Rientra l’allerta smog, Pm10 sotto il limite

Rientra l’allarme inquinamento atmosferico e vengono sospese le conseguenti misure emergenziali, ripristinando da domani, martedì 11 dicembre incluso i consueti provvedimenti in vigore dal 1° ottobre al 31 marzo, previsti dal Piano regionale per la qualità dell’aria. Sono infatti tornati sotto i parametri massimi i valori di Pm10 rilevati in questi giorni, riportando a livello zero lo stato di allerta.
Ciò significa che da domani tornano in vigore le consuete limitazioni al traffico previste dal Piano regionale integrato per l’aria, dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 18.30, con il divieto di circolazione per i veicoli a benzina pre Euro ed Euro 1, nonché per i diesel sino alla categoria Euro 3 inclusa, i ciclomotori e motocicli a due tempi pre Euro. Sempre d’obbligo, come prevede la normativa, lo spegnimento del motore per i mezzi in sosta. 

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Pm10.Per i 5 Stelle: in 18 mesi non una misura a favore dell’ambiente”

Si susseguono nel corso dei giorni nuovi sforamenti dei valori di Pm10, e da più parti si sente “aria” di indignazione. Come all’interno del MoVimento 5 Stelle piacentino, con un comunicato dei due esponenti in Consiglio comunale, Dagnino e Pugni.

Ogni anno, a Piacenza arriviamo nel periodo invernale con un carico di giornate di sforamento da polveri sottili superiore al limite consentito. Le prime giornate invernali, coincidenti con l’accensione delle caldaie e il clima stagnante della pianura, ci portano a livelli di sforamento sia in termini di giornate complessive che di picchi giornalieri degni di alcuni paesi del terzo mondo. Ad oggi le giornate di sforamento per PM10 nella stazione di rilevamento di Via Giordani sono state 25 ma alcuni giorni la centralina non è stata in funzione tanto che nella stazione di Gerbido gli sforamenti sono stati 34. Anche quest’anno con molta probabilità andremo oltre il limite di legge consentito (35 giorni). Se aggiungiamo gli 80 giorni di sforamento del limite dell’ozono (il limite sarebbe di 18 giorni) abbiamo un quadro più chiaro dello stato di salute della nostra aria.

Siamo ormai abituati a leggere questo tipo di notizie ma siamo felicemente sorpresi dalle dichiarazioni propositive dell’assessore all’ambiente Mancioppi, membro di giunta di una amministrazione che nel campo ambientale non ha preso nessuna iniziativa. Per l’ennesima volta stanno elaborando una serie di azioni per provare a contrastare l’allarme smog: nuovi parcheggi scambiatori (quando?); pedonalizzazione del centro (ma non hanno ridotto l’orario della ztl?); tentativo di far decollare il car sharing (i progetti dove sono?).

Sostengono anche di voler migliorare la viabilità ciclabile…18 mesi di governo della città, (escludendo il mantenimento della ex Pertite a parco) non si è vista una misura a favore dell’ambiente. Non un intervento per modificare la viabilità, non un progetto di sistemazione delle ciclabili esistenti. Nessun progetto che riguardasse l’ambiente è arrivato in Consiglio comunale da parte della giunta. Del regolamento del verde, di cui si parla da mesi, nessuna traccia. In compenso, le nostre proposte, che impegnavano la giunta nella direzione del recepimento del PAIR (Piano Regionale dell’Aria), ovvero pedonalizzazione del centro e allargamento della ZTL (con rispetto della percentuale di verde per ogni abitante) sono state bocciate per ben due volte. Non intendiamo dire che sia semplice intervenire ma i tempi del faremo e dell’abbiamo intenzione di fare sono finiti. Il PUMS sarà operativo, se tutto andrà bene, non prima di un anno. I cittadini traggano le loro conclusioni

Gruppo consigliare Movimento 5 Stelle
Andrea Pugni
Sergio Dagnino




Molinari (PD) su Euro 4 e stufe: “La Lega ha approvato Piano Aria che ora contesta. Basta propaganda”

Anche il PD si inserisce per “dare benzina” alla querelle politica sorta sulla questione Diesel Euro 4, grazie a Gian Luigi Molinari, Consigliere Regionale.

