Due Panini ritrovati in mostra presso Santa Maria di Campagna

“Panini fu, come il Goldoni, un osservatore curioso della realtà; pittore di una immensa scena teatrale sulla quale salgono, tra un atto e l’altro di una commedia classica, gli spettatori; spettacolo nello spettacolo, vivo ed immediato nella freschezza dell’istantanea”.

Con questa frase del compianto Ferdinando Arisi – uno dei massimi esperti dell’arte del pittore nato in via Poggiali nel 1691 – Laura Bonfanti ha concluso il suo intervento di presentazione dei due disegni di Gian Paolo Panini, di cui aveva parlato lo stesso Arisi ed ora ritrovati, esposti per tutta la giornata di oggi, venerdì 28 dicembre, unitamente a preziosi Antifonari e Corali.
La dott. Bonfanti, curatrice della mostra, ha spiegato come i due raffinati disegni – raffiguranti Santa Maria di Campagna e la chiesa delle Benedettine – fossero stati probabilmente commissionati, ad «uno dei paesaggisti più in voga dell’epoca», da Francesco Farnese, il cui cuore, per sua disposizione, è sepolto nella Basilica mariana, accanto alla sorella Isabella. «Le due opere – ha proseguito Laura Bonfanti – dovrebbero essere state eseguite nella seconda decade del XVIII secolo, quando il pittore aveva una trentina d’anni ed era a Piacenza per illustrare i luoghi farnesiani».
Santa Maria di Campagna è raffigurata attraverso una veduta reale ma non fotografica: d’invenzione è il campanile, esistenti il convento sulla sinistra e la casetta con la croce sulla destra. La chiesa delle Benedettine, Farnese per eccellenza poiché edificata per volontà del duca Ranuccio II come ex voto per la guarigione della moglie Maria d’Este, presenta sulla sommità della cupola il giglio, simbolo del casato. Sia l’edificio sulla destra, ispirato a Palazzo Farnese, sia i due palazzi sulla sinistra sono d’invenzione, come i ruderi del mondo classico posizionati in primo piano. «Questo ritrovamento – ha concluso la dottoressa Bonfanti – è l’ennesima occasione per confermare come Santa Maria di Campagna sia uno scrigno ricco di
tesori nascosti».
Il dott. Luigi Swich, ispettore onorario delle province di Piacenza e Parma per gli organi storici, ha illustrato le caratteristiche degli Antifonari in mostra, esempio di codici pergamenacei risalenti a un periodo che va dal‘500 al ’800. «Grandi volumi – ha specificato il dottor Swich – che servivano alla comunità di Santa Maria di Campagna per pregare cantando». Esposti nella Sala del Duca sia gli Antifonari veri e propri, utilizzati per gli 8 momenti di preghiera durante le 24 ore, sia i Graduali, con i canti della messa. In mostra anche il Graduale di padre Davide da Bergamo, organista e compositore che – ha ricordato nel suo intervento il direttore emerito dell’ufficio dei Beni culturali della Diocesi mons. Domenico Ponzini – intratteneva la povera gente piacentina che si radunava in Santa Maria di Campagna per ascoltare i canti natalizi.

Questi codici ottimamente conservati nell’archivio della Basilica – è stato sottolineato – sono la testimonianza dell’importanza di Santa Maria di Campagna nella storia di Piacenza, un altro aspetto della storia locale riscoperto dalla Banca di Piacenza, sempre attenta alla valorizzazione del proprio territorio d’origine.
I presenti all’inaugurazione della mostra e i numerosi visitatori che si sono recati alla Sala del Duca durante l’intera giornata, sono stati omaggiati delle due vedute del Panini ritrovate, fatte stampare dalla Banca in formato cartolina.




