Una vendemmia difficile, ma gestibile con le opportune accortezze messe in campo da tecnici esperti. Questo in estrema sintesi è quanto emerge da un confronto interno agli operatori di settore di Confagricoltura Piacenza.
“Nemmeno Piacenza è estranea alle conseguenze della mutazione del clima – sottolinea Chiara Azzali, presidente della sezione di prodotto vitivinicola -. Abbiamo dovuto fronteggiare lunghi periodi di siccità, ondate di calore e brevi periodi di pioggia, anche se in modo differente da vallata a vallata”. In particolare, le piogge sono state più scarse in Val d’Arda rispetto alle altre aree del piacentino, questo si traduce anche in un risultato differente in vigneto e in cantina. “Le condizioni difficili in vigneto sono state compensate dall’esperienza in cantina e grazie all’estrema cura che si è dovuta impiegare in fase di raccolta, intervenendo in modo assolutamente mirato per scartare i grappoli non adeguati. Questo non ha impattato sulla qualità del prodotto finale che è molto buono, ma sicuramente ha inciso sui costi”.

Alcuni dettagli a cura dell’ufficio vinicolo dell’Associazione: i vini rossi presentano notevoli intensità coloranti; la Bonarda è caratterizzato da una buona tannicità, caratteristica che si presta ad ottenere vini da invecchiamento. La minor produzione è compensata da una giacenza di prodotto delle annate precedenti il che permette di avere il tempo necessario per portare a termine le lavorazioni necessarie per ottenere il meglio dal frutto della vite. In conclusione: una buona vendemmia nonostante le difficoltà. “Allargando lo sguardo all’andamento del settore, permangono – prosegue Azzali – le difficoltà legate al cambiamento climatico con eventi estremi più frequenti, il calo strutturale dei consumi, la potenza delle lobby anti-alcol che rischiano di minare il sistema vino e non solo (si vedano ad esempio le normative irlandesi), la necessità di modernizzare i vigneti per elevare ulteriormente la qualità con l’obiettivo di avere un maggior valore aggiunto. Sul fronte normativo a livello locale abbiamo fatto un lavoro enorme per la revisione dei disciplinari di produzione delle Doc, ma tutta la normativa di riferimento a monte andrebbe razionalizzata e snellita”.
La presidente di sezione conclude poi con un a riflessione sul mercato:” in Italia e nel mondo sono in calo i consumi, c’è una vera e propria battaglia mediatica contro il vino, il cui consumo deve essere consapevole. Occorre informare e istruire, non proibire – rimarca Azzali -. Mangiare e bere in modo sano è un atto di cura verso sé stessi e un importante aspetto culturale, la banalizzazione di tutti gli aspetti della nostra vita, fino alla semplificazione binaria dei social “mi piace – non mi piace” va contrastata con lo sforzo di informare e trasferire anche alle giovani generazioni il patrimonio di conoscenze, competenze e usi legato al consumo di bevande e cibo”.



