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Un ristorante e una gastronomia per contribuire a tenere vivo il paese: la doppia scelta di Nazareno e Gabriella

La gastronomia aperta dai coniugi Cartechini è la loro risposta a un comune che rischia di perdere attività, servizi e occasioni d’incontro. «Ogni volta che qualcuno va a fare la spesa a Fiorenzuola è come se portasse via dalla propria casa un mattone»

Nuova puntata della rubrica l’Azienda del mese nata dalla collaborazione editoriale fra QuotidianoPiacenzaOnline e Confcommercio Piacenza. Come sempre il nostro giornale cerca di farvi conoscere più da vicino realtà storiche o di particolare interesse fra quelle iscritte all’associazione di strada Bobbiese

Settant’anni è un’età in cui ci si dovrebbe godere la meritata pensione, soprattutto se si è cominciato a lavorare da giovanissimi.

Invece i tempi ed i mutamenti del mercato hanno scompigliato le carte sul tavolo e così Nazareno Cartechini, 73 anni e sua moglie Gabriella Casali, 70 anni, non solo continuano a portare avanti la Trattoria Antica Corte, aperta a Cortemaggiore nel 1989, ma hanno anche deciso di “raddoppiare” aprendo sotto i portici del bel paese della Bassa Piacentina un nuovo negozio.

L’idea di affiancare il negozio al ristorante era nata circa quindici anni fa, anche per far fronte al calo di cresime e comunioni. Durante il Covid la bottega adiacente alla Trattoria Antica Corte si è rivelata fondamentale.

La nuova sede invece era stata acquistata con l’idea di trasferirvi un giorno il ristorante, rimasto poi nella sua collocazione storica. La trattoria si trova a pochi passi di distanza dalla piazza principale, con quelle sue sale caratterizzate da riproduzioni di opere d’arte presenti in paese (a partire dagli affreschi del Pordenone nella chiesa dell’Annunciata) passando per le stanze dedicate a Verdi, Toscanini e ai Pallavicino, a lungo signori del borgo. La cucina condotta dal titolare, affiancato dal 2011 dalla moglie, offre piatti della tradizione piacentina ma anche ottimo pesce.

Quando la macelleria che era in affitto nei locali sotto ai portici ha chiuso, Nazareno e Gabriella si sono chiesti se lasciare vuoto l’immobile o provare a dargli nuova vita. Hanno scelto la seconda strada. «Potevamo mettere il cartello “affittasi” e aspettare, oppure reagire. Abbiamo reagito», raccontano.

Nazareno, come se non gli bastasse l’impegno fra i fornelli, ha svolto in prima persona svariati lavori di ristrutturazione della bottega e ha anche provveduto ad arredarla con la maestria di un interior designer, recuperando mobili ed oggetti vintage che danno un autentico tocco bohemien, quasi fosse un locale parigino.

Due anni fa l’apertura della nuova gastronomia: lungo il corridoio d’ingresso si incontrano alcuni tavolini con tovaglie a scacchi biancorossi, dove volendo si possono consumare, a pranzo, gli alimenti precedentemente acquistati. Non manca una antica cantina con la volta a botte, in cui stagionano i profumati salumi delle nostre terre e un grazioso patio ricco di verde.

L’idea originaria di Nazareno e Gabriella era stata quella di creare una sorta di estensione del ristorante, offrendo un servizio al paese ed ottimizzando gli acquisti. Così se si acquista il pesce fresco per servirlo ai clienti della trattoria, il pescato viene proposto anche in bottega. In un paese dove purtroppo i negozi continuano a chiudere il ruolo della gastronomia diventa un servizio di grande utilità. La macelleria ha chiuso ed ecco che i coniugi propongono la carne ma anche la verdura. Nazareno strizza inoltre l’occhio ai single con poco tempo per cucinare e si è inventato piatti monoporzione sottovuoto, pronti per essere consumati, dal ganassino alla paella. Si mette la confezione a bagno maria per qualche minuto e la cena di qualità è pronta. Marito e moglie non si dimenticano nemmeno di chi ha particolari esigenze alimentari o intolleranze, con prodotti ad esempio per celiaci.

La funzione del locale, racconta Nazareno, non si esaurisce nella vendita: ci sono persone sole che passano, mangiano qualcosa e scambiano due parole. Anche così la trattoria e la bottega contribuiscono a mantenere vivi i rapporti quotidiani in paese.

