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Capitale Europea della Cultura. Per Piacenza sfida durissima contro Torino e Trieste

La nostra città parte dal Festival del Pensare Contemporaneo per costruire la propria candidatura ma deve fare i conti con competitor di grande rilievo che non hanno perso tempo

La Giunta comunale di Piacenza ha approvato nel pomeriggio di oggi, 20 gennaio, un atto di indirizzo politico che avvia ufficialmente il percorso verso la candidatura della città a Capitale Europea della Cultura 2033. A renderlo noto è un comunicato diffuso dall’ufficio stampa di palazzo Mercanti. Un’ottima notizia anche perché, come spiega la nota, non si tratta – per estrema semplificazione – di spedire una cartolina ad un concorso nella speranza di essere estratti bensì di “un processo in grado di generare ricadute strutturali e durature per l’intera comunità. Il Comune intende avviare fin dall’inizio del 2026 un cammino strutturato di analisi, partecipazione e costruzione condivisa, che accompagni la città verso la definizione del concept culturale e del dossier di candidatura. Un percorso che si inserisce in una visione più ampia di sviluppo, coerente anche con il lavoro in corso sul piano di marketing territoriale”.
Il “veicolo” individuato come naturale Comitato promotore della candidatura sarà Rete Cultura Piacenza, “una rete istituzionale già consolidata e attiva, capace di mettere in relazione enti pubblici, soggetti privati e realtà del terzo settore, e che negli anni ha maturato competenze significative nella progettazione e gestione di iniziative culturali complesse. In questo contesto, il successo del Festival del Pensare Contemporaneo”.

L’atto approvato dalla giunta non comporta nell’immediato un esborso economico da parte del Comune perché “spetterà alla sindaca avviare formalmente il percorso, concordando con i soggetti coinvolti un primo apporto di risorse umane e strumentali”.

Tutto bene dunque anche se la strada è decisamente in salita e per usare un paragone ciclistico è come se Piacenza stesse affrontando un tratto in pianura mentre Torino è già passata alla cronoscalata successiva, staccando il resto del gruppo.

Come si arriva alla designazione

La designazione delle European Capitals of Culture avviene seguendo una rotazione tra paesi membri dell’UE in modo da garantire che i benefici di questo titolo siano distribuiti equamente nel continente. Nel 2033 potrebbe esserci proprio una città italiana oppure potrebbe accadere che il titolo sia condiviso fra due nazioni come avvenuto l’anno scorso con Italia e Slovenia con capitali Gorizia e Nova Gorica. Ci sarà una fase di selezione nazionale e poi una europea. Normalmente il relativo bando viene pubblicato sei anni prima e i dossier delle candidate dovrebbero essere consegnati probabilmente entro il 2028. Il Ministero della cultura sceglierà le candidate alla “finale” sotto la supervisione della Commissione europea. Le candidature delle città verranno esaminate da un panel di 12 esperti indipendenti che indicherà la città raccomandata. La designazione ufficiale della Capitale europea della cultura verrà infine adottata dal Consiglio dell’Unione europea, su proposta della Commissione europea.

Le temibili concorrenti: Torino, Trieste, Pesaro-Urbino

E’ ancora troppo presto per avere un elenco delle città che presenteranno la propria candidatura ma oltre a quella di Piacenza sono già state annunciate quelle di tre “pezzi da novanta” come Torino, Trieste e quella congiunta di Pesaro e Urbino.

Pesaro è stata capitale della cultura italiana nel 2024 e dunque vanta un’esperienza consolidata in questa tipologia di eventi.

Torino oltre ad aver ospitato le Olimpiadi invernali è sede annuale del Salone Internazionale del Libro oltre che del Torino Jazz Festival, del Torino Comics, del C2C Festival (elettronica), del Torino Film Festival. E’ una grande città metropolitana, con strutture già adatte a eventi culturali di forte richiamo, vanta un patrimonio museale di tutto rispetto (Museo Egizio e Museo del Cinema), università come Unito e il Politecnico (Polito). Infine può mettere in campo budget importanti.