La Lega deve smettere di fare propaganda!  – esordisce – Sulla regione è ora che si capisca che il lavoro vero è molto diverso dal semplice comunicato o dall’intervista al giornale. Da alcuni mesi la discussione anche nel gruppo Pd è molto alta su questo argomento. Anche noi parliamo con i cittadini e capiamo il problema legato ad un provvedimento sugli Euro4 che ancora rappresentano un numero discreto di autovetture in città. La Lega ha approvato il Piano aria che ora si è accorta di voler contestare, per questo torniamo a ragionare prima di blaterare sui giornali! In commissione, unico piacentino presente alla discussione, evidentemente gli altri erano impegnati a scrivere i comunicati, abbiamo chiesto alla Lega, in un clima comunque collaborativo, di ritirare l’emendamento per capire, insieme, anche ai Sindaci dei comuni interessati dal blocco, come poter intervenire sul problema polveri sottili e inquinamento senza compromettere portafogli e abitudini dei cittadini (per ora solo in ingresso a Piacenza, va specificato). La Lega ha respinto questa proposta, costringendo ad un voto negativo in quanto non discusso con gli attori, ovvero i Sindaci, che sono i responsabili sanitari anche in relazioni agli sforamenti PM10. Ci si avvicina alle elezioni, è questo l’unico motivo di queste dichiarazioni, anche ricordando che in merito ai camini e alle stufe la regione a targa Lega, ovvero la Lombardia, già da tempo vieta l’utilizzo, senza prevedere nemmeno la deroga al di sopra dei 300 metri. A dimostrazione che fino a quando si tratta di rilasciare qualche dichiarazione sensazionale si è sempre in prima fila, quando si tratta di amministrare poi ci si comporta come, se non peggio, degli altri. Il problema della salute è prioritario, è previsto un nuovo incontro con i Sindaci la prossima settimana , la Regione non decide mai da sola!”. 

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Che aria tira a Piacenza? Sforamenti e alternative nel dibattito di Legambiente

L’inquinamento cittadino è stato uno dei temi dello scorso anno, finendo anche in campagna elettorale. Ce ne eravamo occupati in un nostro precedente articolo, e da allora la situazione è cambiata solo in parte. Ieri sera se ne è parlato in Fondazione con Andrea Poggio, segretario nazionale di Legambiente, Laura Chiappa, presidente del Circolo Legambiente Piacenza e Marco Natali dello stesso Circolo, con un focus nella sua relazione sulla nostra città. Presenti anche il sindaco Patrizia Barbieri e l’assessore all’Ambiente Paolo Mancioppi.

Folto pubblico ieri sera

“A Piacenza più di 150 persone sono morte nel 2017 per gli effetti dell’inquinamento – ha esordito Natali -, ci sono stati 83 giorni di sforamenti di PM10 oltre i limiti consentiti dalla legge nella zona di Via Giordani, 75 giorni invece per quanto concerne l’ozono (limite consentito 25 giorni)”. Ma il problema grave viene dai dati disaggregati, che sottolinea Natali mostrano settimane consecutive di sforamenti. “La centralina di Via Giordani ha rilevato nei primi mesi del 2018 16 giorni consecutivi di sforamenti dal 19 gennaio al 3 febbraio con picchi 3 volte superiori il limite consentito. Ma picchi 2 volte superiori il limite consentito ci sono stati anche verso fine 2017”. Fuori dal centro città anche la centralina di Montecucco (Besurica) non segna dati incoraggianti: “Nei 6 mesi critici del 2017 120 giorni di sforamenti, mentre nel 2018 finora 34 giorni oltre il limite consentito”. Legambiente chiede il blocco totale del traffico in previsione di sforamenti prolungati e in ogni caso dopo 3 giorni consecutivi, in più un trasporto pubblico adeguato, che rispetti i limiti di emissione, e soprattutto gratuito.