Un’antica necropoli cristiana sotto Santa Maria di Campagna

Sotto la Basilica di Santa Maria di Campagna c’è un primitivo cimitero cristiano. Ne ha data diretta testimonianza l’ing. Roberto Tagliaferri durante un incontro che si è tenuto nella Sala del Duca, nell’ambitodelle manifestazioni collaterali all’apertura natalizia della Salita al Pordenone. «Nel corso di un sopralluogo durante i lavori di rifacimento dell’illuminazione della Basilica – ha raccontato – ho avuto modo di scendere nei sotterranei e di vedere le gallerie con i loculi ad arco».

Una descrizione che combacia con quella che padre Corna fornisce nel suo libro, dove si legge che “i primitivi cimiteri cristiani erano gallerie sotterranee dette arenarie, se curve, larghe, con le pareti inclinate, quindi cripta arenaria ha senso di cimitero; oppure catacombe, se le gallerie erano diritte, strette e tagliate verticalmente”. Padre Corna spiega ancora che “nelle pareti di queste gallerie si formavano cavità di forma rettangolare, se la parte superiore era ad arco si diceva arcosoglio” e che “queste tombe furon chiamate loci o loculi ed erano disposti simmetricamente uno sopra l’altro, finché lo permetteva l’altezza della parete…”. Il padre francescano si chiede poi come mai proprio in quell’area furono sepolti i martiri della persecuzione di Diocleziano, nel famoso pozzo dove fu in seguito eretta la chiesetta di Campagnola prima e la grande basilica poi: e la risposta la dà spiegando che l’area di Campagna era allora fuori le mura e la legge delle XII tavole proibiva d’inumare i cadaveri in città. Una tradizione di seppellimento in un certo senso continuata se si osserva il pavimento della Basilica mariana: su alcune mattonelle sono ancora visibili dei numeri che stanno a significare che lì sotto c’è sepolto qualcuno.
In corrispondenza della numero 80, per esempio, si trova la tomba di Alessio Tramello, che di Santa Maria di Campagna è stato progettista e costruttore. E se oggi lo si può affermare con assoluta certezza, il merito è proprio di padre Corna che – come ha ricordato Valeria Poli – nella sua ricerca documentale negli archivi della Basilica ritrovò e pubblicò il contratto dei fabbricieri per l’incarico al Tramello. La professoressa Poli ha invitato alla consultazione – per avere notizie precise di padre Corna – della «bella scheda» pubblicata nel Novissimo Dizionario Biografico Piacentino, libro strenna 2018 della Banca di Piacenza, e ha ricordato il
legame che Santa Maria di Campagna ha sempre avuto con i piacentini, ad esempio con la tradizione del Ballo dei bambini».
Il presidente del Comitato esecutivo della Banca di Piacenza Sforza Fogliani – dopo aver sottolineato che «le necropoli noi le lasciamo stare, c’è molto da fare sopra prima di scavare» – ha ricordato che al padre Corna è stato nei mesi scorsi intitolato l’assito del camminamento degli artisti, dove avviene lo scambio tra chi scende e chi sale sulla cupola per ammirare gli affreschi del Pordenone». Tornando alla lectio di Vittorio Sgarbi in Santa Maria di Campagna del giorno precedente, il presidente Sforza ha riferito di una telefonata
fattagli dal critico d’arte in tarda serata: era in corso una disputa con alcuni amici che lo avevano accompagnato sulla datazione (1200 o 1300?) della statua della Madonna di Campagna che si trova sopra l’altare, tra i Santi Giovanni Battista e Caterina d’Alessandria, di cui si parla anche nel libro di padre Corna.
Una rapida verifica sul volume di Arisi dedicato alla Basilica ha dato ragione a Sgarbi, che semplicemente osservandola aveva dato alla Madonna di Campagna la giusta età: prima metà del XIV secolo. Al termine, il presidente ha ricordato che le manifestazioni della Banca non godono (volutamente) di contributi pubblici né utilizzano fondi della comunità piacentina, aggiungendo: «La cultura può e deve autofinanziarsi, come facciamo noi, senza mettere le mani nelle tasche dei piacentini. Dal pubblico, noi abbiamo avuto solo fastidi».
Padre Secondo Ballati, guardiano del convento dei frati minori, ha infine spiegato l’importanza della Sala che ha ospitato l’incontro: «Siamo in una stanza nobile, dove i duchi Farnese si cambiavano d’abito prima di assistere alla messa e dove incontravano persone, magari davanti a una tazza di tè. E siamo nella sala dove nel 1920 padre Pier Paolo Veronesi fece un esorcismo passato alla storia, perché tutti i dialoghi delle 15-16 sedute furono stenografati e trascritti.




