Italia Nostra e la Guardia Archeologica Nazionale chiedono di fermare, almeno temporaneamente, la demolizione della cosiddetta “Casa del guardiano del ponte”, l’edificio al civico 270 di via Emilia Pavese, in località Case di Rocco. L’appello arriva dopo la comunicazione del Comune di Piacenza che ha annunciato il via libera del Ministero della Cultura all’abbattimento, previsto nei prossimi giorni in esecuzione dell’ordinanza comunale del 28 settembre.
La Commissione regionale per il Patrimonio culturale dell’Emilia-Romagna ha concluso che l’immobile non possiede i requisiti di interesse culturale necessari per imporne la conservazione. Nella valutazione, l’edificio è descritto come una porzione isolata di un complesso rurale più ampio, priva di elementi decorativi o di particolare pregio architettonico e compromessa dalle demolizioni delle pertinenze e dal crollo della copertura. La Commissione ha inoltre richiamato le condizioni di degrado e di pericolo per la sicurezza pubblica. Il Comune aveva chiesto il parere della Soprintendenza dopo aver disposto l’abbattimento per le condizioni di fatiscenza accertate dai vigili del fuoco.
Italia Nostra, in una lettera inviata alla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Parma e Piacenza e, per conoscenza, alla Commissione regionale, chiede che la documentazione già trasmessa venga sottoposta integralmente agli organi competenti. Tra i materiali citati dall’associazione ci sono una perizia del Tribunale di Piacenza del 23 maggio 2025, che descriverebbe le caratteristiche costruttive ancora presenti, e un articolo del 2002 con le valutazioni sull’edificio degli architetti Ugo Galluppi e Marcello Spigaroli e del dottor Carlo Emanuele Manfredi.
La perizia, riferisce Italia Nostra, richiamerebbe anche un precedente procedimento comunale nel quale sarebbe stata respinta una proposta di demolizione e ricostruzione proprio in considerazione della natura storica del fabbricato. L’associazione ha presentato un’istanza di accesso agli atti per acquisire quel provvedimento e il parere della Commissione per la qualità architettonica e il paesaggio. Alla luce dell’imminenza e dell’irreversibilità dell’intervento, chiede di valutare un riesame o ulteriori verifiche e, se tecnicamente possibile, misure provvisorie per proteggere l’area e contenere i rischi senza mettere in pericolo le persone.
Anche la Guardia Archeologica Nazionale sollecita una sospensione. L’associazione chiede al Comune di valutare l’interruzione dell’esecuzione dell’ordinanza e al Ministero della Cultura di riesaminare la verifica dell’interesse culturale, acquisendo la documentazione storica, i precedenti atti comunali e le perizie tecniche. Secondo la Guardia Archeologica, il valore di un edificio non si misura soltanto dalla presenza di decorazioni o caratteri monumentali: la costruzione sarebbe riconducibile al Seicento e il toponimo «Casa di Rocco» comparirebbe in una testimonianza del 1248. Sono elementi che, a suo giudizio, meritano ulteriori approfondimenti.
La Guardia Archeologica, attraverso il fondatore Paolo Caratossidis, afferma di non voler sottovalutare le esigenze di sicurezza, ma chiede che siano valutate eventuali soluzioni di messa in sicurezza conservativa prima di procedere con l’abbattimento. Al momento, nelle comunicazioni diffuse dalle associazioni, non si fa riferimento a una sospensione già disposta: la demolizione resta annunciata per i prossimi giorni.


