I sindacati: “La scuola ad intermittenza non funziona. Ci vuole un piano stabile e chiaro”

Dopo il balletto del Governo che prima sembrava fermissimo sulla ripresa della scuola (in presenza anche alle superiori dal 7 gennaio) e poi, vistosi nei fatti, superato da molte Regioni ha deciso di rinviare all’11 gennaio 2021 ora intervengono anche i sindacati della scuola emiliano romagnoli attraverso un comunicato a firma di Monica Ottaviani FLC CGIL Emilia Romagna, Monica Barbolini CISL Scuola FSUR Emilia Romagna,  Serafino Veltri UIL Scuola RUA Emilia Romagna, Gianfranco Samorì SNALS Confsal Emilia Romagna, Rosarita Cherubino GILDA FGU Unams Emilia Romagna. Secondo i sindacati La scuola deve ripartire in presenza ma in sicurezza.

«Occorre essere precisi: la scuola non ha mai chiuso. Piuttosto, nel corso di questo anno, si è dovuta riorganizzare molte volte e non senza difficoltà, riadattandosi secondo le indicazioni, di volta in volta, impartite con i vari DPCM dai decisori politici.

Ricordiamo che gli studenti della scuola dell’infanzia, primaria, secondaria di primo grado hanno effettuato fino ad ora la didattica in presenza mentre la didattica a distanza o digitale integrata è stata utilizzata nelle scuole superiori, dove a parere del Comitato tecnico scientifico, vi erano delle forti criticità legate al sistema dei trasporti e nella gestione dell’emergenza sanitaria dovuta alla diffusione del virus.

Da sempre queste organizzazioni sindacali chiedono la riapertura delle scuole in presenza, garantendo prioritariamente la salute del personale e degli studenti. In questo senso abbiamo chiesto da molto tempo, per ora senza esito, l’aggiornamento del protocollo sulla sicurezza, datato lo scorso mese di agosto, e un incontro a livello nazionale con i responsabili dei vari ministeri.

Non ci convince lo schema che porta la discussione sulle percentuali di rientro degli studenti della secondaria di secondo grado perché è solo un aspetto riduttivo del problema se non collegato con i dati relativi alla diffusione del contagio che sono differenti tra scuola e scuola, tra territorio e territorio, tra territori della stessa regione e tra regioni.

Per questo non servono annunci ma misure ponderate, attente e un monitoraggio continuo a partire dalla trasparenza e conoscenza dei dati che riguardano, in particolare, il tracciamento dei contagi nelle scuole che ad oggi non sono stati resi pubblici. Occorre trovare una quadra che garantisca didattica e salute, personale scolastico, studenti e famiglie. E l’amministrazione ha il dovere di dirci, se e quanto, la scuola in presenza ha contribuito ai contagi.

C’è poi la necessità di guardare oltre il contingente ed adottare misure che escano fuori dallo schema della sola emergenza, individuando scelte che garantiscano stabilità e continuità nelle decisioni che inevitabilmente hanno ripercussioni sull’organizzazione del lavoro (che non può essere continuamente rivista) e sulla efficacia delle scelte didattiche (continuamente modificate).

Nella nostra regione i tavoli coordinati dai prefetti, che non hanno visto la presenza delle organizzazioni sindacali, hanno definito un piano per la ripartenza che sulla carta risponde alle esigenze di sicurezza richieste anche dai rappresentanti dei lavoratori, come per esempio l’aumento della flotta dei mezzi di trasporto in rapporto all’esigenza di contenere lo scaglionamento di entrata/uscita degli studenti ed evitare quindi i doppi turni.

Lo sforzo messo in atto dalla Regione per risolvere il problema dei trasporti e quello di consentire al personale della scuola e agli studenti di effettuare test rapidi gratuitamente è meritevole ma a nostro avviso occorre ora concentrare l’attenzione sul fatto che per poter riprendere in presenza, cosa che auspichiamo,  si devono creare le condizioni affinchè la scuola rimanga aperta, evitando lo “stop and go” che avrebbe effetti maggiormente destabilizzanti per gli studenti e le loro famiglie.

La scuola a singhiozzo o ad intermittenza non funziona e non si può cambiare con frequenza modello organizzativo e didattico. Ogni volta che sono mutate le decisioni politiche, la scuola si è sempre adeguata, modificando la propria organizzazione, rivedendo orari e modelli didattici, montando e smontando piani formativi generando discontinuità che non si concilia con un processo efficace di apprendimento.

