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Mense, il centrodestra attacca Tarasconi: «Prima non poteva intervenire, poi ha fatto cambiare il menù»

L'opposizione contesta la gestione del caso della carne di maiale: «Versioni contraddittorie». Critiche anche da “Genitori per un menù sano”: «Perché modificare una scelta tecnica dopo tre giorni di polemiche?»

La carne di maiale tornerà nel menù delle mense scolastiche, ma la decisione annunciata dal sindaco Katia Tarasconi non chiude la polemica. Anzi, apre un nuovo fronte. I capigruppo di Fratelli d’Italia, Lega e Barbieri Sindaco-Trespidi con Liberi contestano quella che definiscono una contraddizione dell’Amministrazione: prima il sindaco aveva spiegato che la definizione dei menù compete all’Ausl, poi ha annunciato di aver chiesto alla stessa Azienda sanitaria di reintrodurre la carne suina, ottenendo una risposta positiva.

A intervenire con una nota congiunta sono Sara Soresi, Luca Zandonella e Patrizia Barbieri.

«Delle due, dunque, l’una – sostengono –: o il Comune aveva la possibilità di intervenire e allora quanto dichiarato inizialmente dal sindaco non era corretto, oppure non aveva alcun potere in materia e diventa difficile comprendere come una richiesta del sindaco possa determinare, di fatto, il ripristino della carne di maiale».

Il riferimento è alle dichiarazioni con cui Tarasconi, dopo le polemiche dei giorni scorsi, ha annunciato di aver chiesto all’Ausl se fosse possibile reintrodurre la carne di maiale. «L’Ausl ha detto che è assolutamente possibile. E così sarà», ha affermato il sindaco, respingendo nuovamente l’ipotesi che dietro l’assenza della carne suina ci fossero motivazioni religiose.

Nel frattempo la stessa Ausl ha precisato che quello trasmesso ai Comuni è una proposta tecnica, elaborata sulla base di criteri nutrizionali e di sicurezza ma anche dell’esperienza delle mense, e che il documento non è immutabile. L’Azienda sanitaria si è detta disponibile a valutare osservazioni e modifiche, indicando anche la possibilità di introdurre una diversa preparazione della carne suina, come le scaloppine di maiale.

Per i tre capigruppo, tuttavia, la vicenda sarebbe indicativa di un problema più generale di «credibilità e trasparenza dell’azione amministrativa».

Barbieri, Soresi e Zandonella collegano infatti il caso delle mense a quello della piscina Raffalda, discusso lunedì in Consiglio comunale. Ricordano che nell’aprile 2025 l’assessore allo Sport Mario Dadati aveva prospettato per l’impianto «un’altra destinazione d’uso» dopo la realizzazione dei nuovi spazi acqua del Polisportivo. Durante l’ultima seduta, secondo i tre esponenti dell’opposizione, sarebbero invece emerse indicazioni non coincidenti: l’assessore Adriana Fantini avrebbe escluso la dismissione della Raffalda, mentre Dadati avrebbe rinviato ogni decisione sulla futura destinazione dell’impianto a dopo la riqualificazione.

«Su temi che riguardano direttamente i cittadini – dalla refezione scolastica agli impianti sportivi – non è accettabile che un giorno si sostenga una posizione e il giorno successivo se ne assuma un’altra», affermano i tre capigruppo, chiedendo all’Amministrazione «risposte chiare».

Critiche anche da “Genitori per un menù sano”

Sul versante opposto della polemica arriva intanto una presa di posizione firmata da Patrizia Rancati a nome di “Genitori per un menù sano”, gruppo informale già intervenuto più volte negli ultimi anni sul tema della refezione scolastica. Nato almeno nel 2023, promosse allora una petizione che raccolse oltre 500 adesioni; non è invece nota l’attuale consistenza del gruppo.

La critica, questa volta, è rivolta sia alla polemica politica sulla carne di maiale sia alla disponibilità manifestata da Comune e Ausl a modificare nuovamente il menù.

«Siamo amareggiati, delusi e increduli – si legge nella nota –. Dopo appena tre giorni di polemiche politiche, si prospetta già un passo indietro sul nuovo menù delle mense scolastiche di Piacenza».

Il gruppo pone soprattutto una domanda: se la proposta era fondata su valutazioni tecniche e nutrizionali, che cosa sarebbe cambiato nel giro di pochi giorni?

«Prima si afferma che il menù nasce da valutazioni tecniche e nutrizionali e che le decisioni spettano ai professionisti dell’alimentazione; poi, quando esplode la polemica, la sindaca chiede di reintrodurre la carne suina e arriva la disponibilità dell’Ausl. Che cosa è cambiato in tre giorni? Le esigenze dei bambini o il peso delle pressioni politiche?».

“Genitori per un menù sano” richiama anche quanto avvenuto nel 2023, quando, secondo la ricostruzione contenuta nella nota, dopo le contestazioni dell’opposizione il menù venne modificato riducendo la presenza dei legumi. Anche allora il gruppo sostiene di essere intervenuto criticando la decisione e chiedendo maggiore attenzione all’educazione alimentare.

Netta anche la critica alla trasformazione dell’assenza di alcune preparazioni a base di maiale in uno scontro di carattere identitario e religioso. Ma il gruppo contesta allo stesso tempo la scelta di riaprire immediatamente il menù alle modifiche: «Smentire le accuse e contemporaneamente aprire a un passo indietro significa indebolire proprio quelle ragioni».

La conclusione prende le distanze da entrambi gli schieramenti: «Siamo stanchi di una politica che, di qualsiasi schieramento sia, a destra come a sinistra, strumentalizza i bambini per racimolare voti o evitare di perderne».

La richiesta rivolta a Comune e Ausl è quindi di spiegare «perché una proposta presentata come tecnicamente fondata possa essere rimessa in discussione dopo appena tre giorni di polemiche», riportando al centro del confronto, sostengono i firmatari, la salute dei bambini e l’educazione alimentare.

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