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Tragedia sui binari a Montale: sindacati e associazioni chiedono sicurezza e trasporti per i lavoratori della logistica

La morte dell’uomo travolto da un treno regionale mentre si recava al lavoro nella zona di Montale riapre con forza il dibattito sulla sicurezza degli spostamenti verso il polo logistico piacentino. Dopo la tragedia, avvenuta mentre la vittima stava attraversando i binari probabilmente per raggiungere più velocemente il posto di lavoro, sindacati, associazioni ambientaliste e forze politiche chiedono interventi immediati su trasporti, viabilità e accessi alle aree industriali.

Tra le  prese di posizione c’è quella della FIT CISL di Piacenza, che esprime cordoglio alla famiglia della vittima ma sottolinea come il problema fosse noto da tempo. «Vogliamo esprimere le condoglianze ai familiari di chi non è rientrato dal lavoro» afferma il segretario territoriale Salvatore Buono. «Quello che rende questo incidente insopportabile non è solo il dolore, ma il dubbio che fosse evitabile».

Secondo il sindacato, la questione degli attraversamenti impropri dei binari nella zona di Montale era già stata segnalata in passato alle istituzioni e a Rete Ferroviaria Italiana. «Come FIT CISL avevamo già segnalato sia all’Amministrazione comunale sia a RFI i problemi di sicurezza legati a quell’area – spiega Buono –. Avevamo chiesto come impedire che i lavoratori continuassero ad attraversare i binari. Lì c’è il polo logistico e alcuni, per non fare tutto il giro, scelgono quella scorciatoia. Si sapeva. Eppure quel punto è rimasto così com’era».

Il sindacato descrive una realtà spesso invisibile: migliaia di lavoratori che ogni giorno raggiungono i capannoni della logistica nelle zone di Montale e della Caorsana con qualsiasi mezzo disponibile, spesso prima dell’alba e senza alternative concrete all’auto privata. «Il nostro polo logistico è ancora oggi carente di collegamenti con il servizio pubblico locale – denuncia Buono –. Non è accettabile che in un’area dove lavorano migliaia di persone molti non abbiano un veicolo proprio e debbano arrangiarsi».

Biciclette, monopattini e altri mezzi di micromobilità sono sempre più utilizzati, ma in assenza di infrastrutture adeguate diventano una soluzione rischiosa. «Vanno sulla via Emilia, una strada pericolosa dove le piste ciclopedonali non esistono o sono incomplete – prosegue il segretario FIT CISL –. Così finisce che qualcuno, per fretta o per la necessità di salvare il proprio mezzo, compie azioni che potevano essere evitate, come attraversare i binari».

Per questo il sindacato chiede l’apertura di un tavolo tra Comune, RFI e imprese della logistica per individuare soluzioni concrete. Tra le proposte avanzate figurano un collegamento bus dedicato ai turni di lavoro del polo logistico, una rete ciclabile protetta e continua tra la città e l’area industriale e la messa in sicurezza immediata dei punti critici, in particolare nella zona di via Martelli.

Sulla vicenda interviene anche Legambiente Piacenza, che parla apertamente di problemi strutturali nello sviluppo del comparto logistico locale. L’associazione ricorda di aver segnalato negli ultimi trent’anni le criticità legate alla pianificazione urbanistica e agli impatti ambientali e sociali del settore. «Come Legambiente negli ultimi decenni abbiamo cercato in tutti i modi di dimostrare le gravi anomalie che hanno determinato lo sviluppo del polo logistico piacentino – sottolinea il circolo – senza adeguate valutazioni ambientali e senza un governo complessivo di un comparto così impattante».

L’associazione richiama in particolare il tema della sicurezza negli spostamenti verso il lavoro, ricordando di aver chiesto di potenziare il trasporto pubblico verso il polo logistico e di favorire l’utilizzo della bicicletta attraverso infrastrutture adeguate. Tra le proposte avanzate negli anni anche un servizio dedicato ai lavoratori e la progettazione di una linea ferroviaria di superficie che sfruttasse i binari esistenti.

Posizione simile anche da parte della Cgil e della Filt Cgil di Piacenza, che definiscono la tragedia «una morte annunciata». «Non si può parlare di fatalità – affermano i sindacati –. Già dal 2022 denunciamo come le condizioni di sicurezza degli spostamenti da e verso i poli logistici del territorio siano gravemente inadeguate rispetto alle migliaia di lavoratori che ogni giorno li raggiungono».

Secondo la Cgil, l’attraversamento ferroviario tra via Bazzani e via Modena, pur essendo vietato, è utilizzato proprio per l’assenza di alternative sicure. «È un passaggio noto e pericoloso – spiegano – che deve essere immediatamente chiuso, accompagnando questa scelta con soluzioni concrete che garantiscano accessi sicuri ai luoghi di lavoro».

La tragedia ha suscitato anche la reazione di alcune forze politiche cittadine. Alternativa per Piacenza, Alleanza Verdi Sinistra, Movimento 5 Stelle e Rifondazione Comunista parlano di una morte che «non può essere archiviata come fatalità» e denunciano una città in cui interi settori economici si reggono su lavoratori spesso invisibili e costretti a spostamenti insicuri.

«La sicurezza non è uno slogan – scrivono in una nota –. È la possibilità concreta di arrivare al lavoro e tornare a casa vivi».

Mentre proseguono gli accertamenti per chiarire la dinamica dell’incidente e l’identità della vittima, le organizzazioni intervenute chiedono che la tragedia diventi un punto di svolta. L’obiettivo, dicono, è evitare che episodi simili si ripetano in un territorio dove la logistica rappresenta uno dei principali motori economici ma dove, secondo molti osservatori, infrastrutture e servizi non hanno ancora tenuto il passo con la crescita del settore.

(Immagine generata con IA).

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