HomePrima PaginaSanità territoriale. Dubbi di Barbieri e Tagliaferri sulle AFT e sul 116-117

Sanità territoriale. Dubbi di Barbieri e Tagliaferri sulle AFT e sul 116-117

Il tema delle Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) e della loro integrazione con il servizio 116-117 entra nel vivo del dibattito politico e istituzionale, con due prese di posizione che, da angolazioni diverse, pongono la stessa domanda di fondo: come garantire la tenuta del sistema senza scaricare nuovi carichi sui medici di medicina generale e senza indebolire la qualità dell’assistenza ai cittadini.

Da un lato il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Giancarlo Tagliaferri richiama le criticità emerse dal territorio, in particolare dalla provincia di Piacenza, dove medici di base e rappresentanze sindacali hanno espresso perplessità sul nuovo modello organizzativo. Il nodo principale, secondo quanto evidenziato, riguarda il rischio di una sovrapposizione tra attività ambulatoriale e gestione delle richieste telefoniche a contenuto clinico, con possibili ricadute sulla continuità assistenziale e sull’operatività quotidiana dei professionisti.

Tagliaferri sottolinea come la questione non sia soltanto gestionale, ma riguardi l’impianto complessivo del sistema: l’effettiva sostenibilità delle nuove funzioni, la definizione di ruoli e turni per il servizio 116-117 e la capacità di garantire copertura anche nei giorni festivi e prefestivi. L’ipotesi contestata è quella di un ulteriore aggravio per medici già impegnati su più fronti, tra attività ambulatoriale, domiciliare, certificativa e telemedicina.

Sulla stessa linea, per quanto con un’iniziativa istituzionale distinta, si colloca la capogruppo della civica di centrodestra Patrizia Barbieri, che ha presentato un’interrogazione al sindaco Tarasconi chiedendo l’apertura di un tavolo urgente con Ausl, Regione e rappresentanze sindacali. L’obiettivo è fare chiarezza sull’assetto delle cosiddette medicine di gruppo evolute e sull’impatto dell’inserimento delle richieste del 116-117 nella gestione ordinaria delle attività.

Secondo Barbieri, la criticità principale sta nella possibile sovrapposizione di funzioni all’interno degli studi associati, con medici chiamati a rispondere a chiamate urgenti mentre sono impegnati in visite ambulatoriali. Una condizione che, nelle sue parole, rischierebbe di tradursi in una duplicazione di attività e in un sovraccarico difficilmente sostenibile, soprattutto alla luce del numero medio di assistiti per medico e delle mansioni già in capo alla medicina generale.

Da qui la richiesta di una verifica puntuale sul modello organizzativo e di una relazione dettagliata da parte dell’Ausl, per accertare la sostenibilità del sistema e valutare l’eventuale necessità di un percorso separato per la gestione del 116-117, affidato a personale dedicato.

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