Venerdì presentazione per il Sant’Agostino del Pordenone, restaurato

Venerdì 26 ottobre, alle 12, in Santa Maria di Campagna, sarà presentata alle autorità e al pubblico l’immagine restaurata del Sant’Agostino, l’opera più celebre affrescata dal Pordenone nella basilica mariana. Sono previsti interventi del sindaco di Piacenza Patrizia Barbieri (il Comune è proprietario della Basilica), di Anna Còccioli Mastroviti della Sovrintendenza di Parma e Piacenza (che ha diretto l’intervento dal punto di vista scientifico), di Secondo Ballati, padre guardiano del Convento dei Frati minori e di Luca Panciera, restauratore dell’opera. Presenti anche gli studenti del Liceo artistico Cassinari che hanno svolto l’attività di scuola-lavoro, come guide, alla Salita al Pordenone.

La presentazione sarà allietata dall’accompagnamento musicale dell’arpista Raffaella Bianchini.

L’intervento di restauro è stato seguito e finanziato dalla Banca di Piacenza, nell’ambito dell’opera di valorizzazione di Santa Maria di Campagna messa in campo dall’Istituto di credito di via Mazzini e che proseguirà con la manutenzione e pulitura della lapide – posta sulla facciata della chiesa nel 1910 – dedicata al progettista della Basilica, Alessio Tramello, dopo l’importante recupero del “camminamento degli artisti” che ha permesso a migliaia di persone di ammirare alla loro stessa altezza gli affreschi della Cupola eseguiti dal Pordenone




Chiusa la Salita al Pordenone. Riaprirà per eventi straordinari

La Banca di Piacenza ha donato ai Frati Francescani l’intero materiale della ristrutturazione della Salita che sarà sempre utilizzabile per le visite.

In accordo con i frati la Banca la aprirà in occasioni di straordinaria importanza: succederà già ad ottobre, in concomitanza con il Geofluid che porterà a Piacenza circa 20mila visitatori.

Stessa cosa la Banca ha fatto per i lavori realizzati nelle chiese di Cortemaggiore e nella Cattedrale di Cremona».

L’annuncio è stato fatto dal presidente del Comitato esecutivo dell’Istituto di credito di via Mazzini Corrado Sforza Fogliani, nel corso della manifestazione di chiusura della Salita al Pordenone (salve le aperture serali dei due prossimi venerdì di luglio, con ingresso gratuito) che si è svolta nel chiostro del Convento di Santa Maria di Campagna, stracolmo nonostante la concomitanza con la finale dei Mondiali di calcio e nonostante la giornata particolarmente afosa.

Il presidente Sforza, aprendo l’incontro, ha ringraziato il questore Pietro Ostuni, il viceprefetto Leonardo Bianco e tutte le altre autorità civili e militari presenti. Ad ogni intervento è seguito l’accompagnamento musicale di Francesco Zuvadelli (tastiera), Zabulon Salvi (baritono) e Francesca Tommaseo (soprano). Il presidente del Consiglio di amministrazione della Banca Giuseppe Nenna ha ripercorso i quattro mesi e mezzo della mostra del Pordenone, affiancata da quelle sul Genovesino e sul Ghittoni a Palazzo Galli e da 108 eventi collaterali.

