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Fuga di talenti, immigrazione crescente, emergenza psichica fra i minori: la fotografia di Piacenza

È quanto emerge dal Rapporto sulla Coesione Sociale 2025 della Camera di Commercio. La provincia mostra solidità economica, crescita occupazionale e un capitale sociale ricco e attivo, pur fronteggiando nuove sfide demografiche e sociali

E’ stato presentato questa mattina, in anteprima alla stampa e al pomeriggio agli stakeholder nell’ambito di un convegno presso la Provincia, in via Graribaldi il primo rapporto sulla Coesione Sociale 2025 in provincia di Piacenza.

Il rapporto delinea una provincia di Piacenza in un “equilibrio dinamico”, dove una solida tenuta economica convive con fragilità sociali emergenti e trasformazioni demografiche profonde. Il territorio emerge come una “città-condominio”, una realtà composta da diversi piani sociali che spesso faticano a comunicare tra loro: da un lato il benessere delle eccellenze istituzionali, dall’altro vulnerabilità sommerse che riguardano giovani, migranti e residenti delle aree montane.

Il rapporto camerale, curato da Gino Mazzoli, psicosociologo dell’Università Cattolica, va ad approfondire i movimenti più rilevanti registrati nell’economia e nella società piacentina, analizzate per la prima volta con questa ampiezza e profondità. Per Piacenza e Parma è la prima edizione del rapporto che invece a Reggio Emilia è giunto alla sua tredicesima edizione.

La nuova Piacenza: il 22% degli abitanti ha origini straniere

La crescita demografica di Piacenza (+0,5% nel 2024) è oggi alimentata esclusivamente dai flussi migratori, che compensano un saldo naturale tra nati e morti negativo da oltre 25 anni. Tuttavia, la vera notizia non risiede solo nel numero di stranieri residenti, ma nella trasformazione strutturale della cittadinanza.

Attualmente, la popolazione straniera si attesta intorno al 15% (42.400 persone), una quota ben superiore alla media nazionale del 9%. Se a questi aggiungiamo i cittadini che hanno acquisito la cittadinanza italiana negli ultimi dieci anni (circa 20.000 persone), scopriamo che il 22% della popolazione piacentina ha un background migratorio. Senza l’apporto dei nuovi cittadini, la popolazione italiana “storica” sarebbe diminuita di ben 23.000 unità nell’ultimo decennio. E’ dunque in corso una sostituzione demografica. Nelle scuole primarie, gli alunni con background migratorio raggiungono in alcuni casi il 60%, anticipando il volto sociale futuro della provincia.

“Fuga di Cervelli”: Piacenza perde talenti verso l’estero

Indubbiamente la nostra provincia attira manodopera (spesso per il settore della logistica) ma si tratta per lo più di manovalanza con scarsa scolarizzazione. Invece Piacenza fatica enormemente a trattenere i propri giovani più qualificati, alimentando una significativa emigrazione verso l’estero. I piacentini iscritti all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero sono aumentati dell’80% in 17 anni, superando le 23.000 unità (pari all’8% dei residenti totali). Piacenza è tra le prime 10 province italiane per percentuale di laureati tra i giovani emigranti (18-34 anni): il 53,8% di chi parte ha un titolo accademico, una quota cresciuta drasticamente negli ultimi anni. Per ogni giovane che immigra a Piacenza da un paese sviluppato, ne partono 10,2 verso l’estero. Questo valore è quasi il doppio rispetto alla media regionale (5,0) e superiore a quella nazionale (9,0).

L’emergenza Invisibile: salute mentale e giovani

Uno dei dati più allarmanti riguarda la tenuta psichica della popolazione, con un carico che grava pesantemente sulle fasce d’età più giovani. Sebbene gli utenti adulti in carico ai servizi siano in lieve calo dopo la pandemia, la neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’adolescenza è in crescita. Oggi i minori rappresentano il 50% del totale degli utenti della psichiatria.Il 15% degli under 18 piacentini è in carico ai servizi di salute mentale, contro appena il 3% della popolazione adulta. La depressione, insieme alle psicosi, copre quasi la metà delle diagnosi. Questo disagio si manifesta spesso attraverso ansia, ritiro sociale, disturbi alimentari e comportamenti autolesionistici. Su questi numeri incide probabilmente anche la maggiore attenzione che si pone in ambito scolastico ai disagi degli alunni con l’avvio degli iter di certificazione per le categorie legate ai disturbi dell’apprendimento ma anche per le vere e proprie disabilità. Il numero di alunni con certificazione (Legge 104) è effettivamente cresciuto del 57% in 7 anni, arrivando al 4,4% della popolazione scolastica. Si è registrata una forte emersione di fragilità in precedenza non mappate, specialmente all’interno delle famiglie con background migratorio.