Noi crediamo che sia il momento per fare altre riflessioni e da questi continui mutamenti possiamo trarre le informazioni necessarie per permetterci di costruire un piano di intervento stabile e chiaro, con protocolli di tracciamento, vaccinazione e organizzazione del lavoro e dei trasporti che escano da una fase emergenziale e troppo spesso sperimentale.

La scuola non può più essere oggetto di decisioni estemporanee, approssimative: servono certezze a partire dalla necessità di considerare come prioritaria la possibilità per il personale scolastico di rientrare nel piano vaccinale nazionale, subito dopo la prima fase riservata al  personale sanitario.

Per questo occorre mantenere aperti i tavoli regionali e territoriali di interlocuzione tra tutti i soggetti, comprese le organizzazioni sindacali, perchè il punto irrinunciabile è evitare i contagi, dare dignità all’anno scolastico a garanzia del diritto allo studio.

La scuola deve essere la prima e più importante infrastruttura dello Stato ma sembra essere, al di là delle parole, l’unico soggetto sacrificabile. Servono più coraggio e investimenti certi: un’occasione che di giorno in giorno ci lasciamo sfuggire per rincorrere gli eventi e tappare buchi, correndo il rischio che il buco sia più grande della toppa».




Dodici alunni positivi negli ultimi due giorni, ventisette dal 12 settembre

Sono 12 gli alunni positivi al tampone registrati negli ultimi 2 giorni di questa settimana nelle scuole della provincia.

Per quanto riguarda le primarie, si tratta di 6 alunni frequentanti la “Don Minzoni” e  la “Mazzini” di Piacenza e le scuole primarie di Calendasco, Cortemaggiore e Gragnano.
Nelle scuole superiori invece i 6 tamponi positivi riguardano il Mattei di Fiorenzuola e il Romagnosi, l’ITIS e l’Istituto alberghiero di Piacenza.

I referenti Covid delle scuole interessate stanno inviando all’Igiene pubblica i nominativi e i recapiti degli alunni e degli insegnanti considerati contatti stretti delle persone positive e il personale sanitario sta contattando le famiglie per invitare i ragazzi a sottoporsi al tampone.
La maggior parte degli invitati si sono presentati già oggi pomeriggio al laboratorio dei Piacenza, mentre i restanti sono convocati per domani pomeriggio.
Entro domani sera saranno quindi circa 270 gli alunni sottoposti a test e oltre 70 gli insegnanti.

Questi si aggiungono ai 250 (196 alunni e 54 insegnati) tamponi già effettuati nelle scuole dall’inizio dell’anno scolastico.

In tutto, dal 12 settembre si contano 27 alunni positivi, mentre nessun appartenente al personale scolastico è risultato contagiato.




Dal 1°settembre il 42% delle scuole senza DSGA titolari, FLC Cgil chiede concorsi

“Occorre da subito creare le condizioni affinché a settembre ogni scuola abbia il suo Direttore dei Servizi Generali e Amministrativi (DSGA). Le segreterie scolastiche senza DSGA non potranno affrontare gli innumerevoli e complessi problemi che la ripartenza del 1° settembre inevitabilmente porterà con sé”.

Il grido d’allarme arriva da FLC CGIL, che assicura come unico modo per rimediare alla situazione l’avviamento di concorsi, quello ordinario e quello riservato.

“Dall’ultimo concorso ordinario sono passati 20 anni e non è più rinviabile la conclusione delle procedure che per essere complete hanno bisogno solo dello svolgimento degli orali. Non ci sono ostacoli di sorta anche per il concorso riservato agli Assistenti Amministrativi che abbiano svolto la funzione di DSGA per tre anni di servizio, come già previsto dalla legge di stabilità 2018, e che potrebbe essere svolto con modalità semplificate, ad esempio come concorso per titoli ed esami.

Oggi, su 8233 scuole, quelle prive di DSGA titolari sfiorano quota 3500, praticamente il 42% dell’intero organico. Una precarietà del lavoro e di funzioni diventata davvero insostenibile per l’intero sistema.

Il concorso riservato a chi ha esercitato per anni e tra mille difficoltà la funzione di Direttore dei Servizi Generali e Amministrativi, è un riconoscimento non solo all’impegno dei lavoratori, un’opportunità per dimostrarlo, ma anche una necessità per le scuole che non vedranno dispersa un’esperienza preziosa, maturata sul campo. Competenze ed esperienza di anni sono titoli importanti da far valere.