«La Salita è stata un grandissimo successo – ha osservato – ed ha avuto l’apprezzamento dei visitatori (sia piacentini sia forestieri e provenienti dall’estero) e della stampa nazionale. Ho visto in questo periodo una città più viva, che ha avuto un ritorno economico da questa iniziativa, evento culturale del 2018 per Piacenza. Una prova di quanto la Banca sia efficiente e sappia fare anche cultura, vicina alla propria città con passione e forza di volontà».

Nenna – dopo aver sottolineato come la manifestazione sia stata fatta, tranne il servizio biglietteria, tutta in casa – ha ringraziato tutti coloro che hanno reso possibile la manifestazione: i volontari, il personale della Banca e tutti i collaboratori.

E’ stato ricordato che Santa Maria di Campagna è di proprietà del Comune di Piacenza. A rappresentarlo era presente l’assessore Filiberto Putzu, che ha portato il saluto di sindaco, Giunta e Consiglio comunale.

«E’ la prima volta – ha rimarcato Putzu – che un evento di questa portata viene fatto senza alcuna spesa per l’Amministrazione. Un modello per quel rinascimento civico che è un punto fermo del nostro programma e che vuol dire “amare la città”: quale esempio migliore di quello che stiamo festeggiando grazie a una banca vicinissima al territorio?».

Il Superiore del Convento padre Secondo Ballati (presentato da Sforza come «un angelo che ci ha sempre supportato e sopportato») ringraziando la Banca ha definito la Salita «un’occasione unica per Santa Maria di Campagna. Mai visto tanti visitatori, sia devoti e credenti, ma anche non credenti. Quando si entra in una chiesa per ammirarne l’arte, non si esce mai uguali a prima. Una chiesa trasmette sempre qualcosa. L’arte, nel ‘500, non era fine a se stessa ma comunicava emozioni e il concetto di fede».

Il condirettore generale della Banca Pietro Coppelli ha poi annunciato i vincitori del Concorso selfie. Sono stati oltre 150 gli scatti pervenuti dai visitatori della Salita, scatti che verranno esposti, da domani l’altro, mercoledì 18 luglio, nella sede centrale della Banca di Piacenza, in via Mazzini. Il terzo classificato (Daniele Cazzola, di Ferrara) si è aggiudicato una macchina fotografica digitale; al secondo (Maria Daniela Sidoli, di Piacenza) è andata una action camera GoPro, mentre la prima classificata (Camilla Righi, di San Nicolò) è stata premiata con uno smartphone di ultima generazione.

Il presidente Sforza ha chiuso l’evento sottolineando il respiro internazionale dello stesso («il primo visitatore è stato uno svedese e in questi giorni una delegazione cinese presente a Piacenza per stringere accordi commerciali ha potuto ammirare gli affreschi del Pordenone») e il suo significato («la valorizzazione della Basilica di Campagna fa parte di un più ampio progetto che vuole portare alla luce l’importanza che la nostra città ha sempre avuto come crocevia di pellegrini, mercanti, banchieri ed anche artisti. Siamo partiti da Santa Maria di Campagna perché è una chiesa che è nel cuore di tutti i piacentini, piacentini che hanno molto apprezzato questa iniziativa e lo abbiamo fatto non spendendo un solo euro pubblico o della comunità. Non esistono soldi pubblici – ha concluso Corrado Sforza Fogliani provocando un applauso generale e spontaneo -, esistono solo soldi dei contribuenti»).




Domani sera Salita gratis al Pordenone e reading teatrale in Santa Maria di Campagna

Nuovo evento nell’ambito dei venerdì piacentini e della Salita al Pordenone.

La banca di Piacenza propone, venerdì 13 luglio alle 21.30, una rilettura teatrale della storia rinascimentale della basilica di S. Maria di Campagna e delle opere realizzate al suo interno dal Pordenone. interpreti saranno gli attori Mino Manni e Marta Ossoli (voci recitanti), con l’accompagnamento musicale di Paola Tezzon (violino) e di Francesca Ruffilli (violoncello).

