Nessun divieto per la carne di maiale nelle mense scolastiche piacentine e nessuna scelta di carattere culturale o ideologico. Ma soprattutto il nuovo menù autunno-inverno, che entrerà in vigore il 19 ottobre, non è un documento immodificabile: quello trasmesso dall’Ausl ai Comuni è una proposta tecnica che deve essere sottoposta al confronto e può essere modificata. Tanto che l’Azienda sanitaria indica già una possibile soluzione per riportare la carne suina nei piatti dei bambini: sostituire la lonza con una preparazione differente, ad esempio scaloppine di maiale battute.
Dopo giorni di polemiche politiche che hanno guadagnato anche la ribalta nazionale interviene direttamente l’Azienda Usl di Piacenza attraverso Marco Maserati, direttore del dipartimento di Sanità pubblica, per spiegare come sia nato il nuovo menù e perché, nella versione attuale, non compaiano preparazioni a base di carne suina.
Come ogni anno, alla fine di agosto l’Ausl ha trasmesso via Pec a tutti i Comuni della provincia la proposta di menù autunno-inverno 2026-2027.
«Si tratta di una proposta tecnica – spiega Maserati – che nasce dall’applicazione delle indicazioni nutrizionali e di sicurezza, ma anche dall’esperienza concreta maturata nelle mense scolastiche. Non è un documento immutabile e deve essere oggetto di confronto e di modifiche».
Un chiarimento significativo anche rispetto al dibattito di questi giorni su chi abbia voce nella definizione del menù. L’Ausl precisa infatti che la propria competenza tecnica è uno degli elementi che concorrono alla sua costruzione. Nei Comuni in cui sono presenti, le commissioni mensa rappresentano il luogo di confronto tra scuole, genitori, Azienda sanitaria, amministrazioni comunali e soggetti che gestiscono il servizio di ristorazione.
In sostanza, quello trasmesso dall’Ausl non è un menù imposto ai Comuni né un documento immodificabile. L’Azienda sanitaria formula la proposta sulla base delle proprie competenze nutrizionali e sanitarie, ma le amministrazioni partecipano al confronto insieme a scuole, famiglie e gestori e possono avanzare osservazioni e richieste di modifica. La stessa Ausl chiarisce di essere disponibile a valutare i cambiamenti proposti.
Ed è proprio da questo confronto, spiega Maserati, che sono maturate alcune delle modifiche previste per il prossimo autunno-inverno.
Quanto alla contemporanea scomparsa di coppa, lonza e prosciutto cotto, l’Ausl sostiene che non sia stata decisa l’esclusione della carne di maiale: si sarebbero invece sovrapposte tre decisioni differenti, ciascuna con una propria motivazione.
La coppa è stata sostituita dopo le preoccupazioni espresse dagli insegnanti della scuola primaria Mazzini per il rischio di soffocamento. Un problema di sicurezza che, ricorda l’Ausl, aveva già portato all’eliminazione di altri alimenti, come gli gnocchi. La decisione sarebbe quindi maturata all’interno della commissione mensa, con particolare attenzione ai bambini più piccoli.
Per la lonza, invece, la sostituzione è arrivata dal confronto tra le dietiste e dall’osservazione di ciò che più frequentemente rimaneva nei piatti. Le modalità di preparazione e cottura avrebbero reso la carne poco gradita ai bambini, determinando una quantità significativa di avanzi.
Proprio sulla lonza arriva però una delle aperture più significative della nota. L’Ausl afferma che si può valutare l’introduzione di una modalità di preparazione diversa e più adatta alla ristorazione scolastica, indicando espressamente come esempio scaloppine di maiale battute.
Diverso ancora il caso del prosciutto cotto. Presente fino a ottobre come piatto freddo una volta al mese, nella proposta autunno-inverno è stato sostituito con un secondo caldo nell’ambito della normale rotazione stagionale. Anche in questo caso l’Ausl precisa che non esiste alcuna preclusione a un suo possibile reinserimento nei menù successivi.
«Queste tre scelte hanno motivazioni diverse – sottolinea Maserati – e il fatto che abbiano determinato temporaneamente, nello stesso periodo, l’assenza di preparazioni a base di carne suina non equivale in alcun modo a un divieto o a una scelta di carattere culturale né tantomeno ideologico».
L’Ausl affronta anche la questione nutrizionale, concentrando l’attenzione in particolare sui salumi, il cui consumo nella ristorazione scolastica viene mantenuto contenuto in coerenza con le indicazioni che ne raccomandano un uso molto limitato, anche per il contenuto di sale e grassi saturi e perché già frequentemente presenti nell’alimentazione quotidiana.
L’Azienda sanitaria cita anche il caso della Lombardia, dove le linee di indirizzo regionali prevedono che «salumi e affettati sono da evitare», mentre altre Regioni ne ammettono comunque un consumo molto limitato.
Resta poi il tema delle esigenze culturali e religiose, al centro della polemica politica degli ultimi giorni. Accanto al menù ordinario, precisa l’Ausl, il Servizio dietetico aziendale predispone diversi schemi di dieta speciale e sono previste soluzioni che consentono di tenere conto, nei limiti delle compatibilità nutrizionali e organizzative, anche delle diverse tradizioni culturali e alimentari dei bambini.
L’Ausl esclude però che queste esigenze siano all’origine dell’attuale assenza della carne suina dal menù ordinario.
Maserati chiude ribadendo un concetto che lascia aperta la porta a ulteriori cambiamenti: «La competenza tecnica dell’Azienda Usl è uno degli elementi che concorrono alla costruzione del menù, ma deve integrarsi con ciò che scuole, famiglie, Comuni e gestori osservano ogni giorno».
E proprio le osservazioni e le richieste arrivate in questi giorni potrebbero quindi portare a una revisione della proposta: «Per questo il menù resta aperto al confronto e a eventuali aggiornamenti. Siamo disponibili a valutare le osservazioni che stanno arrivando e le possibili modifiche, nel rispetto dei criteri nutrizionali e di sicurezza e nell’esclusivo interesse dei bambini».
Soresi: «Il Comune sapeva cosa stava accadendo»
Oltre ai chiarimenti dell’Ausl arriva una nuova replica della capogruppo di Fratelli d’Italia Sara Soresi, che attraverso un post, torna sulle dichiarazioni del sindaco Katia Tarasconi e contesta in particolare l’idea che l’amministrazione comunale non abbia avuto un ruolo nella vicenda.
«Ieri il sindaco di Piacenza ci ha deliziati con un video molto elegante nel quale spiega che non compete al Comune la redazione dei menù scolastici», afferma Soresi, ricordando anche il riferimento fatto da Tarasconi ai Comuni della provincia amministrati dal centrodestra.
La consigliera introduce però un ulteriore elemento. Secondo quanto sostiene, nel settore dell’Ausl che si occupa dell’elaborazione dei menù lavorerebbe una professionista che dal 2016 è anche consulente esterna del Comune di Piacenza proprio in materia di alimentazione, diete e menù. Nel curriculum della professionista, afferma Soresi, comparirebbe tra gli incarichi per il Comune anche la «redazione del menù».
Da qui l’accusa politica: «A differenza degli altri Comuni della provincia, il Comune di Piacenza ben sapeva cosa stava accadendo e ben poteva imporsi, perché un suo consulente fa parte proprio di quella commissione che è andata a elaborare il famoso menù».
Soresi (che per prima ha parlato della vicenda) conclude con toni duri: «Questi sono i fatti, il resto sono chiacchiere e balle».


