HomeCronacaGhiaccio alimentare, controlli dei Nas: sequestrato uno stabilimento a Parma

Ghiaccio alimentare, controlli dei Nas: sequestrato uno stabilimento a Parma

L'attività, del valore di circa 300mila euro, sequestrata, era priva della prevista registrazione e della Scia commerciale. Contestate carenze nell'autocontrollo e l'assenza di verifiche sul prodotto finito

Un cubetto nel bicchiere, soprattutto d’estate, è un gesto quasi scontato. Al bar, al ristorante o durante un aperitivo difficilmente ci si domanda da dove arrivi quel ghiaccio e quali controlli abbia superato. Eppure anche il ghiaccio è un alimento e, come tale, deve rispettare precise condizioni igienico-sanitarie.

Lo ricorda indirettamente un controllo effettuato dai carabinieri del Nas di Parma, che hanno sequestrato amministrativamente un intero stabilimento di produzione di ghiaccio destinato al consumo alimentare situato a Parma. Il valore dell’attività sottoposta a sequestro è stato stimato in circa 300mila euro. Il nome dell’azienda non è stato reso noto.

Durante l’ispezione i militari hanno accertato, secondo quanto riferito dal Nas, l’omessa notifica necessaria per la registrazione dell’attività e l’assenza della prevista Scia commerciale. Ma sono soprattutto gli aspetti legati alla sicurezza del prodotto a richiamare l’attenzione.

Sarebbero infatti emerse carenze nella gestione delle procedure di autocontrollo aziendale e non sarebbe stata fornita evidenza delle verifiche analitiche sul prodotto finito previste nell’ambito della valutazione del cosiddetto «rischio acqua».

Un aspetto tutt’altro che secondario. Il ghiaccio che viene aggiunto a una bibita, a un cocktail o a qualsiasi altra bevanda viene ingerito esattamente come ciò che è contenuto nel bicchiere. Produzione, manipolazione e conservazione devono quindi avvenire in condizioni che ne garantiscano la salubrità. In assenza di adeguati controlli analitici diventa più difficile verificare la conformità microbiologica e igienico-sanitaria e individuare eventuali contaminazioni.

Questo, è bene precisarlo, non significa che nel ghiaccio prodotto nello stabilimento sequestrato siano state accertate contaminazioni ma mancavano riscontri analitici sul prodotto finito.

Al controllo ha partecipato anche l’Ausl, che per le criticità sanitarie rilevate ha adottato specifiche prescrizioni finalizzate al ripristino delle condizioni previste dalla normativa.

Un’ulteriore contestazione riguarda gli imballaggi utilizzati per confezionare il ghiaccio. Non sarebbe stata esibita la certificazione di conformità MOCA, relativa ai materiali e agli oggetti destinati a entrare in contatto con gli alimenti. Si tratta della documentazione che deve attestarne l’idoneità ed evitare, tra l’altro, il rischio di migrazione di sostanze dal confezionamento al prodotto. Per questa irregolarità è stata notificata una diffida agroalimentare.

Al legale responsabile sono state inoltre contestate sanzioni amministrative per un importo di 3 mila euro.

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