Quest’ultimo tema è stato particolarmente dibattuto da Andrea Poggio di Legambiente, che ha verificato la situazione del trasporto sostenibile in Italia (mezzi elettrici). “Prima o poi dovremo convertirci all’elettrico, il mondo va avanti e dobbiamo cogliere l’opportunità di cambiare”. Cambiamento che attualmente pare ancora lontano, tranne rare eccezioni come Milano, dove i bus sono elettrici, viene spesso utilizzato il car sharing e sono disseminate per la città 134 colonnine per la ricarica delle auto. “Stiamo diventando multimodali, ci spostiamo con mezzi sempre più diversi per un unico tragitto. Utilizzando modalità diverse di spostamento con un coefficiente di riempimento maggiore dei mezzi che usiamo più abitualmente, come la macchina, potremmo passare da 38 milioni di auto in circolazione attualmente a 18 milioni. Sono già presenti incentivi per il passaggio all’elettrico”.

“Abbiamo occupato le città di auto – prosegue-, togliendole ai bambini. Dobbiamo dare maggiore spazio alla piazza, in modo da dare un significato maggiore al contesto urbano”.

“Deve esserci la consapevolezza di un’urgenza – ha sottolineato Laura Chiappa -, abbiamo visto che in questa città ci sono tante persone interessate a questo problema, che vogliono capire le possibili soluzioni possibili e condivise”.

Durante la serata è stato presentato il dossier “Mal’Aria”, contenente i dati di Piacenza, in più sono state consegnate al sindaco le 2063 firme dei piacentini che vogliono “cambiare aria”.

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Arpae: L’aria buona, in alto ma non sempre

Di aria buona parlavano già i nostri nonni, Italo Calvino ci ha intitolato un racconto, “L’aria buona”, appunto, in cui Marcovaldo e i suoi figli si recano su una collina per respirare aria pulita.

Da sempre all’attenzione di chi vuole tutelare la propria salute, gli studi sull’aria buona – o la qualità dell’aria – sono diventati sempre più seguiti, specie in questi anni in cui è aumentata enormemente la sensibilità al problema “inquinamento”.

Nomi come PM2.5 (polveri aventi un diametro inferiore a 2,5 micrometri), biossido di azoto (NO2 ), benzene, e anche il meno comune UFP (particelle ultrafini di aerosol atmosferico, di diametro compreso fra 8 e 100 nanometri), sono diventati ormai noti anche ai non addetti ai lavori.

Pertanto, quando si cerca aria buona, si cercano luoghi lontani dalle sorgenti di emissione di questi composti, anche se spesso non basta. Non tutti sanno che i livelli di inquinamento vengono valutati non tanto rispetto alle emissioni bensì misurando le concentrazioni degli inquinanti in atmosfera.

Si tratta di parametri i cui valori sono legati a svariati fattori: soprattutto meteorologici (ventosità, stabilità atmosferica, altezza media dello strato di dispersione degli inquinanti, piovosità, ecc.) e geografici (in questo caso si parla di variabilità orizzontale). Ma non solo: in queste misurazioni occorre tenere conto anche della variabilità in verticale (ossia, dell’altezza dal suolo a cui vengono rilevati i dati).

Mentre esistono numerosi studi sulle concentrazioni di inquinanti atmosferici in orizzontale, sono rare le indagini sulla variabilità in verticale. A questo proposito, risultano quindi di particolare interesse i dati provenienti dal progetto Supersito, realizzato a partire dal 2010 da Regione Emilia-Romagna e Arpae, con la collaborazione dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del Cnr e di altre istituzioni nazionali e internazionali, per migliorare le conoscenze relative alla concentrazione in atmosfera di alcuni inquinanti, sia all’esterno delle abitazioni (outdoor), sia all’interno (ambiente indoor, di cui spesso si sottovaluta l’insalubrità).

In particolare, il progetto ha portato allo studio di due campagne di misurazione svolte fra il 2015 e il 2016, in inverno e in estate, nell’area urbana di Bologna, con l’obiettivo di valutare nel dettaglio il variare della qualità dell’aria con la quota, passando dai piani bassi ai piani alti. Il palazzo scelto – per opportunità e posizione – è stato il grattacielo sede della Regione Emilia-Romagna a Bologna, in viale Aldo Moro 38 (18 piani per circa 76 metri), che benché non si possa dire rappresentativo della qualità dell’aria in un’area urbana, è stato ritenuto idoneo in quanto lo scopo dello studio era misurare le variazioni percentuali e non le concentrazioni assolute degli inquinanti.

