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Maltrattato, denutrito ed infine ucciso. Arrestati a Castel San Giovanni il figlio e la moglie di Luigi Alberti

L’85enne era stato trovato senza vita lo scorso 25 ottobre nella propria abitazione. Idue sono accusati di sequestro di persona e ai maltrattamenti, mentre l'omicidio sarebbe stato commesso solo dal figlio

Può l’insofferenza nei confronti di un genitore anziano, fragile e malato sedimentarsi così tanto nella testa del figlio da trasformarsi in un dirompente odio e condurlo ad un omicidio? Quanto avvenuto a Castel San Giovanni lo scorso 24 ottobre 2025 sembrerebbe fornirci una risposta positiva, sempre che l’impianto accusatorio degli inquirenti trovi una successiva conferma processuale.

Al centro della vicenda  c’è la morte di Luigi Alberti, l’85enne rinvenuto senza vita nelle prime ore del 25 ottobre 2025, nell’abitazione di famiglia. Le prove raccolte in quasi cinque mesi di indagini, restituiscono il quadro di una morte provocata ed hanno portato all’arresto, stamani all’alba, del figlio 51enne e della moglie 81enne.

Il Gip del Tribunale di Piacenza, Matilde Borgia, su richiesta della Procura della Repubblica, ha ritenuto vi fossero elementi sufficienti per emettere un’ordinanza custodia cautelare eseguita stamattina dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Piacenza, con il supporto dei colleghi della stazione di Castel San Giovanni, IIl figlio dell’uomo, Giuseppe Alberti, 51 anni, è stato portato in carcere con l’accusa di omicidio volontario aggravato, sequestro di persona e maltrattamenti aggravati. La moglie della vittima, Guseppina Deccuzzi, 81 anni, è stata invece posta agli arresti domiciliari per concorso in sequestro di persona e maltrattamenti. Nei prossimi giorni vi sarà l’interrogatorio di garanzia. Entrambi sono difesi dall’avvocato Lorenza Dordoni.

La vicenda era inizialmente apparsa come un decesso per cause naturali. I familiari avevano riferito ai sanitari del 118 di aver trovato l’anziano morto nel suo letto. La giovane dottoressa intervenuta sul posto per constatare il decesso aveva però trovato alcune incongruenze ed aveva chiesto l’intervento di un collega specializzato in medicina legale. I militari intervenuti a quel punto avevano compiuto un approfondito sopralluogo tecnico, documentando e fotografando ogn traccia ed avevano subito capito che l’anziano non era deceduto nella camera da letto, ma che il corpo era stato spostato e ricomposto per simulare una morte tranquilla.

Le indagini, condotte anche tramite intercettazioni ambientali e analisi scientifiche del R.I.S. di Parma, hanno delineato un quadro molto diverso. L’85enne, affetto da gravi patologie invalidanti, sarebbe stato segregato nel seminterrato, chiuso in un piccolo locale senza riscaldamento né illuminazione e in condizioni igieniche compromesse. Una rete metallica gli impediva di guardare all’esterno, attraverso l’unica finestrella presente ed un’altra rete rendeva inaccessibile il bagno. L’uomo non aveva neppure a disposizione un letto dove dormire ma solo un divano sporco e troppo corto per la sua statura. Dalla successiva analisi del corpo è emerso come l’ottantacinquenne fosse profondamente denutrito e avesse numerose piaghe da decubito, le unghie non tagliate.

Il procuratore di Piacenza dottoressa Grazia Pradella, durante la conferenza stampa tenutasi questa mattina, presso il comando provinciale dei carabinieri, ha parlato di “atti atroci, sofferenze inarrivabili” inflitte all’anziano congiunto nell’ambito di “una famiglia disfunzionale”. La procuratrice affiancata dal sostituto Ornella Chicca, titolare dell’indagine, ha parlato anche di un “ambito sociale omertoso ed incurante di quanto stava accadendo”. A quanto pari i vicini avevano più volte lamentato atteggiamenti aggressivi da parte dell’uomo ma nessuno aveva avanzato dubbi quando all’improvviso il padre 85enne non si era più visto in giro come di consueto.

Nei giorni successivi al decesso madre e figlio erano anche comparsi in alcune trasmissioni televisive ed avevano descritto l’anziano come persona violenta, circostanza poi smentita delle indagini dei carabinieri che hanno raccolto testimonianze in senso opposto, corroborate anche da alcune intercettazioni telefoniche, le stesse che hanno permesso di escludere un ruolo attivo dell’anziana, cardiopatica e con difficoltà di deambulazione nell’omicidio. Secondo l’accusa l’81enne sarebbe invece stata perfettamente conscia del luogo e delle modalità con cui il marito veniva trattato  e da qui le accuse nei suoi confronti per complicità nei reati di sequestro e maltrattamento.

Solo l’autopsia ha permesso di capire le esatte cause di morte dell’uomo che già era malnutrito e lasciato senza alcun medicinale. Sarebbe stato prima picchiato, poi soffocato ed infine colpito nella zona dell’orecchio con un oggetto affilato e appuntito (che non è stato trovato) ma che si  suppone possa essere un punteruolo od un coltello.

Nella stanza dove era recluso sono stati rinvenuti schizzi di sangue sulle pareti ed un sacchetto nero con il pigiama intriso di sangue. Proprio l’emoragia provocata da questa lesione, aggravata dalle condizioni di estrema debolezza, sarebbe risultata fatale per l’85enne.

Il figlio che aveva gestito in precedenza un edicola a Piacenza, lavorava ora come operaio in un centro logistico a Castel San Giovanni.

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