HomeEconomiaCommercio piacentino: lieve flessione a fine 2025

Commercio piacentino: lieve flessione a fine 2025

Il settore commerciale di Piacenza ha chiuso il quarto trimestre del 2025 mostrando i primi segnali di un rallentamento. Secondo i dati elaborati dall’Ufficio studi della Camera di commercio dell’Emilia, le vendite hanno registrato una contrazione dello 0,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
L’andamento appare frammentato: se il 34% delle imprese segnala una flessione e il 27% una situazione di stabilità, resta un 39% che ha invece riscontrato un incremento del volume d’affari. Per quanto riguarda le giacenze di magazzino, la grande maggioranza degli operatori (79%) non segnala variazioni di rilievo.
Le previsioni per il trimestre in corso riflettono un clima di forte incertezza. Solo il 5% delle imprese scommette sulla crescita, mentre il 44% teme un calo dei consumi.
Filippo Cella, vicepresidente vicario della Camera di commercio dell’Emilia, ha espresso preoccupazione per questi segnali: “Questo timore è destinato ad aggravarsi a causa del perdurare delle tensioni in Medio Oriente, che pesano direttamente sui costi energetici. È una situazione che colpisce sia le imprese sia le famiglie, riducendo il potere d’acquisto dei consumatori e gonfiando i prezzi dei prodotti”.
Secondo Cella, sono necessari interventi urgenti a sostegno del sistema imprenditoriale per affrontare con maggiore stabilità questa complessa fase congiunturale.
Al termine del 2025, il Registro Imprese contava 4.751 attività commerciali attive nel piacentino, pari al 19,2% del tessuto imprenditoriale locale. Di queste:
58,8% opera nel commercio al dettaglio (2.795 imprese);
41,2% opera all’ingrosso (1.956 imprese).
Sotto il profilo demografico, il comparto mostra una significativa varietà: il 27,2% delle realtà è a guida femminile, il 13,9% è a titolarità straniera e il 7,5% è composto da giovani imprenditori.
Infine, per quanto riguarda la forma giuridica, prevalgono nettamente le imprese individuali (63,6%), seguite dalle società di capitale (23,3%) e dalle società di persone (12,9%).

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