuto tornare a casa tutti.

Abbiamo sentito di tutto: da senatori che hanno evidenziato la mancanza di cittadini, quando la sala era piena. Pensiamo che certamente si riferisse agli interventi che, per una materia così complessa e da affrontare ad armi impari diventa difficile per persone comuni. Anche per questo si sono costituiti i comitati con i portavoce che esternano le critiche e i disagi in nome della gente e dei propri 16000 firmatari. Abbiamo assistito all’ intervento di un onorevole che ha minacciato di rivolgersi in Procura per accusare ASL di non avere presentato il Bilancio preventivo 2017. Ma senza ricordare che ASL lo aveva presentato senza che i sindaci votassero per ben 2 volte. E per quanto il parere sia OBBLIGATORIO e NON VINCOLANTE la ASL ha continuato i suoi piani di spesa.

Abbiamo sentito il Presidente dell’Ordine dei medici sostenere che tutti noi ci dovremo abituare ai tagli dei servizi e altri che definiscono la casa della salute di Borgonovo solo per la targa esposta visto che è un ambulatorio per MEDICINA DI GRUPPO. Abbiamo sentito parlare di farmaci rumeni nei nostri reparti e come cosa normale non avere il foglietto illustrativo tradotto in italiano pur NON dispensati dagli armadi elettronici come documentato dal servizio di Striscia la Notizia. Ed infine, la Presidente della CTSS PRETENDERE RISPETTO considerandosi attaccata dalle critiche mosse a lei ed ai sindaci per immobilismo sui temi sanitari e di non fare squadra per le decisioni correlate. Ci chiediamo se la presidente considera anche il RISPETTO che lei e le sue ISTITUZIONI DEVONO AI CITTADINI.

Presidente, e’ forse rispettoso registrare l’esito sbagliato di una votazioni in CTSS, su errore provocato dal Segretario ed invece di chiedere scusa elogiare chi lo ha commesso? È rispetto non presentare mozioni per tempo in Regione? È rispetto NON votare il Bilancio Preventivo che l’Ing. Baldino dice di avere preparato?

Come fanno i sindaci valutare i bilanci se non hanno preso in considerazione preventivamente le spese che si andranno a sostenere? Non vorremmo mai che si imputasse ai comitati dei cittadini il rovinoso stato della sanità, perché durante la serata ci hanno tacciato di creare allarmismi mentre, secondo loro, tutto procede bene, soltanto con un po’ di ritardo rispetto a quanto prefissato. Ed intanto i medici fuggono e la sanità si disumanizza in modo proporzionale ai freddi numeri presentati.

A proposito della specializzazione, rinnoviamo l’appello al D.G. BALDINO affinché consideri la tecnica fast track in colonproctologia che il dr. Lucchini, con la sua autorevolezza, aveva sperato di avere nel proprio reparto. Sarebbe questa una VERA SPECIALIZZAZIONE ed insistiamo affinché la proposta venga valutata e considerata. Occorrerebbe nominare solo il Primario avendo già tutto pronto, dalle attrezzature al personale specializzato.

Cittadini piacentini, se non cambierà l’impostazione, cerchiamo di stare bene perché se quando le cose vanno male si organizzano autocelebrazioni al posto delle critiche, allora abbiamo la prova della distorsione della realtà che le ISTITUZIONI esercitano per giustificarsi, sempre più lontane dalle reali esigenze della gente. Noi continueremo a far sentire la nostra voce che altro non è che la vostra voce!» .

 

 




Interrogazioni di Foti e Rancan sulla Casa della Salute di Podenzano e su Rianimazione a Piacenza

Due consiglieri piacentini hanno presentato altrettanteinterrogazioni sulla situazione della sanità nella nostra provincia.

Matto Rancan della Lega parte dalla constatazione che “diversi medici di famiglia e pediatri lasciano l’incarico alla Casa della Salute di Podenzano e al pronto soccorso di Piacenza. Un problema da risolvere”. L’esponente del Carroccio sottolinea come “un cospicuo numero di medici di famiglia e pediatri della Casa della Salute hanno deciso di interrompere la loro attività in questa struttura per spostare il ricevimento dei pazienti nei rispettivi ambulatori privati”, così come anche il “pronto soccorso ospedaliero di Piacenza vedrà l’abbandono da parte di una decina di medici, che si sposteranno in altre aziende sanitarie locali”.

Da qui, dunque, parte l’interrogazione del consigliere, che chiede alla giunta “quali azioni intenda intraprendere per ripristinare il funzionamento della Casa della Salute di Podenzano, se sia a conoscenza dell’intenzione di abbandono da parte di una decina di medici del pronto soccorso dell’ospedale di Piacenza e -infine- quali azioni intenda intraprendere per modificare e migliorare il rapporto tra la direzione dell’azienda sanitaria e i medici”.

Simile nei contenuti l’interrogazione di Foti.