Arpae ha posizionato a diverse quote gli strumenti di misura su piccoli balconi che affacciano sull’esterno del palazzo: 15, 26, 44, 65 metri come raffigurato nella Infografica, e al piano terra (a 2 metri), nel giardino dell’edificio.

La rappresentazione in sintesi dei risultati evidenzia che il PM2.5 resta pressoché invariato al variare della quota. Le concentrazioni infatti decrescono solo debolmente (-11% in inverno e -4 % in estate).

Le particelle ultrafini (UFP) diminuiscono, in entrambe le stagioni, di circa il 30% tra il piano terra e l’ultimo piano. Ancora maggiore è il divario dal piano terra ai piani alti della concentrazione del biossido di azoto (-74%) e del benzene (-35%), soprattutto nel periodo invernale.

Tutte le differenze di concentrazione tra le varie quote ovviamente risultano più marcate in condizioni di scarsa ventosità e di stabilità atmosferica.

Come mai queste differenze di comportamento fra i vari elementi?

Il particolato fine PM2,5 e il biossido d’azoto NO2 mostrano una variabilità ridotta rispetto agli altri inquinanti perché sono, se pure in proporzioni differenti, inquinanti secondari. Infatti, per la maggior parte non provengono direttamente da una o più fonti di emissioni, ma si formano in atmosfera a seguito di complesse reazioni chimiche. Si tratta di reazioni non lineari, su cui incidono considerevolmente le condizioni meteorologiche, come temperatura, umidità relativa e irraggiamento solare. Di conseguenza, risulta difficile assegnare pesi precisi e costanti nel tempo alle sorgenti di emissione.

In particolare:

– il PM2,5, una volta formatosi in atmosfera in particelle solide, si distribuisce omogeneamente nello spazio e, in assenza di pioggia o vento, tende a rimanere in sospensione in aria per diversi giorni. Ne consegue la marcata uniformità delle concentrazioni sia in orizzontale sia in verticale.

– il biossido di azoto (NO2) presenta rilevanti meccanismi di diluizione, trasformazione, tanto che la variabilità sulla verticale e in orizzontale (campagna rispetto a città, zone ad alto traffico rispetto a zone a basso traffico) è molto più marcata rispetto al PM2,5.

Diverso è il caso degli inquinanti primari, la cui principale fonte di emissione diretta è il traffico:

– il benzene, che può essere considerato in buona approssimazione un inquinante primario, dimostra un decremento sulla verticale in gran parte legato appunto alla diluizione che avviene man mano che ci si allontana dalla sede stradale in cui circolano i veicoli;

– analogo il discorso per le particelle ultrafini (UFP): probabilmente la variabilità sarebbe stata ancora maggiore se la misura al suolo fosse stata fatta più in prossimità della sede stradale. Si è visto infatti che sono sufficienti distanze di poche decine di metri per fare decrescere sensibilmente il numero di UFP.

Quindi, la soluzione per respirare aria buona in città è stare ai piani alti? Vero ma solo in parte. Vanno bene i grattacieli o gli edifici molto alti, meglio se d’estate.

Si è visto infatti che in realtà, rispetto all’impatto sull’esposizione della popolazione agli inquinanti, le differenze dovute alla quota appaiono significative solo nel caso di edifici di notevole altezza; in quelli alti fino a una quindicina di metri (tre/quattro piani) le variazioni di concentrazione di inquinanti legate alla quota risultano infatti minime. Ciò vale soprattutto per il PM2,5,  inquinante fra i più importanti per la nostra salute, che presenta lievi differenze al variare della quota, anche nel caso di edifici molto alti. (RM)

Da Arpae




Sandro Spezia: “Il pericolo inquinamento è sottovalutato”

Nell’ultimo periodo si è spesso parlato di inquinamento sui vari siti d’informazione piacentina, creando una certa preoccupazione nei lettori. Abbiamo voluto verificare, avvalendoci dell’esperienza di Sandro Spezia, chimico dal 1996 presso vari laboratori, se c’ è qualcosa di fondato o meno, osservando dati concreti, su Rutenio106 e Pm10 (e Pm2,5). Con risultati interessanti.