Il reading teatrale si intitolerà “Viaggio poetico nell’arte sacra del Pordenone” e sarà basato su testi tratti dalla Gerusalemme liberata di Torquato Tasso, da Storia dei Papi di Ludwig Von Pastor, da Storia dItalia di Francesco Guicciardini, da Le vite de più eccellenti pittori, scultori e architetti di Giorgio Vasari, dalla Divina commedia di Dante, da Le Trachinie di Sofocle, da Lauda per la natività del Signore di Jacopone da Todi, da Le confessioni di S. Agostino, ma anche dal volume del 1908 di padre Andrea Corna su S. Maria di Campagna.

La serata si concluderà con una bicchierata offerta dalla Banca di Piacenza.

Ricordiamo che anche venerdì 13 luglio sarà possibile effettuare gratuitamente la Salita al Pordenone dalle 21.30 alle 24 (ultima salita alle 23), prenotandola sul sito internet www.midaticket.it, unico modo per usufruire della gratuità offerta dal popolare Istituto di credito di via Mazzini.




Visita lampo di Sgarbi in Santa Maria di Campagna

Visita fugace di Vittorio Sgarbi alla Salita al Pordenone, occasione – anche – per vedere il ritratto che gli ha fatto Cristian Pastorelli, posizionato nel porticato del Convento dei frati minori di Santa Maria di Campagna. Il noto critico d’arte è raffigurato, nel murales, insieme ad alcuni piacentini illustri.




I Des mat in scena con lo spettacolo “Vurumas bein”

L’amicizia, l’affetto e l’amore sono stati i temi dominanti dello spettacolo dialettale svoltosi sul sagrato della basilica di S. Maria di Campagna, e organizzato dalla Banca di Piacenza e dalla Famiglia Piasinteina nell’ambito delle iniziative collaterali alla “Salita al Pordenone”.

La compagnia teatrale I des mat – nata in seno alla Scuola di dialetto intitolata all’indimenticato Luigi Paraboschi, per anni tra i più autorevoli studiosi del nostro vernacolo – ha infatti portato in scena l’apprezzato ed applauditissimo spettacolo “Vurumas bein”, realizzato con la regia di Cesare Ometti.

Introdotto dal Guardiano dei Frati minori, padre Secondo Ballati, e dal razdur della Famiglia Piasinteina, Danilo Anelli – che hanno ringraziato la Banca di Piacenza per l’impegno profuso a favore della promozione delle bellezze e dei tesori del territorio, attraverso la “Salita al Pordenone” ed il ricco calendario di eventi collaterali – lo spettacolo si è sviluppato lungo un copione fatto di poesie, canzoni, monologhi e scenette.

Liriche dialettali cariche di sentimenti, come “Cuore trafitto”, e divertenti rappresentazioni brevi, come “Pansa ad gumma”, entrambe di Egidio Carella, ma anche accattivanti riletture in piasintein di intramontabili testi della letteratura italiana, come “Tanta gentil e tanta unesta pär”, mutuata dalla “Vita Nuova” di Dante. Stesso discorso per “Romeo e Giuditta”, con la celebre scena del balcone recitata in dialetto, e anche per testi più moderni come “Al pascadur”, ripreso dalla famosa canzone di Fabrizio De André.

E sempre in musica, I des mat hanno chiuso collettivamente lo spettacolo con il brano più celebre del repertorio dialettale piacentino: tutti in scena, accompagnati dal suono della fisarmonica, per congedarsi e raccogliere il meritato applauso finale dal pubblico, con “Tal dig in piasintein”, straordinario ed emozionante brano scritto negli anni Quaranta da Gianni Levoni.

