Guerra alle finte biciclette elettriche: quest’oggi a Piacenza sono scattati controlli a tappeto contro le due ruote a batteria. In linea teorica dovrebbero essere mezzi a pedalata assistita, ossia muoversi quando il ciclista pedala e fornire un aiuto, diminuendo lo sforzo del conducente fino a una velocità massima di 25 chilometri orari. La legge consente al motore di spingere autonomamente il mezzo, senza pedalare, solo fino a 6 km/h. Quando invece la bicicletta procede senza pedalata a velocità superiori, oppure supera il limite dei 25 km/h con l’assistenza del motore, l’irregolarità diventa evidente: non è più una normale bici elettrica e può essere equiparata a un ciclomotore, pur essendo priva di omologazione, targa e assicurazione.
L’operazione di verifica è stata fortemente voluta dall’ingegner Angela Cassano, responsabile della Motorizzazione Civile di Piacenza che di concerto con il Ministero ha fatto arrivare da Bari i colleghi della locale Motorizzazione. Sono gli unici in Italia dotati di un banco prova tarato e omologato per testare proprio la regolarità di questi mezzi. Quello piacentino è un progetto pilota che ha visto il coinvolgimento attivo della polizia stradale e della polizia locale di Piacenza. Questa mattina il macchinario è stato posizionato alla fine del Pubblico Passeggio, mentre nel primo pomeriggio uomini, auto di servizio ed attrezzature sono state spostate in piazza Cavalli. Gli agenti delle due forze di polizia hanno fermato persone che transitavano davanti a loro ma hanno anche pattugliato le vie della città con l’ausilio di agenti motociclisti. Le bici sospette sono state fermate e condotte al banco di prova. In totale sono state verificate venti biciclette di cui quattordici sono risultate irregolari e sei non in regola. In verità, come ci è stato spiegato, alcuni di questi mezzi che risultano “a posto” hanno un sistema che permette al guidatore di disabilitare momentaneamente lo sblocco di velocità. Il personale della Motorizzazione non ha sempre la possibilità di individuare queste manomissioni e le bici in alcuni casi riescono a passare il test.
Anche considerando regolari tutte e sei le biciclette che hanno superato il test, il dato resta significativo: il 70% dei mezzi controllati era fuori legge. Sono quindi state sequestrate con affido al detentore al fine di confisca, una procedura che fa emergere uno dei limiti pratici del sistema: il mezzo sequestrato viene infatti riaffidato al detentore che non lo può più utilizzare in attesa della decisione della prefettura può disporre o meno la confisca definitiva e la distruzione. Non essendo le biciclette targate l’unico modo per verificare se si tratta di un mezzo già sequestrato è risalire al numero di telaio, non sempre facile da individuare e non sempre presente. Così può accadere che una bici sequestrata oggi torni domani a circolare nelle mani di un’altra persona. Una confisca immediata richiederebbe però una norma specifica e aprirebbe un altro problema: quale amministrazione dovrebbe farsi carico del deposito temporaneo del mezzo, in attesa della decisione prefettizia?
Fra le persone fermate questa mattina anche una coppia, marito e moglie, piacentinissimi, lei con una regolare bicicletta a pedalata assistita, lui, evidentemente più pigro, con una bici sbloccata. Alla fine ha rimediato un multone e una strigliata da parte della moglie. Quasi tutte le altre persone fermate erano di origine straniera, fra cui un minorenne sudamericano, il cui padre – arrivato sul posto – si è detto disperato per le sanzioni rimediate dal figlio, che complessivamente si aggirerebbero intorno ai 4 mila euro: con quattro figli ed essendo l’unico a lavorare in famiglia dovrà affrontare un esborso decisamente elevato che sarà costretto a rateizzare. Papà che ha posto agli agenti una legittima domanda «Com’è possibile che queste biciclette vengano vendute pur essendo irregolari?».
Nel suo caso la bicicletta era stata acquistata usata da un rivenditore per 600 euro, contro un prezzo da nuova di circa 900. Non è escluso che possa svilupparsi un’ulteriore attività di accertamento per individuare l’esistenza di giri irregolari di vendita o di noleggio di queste biciclette molto utilizzate sia dai lavoratori delle consegne a domicilio sia dagli operatori della logistica per raggiungere i poli situati in periferia o fuori città.
Intanto molti abitanti e negozianti del centro plaudono l’iniziativa dopo aver ripetutamente segnalato la pericolosità di questi mezzi che sfrecciano in varie vie del centro, compresa via XX Settembre, talvolta pilotati da ragazzini che gareggiano fra loro.