I due si erano conosciuti al Motel Agip di Assago, dove Gabriella era impiegata come cassiera e poi nell’ufficio del personale, Nazareno come cuoco. Lui, originario di Montecassiano, aveva studiato alla scuola alberghiera e frequentato corsi a Rimini e Bordighera; lei viene da Morfasso. Dopo tre anni alla guida di una trattoria a Rusteghini, hanno lavorato nelle mense Enel e infine aperto una pizzeria a Cortemaggiore. «Una volta un giovane, con una stagione di lavoro in albergo, riusciva a mettere da parte abbastanza soldi  per comprarsi una 500. Oggi forse non gli basta nemmeno per un ciclomotore», osserva Nazareno che cita un episodio legato alla propria esperienza: nel 1971, a 18 anni, lavorò per quattro mesi in una stagione a Gabicce Mare e tornò a casa con i soldi in tasca. A 25 anni lui e Gabriella avevano già messo da parte quanto serviva per costruire una casa. Oggi, osserva, molti alberghi non offrono nemmeno più l’alloggio al personale, rendendo ancora più difficile avvicinare i giovani al settore. «Immaginate un cuoco o un cameriere a Milano. Come fanno a vivere, a pagarsi un alloggio con i prezzi che ci sono e gli stipendi che ricevono? ». Cartechini va oltre e difende i giovani. «Sento dire che non hanno voglia di lavorare, ma lo si diceva anche ai miei tempi. Lo diceva mio padre dei miei fratelli che, lo garantisco “si spaccavano la schiena” ».

Dopo aver aperto una pizzeria a Cortemaggiore, la coppia aveva pensato di lasciare il paese. A convincerli a restare fu l’allora sindaco Vanna Monici, che li incoraggiò ad aprire un ristorante. Li aiutò anche a trovare il locale. L’attività venne chiamata inizialmente “La Botte” e in seguito diventò “Antica Corte Ospitale”, un nome scelto anche per il legame con la storia del paese e dell’edificio, che in passato aveva ospitato una pensione.

Due anni fa la decisione di rimettersi in gioco ancora una volta e di investire nella gastronomia. Una scelta imprenditoriale, ma anche una presa di posizione: provare a contrastare la progressiva scomparsa dei negozi di vicinato e offrire ai residenti prodotti e servizi che, altrimenti, li costringerebbero a spostarsi.

«Ogni volta che qualcuno va a fare spesa a Fiorenzuola in un supermercato – dice convinto Nazareno –  è come se portasse via dalla propria casa un mattone, Alla fine il paese non avrà più nessuna attività, nessun negozio, sarà un impoverimento per tutti e quella stessa casa, a cui si sono sottratti inconsapevolmente tanti mattoni, varrà molto meno.

È anche sul cambiamento del settore che Cartechini concentra le sue critiche. A suo giudizio, la liberalizzazione delle licenze voluta da Bersani ha stravolto il mercato e cancellato il valore dell’avviamento, che per un commerciante rappresentava anche una forma di liquidazione. Oggi, sostiene, si può aprire un ristorante senza avere alle spalle un percorso di studi e di esperienza paragonabile a quello richiesto un tempo. Un corso di formazione di 100 ore per acquisire il requisito professionale, osserva, non può equivalere ad anni di studio e pratica.

Nazareno contesta anche il peso degli adempimenti: dai corsi di aggiornamento biennali, alle norme HACCP: non è la quantità di moduli compilati, osserva, a garantire da sola la qualità: per lui conta soprattutto l’etica professionale del ristoratore, la cura con cui sceglie i prodotti e lavora per i clienti. Da qui il suo appello: gli operatori del settore dovrebbero superare “egoismi”, unirsi e far sentire anche attraverso le associazioni di categoria una voce forte, determinata e comune, per affrontare le storture del sistema e chiedere regole più sensate. Una battaglia che, per Nazareno, riguarda anche il futuro dei paesi e dei loro negozi perché un paese senza botteghe diventa un paese meno sicuro, con il paradosso che poi lo stato deve investire di più per garantire la sicurezza perduta. Il ristoratore conclude con una constatazione tanto lapidaria, quanto disarmante: «Se il paese muore, muore anche il nostro investimento».

Carlandrea Triscornia
Carlandrea Triscornia
Giornalista professionista si è laureato in giurisprudenza presso l’Università di Bologna. Ha inoltre ottenuto il Diploma in Legal Studies presso la Cardiff Law School - Università del Galles (UK). Ha iniziato la sua carriera come collaboratore del quotidiano di Piacenza Libertà. Dopo un corso di giornalismo radiotelevisivo ha svolto uno stage presso l’emittente Telereggio divenendone prima collaboratore e poi redattore. Successivamente ha accettato l’incarico di direttore generale e direttore editoriale di Telecittà emittente regionale ligure, dove ha lavorato per tre anni. E’stato quindi chiamato dalla genovese Videopiù ad assumere il ruolo di responsabile delle sedi regionali di SkyTG24 affidate in outsourcing alla stessa società. Trascorsi cinque anni è rientrato nella nativa Piacenza avviando una attività imprenditoriale che lo vede tuttora impegnato. Ha fondato PiacenzaOnline, quotidiano di Piacenza di cui è direttore responsabile. Ha collaborato con l’Espresso e con Avvenire oltre che con Telemontecarlo - TMC News come corrispondente dall’Emilia ed ha lavorato come redattore presso Dodici-Teleducato Parma. Appassionato di Internet e di nuove tecnologie parla correntemente inglese. Sposato, ha due figli.
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