Ripartire per la scuola vuol dire da settembre avere ogni classe con i propri docenti, ogni segreteria col proprio DSGA, ogni scuola con il proprio dirigente. Solo così si colmeranno gli enormi vuoti che si sono creati negli anni”.




Stefano Bonaccini: “Confermata la chiusura delle scuole per la prossima settimana”

Atteso come il passaggio di Cristiano Ronaldo alla Juventus, arriva il comunicato atteso in queste ore dagli addetti ai lavori del settore scuola, Università e Ricerca. Un lungo post su Facebook prima di una diretta con Skytg24, nel quale si aggiungono anche i nidi.

E’ in corso la videoconferenza delle Regioni con il Presidente del Consiglio. Sulla base del parere del Comitato Tecnico Scientifico nazionale, resta confermata la chiusura dei nidi, dell’attività scolastica e delle Università anche per la prossima settimana per le tre Regioni più colpite: Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna.

Il Comitato Tecnico Scientifico e il Governo ritengono inoltre di dover aggiornare settimanalmente tale previsione sulla base dell’andamento della situazione epidemiologica.

Fermi restando i divieti per tutte le attività che determinano significativi assembramenti di persone, si sta valutando la possibilità per le attività culturali e di spettacolo di un accesso limitato e disciplinato, tale da salvaguardare le condizioni di sicurezza sanitaria delle persone.

Ci eravamo prefissi di rimetterci prima alle valutazioni del Comitato Tecnico Scientifico – che oltre all’Istituto superiore di sanità è stato potenziato con l’interessamento dei presidenti delle Società scientifiche competenti per materia sul Coronavirus -, così come di attendere l’indicazione del Governo che garantisse una omogeneità degli interventi. Riteniamo però di dover già ora dare questa prima comunicazione per dare modo alle famiglie di potersi organizzare in vista dei prossimi giorni.

Al termine dell’incontro con il Governo, riuniremo l’Unità di crisi regionale per definire tutti gli aspetti del provvedimento del Governo e di quelli eventualmente da adottare in sede locale. 

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Scuole sicure, il Prefetto Falco: “Niente è più importante della vita e della salute dei figli”

Il Comune di Piacenza in prima linea nei confronti del disagio giovanile. Col progetto “Scuole Sicure” da attuarsi nell’anno scolastico 2019/2020 sono previste attività di prevenzione e contrasto allo spaccio e al consumo di sostanze stupefacenti nelle vicinanze delle scuole.

Sono ancora nella mente di molti piacentini sia le recenti bravate di un giovane che sfascia le bacheche  dei portici di Piazza Cavalli o, ancor più grave, l’incidente sulla SS 45 che ha tolto la vita a due giovani albanesi davanti alla discoteca L’altro Village.

Tutti episodi cui il Prefetto Falco fa riferimento nella presentazione del progetto: “La collaborazione importante quest’oggi da segnalare è quella con SETA, cercheremo di affrontare le problematiche che riguardano gli autisti degli autobus”.

GIOVANI

Da quando si è insediato, il Prefetto Falco ha sempre avuto molto a cuore l’interesse dei giovani: “Lo dico da padre, sfido chiunque a dire che c’è un bene da tutelare prima della vita e della salute dei nostri figli. Ogni azione mira alla prevenzione non solo ad ammonire la persona colta in errore, nessuna dichiarazione di guerra”.

Un aspetto importante delle future azioni messe in atto dal binomio Prefettura -Provveditorato è la possibilità di considerare condotte negative sugli autobus da parte dei giovani che viaggiano da e verso casa come condotte impattanti nei confronti della condotta scolastica.  

MIGRANTI

“Chiederò inoltre a SETA – ha aggiunto il Prefetto – la possibilità di avere tariffe agevolate per i migranti perbene che prendono l’autobus, mentre verso coloro che non rispettano le regole si considereranno provvedimenti anche nei confronti del mantenimento della loro accoglienza. Importante difendere il merito”.

IL PROGETTO

Questo progetto prevede un finanziamento di 45 mila euro proveniente dal Ministero dell’Interno, in cui sono previste attività di contrasto all’uso di sostanze stupefacenti ma, come ricorda l’assessore Zandonella, “verranno istituita l’unità cinofila antidroga della Polizia Locale e ci sarà l’acquisto di alcune telecamere mobili per indagini. Non c’è nulla di peggio di spacciare davanti alle scuole, i venditori di morte devono essere combattuti senza esitazioni”. Ora ci sarà l’acquisto e poi l’addestramento, è previsto entro fine anno l’inizio delle attività per queste nuove unità.

