Nuova puntata della rubrica l’Azienda del mese nata dalla collaborazione editoriale fra QuotidianoPiacenzaOnline e Confcommercio Piacenza. Come sempre il nostro giornale cerca di farvi conoscere più da vicino realtà storiche o di particolare interesse fra quelle iscritte all’associazione di strada Bobbiese
Le città sono fatte da strade, palazzi, chiese e monumenti ma l’identità di un posto viene largamente definita anche dalle persone che vi abitano. Francesco Risposi, scomparso venerdì della scorsa settimana, a 98 anni e mezzo, era un simbolo vivente di Castel San Giovanni, il decano dei commercianti. Era uno degli ultimi, se non l’ultimo, rappresentante della crescita economica del dopoguerra, di un mondo alquanto diverso, fatto anche di tradizioni, di piccoli gesti formali come indossare giacca e cravatta nella quotidianità. Perché gli uomini di un tempo preferivano l’elegante formalità di un abito in fresco lana ai jeans e alle sneakers. Francesco era, in tutto e per tutto, un signore, non solo per il suo essere un romantico dandy, sempre abbigliato in maniera inappuntabile, ma anche e soprattutto nei modi.
L’eleganza non era la sua unica cifra, tutti ne apprezzavano anche la cordialità, il suo essere affabile e disponibile. Aveva iniziato a lavorare come tipografo fino all’incontro con la moglie Anna Rosa Manstretta, il cui padre Carlo, nel 1927, aveva avviato una falegnameria evolutasi poi in rivendita di mobili; prima gli arredi li costruiva in prima persona, poi li andava ad acquistare grezzi in Brianza, li portava a Castello, li lucidava e li preparava alla vendita.
Francesco, lasciata la sua precedente occupazione si era buttato a capofitto nell’attività di famiglia, il mobilificio Manstretta, e molti dei castellani di vecchia generazione conservano ancora in casa un cassettone, una credenza acquistata in questo negozio che ha ricevuto in passato il riconoscimento di Bottega Storica dell’Emilia Romagna e che l’anno prossimo avvierà le pratiche per diventare Bottega Storica d’Italia (un privilegio che spetta solo a chi riesce a compiere cento anni di attività ininterrotta).
Fino a quattro anni fa, Francesco Risposi era una presenza fissa nell’edificio ottocentesco, con tanto di volte ed affreschi, che ospita il mobilificio. Un negozio che è un vero punto fermo in corso Matteotti, tanto che oggi, fra gli acquirenti, ci sono i nipoti e i pronipoti dei clienti serviti addirittura dal fondatore. Una longevità lavorativa testimoniata dal fatto che sia il nonno Carlo, sia papà Francesco e mamma Anna Rosa sono stati premiati con l’Aquila di Diamante, la massima onorificenza concessa da Confcommercio 50&Più a chi può vantare 50 anni di attività nel settore. E fortissimo era, ed è, il legame proprio con l’Unione Commercianti di Piacenza, in cui tutti i componenti della famiglia si sono sempre impegnati, contribuendo alla vita associativa attraverso svariati incarichi.
La conduzione del negozio era poi passata al figlio Cesare, entrato in azienda a venticinque anni, subito dopo aver terminato gli studi. Se talvolta lavorare in famiglia, con i genitori, può implicare una serie di complicazioni, Francesco ha saputo essere un padre, un marito, un nonno, premuroso e affettuoso, fermo ma mai severo, sempre aperto al dialogo. Sarà anche per questa sua apertura che in molti, a Castello, lo consideravano un’istituzione, erano abituati a vederlo in centro e a scambiare con lui quattro chiacchiere. Da quando non usciva più di casa il figlio Cesare era il suo legame con il mondo esterno e continuamente si faceva portatore di messaggi di saluto, di stima, da parte dei numerosi conoscenti. Gli stessi che si sono stretti, numerosissimi, a Cesare, a sua moglie Pieremilia, alla nipote Beatrice in occasione dell’ultimo saluto, presso la chiesa di San Rocco, lunedì.
Ora Francesco sarà di nuovo insieme alla moglie Anna Rosa, con cui aveva condiviso un felice cammino matrimoniale di oltre 60 anni. Visto che siamo alle porte della primavera siamo sicuri che, anche lassù, si sarà tolto Borsalino, cappotto, cravatta ed abito di lana per indossare un bel blazer blu con l’immancabile foulard ascot e la pochette coordinata, perché uno come lui, elegante, lo sarà sempre ed ovunque si trovi.




