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Prima settimana di operatività del CAU a Piacenza. Il pronto soccorso light convince l’assessore ma non tutti gli utenti

Usa toni trionfalistici la Regione Emilia Romagna nel parlare del debutto del Cau di Piacenza, il nuovo Pronto soccorso versione light entrato in funzione ad inizio della settimana scorsa. Secondo Bologna nei primi sette giorni di attività gli accessi registrati sono stati 571 di cui 421 con codice verde, 145 bianco e 5 azzurro, il 93,5% dei quali gestito direttamente presso la struttura. Di queste 13 (2,3%) hanno concluso in loco le cure necessarie; 521 (91,2%) sono state invitate a proseguire il percorso di cura con il proprio medico curante. Tre persone (0,5%) sono state indirizzate al Pronto soccorso. Per quattro persone (0,7%) si è reso necessario il ricovero in ospedale, mentre 30 persone (5,3%) hanno deciso di allontanarsi prima della visita del medico.

Non è dato sapere quanti di questi pazienti si siano recati presso il CAU solo per ottenere solo il rilascio di un certificato e non per la necessità di vere e proprie cure. Un valore numerico che sarebbe invece stato importante evidenziare e distinguere.

Sempre secondo i dati regionali il maggiore afflusso si è verificato nelle ore diurne e pomeridiane, ovvero tra le 8 e le 14 (45%) e tra le 14 e le 20 (29%). Solo il 26% delle persone si è recato al CAU nelle ore notturne, tra le 20 e le 8 del mattino.

Tra le cause principali di accesso, problemi di natura ortopedica (147 persone, pari al 25,7% dei casi); disturbi generali e problemi minori (108 casi, il 18,9%); gastro-intestinali (78 casi, il 13,7%) e dermatologici (60 casi, il 10,5%). Resta da capire cosa sia compreso nel restante 31,20%. Potrebbe trattarsi di altre patologie oppure proprio delle semplici certificazioni mediche di cui si diceva sopra?

Disturbi ortopedici 25,70%
Disturbi generali e problemi minori 18,90%
Disturbi gastro-intestinali 13,70%
Problemi dermatologici 10,50%
Non comunicati 31,20%
Totale 100,00%

La soddisfazione dell’assessore Donini

Secondo l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Raffaele Donini «I dati di questa prima settimana confermano anche a Piacenza la buona partenza del CAU, con nove casi su dieci gestiti direttamente all’interno della struttura e solo tre pazienti trasferiti in Pronto soccorso. Un nuovo servizio che continueremo a potenziare anche nel 2024 in maniera capillare sul territorio, con l’apertura di nuove strutture che andranno ad aggiungersi ai nove già attivi. Così che queste strutture divengano il riferimento per i cittadini che presentano problematiche urgenti ma non emergenziali, per ricevere in tempi rapidi risposta ai propri bisogni di cura e assistenza, lasciando ai Pronto soccorso la presa in carico dei casi più gravi»

L’insoddisfazione di alcuni utenti

Lo scopo principale del CAU era quello di alleggerire il carico del pronto soccorso rendendo più efficiente l’intero sistema e riducendo i tempi di attesa. Proprio questo, secondo alcuni utenti, sarebbe il punto debole dei “pronto soccorso versione light”. C’è chi parla di tempi di attesa biblici, con decine di pazienti in attesa.

«Siamo rimasti lì dalle 18 alle 24 – testimonia una nostra lettrice – e l’unico medico che effettuava le visite è riuscito a vedere 12 persone. C’era gente scoraggiata in attesa da ore nei corridoi. Avendo una decina di persone ancora davanti e non riuscendo il mio famigliare anziano ad attendere altre cinque o sei ore, verso mezzanotte, abbiamo deciso di tornare a casa, nonostante stesse poco bene. In tutto il tempo non abbiamo parlato con nessun sanitario. Se il servizio è questo era meglio la vecchia guardia medica».

«Mi sono recata al Cau per un prolungamento di malattia, visto che avevo ancora la febbre – ci racconta una giovane lavoratrice -. Per ottenere la certificazione ho atteso, in condizioni di salute non ottimali, dalle 15,30 alle 22. A me non sembrano tempistiche normali. Certo ci fosse qualche medico in più sarebbe una bella idea ma così come è strutturato secondo me proprio non funziona».

Anche l’ex consigliere comunale Michele Giardino, in un post su Facebook, racconta la propria (negativa) esperienza con l’ospedale e con il Cau dove ha accompagnato un parente, proprio nel secondo giorno di operatività e scrive ironicamente «Quarantatré pazienti in attesa. Temevo peggio. Se va bene, l’Immacolata la festeggiamo qui».

Da quanto ci hanno riferito vari interlocutori il nuovo sistema non prevede un triage come al pronto soccorso ma semplicemente un distributore di ticket simile a quello delle poste. Solo che qui al posto di raccomandate e pacchi si fanno file separate per i certificati medici (fondamentali nei giorni e negli orari in cui i medici di famiglia non sono disponibili)  e per le visite vere e proprie. Quindi fino a che non si entra nello studio non c’è nessuna presa in carico o gestione dei casi a seconda dell’urgenza, esattamente come avviene quando ci si reca nello studio del proprio medico curante. Mentre la durata media di visita stimata dalla Società italiana di medicina generale e dall’Organizzazione mondiale della sanità è compresa tra 9 e 12 minuti, al CAU i tempi sembrerebbero essere molto più dilatati. Sensazione che, in questa prima settimana di operatività, i numeri diffusi dalla regione parrebbero confermare.

I numeri del Cau di Piacenza ai raggi x

Sette giorni di operatività (24 ore su 24) vogliono dire 168 ore totali. Se i pazienti registrati sono stati 571 – meno 30 che hanno rinunciato proprio per i tempi molto lunghi – vuol dire che sono state gestite 541 persone con una media di 3,24 persone all’ora contro le 5/6 persone gestite mediamente da un medico curante. Non è però tanto e solo questo dato ad interessare quanto il fatto che 571 persone divise su sette giorni vogliono dire circa 81 persone al giorno. Numeri importanti, probabilmente affrontati da un insufficiente “manipolo” di medici assegnati al Cau di Piacenza. Augurandosi di sbagliare l’impressione è che la coperta sia sempre troppo corta e che per alleggerire il pronto soccorso si sia creata una nuova e moderna macchina … ma ci si sia scordati di fare il pieno.

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