Il Questore Ostuni ha voluto ribadire l’importanza della prevenzione, considerando comunque che nei primi 6 mesi del 2019, rispetto allo stesso periodo del 2018, “si riscontra un decremento dei reati in generale, soprattutto nei reati contro il patrimonio. Rimane comunque alto il consumo di sostanze stupefacenti e di sostanze alcoliche. Stiamo facendo molti controlli davanti a discoteche e locali, questo ha portato a 18 provvedimenti di sospensione lo scorso anno. Bisogna comunque insistere. Non si tratta di repressione, è molto importante la presenza dell’ASL nel progetto. Il rispetto degli altri e delle cose altrui è rispetto per se stessi”.

“Questo progetto – ha considerato il sindaco Barbieri – rappresenta un ulteriore passo all’interno del protocollo riguardante il disagio giovanile. Secondo la relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze del 2018, il 34,2% dei giovani (880 mila studenti) ha riferito di aver assunto almeno una sostanza psicoattiva illegale nel corso della propria vita. Quasi 41 mila l’hanno assunta senza sapere cosa fosse. Da questi dati siamo partiti”.

Presenti alla presentazione Questore, Comandante Provinciale dell’Arma dei Carabinieri, Comandante della Guardia di Finanza, Direttore dell’Ufficio Scolastico Provinciale, Direttore AUSL di Piacenza e i referenti del Progetto “Operatori per Strada”.

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Attesi 1500 studenti nel corteo per il clima di domani “Fridays for Future”

Saranno 1500 gli studenti (secondo i dati Legambiente) gli studenti che domani scenderanno per le vie di  Piacenza per gridare il proprio disappunto nei confronti di come i grandi della terra stanno gestendo le emergenze climatiche. “Fridys for Future” è una manifestazione che coinvolgerà tantissime persone in tutte le parti del mondo. Tutto è partito da una giovane attivista svedese, Greta Thunberg, che salta la scuola ogni venerdì mattina per protestare contro il cambiamento climatico di fronte al Parlamento del suo Paese. Un gesto piccolo forse, ma che sta mobilitando tantissime persone.

La sua protesta è cominciata il 20 agosto, e da allora non si è fermata, col suo cartello recitante “Skolstrejk för klimatet”, sciopero scolastico per il clima. La giovane attivista, affetta dalla sindrome di Asperger, all’inizio era da sola, poi supportata solamente dai suoi genitori. In Svezia è stata nominata Donna dell’anno.

A Piacenza sono attesi slogan e cartelloni di ogni genere, questo il programma della manifestazione.

Raggruppamento dalle ore 8.45 lato Respighi
PARTENZA ORE 9.10
(Nota organizzativa: arrivando numerosi gli studenti del liceo Gioia, questi si posizioneranno sul Corso aspettando l’arrivo del corteo e accogliendo i loro “colleghi” più piccoli di infanzia e primaria, medie a cui poi si aggregheranno.
RICORDIAMO PERO’ CHE LA PARTENZA E’ SUL PUBBLICO PASSEGGIO!!! )

Percorso: corso VE, p.zza Cavalli, via Cavour, viale Risorgimento
ARRIVO IN VIA MACULANI interno mura dove le scuole (infanzia/elementari/medie/superiori) lanceranno i loro eco-messaggi
Fine manifestazione 11.00 circa 

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Sit in dei precari della scuola davanti al Provveditorato: “Lo Stato è il peggior datore di lavoro”

In tutta Italia sit in per chiedere un miglioramento delle condizioni di lavoro degli insegnanti da parte di varie sigle sindacali. Anche a Piacenza questo pomeriggio uno sparuto gruppo di persone appartenente a FLC Cgil, Uil Scuola e FSUR Cisl tra le altre ha manifestato il proprio disappunto in Corso Garibaldi, davanti all’Ufficio Scolastico Provinciale. Lo stesso Giovanni Zavattoni, maestro di scuola primaria e neo Segretario FLC Cgil, ha elencato i punti su cui si basa la lotta degli insegnanti: “Abbiamo ricreato un’unità sindacale perchè c’è un’emergenza, a partire dalla stabilizzazione dei precari. Abbiamo tantissime cattedre vacanti, parliamo di più di 32 mila posti, senza contare l’organico che serve per far funzionare la scuola, che si aggira attorno ai 52 mila posti. La Quota 100 ha portato fuori dalla scuola tantissimi docenti e ATA (Amministrativo, Tecnico, Ausiliario). Complessivamente 147 mila posti che potevano già essere stabilizzati. Invece il Governo vuole reiterare i contratti a tempo determinato, perchè si fa cassa”.

