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Il progetto Exit ha compiuto due anni

Il progetto Exit di contrasto al fenomeno del ritiro sociale dei giovani del comune di Piacenza realizzato da Associazione La Ricerca Onlus e Cooperativa sociale L’Arco ha compiuto due anni ed è stato riconfermato come progetto che proseguirà anche nel 2024, finanziato da Comune di Piacenza e Regione Emilia-Romagna.

Giovedì 21 dicembre, nel pomeriggio, si è festeggiato il traguardo con l’evento “Exit -push the button, un’istantanea di due anni insieme”, presso Associazione La Ricerca, nella sua sede di Stradone Farnese a Piacenza, in cui i gestori del progetto hanno fatto un bilancio di questi primi due anni alla presenza dei referenti della rete, composta dai servizi comunali, scolastici e sanitari del nostro territorio e dal privato sociale.

Dopo una introduzione del presidente di La Ricerca, Enrico Corti, e di Monica Francani, vicepresidente di cooperativa sociale L’Arco, oltre che coordinatrice del progetto insieme a Paola Marcinnò di La Ricerca, sono intervenuti gli operatori dell’equipe: intervenendo dopo un breve video di presentazione dell’equipe, Michele Bisagni e Valeria Menta de La Ricerca hanno comunicato una serie di dati relativi al progetto. A partire da un resoconto della mappatura iniziale, svolta con interviste e focus group che hanno coinvolto 21 realtà appartenenti alle filiere dei servizi scolastici, socio-educativi e del tempo libero, interpellate sul fenomeno del ritiro sociale presente a Piacenza, si sono comunicati i numeri di un progetto le cui iniziative hanno trovato grande adesione e interesse nella comunità piacentina, come nel caso delle 8 proposte formative rivolte a genitori, insegnanti, educatori, operatori sociali e sanitari. Tra i formatori ospitati Matteo Lancini, Marco Crepaldi, Giuseppe Lavenia e Michele Marangi, oltre che gli esperti dell’equipe Exit Monica Francani, Paola Marcinnò, Chiara Lombardelli e Michele Bisagni, per un totale di 8 appuntamenti in cui sono stati coinvolti oltre 500 partecipanti.

Oltre alla parte di formazione, Exit si è realizzato attraverso colloqui di sostegno genitoriale e gruppi di genitori, oltre che con colloqui individuali -condotti da psicologhe – e workshop tematici rivolti ai ragazzi. In questi due anni, sono stati 95 i nuclei familiari presi in carico, 82 i minori tra gli 11 e i 18 anni partecipanti alle attività, in maggior parte ragazze, con un’età media di 14 anni, e 35 i genitori. Percorsi che hanno visto una conclusione con esito positivo nella gran parte dei casi, dal punto di vista del benessere emotivo e sociale e di un’aumento dell’autostima e dell’autoefficacia. Da questo punto di vista sono stati fondamentali i workshop “Free Entry”, laboratori tematici condotti dalle operatrici di Exit presso il centro di aggregazione comunale Spazio4.0, che attraverso il gioco e la sperimentazione creativa hanno avuto un impatto positivo sull’aumento della fiducia nelle proprie capacità e potenzialità dei ragazzi e delle ragazze partecipanti.

A raccontare come i giovani siano stati positivamente coinvolti, sono state le operatrici dell’èquipe Exit Vanessa Lardo, in relazione alla parte di colloqui individuali con i ragazzi, e Ilaria Giuffredi, in relazione ai workshop condotti da psicologhe, entrambe di Cooperativa L’Arco.

Lardo ha sottolineato come sia stato importante giocare con i talenti e i punti di forza dei ragazzi, facendo attenzione a non identificare i ragazzi con il loro problema, trovando inoltre in questo modo un canale per comunicare con loro. Giuffredi ha invece raccontato ai presenti come le diverse proposte di laboratori – condotti dalla stessa Giuffredi, oltre che da Alessandra Bassi e Vanessa

Lardo dell’Arco e da Lucia Catino e Maria Chiara Lombardelli de La Ricerca – che i ragazzi trovano ogni lunedì pomeriggio a Spazio4.0, ogni mese con un tema diverso, dalla mindfulness alla pet therapy, dai manga giapponesi alla fotografia, ai giochi di società, siano stati sì un modo per allenare le loro competenze e per apprendere, ma soprattutto siano diventati uno spazio familiare e di fiducia, in cui hanno potuto costruire gradualmente relazioni.

“Ragazzi che solitamente rifuggono dalle novità, che preferiscono stare in casa, o chiusi nelle proprie camere, le cui maggiori paure riguardano il timore di sentirsi stupidi, diversi, isolati, e che dunque preferiscono autoescludersi, con questi laboratori hanno conosciuto un ambiente protetto e sono riusciti a parlare di sé, a lavorare in coppia o in gruppo, poiché gli si è dato il tempo di fidarsi di noi operatrici, e degli altri ragazzi”, ha proseguito Giuffredi. Una gradualità che ha avuto gli effetti sperati: il gruppo è arrivato durante questa estate anche ad allestire una mostra fotografica presso associazione La Ricerca, con scatti che parlavano di sé, della propria idea di felicità, di amicizia, e delle proprie passioni, e a organizzare qualche uscita e momenti di festa, come quello di “Be kind…it’s Christmas!” del 18 dicembre a Spazio4.0.

A spiegare come ci si è invece relazionati con le famiglie e i genitori aderenti al progetto, è stata Maria Chiara Lombardelli di La Ricerca: il lavoro con i genitori è stato svolto sia da lei, sia da Alessandra Bassi di L’Arco e Fausta Fagnoni di La Ricerca, attraverso colloqui con genitori, colloqui congiunti con genitori e figli, per facilitare la comunicazione tra loro, e gruppi di genitori, per favorire l’ascolto empatico genitori-figli. Un primo passo per approcciarsi a loro è stato quello di spostare la loro preoccupazione relativa alla prestazione scolastica dei figli, per focalizzarsi sul motivo per cui “non vanno bene a scuola”, ponendo inoltre l’attenzione sul fatto che un eccessivo utilizzo di strumenti digitali non sia necessariamente sinonimo di dipendenza da social e device, ma spesso solo un sintomo. “I ragazzi che si isolano – ha precisato Lombardelli – spesso utilizzano smartphone e device come unici canali di comunicazione e relazioni con l’esterno, per restare in contatto con compagni di classe e amici, perché non hanno altro e perché il mezzo digitale permette loro di vivere con menso ansia le relazioni rispetto a quelle vissute dal vivo.”

Un lavoro prezioso che dunque proseguirà anche nel 2024, consolidando e implementando il coinvolgimento delle scuole – a oggi sono stati 270 gli studenti di scuola secondaria e di enti di formazione a cui sono state rivolte azioni di sensibilizzazione – e il protocollo di contrasto del ritiro sociale nato da marzo 2023 da una serie di incontri a cui hanno partecipato insegnanti e dirigenti scolastici delle scuole di primo e secondo grado di Piacenza, i referenti del Servizio Sociale del Comune di Piacenza e del servizio sanitario di Neuropsichiatria e psicologia Infanzia e Adolescenza dell’Ausl e gli operatori dell’èquipe Exit, uniti nell’elaborazione di strategie comuni di constrasto al ritiro sociale dei giovani della nostra città.

Come sempre, sarà attivo il numero di telefono e la e-mail a cui possono rivolgersi sia le famiglie, sia i ragazzi stessi, per chiedere informazioni e un supporto gratuiti: 378 3031649 – exitpiacenza@gmail.com.

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