Il disagio delle aree montane

Il rapporto evidenzia una netta distanza tra la vivacità della città e la fragilità delle zone appenniniche, dove l’isolamento acuisce le problematiche sociali. Nelle aree montane del crinale (come Ottone o Morfasso, che perdono tra l’11% e il 15% della popolazione), l’invecchiamento e la riduzione dei servizi creano un terreno fertile per il disagio psichico e la solitudine. Mentre la pianura beneficia di una crescita demografica dovuta alla logistica, la montagna affronta la chiusura di scuole e la difficoltà di accesso alle cure, rendendo necessaria la sperimentazione di nuovi modelli di “punti salute” diffusi.

Terzo settore

Il Terzo Settore rappresenta un pilastro della coesione sociale: 722 enti attivi, di cui 215 Organizzazioni di Volontariato con performance superiori alla media regionale e nazionale, e 398 Associazioni di Promozione Sociale in linea con la media regionale.

Economia: imprese solide e Pil in crescita moderata

Sul fronte economico, Piacenza conferma la sua resilienza. Le imprese attive alla fine del 2024 risultavano 25.569, con una lieve crescita nel 2025, in controtendenza rispetto ai cali registrati a livello regionale e nazionale. Dopo il calo del Pil nel 2020 (-5,6%), la ripresa è stata significativa (+7,4% nel 2021; +3% nel 2022), sebbene la crescita si sia moderata negli ultimi anni (+0,5% nel 2024; +0,3% stimato per il 2025). Le previsioni per il 2026 indicano un aumento dell’1%, trainato dai servizi e dall’industria, con un previsto rimbalzo delle esportazioni (+7,2%).

“È un’economia che tiene – osserva il piacentino Filippo Cella, vicepresidente vicario della Camera di commercio dell’Emilia – ma occorre monitorare alcune criticità, dal disallineamento tra domanda e offerta di lavoro, alla carenza di abitazioni per i lavoratori, fino al calo delle imprese del commercio, che potrebbe colpire le comunità più fragili e periferiche”.

Lavoro e reddito: più occupazione ma maggiore precarietà

Nel 2024 gli occupati sono aumentati di 4.000 unità (+3%), i disoccupati sono diminuiti del 16% e gli inattivi del 2%. Il tasso di occupazione raggiunge così il 71,6% (media regionale 70,3%), mentre il tasso di disoccupazione scende al 5,1% (era 6,5% nel 2023).

Sul fronte contrattuale, però, emerge una crescente precarizzazione: i contratti a termine aumentano (+1.700 unità), mentre quelli a tempo indeterminato diminuiscono (-1.700). Mazzoli evidenzia l’impegno delle imprese nel welfare aziendale e nell’integrazione dei migranti: “Per rendere sicuro ed efficace l’inserimento è necessario affiancare alla disponibilità lavorativa percorsi mirati di apprendimento linguistico e formazione tecnica. L’integrazione non è solo sociale, ma strategica per la sicurezza sul lavoro e la tenuta del sistema produttivo”.

La crescita dell’occupazione favorisce anche un aumento contenuto dei redditi reali delle famiglie, con un incremento del 5% del potere d’acquisto nonostante l’inflazione degli ultimi otto anni. Si registra una riduzione delle sofferenze bancarie e un aumento del risparmio, segno di maggiore prudenza.

Le scelte per il futuro

Cosa fare dunque? Bisogna lavorare per una retention dei talenti, trasformare Piacenza da “città di transito” a ecosistema capace di offrire carriere di alto livello per i laureati locali. Bisogna poi lavorare per un’efficace inclusione delle seconde generazioni, evitando che il disallineamento tra aspettative e opportunità sfoci in micro-conflittualità o baby gang.

Difronte alla fragilità psichica emersa è necessario rafforzare i servizi territoriali (come le Case della Comunità) per intercettare il disagio giovanile e delle aree interne prima che diventi emergenza.

Visione istituzionale e sfide future

Stefano Landi, presidente della Camera di commercio dell’Emilia, sottolinea: “L’analisi abbraccia diversi ambiti di particolare importanza, perché è in questa visione ampia che si possono cogliere gli intrecci tra l’uno e l’altro e determinare la qualità della vita, orientando le scelte dei diversi soggetti che concorrono allo sviluppo del territorio”.