Trieste vanta una forte tradizione mitteleuropea ed è un naturale ponte culturale fra est ed ovest (Italia, Croazia, Slovenia), elemento solitamente apprezzato a Bruxelles. Ha al suo attivo la Barcolana, regata internazionale con forte impatto culturale e turistico, il Trieste Film Festival (cinema internazionale) e il Mittelfest (festival di teatro e musica di area mitteleuropea). Potrebbe però giocare a suo sfavore la recente scelta della vicinissima Gorizia: difficile che il titolo venga assegnato a due città limitrofe a distanza di pochi anni.

Piacenza “vaso di coccio”?

Già solo fra queste tre candidature Piacenza rischia di essere il “vaso di coccio”. Nonostante la notevole ricchezza architettonica e la tradizione storica della Primogenita, la nostra città ha come evento culturale di maggior spicco il Festival del Pensare Contemporaneo, una manifestazione in crescita, che offre interessanti contenuti di riflessione e dibattito su temi attuali. Si è conquistato un buon richiamo locale e nazionale, coinvolgendo studiosi, artisti cittadini. Il Festival però non ha ancora una risonanza europea significativa né attira, in maniera strutturata, un pubblico internazionale e non è inserito in reti culturali europee consolidate. Questo significa che, nella valutazione della commissione per la Capitale Europea della Cultura, il festival da solo difficilmente può bilanciare la maggiore visibilità di città come Trieste, Torino e anche Pesaro-Urbino, che invece contano su eventi con profilo internazionale e networking transfrontaliero.

Rispetto a Torino o Trieste inoltre mancano università (autoctone) di rilievo internazionale, grandi centri scientifici e anche le infrastrutture per eventi di larga scala sono più limitate.

La candidatura è basata soprattutto su annunci e volontà politica, ma un dossier strutturato con programma culturale innovativo, partenariati europei e strategia di impatto è tutto da costruire e le altre città paiono più “pronte”.

Mai darsi per vinti, ma occorre “pedalare”

Questo non vuole dire darsi già per vinti anche perché, per una volta, l’essere un assoluto outsider potrebbe giocare a favore della nostra città. Il traguardo è realisticamente lontano ma intanto possiamo e dobbiamo mirare ad arrivare ben carrozzati alla partenza.

Fra l’annuncio dato a settembre da Katia Tarasconi ad oggi sono passati quattro mesi senza grossi passi concreti: nel frattempo Torino ha “acceso i motori”, varato un Tavolo strategico, attivato tre think tank, ha scelto un logo e creato un apposito sito Internet (Torino2033).

Seppure il 2028 sembri lontano, se vogliamo provare a competere, occorre decisamente darsi una mossa ed iniziare a pedalare.

Carlandrea Triscornia
Carlandrea Triscornia
Giornalista professionista si è laureato in giurisprudenza presso l’Università di Bologna. Ha inoltre ottenuto il Diploma in Legal Studies presso la Cardiff Law School - Università del Galles (UK). Ha iniziato la sua carriera come collaboratore del quotidiano di Piacenza Libertà. Dopo un corso di giornalismo radiotelevisivo ha svolto uno stage presso l’emittente Telereggio divenendone prima collaboratore e poi redattore. Successivamente ha accettato l’incarico di direttore generale e direttore editoriale di Telecittà emittente regionale ligure, dove ha lavorato per tre anni. E’stato quindi chiamato dalla genovese Videopiù ad assumere il ruolo di responsabile delle sedi regionali di SkyTG24 affidate in outsourcing alla stessa società. Trascorsi cinque anni è rientrato nella nativa Piacenza avviando una attività imprenditoriale che lo vede tuttora impegnato. Ha fondato PiacenzaOnline, quotidiano di Piacenza di cui è direttore responsabile. Ha collaborato con l’Espresso e con Avvenire oltre che con Telemontecarlo - TMC News come corrispondente dall’Emilia ed ha lavorato come redattore presso Dodici-Teleducato Parma. Appassionato di Internet e di nuove tecnologie parla correntemente inglese. Sposato, ha due figli.
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