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Truffa sui finanziamenti pubblici e riciclaggio: sequestrati oltre 350 mila euro a un imprenditore piacentino

L’operazione della Guardia di finanza di Piacenza ha fatto emergere un sistema di fatture false e società estere utilizzato per evadere il fisco e ottenere indebitamente prestiti garantiti dallo Stato

La Guardia di finanza di Piacenza ha eseguito un sequestro preventivo per oltre 350 mila euro nei confronti di un imprenditore, nell’ambito di un’indagine su una presunta maxi frode fiscale legata a indebiti finanziamenti pubblici e al riciclaggio di proventi illeciti.

Il provvedimento, disposto dal giudice per le indagini preliminari e finalizzato alla confisca per equivalente, è il risultato di un’articolata attività investigativa coordinata dall’Autorità giudiziaria piacentina e condotta dai militari del Gruppo di Piacenza. Le indagini hanno portato alla luce un sistema di fatture per operazioni inesistenti, utilizzato non solo per evadere il fisco ma anche per ottenere finanziamenti garantiti dallo Stato attraverso una falsa rappresentazione della situazione economica e patrimoniale di una società.

L’inchiesta è partita dall’analisi dei flussi finanziari di un conto corrente riconducibile a un bar del territorio piacentino, sul quale transitavano movimentazioni di denaro ritenute anomale e non coerenti con l’attività commerciale dichiarata. In particolare, i finanzieri hanno riscontrato una sostanziale corrispondenza tra bonifici in entrata e in uscita, senza un’effettiva giustificazione economica.

Gli approfondimenti successivi hanno permesso di accertare che nello stesso immobile del bar aveva sede amministrativa un’altra società, formalmente operante nel commercio all’ingrosso di saponi e detersivi, con una clientela in parte coincidente. Da qui la decisione di sottoporre entrambe le realtà a controllo fiscale.

Le verifiche hanno confermato i sospetti e fatto emergere l’esistenza di un sodalizio criminale composto da almeno 18 società, alcune delle quali con sede in Svizzera e Slovenia. Le imprese, intestate a prestanome ma riconducibili a un’unica persona, un cittadino italiano con precedenti penali, avrebbero emesso e ricevuto fatture false per un ammontare complessivo di circa 3 milioni e mezzo di euro nei confronti della società piacentina.

Il meccanismo consentiva, da un lato, di creare costi fittizi per abbattere l’imponibile e sottrarsi al pagamento delle imposte e, dall’altro, di gonfiare artificialmente il fatturato per accedere a finanziamenti bancari. In questo modo sarebbero stati ottenuti prestiti per circa 1 milione e 120 mila euro, assistiti da garanzia pubblica per circa 800 mila euro, nell’ambito del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese.

Per rendere credibile l’immagine di un’azienda solida e in crescita, la società avrebbe approvato bilanci falsi, indicando asset in realtà non disponibili perché fittiziamente acquistati tramite le fatture false o del tutto inesistenti.

Seguendo il percorso del denaro, i finanzieri hanno inoltre accertato che una parte dei finanziamenti, pari a circa 350 mila euro, sarebbe stata oggetto di riciclaggio. Le somme, sottratte alle casse della società beneficiaria, venivano trasferite all’estero come presunti pagamenti per operazioni commerciali mai avvenute, a favore di società del gruppo con sede in Svizzera e Slovenia. Qui il denaro veniva monetizzato per poi rientrare in Italia sotto forma di contante.

Al termine delle indagini sono stati segnalati all’Autorità giudiziaria l’amministratore di fatto della società, il rappresentante legale e un socio, accusati di emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, omessa presentazione della dichiarazione fiscale e truffa aggravata ai danni dello Stato. Gli stessi, insieme ad altri cinque prestanome, devono rispondere anche dell’ipotesi di riciclaggio.

Il quadro probatorio ricostruito ha consentito alla magistratura di chiedere la liquidazione giudiziale della società e di disporre misure cautelari reali nei confronti dei principali indagati. Il sequestro preventivo, eseguito su disponibilità liquide e immobili, è finalizzato alla confisca per equivalente per un importo di circa 350 mila euro.

L’operazione conferma l’attenzione della Guardia di finanza nel contrasto ai fenomeni di criminalità economico-finanziaria, in particolare nel settore dei finanziamenti alle piccole e medie imprese, considerato strategico per lo sviluppo del sistema produttivo e per la tutela delle risorse pubbliche.

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