Per il vicepresidente vicario Filippo Cella, la provincia deve affrontare alcune sfide chiave: “Disagio giovanile, pressione sul sistema abitativo e di welfare, ma anche forte reattività delle istituzioni e capacità di lavoro di rete tra scuole, sanità, imprese e Terzo settore. È grazie a questo patrimonio che le trasformazioni vengono affrontate con progetti strategici, non emergenziali”.

Il sindaco di Piacenza Katia Tarasconi aggiunge: “Il Rapporto sulla coesione sociale restituisce un’immagine di Piacenza che ci onora e ci responsabilizza. I dati confermano che siamo un territorio in equilibrio dinamico, capace di coniugare solidità economica e capitale sociale. La crescita dell’occupazione, l’aumento del PIL e la presenza di oltre 700 realtà del Terzo settore testimoniano la vitalità del nostro tessuto produttivo e il valore delle reti di prossimità, volontariato e cittadinanza attiva. Al tempo stesso, il rapporto mette in luce sfide che non possiamo ignorare: il disagio giovanile, la fragilità abitativa, la tenuta del sistema di welfare. Sono criticità che richiedono risposte integrate, strutturali e lungimiranti. Come Amministrazione comunale, siamo consapevoli che il modo migliore per affrontare queste trasformazioni è rafforzare la governance condivisa che caratterizza il nostro territorio. Lavorare insieme – istituzioni, scuole, sanità, imprese e Terzo settore – è la strada che Piacenza ha scelto per trasformare i problemi in opportunità. Progetti come quelli già avviati per la casa, la rigenerazione urbana e l’inclusione giovanile ne sono una prova concreta. Siamo orgogliosi del lavoro fatto fin qui, ma ancor più motivati a proseguire, convinti che la coesione sociale sia la chiave per costruire una comunità più giusta, solidale e resiliente”.

Monica Patelli, presidente della Provincia, sottolinea l’importanza della pianificazione territoriale e della rete di confronto: “La pianificazione territoriale e il confronto di rete sul territorio sono due asset strategici per la coesione sociale che vedono la Provincia di Piacenza impegnata con costanza e capillari e pertanto, il rapporto camerale presentato quest’oggi rappresenta per il nostro Ente uno strumento di interesse. Il Piano Territoriale di Area Vasta di Piacenza, approvato dalla Provincia nel 2024, individua infatti obiettivi e azioni incardinati sulla visione portante di “Piacenza futura, provincia attraente, snodo ed eccellenza nel Sistema Padano, un unicum da proteggere, potenziare, capitalizzare”, ma il nostro Ente continua a compiere anche un’attenta attività di analisi legata agli indicatori del Benessere Equo e Sostenibile (BES), allo scopo di valutare il progresso di una società dal punto di vista economico, sociale e ambientale; attualmente la Provincia risulta impegnata nell’ “Indagine sulla logistica”, realizzata in collaborazione con autorevoli istituzioni del mondo della ricerca e in confronto con i numerosi stakeholder del territorio”.

Roberto Reggi, presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano, evidenzia il valore di uno strumento tempestivo e operativo: “Il Rapporto curato dalla Camera di commercio in collaborazione con IFOA e dallo psicosociologo Gino Mazzoli, è uno strumento da tempo consolidato e molto atteso nella provincia di Reggio Emilia, che per la prima volta l’ente camerale ha esteso anche a Piacenza e a Parma. Nato per monitorare lo stato di salute economico e sociale del territorio prendendo in esame indicatori significativi, questo studio ci restituisce una immagine accurata della situazione occupazionale, dell’istruzione e dello sviluppo, e mette a fuoco i punti di forza così come le nostre fragilità. Una fotografia dell’oggi fatta di dati concreti, che si rivelerà utilissima per guidare lo sviluppo di politiche sociali ed economiche sempre più mirate da parte di tutte le istituzioni e le realtà vitali di Piacenza. Una fotografia anche molto tempestiva, caratteristica che la rende particolarmente preziosa anche per la Fondazione, che agisce come ente sussidiario a fianco delle istituzioni, ma con una modalità operativa rapida e indipendente, da agente di sviluppo immediato, che può anticipare obiettivi e strategie e accelerare la convergenza sulle priorità individuate. Ringrazio dunque la Camera di commercio dell’Emilia per questo lavoro al servizio di una programmazione sempre più efficace”.

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