Progetti di tutela in Emilia Romagna. Dal Mibac 2 milioni per Sant’Agostino

Il Mibac, Ministero per i beni e le attività culturali, ha destinato 180 milioni di euro “per la tutela del patrimonio culturale italiano”, per un totale di 595 eventi in due anni. Di questi 41 progetti sono nella nostra Regione, per un importo complessivo di 10 milioni e 200 mila euro circa.

I progetti di tutela riguardano alcune zone strategiche del territorio, compresa Piacenza: 2 milioni sono infatti destinati al Monastero di Sant’Agostino – ex caserma Cantore, a Piacenza, per il completamento degli interventi di restauro e recupero. 

L’edificio principale dell’ex Basilica è stata affidata dal Demanio all’antiquaria Enrica De Micheli, la quale ha dato vita a Volumnia, spazio multifunzionale e Galleria d’Arte.

Altri importanti interventi riguarderanno il complesso della Pilotta a Parma, per la manutenzione straordinaria, il consolidamento strutturale e il miglioramento sismico, oltre al restauro dei prospetti e il riallestimento del Museo Archeologico Nazionale, per un totale di 1,8 milioni di euro.

Lo stesso Segretariato Mibac si rifà il trucco grazie a questi fondi: a Bologna verranno spesi 2,1 milioni di euro all’ex convento dell’Annunziata, per lavori di consolidamento, restauro, adeguamento funzionale e sismico e per la realizzazione dei nuovi uffici.

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Venerdì presentazione per il Sant’Agostino del Pordenone, restaurato

Venerdì 26 ottobre, alle 12, in Santa Maria di Campagna, sarà presentata alle autorità e al pubblico l’immagine restaurata del Sant’Agostino, l’opera più celebre affrescata dal Pordenone nella basilica mariana. Sono previsti interventi del sindaco di Piacenza Patrizia Barbieri (il Comune è proprietario della Basilica), di Anna Còccioli Mastroviti della Sovrintendenza di Parma e Piacenza (che ha diretto l’intervento dal punto di vista scientifico), di Secondo Ballati, padre guardiano del Convento dei Frati minori e di Luca Panciera, restauratore dell’opera. Presenti anche gli studenti del Liceo artistico Cassinari che hanno svolto l’attività di scuola-lavoro, come guide, alla Salita al Pordenone.

La presentazione sarà allietata dall’accompagnamento musicale dell’arpista Raffaella Bianchini.

L’intervento di restauro è stato seguito e finanziato dalla Banca di Piacenza, nell’ambito dell’opera di valorizzazione di Santa Maria di Campagna messa in campo dall’Istituto di credito di via Mazzini e che proseguirà con la manutenzione e pulitura della lapide – posta sulla facciata della chiesa nel 1910 – dedicata al progettista della Basilica, Alessio Tramello, dopo l’importante recupero del “camminamento degli artisti” che ha permesso a migliaia di persone di ammirare alla loro stessa altezza gli affreschi della Cupola eseguiti dal Pordenone




Restauro all’affresco di Sant’Agostino finanziato dalla Banca di Piacenza

Chi ha ormai terminato il percorso di visita della Salita al Pordenone trova, sulla sua destra, l’affresco di Sant’Agostino (realizzato dall’artista friulano) protetto da un’impalcatura, essendo stato aperto in proposito un cantiere di restauro. Vittorio Sgarbi – in una delle sue recenti visite in Santa Maria di Campagna – aveva infatti segnalato alcune cadute di colore che meritavano un intervento conservativo.

La Banca di Piacenza ha subito raccolto il suggerimento e – attraverso l’architetto Carlo Ponzini e l’ingegner Roberto Tagliaferri – ha organizzato il restauro di concerto con la Sovrintendenza, che segue i lavori con la dottoressa Anna Còccioli Mastroviti.

Ad eseguire l’intervento è stato incaricato Luca Pancera – un “medico degli affreschi” veneziano d’origine che opera soprattutto in Emilia -, naturalmente dopo un’indagine sul vissuto di quest’opera. Un’esigenza che nasce soprattutto dal fatto che il Sant’Agostino vive una realtà diversa essendo stato tolto dal muro nel 1913 per problemi di umidità di risalita e appoggiato a un supporto che si andrà a verificare se è di vetroresina, come fino ad ora si è pensato. «L’affresco è stato ricollocato nel 1952 – continua Pancera. Considerando che nella quarantina d’anni intercorsi sono passate due guerre, quasi sicuramente e per fortuna, l’opera è stata conservata altrove».

Il progetto – seguito passo passo da Anna Còccioli Mastroviti – prevede un’indagine per conoscere natura ed entità di interventi pregressi, attraverso la ricerca di documenti d’archivio (committenze, lettere, relazioni). «Prima di sistemare le piccole cadute della pellicola pittorica – fa presente il restauratore – occorre fare uno studio sulla tipologia dei materiali applicati nel corso del tempo per poter eseguire un intervento mirato. C’è un gruppo di ricerca che concerta ogni passaggio con la dottoressa Còccioli Mastroviti. L’opera, come già accennato, vive una realtà anomala rispetto agli altri affreschi, perché è stato traslato. Gli studi serviranno anche a comprendere le problematiche avute durante quella complessa operazione». Al termine di questo percorso di studio e ricerca, partirà l’intervento di ripristino vero e proprio che dovrebbe concludersi entro il mese di maggio.

«Tutti i dati raccolti – conclude Luca Pancera – saranno utili a chi eseguirà le manutenzioni future potendo contare sullo storico dell’intervento».

em.g.