 

 

 

 

 

 

 




Racconti di vita e di esorcismi

Erano oltre duecento le persone che hanno affollato il chiostro del convento dei frati minori di Santa Maria di Campagna per ascoltare il racconto dell’esperienza di un esorcista, padre Contardo Montemaggi, che – come ha spiegato padre Secondo Ballati – «ha scelto come data di questo incontro il giorno del suo compleanno». Per l’occasione il pubblico gli fatto gli auguri con un caloroso e spontaneo applauso.

Nato 83 anni fa a Villa Verucchio, 14 chilometri da Rimini («dove c’è uno dei più antichi conventi francescani risalente al 1200, nel quale tutti noi abbiamo fatto il noviziato», ha detto il Superiore del convento presentando il relatore), padre Contardo, al secolo Corrado (quando si sposa la vita religiosa si cambia – com’è noto – nome quale segno che in quel momento si cambia vita) è entrato in seminario a 11 anni, a 18 ha vestito l’abito da frate (tre anni di liceo li ha frequentati a Piacenza) e nel 1961 ha detto la sua prima messa. Ha trascorso 15 anni a Parma, 3 a Faenza, 5 a Modena, 5 a Predappio, 14 a Ravenna.

E’ stato cappellano, parroco, Superiore del convento del suo paese natale, ma soprattutto esorcista. Perché gli abbiano dato un incarico così complicato lo ha rivelato lo stesso padre Contardo: «Quando ero a Modena, un giorno dissi al vicario: “Sono convinto che sia più difficile per voi superiori comandare che per noi ubbidire”. “Mi hai fatto venire i brividi, se tutti i preti parlassero così”, replicò. “Perché non conosce i frati”, gli risposi».

Quando da Predappio fui trasferito a Ravenna, nel giugno del 2000 quel vicario divenne vescovo proprio di quella città. Mi chiese di fare l’esorcista. Non rifiutai, anche su consiglio di un altro esorcista che mi disse: “Accetta, vedrai l’onnipotenza di Dio”».

Padre Contardo ha quindi raccontato la sua esperienza di incontro col diavolo ma soprattutto di vita, snocciolando pillole di saggezza e di simpatia. Da buon romagnolo, non disdegna mai la battuta e ama molto raccontare barzellette (e qualcuna si è infilata nel discorso, anche per alleggerire un tema, il diavolo, che può sempre far paura). «Quando mi chiedono se sono un esorcista, rispondo che sono il frate indiavolato. Alle persone che si rivolgono a me mi presento facendoli partecipi di alcuni episodi della mia vita. Vita che dà tre doni – corpo, che tocca, lavora, guadagna, risparmia; anima, che sorride; spirito, che prega – e altrettanti problemi: famiglia, società, sentimenti».

E’ seguita la narrazione di alcuni incontri con persone problematiche, fra cui un signore sulla cinquantina, che dopo 20 anni si è liberato di un macigno confessando di aver ucciso il padre 80enne.

«Non si deve aver paura di parlare e noi dobbiamo essere disponibili all’ascolto. Non avete idea di quante telefonate io riceva», ha confidato il frate, che ha proseguito il racconto con due casi eclatanti, dove è stato necessario l’esorcismo. «Un genovese venne a Ravenna e chiese il mio aiuto. Pregando e benedicendolo provocai reazioni inequivocabili. Praticai l’esorcismo: urlava talmente che si presentò alla porta la polizia. Un’altra volta una ragazza mi disse “ti distruggo” e poco dopo non si ricordava di aver pronunciato quella frase. Durante il rito mi prese a calci, nonostante fosse trattenuta dai miei assistenti e da alcuni suoi parenti».

Ma come ci si difende dal diavolo? «Pregando – ha spiegato padre Contardo – e dispensando ottimismo, che vuol dire sorridere nella difficoltà. Una delle cose più importanti della chiesa cattolica è la confessione, perché distrugge il male. Non abbiate paura di confessarvi».

«Il diavolo esiste – ha sentenziato padre Montemaggi – e si manifesta con la possessione e la vessazione. Poi ci sono i disturbati dal diavolo, il quale ci tenta approfittando delle nostre difficoltà senza che ce ne rendiamo conto; ma attenzione, perché a volte ci rovina con quello che ci offre».