Tutto questo però ha delle conseguenze pesanti. “Incide sul diritto allo studio, su scuole che non riusciranno a funzionare a tempo pieno. Chiediamo che i precari dopo 36 mesi vengano stabilizzati, esiste anche una proposta, che abbiamo presentato al Ministero. Chiediamo che le graduatorie diventino di merito, con un anno di formazione vero, con la collaborazione delle Università e concorsi ordinari annuali”. Prima di Pasqua previste nuove iniziative, si parla anche di uno sciopero.

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Incontro in Municipio tra Comune e dirigenti scolastici. Focus su integrazione di alunni disabili

Si è tenuto nei giorni scorsi, in Municipio, il tradizionale incontro rivolto alle istituzioni scolastiche cittadine, organizzato dal Comune di Piacenza nell’imminenza dell’avvio delle lezioni. All’incontro erano presenti per il Comune, oltre all’assessore Erika Opizzi, la dirigente dei Servizi educativi e formativi Manuela Moreni e la funzionaria Carmen Canevari. Sono intervenuti i dirigenti Scolastici Mauro Monti, Sabrina Mantini e Ludovico Silvestri, mentre in rappresentanza delle altre istituzioni scolastiche ha presenziato un numero cospicuo di docenti referenti per gli alunni disabili. In rappresentanza dell’Ati Unicoop-Eureka-Aurora Domus hanno partecipato Stefano Borotti, Rosella Taschieri, Daniela Metti e Martina Platè.

Il primo tema affrontato riguardava il Piano di assegnazione del personale educativo assistenziale per il Servizio di integrazione scolastica degli alunni con disabilità per l’anno scolastico 2018-2019. L’Amministrazione comunale e i rappresentanti dell’Ati affidataria del servizio – Unicoop, Eureka e Aurora Domus – hanno illustrato i principali elementi del servizio operativo sin dal primo giorno di scuola. Nel delineare i criteri seguiti per l’assegnazione del personale, è stato sottolineato che vi sarà continuità per il 95% degli educatori già impegnati lo scorso anno, con l’inserimento di soli tre nuovi operatori.
Sono state quindi descritte le proposte formative rivolte al personale educativo assistenziale e ai docenti delle scuole, in tema di integrazione scolastica degli alunni con disabilità. Complessivamente, saranno 59 le operatrici con funzioni di personale educativo assistenziale impegnate nelle scuole cittadine per il 2018-2019, garantendo assistenza a 206 bambini di cui 35 frequentanti la scuola dell’infanzia, 76 la primaria, 44 la scuola secondaria di 1° grado e 51 gli istituti secondari di 2° grado. Altri 22 bambini con disabilità, residenti a Piacenza e frequentanti scuole private o fuori dal territorio comunale, ricevono un contributo per l’assistenza.

L’assessore alle Politiche scolastiche Erika Opizzi ha poi mostrato i progetti che verranno attivati per il 2018-2019 grazie a fondi provenienti, oltre che dal bilancio comunale, dal Piano di zona e dal contributo della Fondazione di Piacenza e Vigevano. Complessivamente, saranno assegnate alle scuole, o a soggetti del terzo settore (attraverso bandi di coprogettazione o bandi per l’erogazione di contributi) risorse pari a 275.000 euro. I progetti faranno riferimento alle aree della prevenzione e del contrasto al disagio e alla dispersione scolastica, al contrasto ai fenomeni del bullismo e del cyberbullismo, al sostegno del protagonismo giovanile e ad attività di counseling.

Nell’area dell’accoglienza e integrazione dei bambini di origine straniera neo-arrivati e delle loro famiglie, verranno attivati interventi di mediazione linguistico-culturale, laboratori di alfabetizzazione, un progetto per l’accoglienza e l’inclusione e uno per la condivisione delle regole tra scuola e famiglia. Un nuovo progetto riguarderà, infine, l’educazione all’adozione di stili di vita sani, partendo dall’alimentazione e dall’attività motoria.
Sono state poi illustrate alcune modalità operative del nuovo sistema di gestione delle refezioni scolastiche che vede automatizzati i processi di iscrizione, prenotazione pasti e avviso dei corrispettivi con pagamento PagoPA.

