Sit-in di Fratelli d’Italia ad Alseno contro l’arrivo di nuovi profughi

“Profughi? No grazie”. Si può riassumere con questo slogan il senso del sit-in di protesta organizzato dagli esponenti di Fratelli d’Italia ad Alseno, comune che, nella frazione di Castelnuovo Fogliani, potrebbe vedere l’arrivo di circa 50 richiedenti asilo.

Oggi, militanti ed amministratori del movimento di Giorgia Meloni hanno incontrato i cittadini alsenesi, scegliendo la piazza del Municipio come luogo simbolo di una protesta contro una gestione dei fenomeni migratori che  viene da loro considerata totalmente sbagliata. “Riteniamo del tutto incomprensibile – hanno spiegato gli intervenuti – un’ accoglienza indiscriminata, nella quale solo una minima parte di coloro che arrivano in Italia clandestinamente hanno realmente i requisiti per accedere alla protezione internazionale. Se è vero – hanno proseguito gli esponenti di Fratelli d’Italia – che la ambizione di condizioni economiche migliori sia comprensibile, dovrebbe essere altrettanto chiaro che l’Africa intera in Italia non vi può stare. Richiedere gli opportuni controlli alle frontiere, l’ identificazione dei clandestini e la loro immediata espulsione significa proteggere la dignità e la sicurezza dei lavoratori Italiani, nonché il rispetto di quella parte di migranti che sono arrivati in Italia legalmente”.

Durante la manifestazione sono stati esposti striscioni con un nequivocabile messaggio politico: “Bloccare gli sbarchi” “Espulsione immediata dei clandestini” “Profughi, no grazie”. secondo i militanti e gli amministratori di Fratelli d’Italia “Collocare in questo territorio 50 profughi sarebbe una scelta del tutto folle. Le politiche dell’ accoglienza si sono tradotte ormai in un business vero e proprio che nulla ha a che vedere con la comprensione verso il prossimo. Per quanto ci riguarda – hanno concluso – l’emergenza migratoria si risolve in un solo modo: sorvegliando le frontiere ed espellendo chi non ha titolo per venire nel nostro Paese”.

 

 

 




Richiedenti asilo, dinieghi al 70,9% in provincia

I primi dati relativi ai responsi delle commissioni territoriali competenti per le domande di asilo dei richiedenti presenti in provincia parlano chiaro: il 70,9% delle domande sono state rigettate nel primo bimestre del 2018. Un trend fortemente in controtendenza rispetto alle percentuali di riconoscimento di una qualche forma di protezione osservate nel 2017 a livello nazionale (43,2% dei richiedenti ha ottenuto una qualche forma di protezione, Fonte: Rapporto sulla protezione internazionale in Italia 2017), ma che resta del tutto spiegabile se si tiene conto dei successivi gradi di giudizio (Tribunale civile, Appello e Corte di Cassazione) in cui la protezione poteva essere concessa. Almeno fino al decreto Minniti-Orlando che, eliminando un grado di giudizio, dovrebbe incidere significativamente sulle statistiche.

Indipendentemente dal nuovo indirizzo normativo – proprio in virtù del giro di vite delle commissioni territoriali (competente per la provincia di Piacenza è – salvo casi eccezionali – quella di Bologna), l’effetto conseguente a una così alta percentuale di dinieghi è quello di allungare il tempo di permanenza dei richiedenti asilo nei centri di accoglienza, come previsto dalla convenzione di Ginevra, così come dal decreto legge 142/15, che stabiliscono il diritto all’accoglienza fino al completamento dell’iter giudiziario per il riconoscimento della domanda di asilo.

Paradossalmente infatti, coloro che ottengono la protezione e con essa un documento che consenta la permanenza del richiedente su territorio italiano, sono costretti a lasciare per legge le strutture di accoglienza, mentre coloro che non la ottengono sono tutelati dalla possibilità di ricorso al tribunale civile, con conseguente dilatazione dei tempi per espletare la procedura del riconoscimento.

E per chi lascia le strutture di accoglienza, documento alla mano, le strade non sono poi tante: per chi non se ne va dall’Italia, cercando fortuna in altri paesi europei dalle economie più fiorenti, all’orizzonte ci sarebbe lo Sprar (il servizio di protezione per rifugiati e richiedenti asilo), un programma di accoglienza di secondo livello diventato negli anni un “ombrello” largamente insufficiente per chi lascia i progetti di prima accoglienza: 31.300 posti Sprar in Italia contro i 158.607 disponibili in prima accoglienza; 21 in tutta la provincia di Piacenza a fronte dei 1068 richiedenti accolti nei Centri di Accoglienza Straordinaria, che rappresentano ad oggi lo 0,38 per cento della popolazione residente in provincia.

Ecco dunque aprirsi un potenziale baratro – dai numeri ancora limitati in provincia, ma pur sempre significativi – per coloro che, dall’oggi al domani, si ritrovano a doversi muovere in completa autonomia sul territorio italiano, con annesso documento valido. Non clandestini dunque, ma rifugiati spesso privi di mezzi di sostentamento propri che – quando non riescono a trovare occupazione in tempi brevi – rischiano di intraprendere la strada della microcriminalità, andando spesso a ingrossare le fila del tristemente noto traffico di stupefacenti – come testimonia la cronaca degli ultimi mesi.

Un problema di tenuta sociale le cui possibili misure risolutive, per giunta, implicano altri finanziamenti, rischiando di mettere a repentaglio il già difficile equilibrio di tutele tra le fasce deboli autoctone e immigrate.

