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A Sidolo la messa per ricordare il beato don Beotti a 79 anni dalla sua uccisione

I martiri non sono “eroi”, ma uomini e donne in carne e ossa la cui vita testimonia che il bene è più forte del male, anche se da quest’ultimo sembrano essere sconfitti. Ha ripreso le parole di papa Francesco il vicario generale don Giuseppe Basini alla messa a Sidolo nel Comune di Bardi il 23 luglio celebrata nel ricordo dell’uccisione di don Giuseppe Beotti, del seminarista Italo Subacchi e di don Francesco Delnevo parroco di Porcigatone, insieme a cinque civili in fuga da Borgotaro: Bruno Benci, Francesco Bozzia, Giovanni Brugnoli, Girolamo Brugnoli e Giuseppe Ruggeri.

Il loro assassinio, ad opera dei nazisti durante il grande rastrellamento, avvenne il 20 luglio 1944. Ora la Chiesa attraverso il Papa riconosce il martirio di don Beotti che sarà proclamato beato nella Cattedrale di Piacenza sabato 30 settembre alla presenza del cardinal Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero vaticano delle cause dei santi.

Don Beotti, aiutato dalla sorella Savina, di fronte alla violenza della guerra non si è tirato indietro ma ha risposto facendosi in quattro per aiutare i poveri, per chiunque bussasse alla sua porta e avesse bisogno; era guidato in ogni azione dalla carità di Cristo che incontrava ogni giorno nell’eucaristia – ha spiegato don Basini -; con grande consapevolezza, pochi giorni prima di morire, a chi gli proponeva di fuggire e di nascondersi nel bosco, lui rispose: “Finché c’è un’anima da curare, io sto al mio posto”.

Ancora oggi, di fronte ad ogni forma di male – ha proseguito don Basini – più che chiederci “da dove viene la zizzania”, da dove viene il male nell’illusione di poterlo sradicare dal nostro cuore e da chi appare ai nostri occhi come un nemico, occorre imparare da Dio a porre lo sguardo sulla bellezza del grano, cioè al bene presente in ciascuno di noi, nel mondo, nella Chiesa e sulla necessità di prenderci cura di esso perché possa crescere e portare sempre più frutto.

Dio ci doni per intercessione di don Beotti – ha concluso il Vicario generale – “di essere persone appassionate, disponibili a mettere seriamente in gioco la nostra vita, a farlo con coraggio e fedeltà, per costruire adesso un mondo più giusto e più umano di quello che stiamo vivendo”.

Alla messa a Sidolo hanno concelebrato mons. Lino Ferrari, rettore del Seminario di Bedonia, don Mario Cappelletti, parroco di Pione, don Luigi Pini, parroco di Bardi, don Antonino Scaglia, parroco di Varsi, e il francescano padre Saul Tambini, parroco a Santa Maria degli Angeli di Assisi (la sua famiglia è originaria di Sidolo). Erano presenti il vicesindaco di Bardi Roberto Bertorelli, il sindaco di Vernasca Giuseppe Sidoli e il consigliere Salvatore Scafuto in rappresentanza del Comune di Piacenza; con loro, il vice brigadiere Fabio Calò, comandante interinale della Stazione Carabinieri di Bardi, le delegazioni dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani di Piacenza (con il presidente Mario Spezia e Giuseppe Ardizzi), di Parma (presente con Vincenzo Genco), della Val Taro (con Ermanno Scagliola) e della Valmozzola (con Franco Tortoroli), le delegazioni dell’Anpi dell’Alta val Tidone (con Laura Lusardi) e di Bardi (presente con Marino Lusardi), il Gruppo Alpini di Bardi, Paola Tambini per la sezione Combattenti e Reduci di Bardi, Andrea Losi, presidente del Museo della Resistenza di Sperongia, e Roberto Spagnoli, delegato di Parma dell’Istituto Nazionale per la Guardia d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon.

(Foto Giuseppe Mazzadi)

 

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