Carlo Cottarelli alla Banca di Piacenza racconta i “Sette peccati capitali ” della nostra economia

Serata di gala ieri per la Banca di Piacenza, che ha invitata Carlo Cottarelli, già in passato al Fondo Monetario Internazionale presso diversi dipartimenti, poi Commissario alla spending review e infine l’incarico di formare il nuovo Governo a fine maggio, cui è stata annunciata la rinuncia. Durante la serata ha dialogato con Francesco Daveri, Direttore del Full-Time MBA presso SDA Bocconi School of Management. A presentare Andrea Cabrini di Class CNBC, canale all news di economia.

In apertura Mario Crosta, direttore generale di Banca di Piacenza ha sottolineato l’importanza di questi appuntamenti, “crediamo sia importante risollevare la testa da questa dittatura dello spread, cui va prestata attenzione, ma è giusto gettare il cuore oltre l’ostacolo”.

EVASIONE FISCALE

Tanti i temi trattati da Cottarelli e Daveri, primo tra tutti l’evasione fiscale, con qualche dato di non poca rilevanza. “Si srima – ha precisato Cottarelli -, che in Italia l’evasione è di circa 130 miliardi di euro l’anno, mentre la spesa per la pubblica istruzione è della metà”. Già questo può dare un’idea del Paese che siamo. E una possibile soluzione evidenziata è quella di “non fare condoni fiscali, che sono ulteriore incentivo all’evasione, spero nella fatturazione elettronica, che sarà operativa dal 2019”. Può essere che alcuni contribuenti abbiano dovuto evadere per necessità. “E’ vero che non tutti sono evasori “cattivi” – considera Daveri -, ma la cosa pericolosa è dire che quelli che evadono poco non sono il problema. Non possiamo raccontarci la storia che sono solo loro a fare evasione.

Altro peccato è quello della corruzione. In una delle sue immancabili slides, Cottarelli ha mostrato che la percezione della corruzione in Italia è pari al livello della Namibia, mentre la realtà dei fatti è ben diversa. Daveri sottolinea l’importnza a tal proposito l’importanza di leggi più semplici, “difficilmente interpretabili”. Altro esempio è la burocrazia, che rappresenta un costo enorme per l’economia italiana. “Solo di moduli da compilare e di attesa spendiamo 30 miliardi di euro. In questo modo abbiamo poco appeal per l’imprenditore, che preferisce investire all’estero. Le regole sono troppo complesse”. Connesso a questo tema quello della lentezza della giustizia. La durata media dei processi in Italia è di 7 anni e 8 mesi, per arrivare al terzo e ultimo grado di giudizio, quando in altri Stati si attesta attorno ai 2/3 anni. “E’ importante imparare dalle buone pratiche”, “Siamo un popolo litigioso – ammette Cottarelli -, e l’accesso alla Giustizia è molto semplice. La domanda di giustizia è sempre più elevata”.

QUOTA 100

Sulla Quota 100 il professore non ha dubbi, chi paga? “Così facendo rischiamo di far aumentare la disoccupazione, diminuisce il PIL”. Daveri porta l’esempio dell’Università. “Per ogni 5 professori che vanno in pensione, In Italia viene sostituito solo uno di questi. Perciò non è neanche vera la storia che viene raccontata da questo Governo secondo cui aumentano i posti di lavoro”. Anzi, come evidenzia Cottarelli, “Nel settore pubblico è difficile pensare a un rapporto 1:1 in questo senso, forse nel privato, ma Quota 100 sembra anche un’occasione per sistemare i bilanci”.

REDDITO DI CITTADINANZA

Altra bandiera di questo Governo, sventolata a più riprese durante comizi e dichiarazioni twitter. In un grafico Cottarelli ha mostrato come sia cambiata nel tempo la produttività e il lavoro tra nord e sud: se nel 1861 non c’era differenza, oggi si può parlare di un’Italia a due velocità. “Se c’è un problema di povertà, si può pensare a un reddito, ma a certe condizioni, ad esempio se ci sono finanziamenti adeguati, o se si tassano i più ricchi. Il nostro reddito , di 780 euro, sarebbe uno dei più generosi d’Europa, questo è un deterrente a cercare lavoro”.

EURO

 

“Se si condivide la moneta con la Germania, – prosegue il professore nato a Cremona nel 1954 -, bisogna seguire certe regole, abbiamo perso competitività, esportiamo meno e facciamo meno investimenti, è un cane che si morde la coda. Questa manovra rappresenta una chiara violazione delle regole europee: stavamo crescendo, ma abbiamo deciso di fare più deficit, e questo è strano”. Sulla possibilità di una possibilie sanzione dall’Europa, di cui tanto si è paventato (si attende una decisione a fine novembre) Daveri rimamrca ancora l’importanza delle regole. “L’Europa riconosce situazioni difficili di un Paese nel caso di gravi accadimenti (maltempo, spese straordinarie), concedendo di fare deficit, non è il caso dell’Italia. Rischiamo una traiettoria insostenibile”. “Anche assumendo che la manovra sia espansiva – riflette Cottarelli -, dovremmo crescere 3/4 volte rispetto a come stiamo viaggiando adesso”. In conclusione siamo un Pese fragile, che per ora non rischia nulla, ma che al minimo accadimento esterno può “sprofondare”. 

