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YouPol, 1.153 segnalazioni in un anno. Il questore: «I cittadini sono i nostri occhi sul territorio»

Oltre la metà, 576, riguarda lo spaccio in strada. Dalle segnalazioni tramite App sono nate svariate indagini della squadra mobile che hanno portao a 13 arresti e 12 denunce

Sono 1.153 le segnalazioni arrivate nell’ultimo anno alla polizia di Piacenza attraverso l’App YouPol. Più della metà, 576, riguarda episodi di spaccio in strada. Numeri che il questore Gianpaolo Bonafini ha presentato questa mattina, all’indomani della vasta operazione antidroga della squadra mobile che ha portato complessivamente a 21 arresti e 36 indagati e che proprio dalle indicazioni dei cittadini attraverso l’applicazione aveva mosso i primi passi. L’inchiesta, avviata nel 2025, ha consentito agli investigatori di risalire a un’utenza collegata a un call center in Tunisia utilizzata per organizzare le consegne di cocaina.

«I cittadini sono i nostri occhi sul territorio», ha sottolineato Bonafini, parlando di una forma di cittadinanza attiva che consente alla polizia di conoscere fenomeni che altrimenti potrebbero rimanere sommersi. «Sono persone che vogliono migliori condizioni di vita e non vogliono lo spaccio sotto casa. Piacenza sta dando segnali molto positivi: non è una cittadinanza che si gira dall’altra parte».

YouPol era nata principalmente come strumento per segnalare episodi di spaccio, bullismo e cyberbullismo, ma il suo utilizzo è stato successivamente esteso ad altre tipologie di reato. Può essere utilizzata anche senza registrarsi, garantendo quindi l’anonimato, e permette di dialogare attraverso una chat con la sala operativa. Alle segnalazioni possono essere allegati fotografie e video, elementi che consentono agli operatori di avere fin da subito un quadro più preciso della situazione e valutare come intervenire.

Delle 1.153 segnalazioni ricevute nell’ultimo anno, 576 hanno riguardato lo spaccio su strada, confermandolo come uno dei fenomeni maggiormente avvertiti dai cittadini. Una ventina sono state invece le segnalazioni per bullismo o cyberbullismo, mentre una trentina quelle relative alla violenza domestica. In circa 500 casi sono stati indicati episodi di altra natura, dai furti alle truffe e alle rapine.

Tra le situazioni segnalate anche liti tra giovanissimi nei pressi degli edifici scolastici, fra cui alcuni episodi avvenuti in via Negri con protagoniste ragazze che si sono azzuffate per futili motivi. Sul fronte dello spaccio, le indicazioni hanno riguardato diverse zone della città, tra cui l’area dello stadio, via Crotti, piazza Libertà, via Emilia Pavese e vicolo Barrozzieri.

Ogni informazione, ha precisato il questore, deve naturalmente essere verificata: non tutte le segnalazioni ricevute risultano fondate. Ma anche indicazioni apparentemente circoscritte possono diventare il punto di partenza di un’attività investigativa più ampia. È quanto accaduto in diversi casi seguiti dalla squadra mobile, nei quali piccole segnalazioni dei cittadini hanno aperto la strada ad approfondimenti successivi.

Il bilancio di queste attività è di 13 arresti e 12 denunce. Tra gli arrestati figurano otto cittadini tunisini, quattro egiziani e un albanese; tra i denunciati dieci cittadini egiziani e due tunisini.

L’app non sostituisce però i numeri di emergenza. La distinzione, ribadita durante la conferenza stampa, è fondamentale: quando vi è un pericolo immediato per l’incolumità di una persona o una situazione che richiede un intervento urgente come in casi di violenza di genere, occorre rivolgersi al numero unico 112. YouPol è invece particolarmente utile per raccogliere informazioni, studiare i fenomeni criminali e avviare approfondimenti investigativi che possono svilupparsi con tempi diversi.

Le informazioni inviate attraverso l’app possono aiutare la polizia a conoscere meglio la situazione e gli interlocutori, ma davanti a un rischio immediato per la vita o l’incolumità personale resta necessario richiedere direttamente l’intervento delle forze dell’ordine.

Da qui l’invito a rendere le segnalazioni il più possibile circostanziate, indicando luoghi, persone, circostanze e, quando disponibili, allegando fotografie o filmati. Tutto il materiale viene vagliato dagli operatori e può permettere alla polizia di intervenire anche in luoghi nei quali una pattuglia, nel normale controllo del territorio, potrebbe non trovarsi a passare.

L’esempio più significativo resta proprio l’indagine conclusa ieri. Un’attività durata circa un anno e mezzo, nel corso della quale le informazioni fornite dai cittadini si sono sommate agli elementi raccolti dagli investigatori fino a ricostruire una rete dello spaccio con collegamenti internazionali. «La sicurezza non può essere demandata soltanto alle forze dell’ordine», ha sottolineato Bonafini. «Noi continueremo su questa strada: esserci sempre, al servizio dei cittadini».

https://youtu.be/khCrv_aDcH8?is=fiUJV5bCMJ68r-52

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