HomeAttualitàMoschea abusiva di via Mascaretti. Il Comune pronto all'acquisizione forzata dell'immobile

Moschea abusiva di via Mascaretti. Il Comune pronto all’acquisizione forzata dell’immobile

Tarasconi: "Ora abbiamo gli strumenti per risolvere concretamente una situazione che si trascina da oltre 14 anni. Il problema non è il tipo di culto ma l’abuso edilizio strutturale”. Intanto la vicenda sarà al centro di una puntata del programma "Fuori dal Coro"

Una nuova ordinanza è stata emessa dal Comune di Piacenza riguardo all’immobile di via Mascaretti, coinvolto da oltre quattordici anni in una vicenda legata al suo utilizzo come moschea pur non essendo autorizzato come luogo di culto. L’edificio, nato come laboratorio e magazzino con destinazione produttiva, è stato progressivamente utilizzato in modo difforme, con una presenza organizzata e continuativa di persone. Una situazione più volte segnalata dai residenti e accertata anche sul piano amministrativo e giudiziario.

Proprio la scorsa settimana della vicenda si era occupata la capogruppo di Fratelli d’Italia Sara Soresi che aveva presentato un’interrogazione chiedendo la chiusura immediata dell’immobile e sottolineando come negli anni fossero stati eseguiti pochissimi controlli e una sola contravvenzione. La questione aveva attirato anche l’attenzione mediatica: proprio ieri, infatti, una troupe della trasmissione televisiva Fuori dal Coro di Mediaset era venuta a Piacenza per girare un servizio sulla moschea di via Mascaretti, raccogliendo alcune dichiarazioni da parte di chi stava pregando, dichiarazioni che – quando verranno messe in onda – con ogni probabilità solleveranno non poche polemiche.

Oggi, forse proprio per “fronteggiare” la trasmissione tv, arriva la nuova ordinanza.

Il provvedimento adottato infatti segna un cambio di passo netto. Per la prima volta la situazione viene qualificata come abuso edilizio strutturale e non più soltanto come uso non conforme, in quanto il cambio di destinazione d’uso sarebbe avvenuto senza il necessario titolo abilitativo. È un passaggio tecnico ma decisivo perché consente di attivare strumenti molto più incisivi, fino a prevedere, in caso di mancato rispetto dell’ordinanza, l’acquisizione dell’immobile al patrimonio pubblico. In altre parole: se entro 90 giorni non verrà ripristinata la destinazione originaria, l’immobile potrà essere acquisito al patrimonio pubblico senza oneri per l’ente.

“Per arrivare a questo risultato – afferma un comunicato del Comune – è stato necessario un lavoro approfondito da parte degli uffici comunali”.

“Come sempre, per fare le cose bene è necessario prima studiarle al meglio – commenta il sindaco Katia Tarasconi – e in questa vicenda, che arriva da lontano e attraversa varie amministrazioni, ricostruire gli atti e tutti i passaggi è stato particolarmente complesso. Oggi siamo in grado di attivarci grazie al quadro normativo consolidato e grazie agli esiti del contenzioso. È su questa base che l’amministrazione ha costruito un provvedimento solido, efficace, con un’impostazione giuridica totalmente diversa”.

L’immobile di via Mascaretti – che è di proprietà privata – nasce con una destinazione produttiva, ma già dal 2012 emergono utilizzi difformi, con attività di culto e una presenza significativa e organizzata di persone. Il Comune interviene più volte con diffide nel 2013 e nel 2015, seguite da ulteriori richiami nel 2016, fino all’ordinanza del 2018 che impone la cessazione dell’uso come luogo di culto.

A quella fase segue il contenzioso amministrativo, che si conclude con due pronunciamenti chiari: il TAR nel 2022 e, più recentemente, il Consiglio di Stato nel 2025 confermano la legittimità dell’azione del Comune, accertando in modo inequivocabile l’utilizzo continuativo dell’immobile come luogo di culto e la sua incompatibilità con la disciplina urbanistica vigente. Le sentenze ribadiscono inoltre un principio fondamentale: la libertà di culto è pienamente garantita, ma deve esercitarsi nel rispetto delle regole urbanistiche e delle condizioni di sicurezza.

È proprio rispetto a questo percorso che emerge con chiarezza la differenza tra l’impostazione seguita in passato e quella adottata oggi. I provvedimenti precedenti, e in particolare l’ordinanza del 2018, si fondavano infatti su un inquadramento legato all’assenza o all’inadeguatezza del titolo edilizio dichiarato, con conseguenze prevalentemente sanzionatorie e con un’efficacia limitata sul piano operativo. La nuova ordinanza, invece, introduce una qualificazione giuridica completamente diversa: non più una semplice irregolarità, ma un intervento realizzato in assenza di permesso di costruire. Questo consente di attivare strumenti più incisivi e con esiti automatici.

“Il problema non riguarda il culto islamico – sottolinea il sindaco – ma riguarda l’incompatibilità di quell’immobile con la sua trasformazione stabile in luogo di culto, qualsiasi esso sia”.

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