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Piacenza tiene ma l’export cede: manifattura a due velocità nel 2025

Presentati da Confindustria Piacenza i risultati dell’indagine congiunturale sull’andamento dell’industria locale nel secondo semestre 2025 e sulle previsioni per il primo semestre 2026

Stamattina a Confindustria Piacenza sono stati illustrati i risultati dell’indagine congiunturale sull’andamento dell’industria locale nel secondo semestre 2025 e sulle previsioni per il primo semestre 2026. I dati, elaborati dall’Ufficio Studi su un campione rappresentativo di aziende associate, offrono un quadro aggiornato e dettagliato del settore. L’analisi è stata illustrata da Giulia Silva, funzionaria dell’Ufficio Economico, e commentata da Luca Groppi, direttore, e Nicola Parenti, presidente.

L’industria manifatturiera piacentina chiude il secondo semestre 2025 con un risultato aggregato positivo, ma dietro la crescita complessiva si nascondono dinamiche profondamente divergenti: mentre il mercato domestico registra un rimbalzo deciso, il fatturato estero inverte bruscamente la rotta. È quanto emerge dall’ultima Indagine Congiunturale Semestrale, condotta dall’Ufficio Studi di Confindustria Piacenza e presentata questa mattina. Ha coinvolto imprese rappresentative di circa 4 miliardi di euro di fatturato e 8.000 addetti.

I numeri sintetizzano un’economia locale che tiene, ma che non può ignorare le tensioni globali. La divergenza tra mercato interno ed estero — un +4,01% contro un -4,40% — non è un dato statistico neutro: è la fotografia di un comparto manifatturiero che si regge sempre più sulla domanda domestica, mentre soffre la concorrenza internazionale aggravata da un euro rivalutato e da una politica commerciale statunitense sempre più protezionistica.

Il fatturato complessivo delle imprese manifatturiere piacentine cresce del +1,62% rispetto al secondo semestre 2024, segnando un’accelerazione rispetto ai due semestri precedenti (+1,27% nel primo semestre 2025 e +0,48% nel secondo semestre 2024). Tuttavia, il dato aggregato è il frutto di dinamiche diametralmente opposte tra componente interna e componente estera.

Il fatturato interno segna una variazione del +4,01%, un risultato che rappresenta un vero cambio di passo rispetto al -0,36% registrato nel secondo semestre 2024. È un segnale importante: la domanda domestica si è risvegliata, sostenuta da fattori strutturali favorevoli.

Tre sono i principali motori di questa ripresa. In primo luogo, l’accelerazione del PNRR: nell’ultima fase di implementazione, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha immesso risorse significative nel sistema produttivo, generando commesse e investimenti a cascata. In secondo luogo, la riduzione dei tassi sovrani ha alleggerito le condizioni di finanziamento per imprese e famiglie, incentivando consumi e investimenti. In terzo luogo, la ripresa del credito bancario ha migliorato l’accesso al capitale per le imprese, in particolare per quelle di medie dimensioni.

Sul versante opposto, il fatturato estero registra una contrazione del -4,40%, un’inversione radicale rispetto al +4,00% di un anno fa. Il deterioramento era già in parte prefigurato dal modesto +0,56% del primo semestre 2025, ma la caduta del secondo semestre supera le attese più pessimistiche.

Le cause sono prevalentemente esogene e si intrecciano in modo complesso. L’apprezzamento dell’euro sul dollaro — circa il +13,5% nel corso del 2025, amplificato dai tagli dei tassi operati dalla Federal Reserve — ha reso significativamente meno competitive le produzioni europee sui mercati extra-UE. La debolezza prolungata della domanda manifatturiera europea, e in particolare del mercato tedesco — primo partner commerciale per molte imprese piacentine — ha ulteriormente ridotto gli sbocchi esteri. Infine, le scelte di politica commerciale statunitense, con l’aumento generalizzato dei dazi, hanno colpito direttamente le filiere esportatrici europee, alimentando un clima di incertezza senza precedenti negli ultimi anni.

Il dato occupazionale è tra i più solidi dell’indagine: la variazione complessiva è del +2,02%, con segni positivi in tutti i settori. Si tratta di un’accelerazione rispetto alle ultime due rilevazioni: nel primo semestre 2025 l’occupazione era sostanzialmente ferma (-0,05%), mentre nel secondo semestre 2024 cresceva del +1,63%.

Il dato più positivo riguarda le industrie varie (+4,49%), seguite dalle piccole imprese (sotto i 20 addetti, +4,08%). Il rallentamento si registra soprattutto nel settore alimentare (+0,76%) e nelle imprese di medie dimensioni (+0,91%).

La tenuta dell’occupazione va tuttavia letta in controluce rispetto a un problema che si sta rivelando sempre più strutturale: il 44% degli imprenditori segnala la carenza di personale qualificato come principale ostacolo agli investimenti — il dato più alto in assoluto tra tutti i fattori critici rilevati. In un contesto di invecchiamento demografico e disallineamento tra offerta formativa e fabbisogni aziendali, il rischio è che la crescita occupazionale in termini quantitativi nasconda una difficoltà qualitativa sempre più profonda.

La variazione degli investimenti nel 2025 è il dato più rilevante dell’intera rilevazione: il manifatturiero piacentino registra una crescita complessiva del +18,6% rispetto all’anno precedente — un’accelerazione consistente se confrontata con il +3,09% del 2024.

La crescita è positiva in quasi tutti i settori: spicca la performance delle industrie varie (+52,0%), seguite dai materiali edili (+26,1%) e dalla meccanica (+10,4%). L’unica eccezione è l’alimentare (-8,9%), che operava tuttavia su una base già elevata dopo il +7,7% del 2024.

