Operazione della Polizia di Stato contro lo spaccio di droga: 20 arresti e 19 indagati. È questo il bilancio di una lunga e complessa attività investigativa condotta dalla Polizia di Stato di Piacenza e coordinata dalla Procura della Repubblica, che ha permesso di smantellare un’ampia rete di spaccio di cocaina attiva in città. L’indagine, sviluppata tra il 2021 e il 2025 dalla Squadra Mobile, ha portato alla luce un’organizzazione composta principalmente da cittadini albanesi con il supporto di alcuni cittadini italiani e di esercizi commerciali compiacenti operanti come phone center e money transfer. Nel corso dell’operazione sono state arrestate in flagranza di reato 20 persone per spaccio di sostanze stupefacenti (diciannove albanesi ed un italiano) mentre altre 19 sono state denunciate all’autorità giudiziaria per vari reati tra cui traffico e spaccio di droga, riciclaggio e autoriciclaggio, falsificazione di strumenti di pagamento, sostituzione di persona e favoreggiamento.Le attività investigative hanno inoltre portato al sequestro di oltre 600 grammi di cocaina, 80 grammi di cannabinoidi e 38.376 euro ritenuti provento dell’attività illecita. Complessivamente sono stati identificati anche 40 assuntori di sostanze stupefacenti, tutti piacentini, di età compresa tra i 25 e i 60 anni.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’organizzazione aveva ideato un sistema particolarmente strutturato per rendere difficile l’intervento delle forze dell’ordine. Gli spacciatori, spesso giovani tra i 20 e i 30 anni e incensurati in Italia, arrivavano direttamente dall’Albania e operavano in città per brevi periodi. Si muovevano come normali passanti o turisti e venivano attivati di volta in volta da un intermediario che gestiva gli ordini.
Gli acquirenti contattavano infatti alcune utenze telefoniche italiane tramite WhatsApp per richiedere la droga. Il cosiddetto “centralinista”, dopo aver ricevuto l’ordine e una sommaria descrizione del cliente, contattava lo spacciatore presente in quel momento sul territorio indicando il luogo dell’incontro. La consegna avveniva così in modo rapido e senza contatti preliminari, permettendo di tutelare l’identità degli spacciatori e rendere meno riconoscibile la dinamica dello scambio.
Non si trattava quindi di un classico spaccio di strada. Gli spacciatori vivevano temporaneamente in città frequentando bar, parchi e locali pubblici, oppure alloggiando in alberghi, affittacamere o abitazioni private. In alcuni casi gli investigatori hanno contestato sanzioni amministrative a strutture ricettive che non avevano comunicato la presenza degli ospiti alle autorità di pubblica sicurezza e a privati che non avevano presentato le dichiarazioni di ospitalità previste dalla normativa.
Nel corso delle indagini è stato inoltre possibile ricostruire il trasferimento all’estero, in particolare verso l’Albania, di ulteriori 61.451 euro. Il sistema si avvaleva di alcuni esercizi di money transfer che consentivano l’invio del denaro anche utilizzando documenti di clienti ignari, mentre un phone center forniva schede telefoniche intestate ad altre persone inconsapevoli e utilizzate per i contatti con gli acquirenti.
Le indagini, condotte anche attraverso servizi di osservazione, l’analisi dei telefoni sequestrati, lo studio dei social network e la cooperazione internazionale di polizia, hanno permesso infine di identificare in Albania un soggetto ritenuto responsabile della gestione degli ordini.
Gli indagati stranieri, una volta scarcerati, sono stati espulsi dal territorio nazionale e rimpatriati in Albania.