Cercare soluzioni per la sanità piacentina, che ha avuto “un inizio dell’anno traumatico con evidenti responsabilità gestionali da parte dei vertici dell’Ausl locale”. Un problema arrivato sul tavolo della giunta regionale con un’interrogazione del consigliere regionale di Fratelli d’Italia Tommaso Foti. Secondo l’esponente di Fdi, sono diversi i problemi che riguardano l’Ausl piacentina, dalle “gravissime problematiche riguardanti l’organizzazione dell’Unità operativa Anestesia e Rianimazione dell’ospedale Guglielmo da Saliceto di Piacenza”, alla vicenda che coinvolge la Casa della Salute di Podenzano, dove “i medici hanno cessato ogni attività, con ricevimento dei pazienti, a partire dal 31 dicembre scorso, nei loro studi privati” fino al “black out informatico che ha interessato molti servizi ospedalieri, determinando veri e propri blocchi delle attività, con il conseguente formarsi di lunghe code davanti agli sportelli riservati al pubblico”.

In più, “si registra anche una vera e propria fuga del personale medico in servizio all’Ausl di Piacenza”, spiega il consigliere: dopo “le recenti e inaspettate dimissioni del primario di Radiologia dell’ospedale di Castel San Giovanni Paola Scagnelli e di una sua collaboratrice, un gruppo di sindaci della provincia ipotizza che 6-8 medici in servizio al pronto soccorso dell’ospedale Guglielmo da Saliceto sarebbero pronti a lasciare la struttura, risultando vincitori di concorso in altre Ausl”. Dunque, il consigliere interroga per sapere se “la giunta regionale intenda assumere le dovute ed improcrastinabili iniziative nei confronti della direzione dell’Ausl di Piacenza o se preferisca far finta di non vedere, lasciando quindi che la precaria situazione si aggravi ulteriormente”.




Contro l’Aids non bisogna abbassare la guardia: a Piacenza 20 nuovi sieropositivi ogni anno

La lotta all’Aids non è finita. In occasione della giornata mondiale che si celebra l’1 dicembre, dai professionisti delle Malattie infettive dell’ospedale di Piacenza arriva un messaggio chiaro e forte alla comunità: non si può abbassare la guardia su quella che è stata un’epidemia per molti anni e che oggi è una patologia ben lontana dall’essere oggi debellata.

I numeri parlano chiaro: anche quest’anno nella nostra provincia si registrano una ventina di nuove diagnosi di sieropositività, a fronte di 700 pazienti con Hiv che effettuano almeno un accesso in ospedale ogni anno e di 120 malati di Aids seguiti dal reparto.

Di virus dell’immunodeficienza umana si muore ancora, anche se in misura nettamente minore rispetto al passato grazie ai nuovi farmaci di ultima generazione: quest’anno cinque pazienti con HIV seguiti dalle Malattie infettive sono deceduti per infezioni opportunistiche, per patologie tumorali correlate o per eventi cardiovascolari.
L’identikit di chi contrae l’infezione è mutato rispetto al passato: un tempo appannaggio del giovane maschio tossicodipendente, ora il virus colpisce eterosessuali di età più avanzata e non risparmia le donne. Nella stragrande maggioranza dei casi, quando si effettua una diagnosi, il sistema immunitario è già molto compromesso.

“Questo vuol dire – commenta l’infettivologa Giovanna Ratti – che le persone non sospettano minimamente di poter aver contratto l’HIV e arrivano in ospedale solo con sintomi gravi, quando la malattia è già in fase avanzata”. In questo ambito Piacenza è purtroppo maglia nera in Regione: “Pur presentando l’incidenza più bassa di nuove infezioni – commenta l’infettivologo Alessandro Ruggieri – abbiamo i numeri più alti di riscontri tardivi”.
“Giornate come questa – continua la dottoressa Ratti – possono contribuire a sensibilizzare tutti. Nessuno può sentirsi al sicuro: il concetto di categorie a rischio, tradizionalmente identificate in tossicodipendenti e omosessuali, deve essere abbandonato. Si deve prestare attenzione ai comportamenti a rischio”.

Il virus si diffonde efficacemente attraverso la via sessuale: “Il problema riguarda quindi tutta la popolazione sessualmente attiva, soprattutto ora che l’attività inizia prima e termina più tardi”. Nelle venti nuove diagnosi del 2017, la trasmissione è risultata quasi sempre attribuibile a contagio sessuale, prevalentemente etero.
Le nuove diagnosi di infezione da  HIV riguardano 16 maschi e 4 donne. E’ importante segnalare che tutte le fasce di età possono essere colpite dal virus dell’HIV: il più giovane sieropositivo seguito ha 18 anni, il più anziano 82. La raccomandazione valida per tutti non può che essere di condurre una vita sessuale responsabile, adottando le giuste precauzioni per impedire la trasmissione”. Cosa fare in caso di dubbio? “Eseguire il test: se l’infezione viene individuata in tempo, si può ben gestire la malattia grazie  alle potenti ed efficaci terapie disponibili”.
“Attualmente i nostri ambulatori – proseguono gli infettivologi – seguono 700 pazienti di cui 608 in terapia antiretrovirale: 431 maschi e 177 femmine”.

L’età media per gli uomini è 48 anni, per le donne 45. “A Piacenza i pazienti con diagnosi di Aids viventi sono circa 120”. Delle 20 nuove diagnosi di HIV registrate nel 2017, 14 riguardano gli stranieri. L’incidenza fra le donne è una delle più alte nel panorama regionale, verosimilmente per l’alta prevalenza di riscontro fra i migranti in cui la percentuale uomo/donna è  1 a 1, mentre tra gli italiani scende a 3 a 1.
Ultima nota: tutti i pazienti infetti anche dall’epatite C sono stati sottoposti a trattamento con i nuovi farmaci attivi verso l’infezione da HCV.