Un fattore specifico ha giocato un ruolo determinante: il Piano Transizione 5.0, che ha offerto crediti d’imposta significativi per investimenti in beni strumentali con riduzione dei consumi energetici, ha esaurito le proprie risorse nella seconda metà del 2025, generando una vera e propria corsa all’investimento nell’ultima parte dell’anno. A questo si sono aggiunte condizioni di contesto favorevoli: riduzione dei tassi sovrani, ripresa del credito bancario e accelerazione del PNRR.

Le aree di investimento riflettono le priorità strategiche del manifatturiero locale. La quasi totalità delle imprese (98%) ha investito in impianti, macchinari e attrezzature; l’82% ha investito in software e IT (dato in forte crescita rispetto al 57% del 2024), il 61% in terreni, stabilimenti e infrastrutture (più che raddoppiato rispetto al 25% del 2024). Seguono tutela ambientale/sostenibilità (53%), ricerca e sviluppo (53%), formazione del personale (50%).

Sul fronte del finanziamento, il 92% delle imprese ha fatto ricorso al capitale proprio (era l’82% nel 2024), a testimonianza della solidità patrimoniale del tessuto produttivo locale. I prestiti bancari sono stati utilizzati dal 36% delle imprese, mentre il ricorso a finanziamenti pubblici è risultato marginale (1%), nonostante la disponibilità di strumenti agevolativi — un dato che invita a una riflessione sull’efficacia della comunicazione istituzionale verso le imprese.

L’indagine dà anche conto di alcune vulnerabilità strutturali. La carenza di personale qualificato guida la classifica degli ostacoli (44%), seguita dall’insufficiente livello di domanda attesa (42%, in netto aumento rispetto al 35% della precedente rilevazione), dall’incertezza geopolitica internazionale (34%) e dalla burocrazia (24%). Significativo l’aumento della domanda attesa come fattore critico: le imprese, pur disponendo di risorse, frenano gli investimenti perché non intravedono un orizzonte di crescita della domanda sufficientemente certo.

Le aspettative degli imprenditori per il primo semestre 2026 delineano un quadro moderatamente positivo, ma con segnali di deterioramento rispetto alla rilevazione precedente su tutti i principali indicatori. Il consolidamento senza accelerazione sembra lo scenario più probabile.

Sul fatturato, il saldo di +12 punti è positivo ma in significativo calo rispetto al +22 punti della precedente rilevazione. Per gli ordini esteri il margine si assottiglia fino a +3 punti — quasi un segnale di parità — confermando la persistente incertezza sui mercati globali. L’occupazione, con saldo +13, rimane l’indicatore più solido, ma anch’essa in arretramento rispetto al +20 precedente.

Sulle previsioni sugli investimenti per il 2026, le imprese confermano la centralità di impianti e macchinari (96%) e software e IT (88%). Si segnala invece un calo della quota di imprese che prevedono investimenti in sostenibilità ambientale (40% vs 53% del 2025): una possibile conseguenza del ridimensionamento degli incentivi del Piano Transizione 5.0, che aveva sostenuto questa componente.

Il quadro piacentino si inserisce in un contesto europeo ancora difficile. Il settore manifatturiero dell’Eurozona è in una fase di debolezza quasi ininterrotta da oltre due anni: a fine 2025, l’indice PMI manifatturiero dell’area era ancora sotto la soglia di espansione (50), con gennaio 2026 che ha segnato il terzo mese consecutivo di contrazione.

Sul piano macroeconomico, il Centro Studi di Confindustria nazionale fotografa un’economia quasi ferma: il prezzo del petrolio è risalito (65 dollari al barile in media a gennaio, dopo i 63 di dicembre), il dollaro debole comprime l’export europeo, e le famiglie italiane reagiscono all’incertezza aumentando il risparmio precauzionale (11,4% dal precedente 9,9%), frenando così i consumi.

Sul versante BCE/Fed: l’inflazione è moderata (+1,9% nell’Eurozona, +1,2% in Italia a dicembre) e i tassi BCE sono attesi fermi al 2,00%. Il dollaro resta molto svalutato sull’euro (1,17 a gennaio, +13% in un anno). Contestualmente, alcuni indicatori restano positivi: i contratti di leasing per beni strumentali sono cresciuti del +15,2% annuo, le costruzioni del +15,7%.

In conclusione l’industria manifatturiera piacentina dimostra una resilienza notevole in un contesto globale sfavorevole: cresce il fatturato, cresce l’occupazione, accelerano gli investimenti. Sono segnali di un tessuto produttivo vitale, capace di adattarsi.

Tuttavia, la lettura attenta dei dati rivela alcune vulnerabilità che non è prudente sottovalutare. La dipendenza crescente dalla domanda interna — accelerata da fattori contingenti come PNRR e taglio dei tassi — pone interrogativi sulla sostenibilità della crescita nel momento in cui questi stimoli si esauriranno. La caduta dell’export segnala che la competitività delle imprese piacentine sui mercati internazionali è sotto pressione, per ragioni sia strutturali (euro forte, costi energetici) sia geopolitiche (dazi, instabilità). La carenza di personale qualificato, indicata da quasi la metà degli imprenditori come primo ostacolo alla crescita, è un campanello d’allarme che chiama in causa il sistema educativo e formativo nel suo complesso.

Le previsioni per il primo semestre 2026 confermano questa lettura duale: un quadro ancora positivo, ma con aspettative in raffreddamento. Il manifatturiero piacentino è in crescita, ma cammina con cautela.

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