Innanzitutto precisa in merito a questo ultimo punto che “ l’allarmismo presente non solo è giustificato, ma anzi, è sottovalutato. Ci sono studi americani dell’EPA (Enviromental Protection Agency) risalenti al ’97 che dimostrano la tossicità delle Pm10 e Pm2,5. A ogni incremento di 10 grammi per metro cubo della concentrazione delle polveri fini (le Pm2,5) corrisponde un aumento del rischio di mortalità del 6% per malattie cardiopolmonari e dell’8% per cancro al polmone”.

La situazione piacentina non è felice. “I dati Arpae rilevati dalla stazione del Parco Montecucco e da quella di Via Giordani/Stradone Farnese sono ampiamente oltre i limiti previsti dalla legge. Dal 22 al 25 novembre ad esempio la concentrazione oscilla tra i 69 e i 106, quando il limite è di 50, con moltissimi sforamenti oltre il massimo consentito (35) e soprattutto si nota come la maggior parte di queste Pm10 è composta da Pm2,5, ovvero le polveri finissime. Significa che penetra nei polmoni in profondità, e tutti gli agenti patologici che sono dentro, come i vari metalli, vanno ad agire pesantemente nell’organismo”. A chi implicare una situazione simile? Ma soprattutto, cosa possiamo fare per migliorarla? “Vanno sfatati alcuni miti – precisa Spezia -, innanzitutto spesso ci si lamenta delle grandi industrie, imputando loro gran parte del demerito se c’è una situazione ambientale difficile. In realtà queste sono iper controllate, sia esternamente che internamente, perciò i dati sono perfetti. Non significa che l’industria non inquina, ma che è l’unica sotto controllo”. Purtroppo non sono controllate le emissioni delle auto e delle caldaie di casa. “I dati Arpae 2010 delineano questi due fattori come sorgenti principali di Pm10 (trasporti per il 34% e riscaldamento civile/terziario per il 40%). RUTENIO106: A PIACENZA SOLO UNA FUGA, NESSUN PERICOLO

Progetto Aria pulita, la presentazione della fase 3 dello studio sulle problematiche respiratorie infantili in rapporto alla qualità dell’aria

La locandina del convegno Aria pulita

Si è chiusa ad ottobre la terza fase di studio del progetto Aria Pulita, nato nel 2003 dalla collaborazione tra il Ceas Infoambiente del Comune di Piacenza e la Federazione Italiana Medici Pediatri (Fimp) e volto a monitorare le problematiche respiratorie infantili in rapporto alla qualità dell’aria e ad aiutare i genitori a percepire il rapporto fra gli stili di vita e la salute dei propri figli.

La nuova indagine è stata condotta tramite questionari distribuiti negli studi pediatrici di città e provincia a partire dall’autunno 2016 e compilati da oltre un migliaio di genitori. Coordinata dai docenti di Statistica Silvia Salini (Università Statale di Milano) ed Enrico Fabrizi (Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza), la ricerca ha visto anche il contributo degli studenti della classe 5F del corso di informatica del Liceo Respighi, guidati dalla prof. Benedetta Armellini nell’ambito di un progetto di alternanza scuola-lavoro.

La presentazione degli esiti del monitoraggio “Aria Pulita 3” è prevista per sabato 11 novembre, presso l’auditorium S. Ilario. Dopo i saluti delle autorità, alle ore 9.15 avrà inizio la prima sessione di lavoro, moderata da Giacomo Biasucci, direttore dell’U.O. Pediatria dell’Ausl di Piacenza e da Giuseppe Miserotti, presidente dell’Isde Piacenza. I docenti Silvia Salini ed Enrico Fabrizi approfondiranno la metodologia e gli strumenti adottati nell’ambito dello studio Aria pulita 3, mentre i ragazzi della 5F del Respighi porteranno il loro contributo a un progetto che ha permesso loro di acquisire strumenti di indagine e di analisi dentro un caso reale di studio. A seguire, il segretario provinciale Fimp Roberto Sacchetti interverrà sul tema “Malattie respiratorie, ambiente e percezione del rischio delle famiglie”, il medico pediatra Giuseppe Gregori illustrerà la dinamica degli stili di vita dei bambini di Piacenza e provincia nel corso degli ultimi 15 anni, e infine Giorgio Chiaranda dell’U.O. Epidemiologia e Promozione della salute dell’Ausl di Piacenza, tratterà della promozione della salute secondo la Carta di Shangai.

