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Box arancioni: l’associazione Altvelox ha presentato una denuncia querela

L'atto (presentato alla questura di Belluno) chiama in causa, tra gli altri, il sindaco di Piacenza Katia Tarasconi, il vicesindaco Matteo Bongiorni, il dirigente della Polizia Locale Mirko Mussi

Nuovo capitolo nella vicenda dei box arancioni installati sulle strade di Piacenza.
Altvelox, l’Associazione Nazionale Tutela Utenti della Strada, ha infatti depositato una denuncia-querela in relazione al progetto comunale “Attenta-mente”, contestando quella che definisce una “trasparenza negata” e ipotizzando reati a carico dell’amministrazione.
L’atto, presentato il 27 agosto alla Questura di Belluno dal presidente pro tempore Gianantonio Sottile Cervini, chiama in causa il sindaco di Piacenza Katia Tarasconi, il vicesindaco Matteo Bongiorni, il dirigente della Polizia Locale Mirko Mussi, il responsabile del progetto “Noi Sicuri” Paolo Goglio e altri eventuali soggetti.
Al centro della contestazione vi sono le scatole arancioni collocate sui pali dell’illuminazione pubblica e presentate come strumenti di prevenzione per la sicurezza stradale. Secondo Altvelox, tali strutture non contengono dispositivi elettronici omologati e non hanno alcuna capacità sanzionatoria, generando nei cittadini “la falsa percezione di un controllo attivo”.
L’associazione denuncia inoltre che, a fronte di un accesso agli atti, il Comune e la Polizia Locale avrebbero omesso di fornire i documenti richiesti: decreti ministeriali di omologazione, contratti di appalto e delibere relative al progetto. Una mancanza che – si legge nella nota – violerebbe i principi di trasparenza amministrativa sanciti dalla legge e ribaditi dall’ANAC.
Altvelox richiama anche diverse pronunce giurisprudenziali, tra cui la sentenza 113/2015 della Corte Costituzionale, che richiede la certificata affidabilità metrologica per ogni dispositivo di rilevazione, e la sentenza 10505/2024 della Cassazione, che attribuisce la competenza all’omologazione al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Presupposti che, secondo l’associazione, nel caso piacentino non sarebbero stati rispettati.
Alla luce di queste circostanze, l’associazione ha chiesto che la Procura accerti le eventuali responsabilità penali, contabili e amministrative dei soggetti coinvolti, trasmettendo il fascicolo anche all’ANAC e alla Corte dei Conti.
«La sicurezza stradale non si tutela con scatole vuote che imitano autovelox – dichiara il presidente Sottile Cervini – ma con dispositivi omologati, trasparenza degli atti e campagne educative fondate su basi scientifiche e giuridiche. Ogni scorciatoia è un tradimento della fiducia dei cittadini».

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