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Scuola piacentina tra le più inclusive d’Italia, lo dicono gli stessi istituti del territorio

Questa volta è la scuola a darsi un voto. Italiani.coop ha aggregato una serie di questionari somministrati dal Miur ai vari istituti italiani, che dovevano darsi un voto da 1 a 7 su vari punti, come l’ambiente di apprendimento, i risultati scolastici e lo sviluppo e valorizzazione delle risorse umane. Ne è scaturita una fotografia di cosa la scuola pensa di sè, che vorremmo sottoporvi. Il Friuli e le Marche sono di gran lunga le Regioni più “ottimiste”, con voti per ogni sezione che vanno dal 4,7 al 5,5. Maglia nera per la Sardegna, che addirittura nelle prove standardizzate nazionali si da 3,7. In generale le scuole italiane sono pessimiste su questo dato. L’Emilia Romagna complessivamente sta nel mezzo con un voto medio complessivo di 4,9 che deriva da: Risultati prove standardizzate nazionali (4,4), Curricolo, progettazione e valutazione (4,7), Competenze chiave di cittadinanza (4,8), Sviluppo e valorizzazione delle risorse umane (4,8), Risultati a distanza (4,9), Ambiente di apprendimento (4,9), Continuità e orientamento (5,0), Risultati scolastici (5,0). Orientamento strategico/organizzazione della scuola (5,0), Integrazione con il territorio e rapporti con le famiglie (5,3), Inclusione e differenziazione (5,3).

Un dato quest’ultimo che viene confermato anche nei risulti di provincia: le stesse scuole della provincia di Piacenza sono quelle che a livello nazionale si considerano le più inclusive (5,4). Voto peggiore invece per le prove standardizzate nazionali (4,2). Voti alti anche per integrazione col territorio (5,2) e Organizzazione della scuola (5,2). 

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Ramadan, istruzioni di comportamento con l’Imam alla De Amicis

Siamo circondati da una giungla di informazioni, di input esterni su molti argomenti, tra cui anche la religione. A volte fermarsi ed ascoltare semplicemente è già un’impresa. Oggi alla scuola primaria De Amicis si è tenuto un incontro volto a informare tutti gli interessati sulle disposizioni che regolano il Ramadan, che comincerà la sera di domani per concludersi il 14 giugno. Presente l’Imam Sheykh Yaseen Alyafi, il presidente della Comunità Islamica di Piacenza Yassine Baradai e Roberto Lovattini, maestro e curatore dell’accoglienza per i bambini non italofoni della scuola. “Cerchiamo di aiutare tutti i bambini che arrivano qui – ha spiegato quest’ultimo -, è un processo lungo, abbiamo fatto alcune riunioni per capire come aiutare i bambini a stare meglio in classe. Dobbiamo cercare di aiutarli, senza la conoscenza reciproca non c’è nulla”. Ha aggiunto che vivere il Ramadan in un contesto differente rispetto a quello di origine è sicuramente più complicato, perciò è importante agire con cautela. “Non cerchiamo di convincere nessuno”.  La scuola accoglie circa 200 bambini di religione musulmana, ma le fedi rappresentate sono molteplici.

L’Imam ha voluto sottolineare che  Tra le missioni della comunità islamica c’è l’integrazione. “Uno dei doveri che ha l’Imam è proprio quello di integrare, di aiutare la comunità a vivere civilmente, evitando comportamenti devianti. Aspettiamo Ramadan come una festa, 30 giorni di felicità sacra. Questo non deve indurci a imporre il Ramadan ai bambini, è inutile pensare che devono abituarsi, la stessa religione non lo impone. Sono esenti i bambini fino a che non ha superato la maturità, il viaggiatore di 80 km, il malato, la donna incinta, chi ha l’allattamento e per i successivi due anni, l’anziano che non riesce ad affrontare il digiuno. Tutti coloro che fanno lavori pesanti e hanno già trovato difficile il digiuno stesso. Una delle particolarità è il versetto che recita

Dio non vuole per voi la difficoltà ma la felicità.

http://www.youtube.com/watch?v=26LN_aYS81k&feature=youtu.be

 

http://www.youtube.com/watch?v=ZbHSHo65W84&feature=youtu.be

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