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Hantavirus sulla nave da crociera, Ministero della Salute: «Rischio molto basso per la popolazione europea»

Il Ministero della Salute segue con attenzione, in raccordo con ECDC e Organizzazione mondiale della sanità, l’evoluzione del focolaio di hantavirus sviluppatosi a bordo della nave da crociera MV Hondius, attualmente ormeggiata al largo di Capo Verde. A bordo della nave non risultano presenti passeggeri italiani.

In una nota diffusa oggi 6 maggio, il Ministero sottolinea che l’Ecdc considera «molto basso» il rischio per la popolazione generale in Europa. Il dicastero ha inoltre trasmesso un’informativa alle Regioni e agli Uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera, assicurando il monitoraggio costante della situazione attraverso le attività di sorveglianza epidemiologica internazionale.

Secondo quanto comunicato dall’Organizzazione mondiale della sanità, il focolaio riguarda una nave battente bandiera olandese con 147 persone a bordo tra passeggeri ed equipaggio, appartenenti a 23 nazionalità differenti. Al 4 maggio risultano sette casi complessivi: due confermati in laboratorio e cinque sospetti. Tre persone sono decedute, mentre un paziente si trova ricoverato in terapia intensiva. Altri casi presentano sintomi più lievi.

L’insorgenza della malattia è stata registrata tra il 6 e il 28 aprile. I pazienti hanno manifestato febbre, cefalea, disturbi gastrointestinali e una rapida evoluzione verso polmonite, insufficienza respiratoria acuta e shock. Le autorità sanitarie stanno ancora cercando di stabilire con precisione la fonte del contagio e verificare se vi siano stati eventuali casi di trasmissione interumana.

Gli hantavirus sono virus trasmessi principalmente dai roditori selvatici. L’uomo può infettarsi soprattutto inalando particelle contaminate provenienti da urine, saliva o feci di roditori infetti, in particolare in ambienti chiusi o poco ventilati. Il contagio può avvenire anche toccando superfici contaminate e successivamente portando le mani a bocca, naso o occhi. Più raramente sono stati documentati casi di trasmissione tra persone, soprattutto in Sud America con il cosiddetto virus Andes.

La malattia può provocare forme molto severe. Nelle Americhe l’infezione è associata alla sindrome polmonare da hantavirus, caratterizzata inizialmente da sintomi simili a quelli influenzali — febbre, dolori muscolari, nausea e stanchezza — che possono però peggiorare rapidamente fino a causare grave insufficienza respiratoria. In Europa e Asia alcune varianti del virus possono invece colpire soprattutto i reni, provocando febbre emorragica con sindrome renale.

Al momento non esistono vaccini né terapie antivirali specifiche contro l’hantavirus. Le cure si basano principalmente sul supporto respiratorio e sul trattamento intensivo precoce dei casi più gravi. Secondo l’OMS, un ricovero tempestivo in terapia intensiva può migliorare significativamente le probabilità di sopravvivenza.

L’ECDC ribadisce che il rischio per l’Europa resta molto basso perché gli hantavirus non si diffondono facilmente tra esseri umani e perché sulla nave sono già state attivate misure di prevenzione e controllo, tra cui isolamento dei casi sospetti, monitoraggio sanitario, distanziamento e approfondimenti epidemiologici e di laboratorio.

La nave era partita il 1° aprile da Ushuaia, seguendo un itinerario attraverso l’Atlantico meridionale con tappe anche in Antartide, Georgia del Sud, Tristan da Cunha e Sant’Elena. Due dei casi confermati avevano soggiornato in Sud America prima dell’imbarco.

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