All’orizzonte, per ora, manca un piano complessivo – come messo in evidenza da diverse associazioni del terzo settore – anche se resta altrettanto doveroso segnalare l’imponente sforzo di numerose realtà, da Caritas a Croce Rossa, passando per il Rifugio Segadelli della Ronda della Carità, Svep e l’ambulatorio di Emergency in via Pozzo, per gestire con umanità i momenti di emergenza abitativa e garantire a tutti il diritto alle cure mediche essenziali.




Assessore Sgorbati: “Diverse le attività di volontariato svolte dai richiedenti asilo”

In riferimento all’iniziativa di sabato scorso relativa alla pulizia dei giardini Margherita e alle polemiche che sono seguite sulla richiesta di partecipazione dei cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale, esclusione debitamente motivata dagli organizzatori, l’assessore ai Servizi sociali, Federica Sgorbati precisa quanto segue: “In collaborazione con Asp, questo assessorato ha già in atto attività di volontariato strutturate con la Direzione operativa riqualificazione e sviluppo del territorio del Servizio ambiente e parchi del Comune, per organizzare attività di pulizia in alcune  zone della città, in particolare le aree verdi attrezzate e i giardini, al fine di rendere un servizio, a titolo completamente gratuito, utile alla città che li ospita”.

Prosegue: “Tale progetto di volontariato, partito nell’autunno scorso impegnando una squadra di richiedenti asilo per estirpare l’erba dai marciapiedi della città, può essere ampliato per lo scopo sopra citato. Nell’attuare il progetto verranno seguite le seguenti procedure: le attività relative alla pulizia del verde pubblico saranno svolte con la supervisione di personale educativo e tecnico e i volontari svolgeranno un breve corso di formazione ed informazione sulla sicurezza di base e con le principali norme di sicurezza in ambito lavorativo, inoltre a tutti i volontari verranno forniti i dispositivi di protezione individuale e l’adeguata attrezzatura lavorativa certificata e marchiata “CE”. Ad oggi – aggiunge Federica Sgorbati – sono state già svolte attività di volontariato per il Comune di Piacenza, a titolo esemplificativo quali l’intera tinteggiatura degli uffici comunali relativi ai Servizi alla famiglia di via Martiri della Resistenza, la tinteggiatura dell’asilo nido di Via Ottolenghi, la pulizia e la sistemazione degli Orti di Via Degani e la tinteggiatura degli uffici comunali di Via Beverora”.

Conclude l’assessore: “Avendo poi, questo assessorato, ricevuto richiesta di coinvolgere una squadra di richiedenti asilo per la sistemazione di alcune aree comunali, nei prossimi giorni verrà ripulita l’area comunale che costeggia via Morigi e via Rapaccioli e verranno eseguiti alcuni interventi di pulizia e manutenzione all’interno di alcuni edifici scolastici cittadini”.

 




Nuovi progetti “task based” del GUS Piacenza a Spazio 2

Accoglienza non significa solo dare un tetto e un pasto caldo a una persona che ha bisogno, significa lavorare perché possa godere del rispetto dei diritti umani in ogni loro sfumatura, ovunque si trovi. Con queste intenzioni il GUS, Ong riconosciuta dal Ministero degli Affari Esteri lavora sin dal 1993 sia all’estero che in Italia, e da qualche anno anche a Piacenza con varie iniziative, la più recente a Spazio 2 con un laboratorio di insegnamento della lingua italiana L2 task based a ragazzi stranieri attualmente residenti a Pianello.

“I progetti in cui operiamo sono di varia natura – sottolinea Beatrice Boselli, referente regionale per i progetti di prima accoglienza del coordinamento nazionale prime accoglienze –, in Italia siamo incentrati sull’integrazione, la sensibilizzazione verso la mondialità, emergenze (ad esempio nelle Marche durante il terremoto dell’agosto 2016)”.

Come mai è stato scelto Spazio 2 per questa collaborazione? “Per aprire una porta,– continua Beatrice -, a ragazzi sulla via dell’integrazione in luogo nato e voluto per dare risalto ad attività che dessero possibilità ai giovani, dal punto di vista dell’inserimento nel mondo del lavoro, ma anche semplicemente esprimendosi in maniera artistica, in modo diverso rispetto a quello che può offrire il territorio. Questo è un luogo libero di interscambio e conoscenza che ci auguriamo, con progetti in essere e futuri, possa creare delle sinergie. Siamo assolutamente aperti a questo tipo di attività, abbiamo fatto altre attività sul territorio piacentino ma questa è la prima volta che utilizziamo la metodologia task based, affinché i ragazzi potessero uscire dallo schema classico della lezione di italiano L2 e dagli stereotipi che li riguardano”.




Blitz antispaccio della polizia in stazione a Parma: il video della fuga

Blitz della Polizia ieri sera in Piazzale Dalla Chiesa, davanti alla stazione di Parma. Impiegati 30 uomini fra volanti, immigrazione, squadra mobile e scientifica oltre alle unità cinofile e al reparto mobile provenienti da Bologna. A supporto anche la Polizia Municipale. Sequestrati 230 grammi di marijuana, buona parte gettata per terra nel momento in cui si sono accorti dell’arrivo delle forze dell’ordine. Arrestato uno spacciatore, denunciato a piede libero un secondo. Identificate 16 persone, tutte entrate nel nostro paese come richiedenti asilo. 15 sono originari della Nigeria, 1 del Burkina Faso.

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