www.comune.piacenza.it/temi/ambiente/ceas/progetti/aria-pulita-problema-e-soluzioni.

www.a21italy.it/wp-content/uploads/2016/04/BP-Bilbao-2016-web_high.pdf).

Il Comune di Piacenza e Fimp collaborano anche nell’ambito del protocollo d’intesa per la promozione della mobilità attiva, rinnovato lo scorso novembre con l’Ausl di Piacenza e con l’Ufficio Scolastico territoriale di Piacenza.   

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Inquinamento, nessuna allerta per i prossimi giorni. Domenica 5 novembre giornata ecologica

Il bollettino Arpae emesso in data odierna conferma la situazione dei giorni precedenti, limitando agli abituali provvedimenti già in vigore dal 1° ottobre al 31 marzo le misure di contenimento dell’inquinamento atmosferico. Permane quindi – almeno sino a lunedì 6 novembre, data di emissione del prossimo bollettino Arpae – lo stop ai veicoli a benzina pre Euro e Euro 1, nonché per i diesel sino alla categoria Euro 3 inclusa, i ciclomotori e motocicli a due tempi pre Euro, dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 18.30. Nella giornata di sabato 4 novembre non sarà in vigore alcuna limitazione al traffico, per cui tutte le categorie di mezzi a motore potranno circolare liberamente. Si applicheranno invece il 5 novembre – giornata ecologica, in quanto prima domenica del mese – le limitazioni in vigore dal lunedì al venerdì, per le stesse tipologie di veicoli sopraelencati.




Inquinamento. Resta il blocco per le auto diesel pre Euro 5 fino a giovedì

Continua l’emergenza inquinamento e fino a giovedì 26 permane l’allerta di secondo livello.

Il bollettino Arpae emesso oggi, lunedì 23 ottobre, conferma sino a giovedì 26, incluso, l’allerta di 2° livello e le relative misure emergenziali previste dal Piano regionale integrato per la qualità dell’aria, a seguito del superamento continuativo dei valori limite di Pm10 sul territorio provinciale.

Pertanto, resta in vigore il divieto di circolazione, dalle 8.30 alle 18.30, non solo per i veicoli a benzina pre Euro ed Euro 1, diesel pre Euro, Euro 1, Euro 2 ed Euro 3, ma anche per i mezzi diesel Euro 4, oltre a ciclomotori e motocicli a due tempi pre Euro. Permane per tutti l’obbligo di spegnere il motore dei veicoli in sosta.

La fase di emergenza comporta inoltre il divieto assoluto di combustioni all’aperto di qualsiasi tipologia (falò, barbecue, fuochi d’artificio, ecc.), il divieto di spandimento di liquami zootecnici e di utilizzo di generatori domestici di calore alimentati a biomassa legnosa (in presenza di impianti di riscaldamento alternativo), aventi prestazioni energetiche ed emissive non in grado di rispettare i valori previsti almeno per la classe 4 stelle. Obbligatorio, infine, ridurre di almeno un grado centigrado le temperature negli ambienti riscaldati, fino a un massimo di 19° C nelle case, uffici, luoghi di culto, commerciali o ricreativi e di 17° C nelle sedi di attività industriali e artigianali (con esclusione degli ospedali e delle case di cura, delle scuole e dei luoghi che ospitano attività sportive).

Con il prossimo bollettino, giovedì 26 ottobre, Arpae comunicherà l’eventuale rientro a una situazione di normalità, il mantenimento dell’allerta di 2° livello o l’eventuale passaggio all’emergenza di 1° livello. Per ulteriori informazioni è possibile consultare la pagina web www.comune.piacenza.it/temi/muoversi/inauto/limitazioni.