Padre Secondo Ballati ha in chiusura ricordato l’esorcismo che fu praticato nel 1920 in Santa Maria di Campagna (nella Sala del Duca che ospita attualmente i due quadri del Panini recuperati dall’estero dalla Banca). Un esorcismo – fatto da padre Pierpaolo Veronesi – molto famoso perché fu uno dei pochi documentati grazie alla presenza, nelle 13 sedute che si resero necessarie, di un padre stenografo.

Al termine, applausi a non finire e abbracci vivissimi a padre Contardo che si è poi intrattenuto a lungo, confidenzialmente, con molti dei presenti, che gli si sono avvicinati per ringraziarlo della testimonianza, complimentarsi e, qualcuno, anche per confidarsi.

 




Giovedì, nel convento di S. Maria di Campagna, “incontro con l’esorcista”

Sarà un incontro decisamente inusuale quello in programma giovedì 28 giugno nel chiostro del Convento di S. Maria di Campagna (con inizio alle ore18): sarà infatti intitolato “L’esperienza di un esorcista”.

Padre Secondo Ballati, guardiano del convento, introdurrà l’argomento per cedere poi la parola a padre Contardo Montemaggi, religioso che è stato per oltre dieci anni l’esorcista nominato dal vescovo nelle diocesi di Ravenna e Forlì. Dal 2013 fa parte della comunità francescana di S. Maria di Campagna. Anche a Piacenza padre Contardo ha provvisoriamente sostituito, come esorcista diocesano pro tempore (scelto da mons. Gianni Ambrosio) il titolare padre Achille Taborelli. La figura dell’esorcista, cioè di quel sacerdote a cui il vescovo affida il compito di verificare chi è posseduto dal demonio, si trova anche nel Vangelo e il relativo ministero è esercitato in nome di Gesù Cristo come servizio alla Chiesa.

L’evento collaterale (il 69°) alla “Salita al Pordenone è ad ingresso libero, con invito a prenotarsi (relaz.esterne@bancadipiacenza.it, tel. 0523.542137).




Conversazione con Vittorio Sgarbi per la “Giornata Arisi”

Nell’anno della Salita al Pordenone, anche la “Giornata Arisi” sarà dedicata alla basilica di S. Maria di Campagna e ai suoi straordinari tesori d’arte sacra.

Giunto alla sua quinta edizione, questo importante evento culturale si svolgerà quest’anno martedì 19 giugno con inizio alle 17 nella Sala Panini di Palazzo Galli, ed avrà come tema “Il camminamento degli artisti, S. Maria di Campagna e il Pordenone”.

La “Giornata Arisi”, promossa ed organizzata dalla Banca di Piacenza per ricordare e per rendere omaggio al più grande, ed indimenticato, storico dell’arte della nostra terra, sarà aperta quest’anno da una conversazione di Vittorio Sgarbi. Il noto critico d’arte ferrarese (che già altre volte ha partecipato alla “Giornata Arisi”) ha voluto essere presente anche quest’anno per rimarcare e sottolineare il suo legame con il critico piacentino, con cui firmò il catalogo dedicato alla grande mostra su Gaspare Landi allestita nel 2004 a Palazzo Galli.

Dopo Vittorio Sgarbi interverranno la dott. Laura Bonfanti, il giornalista Robert Gionelli e l’ing. Roberto Tagliaferri, che analizzeranno alcuni studi del prof. Arisi sulla basilica di S. Maria di Campagna, sui capolavori d’arte sacra in essa conservati e sul “camminamento degli artisti” recentemente recuperato e ristrutturato dalla Banca di Piacenza proprio su suggerimento dell’indimenticato storico dell’arte piacentino.

Prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti: relaz.esterne@bancadipiacenza.it, tel. 0523.5422137.