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Legambiente: “Sul Crociglia i costi dell’eolico superano i benefici”

Anche il circolo Legambiente di Piacenza “Emilio Politi” interviene sull’iter autorizzativo del progetto di Parco eolico tra Ferriere e Santo Stefano, un’iniziativa che nelle ultime settimane ha attirato l’attenzione di cittadini e forze politiche. L’associazione ambientalista esprime una valutazione nettamente negativa sull’intervento previsto sul monte Crociglia, ritenendo che i costi ambientali e territoriali siano superiori ai benefici attesi.

Legambiente ribadisce innanzitutto la propria adesione convinta alle politiche di transizione energetica e di uscita dalla dipendenza dalle fonti fossili, attraverso tutte le forme di produzione da fonti rinnovabili. Allo stesso tempo, sottolinea come le proprie posizioni sulle grandi installazioni industriali siano da sempre fondate su un approccio scientifico e non dogmatico, basato sulla valutazione comparata di benefici, costi e alternative possibili.

Il progetto eolico sul Crociglia, secondo il circolo piacentino, non fa eccezione. L’intervento proposto da Ferriere Wind Srl viene giudicato non sostenibile per una pluralità di ragioni, che saranno dettagliatamente esplicitate nelle osservazioni formali. La principale criticità riguarda il fatto che l’operazione appare costruita su un vantaggio prevalentemente privato, a discapito di un territorio fragile che rappresenta un patrimonio naturalistico e identitario per la comunità piacentina. Una posizione che, precisa Legambiente, non è in contraddizione con il sostegno allo sviluppo delle rinnovabili, ma che richiama la necessità che tali interventi rispondano a un reale e dimostrabile interesse pubblico, elemento che in questo caso viene ritenuto assente.

Tra le principali criticità evidenziate figurano dubbi significativi sulla reale ventosità dell’area, non supportata da rilevazioni puntuali ma fondata su modelli matematici teorici caratterizzati da elevati margini di incertezza, peraltro non pienamente illustrati nella documentazione progettuale. A ciò si aggiungerebbero profili di contrasto con normative regionali e nazionali, oltre a un impatto definito straordinario su un territorio delicato e paesaggisticamente tutelato, in particolare per quanto riguarda le modifiche previste alla viabilità esistente.

Secondo Legambiente, strade forestali e sentieri di crinale verrebbero trasformati in piste di cantiere con carreggiate fino a cinque metri di larghezza, mentre nei punti di svolta sarebbero necessari imponenti sbancamenti per consentire il transito dei mezzi speciali destinati al trasporto delle pale e dei materiali per l’installazione delle torri. Interventi che inciderebbero in modo permanente sulla morfologia dei luoghi, snaturando una sentieristica storica di grande valore. Ulteriori criticità riguarderebbero gli sbancamenti e gli scavi per i plinti in cemento, per volumi stimati in centinaia di migliaia di metri cubi, con prevedibili effetti sull’assetto idrogeologico dell’area.

Nel valutare progetti di questo tipo, sottolinea il circolo, è essenziale un confronto rigoroso tra i costi complessivi dell’operazione e i benefici collettivi. Un confronto che, dalle prime analisi, risulterebbe assente nel progetto in esame e comunque difficile da effettuare nell’attuale quadro procedurale, caratterizzato da tempi estremamente ridotti per la presentazione delle osservazioni da parte dei cittadini e da un progressivo indebolimento degli enti chiamati a esprimere i pareri di controllo. Da qui la richiesta di un ripensamento più generale del concetto di “prevalente interesse pubblico” attribuito dalla normativa nazionale a questa tipologia di impianti, attraverso l’adozione di una disciplina più puntuale e di una cartografia chiara delle aree idonee, che la Regione sarà chiamata ad affrontare, coinvolgendo attivamente i territori con percorsi partecipati.

A rafforzare la contrarietà al progetto, secondo Legambiente, è anche la forte reazione emersa dal territorio: dalla raccolta di firme alle prese di posizione delle amministrazioni locali e delle associazioni escursionistiche. Il Crociglia e l’intero crinale della val Nure, percorso simbolicamente dalla storica “marcia longa”, vengono descritti come un luogo dal valore quasi sacrale, un bene comune nel senso più pieno del termine, oltre che un patrimonio naturalistico di grande pregio. La realizzazione dell’impianto eolico rappresenterebbe, in questa prospettiva, uno sfregio difficilmente reversibile, non compensato dai benefici energetici ed economici indicati dal proponente.

Da queste considerazioni deriva una posizione netta di contrarietà al progetto, ribadendo al contempo la convinzione della necessità di accelerare la transizione energetica e lo sviluppo delle fonti rinnovabili, purché orientati a una sostenibilità che sia prima di tutto ambientale e paesaggistica. Secondo Legambiente, passi avanti sono stati compiuti negli ultimi anni, ma resta ancora molta strada da percorrere, soprattutto sul piano delle scelte politiche.

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