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Contrazione del reddito in Europa dal 2000 ad oggi

Lo possiamo constatare anche nel nostro quotidiano, parlando con amici e familiari. La situazione del reddito in Italia è molto diversa rispetto a 18 anni fa: questa percezione è acclarata anche da una recente ricerca Eurostat che ha verificato tendenze di lungo periodo (2000 – 2015) in tutte le provincie/regioni d’Europa: c’è chi corre e chi ha il fiatone.

Verificando la situazione italiana, si può vedere come il centro nord Italia all’inizio del nuovo millennio cresceva a un passo maggiore rispetto al resto del continente. Dopo la crisi economica la situazione è decisamente cambiata: questa situazione difficile ha risalito lo Stivale sin dal 2007 fino a toccare anche l’Emilia Romagna e la Lombardia nel 2015. In particolare andando ad osservare il reddito, si vede che alcune provincie come Cremona, Lecco e Como sfiorano i 50 punti percentuali in meno rispetto alla media europea (PIL pro capite). Sia chiaro, alcune città come Bologna, Milano, Genova, Siena, Pisa e Caserta viaggiano sopra la media, ma stanno rallentando vistosamente.

Piacenza si colloca in una situazione intermedia: se nel 2000 il PIL pro capite era sul 138%, ora è al 109%, con una perdita del 19%. In Regione solo Rimini è messa peggio (99%, sotto la media europea). Si può notare un mutamento nei 15 anni, se nel 2000 esisteva una sorta di confine del reddito, in cui era lecito parlare di Nord “ricco” e Sud “povero” nel 2015 la situazione è cambiata e solo la Pianura Padana e il Nord Ovest si trovano con un PIL pro capite superiore alla media UE.

Tuttavia ci sono alcuni dati incoraggianti. “In Italia, il reddito pro capite reale delle famiglie è aumentato fortemente ed è aumentato dello 0,8% nel terzo trimestre del 2017, superando la crescita del Pil reale pro capite che era stabile allo 0,4%” si legge in un rapporto OCSE su crescita e benessere economico. “Tra le sette grandi economie i cui dati sono disponibili, la crescita del reddito reale per abitante è nettamente rallentato in tutti i Paesi, ad eccezione dell’Italia”, aggiunge l’organizzazione parigina. Per una volta insomma, l’Italia è sul podio. 

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Reddito di inclusione al via, ma si consiglia di attendere il gennaio 2018 per presentare domanda

È possibile da oggi, venerdì 1° dicembre, presentare domanda per il Reddito di inclusione. Tuttavia, si consiglia di attendere il mese di gennaio 2018 per recarsi presso gli uffici comunali competenti ed effettuare la richiesta di accesso al contributo; ciò per consentire l’attivazione delle piattaforme informatiche di caricamento e trasmissione della domanda a Inps, unici canali attraverso i quali è possibile gestire loperazione. Le domande presentate in questi giorni, infatti, verranno comunque lavorate dall’Istituto di previdenza solo dopo la metà di gennaio, il che renderebbe necessario per gli utenti ritornare agli sportelli per perfezionare le pratiche.

E’ quindi preferibile, innanzitutto nell’interesse dei cittadini, attendere il gennaio 2018 per la presentazione della domanda, in modo da ottimizzare i tempi e le possibilità di ottenere il contributo, in quanto sarà disponibile il portale unico per Reddito di Solidarietà e Reddito di Inclusione.

La domanda di accesso al contributo potrà essere presentata presso gli sportelli Informasociale di via Taverna 39 (tel. 0523.492731) o via XXIV Maggio 28 (tel. 0523-492022). Qualora vi siano figli di minore età, occorre optare per gli sportelli Informafamiglie&Bambini, con sede presso la Galleria del Sole alla Farnesiana (tel. 0523-492380), in via Torricella 7/9 (tel. 0523-385318) o presso il Servizio Famiglia e Tutela Minori di via Martiri della Resistenza 8/a (tel. 0523-492222). Giorni e orari di apertura sono pubblicati sul sito www.comune.piacenza.it dove sono consultabili, già in home page, tutte le informazioni relative al Reddito di Inclusione.

Si tratta di una misura che prevede l’erogazione di un sostegno economico a fronte della sottoscrizione, da parte dei beneficiari, di un progetto di attivazione sociale e inserimento lavorativo. Possono richiedere il contributo i nuclei familiari di cui almeno un componente sia residente da almeno 24 mesi sul territorio nazionale, con specifici requisiti. Il nucleo infatti deve vedere la presenza di almeno una delle seguenti condizioni: un componente di età inferiore ai 18 anni; un componente con disabilità e almeno un suo genitore o tutore; una donna in stato di gravidanza accertata; un lavoratore di età pari ad almeno 55 anni e specifici requisiti di disoccupazione: si considera equiparato alla disoccupazione anche un reddito da lavoro dipendente o autonomo che corrisponda a un’imposta lorda inferiore, rispettivamente, a 8.000 o 4.800 euro.

Per i cittadini comunitari è richiesta inoltre la titolarità del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente, per i cittadini di Paesi terzi occorre il possesso del permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo; per gli apolidi è richiesto il permesso o la titolarità di protezione internazionale (asilo politico, protezione sussidiaria). Il nucleo familiare dev’essere in possesso, congiuntamente, di alcuni requisiti economici desumibili dalla certificazione Isee.

Il Reddito di Inclusione è incompatibile con l’assegnazione del Reddito di Solidarietà regionale e con l’attribuzione, a qualsiasi membro del nucleo familiare, del Naspi -Nuova prestazione di assicurazione sociale per l’impiego). 

Comunicato stampa