Il destino delle vette appenniniche tra Piacenza e Parma si gioca in queste ore. Mentre il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) ha già messo un punto fermo bloccando il progetto “Parma B”, l’attenzione si sposta ora sul comune di Ferriere. Oggi è il giorno in cui l’amministrazione comunale dovrebbe presentare le proprie osservazioni, mentre domani scadrà definitivamente il termine per la presentazione dei documenti al Ministero per il progetto eolico sul Monte Crociglia.
Il rigetto del progetto “Parma B”, che prevedeva 155 MW tra Bardi, Compiano e Morfasso, ha segnato una svolta significativa. Il Ministero guidato da Gilberto Pichetto Frattin ha dichiarato l’istanza improcedibile per una motivazione tecnica e politica precisa: la parcellizzazione dell’intervento. Secondo il MASE, la società proponente avrebbe fittiziamente suddiviso un unico, gigantesco parco eolico in due progetti distinti (“Parma A” e “Parma B”) per evitare una valutazione complessiva e cumulativa degli impatti ambientali.
Questa manovra è stata definita non ammissibile dalla giurisprudenza amministrativa, poiché omette di considerare l’impatto globale su un territorio fragile. Pietro Vignali (Forza Italia) ha accolto con favore la decisione, sottolineando come sia fondamentale mantenere l’unità a difesa dell’equilibrio delicato tra turismo, ambiente e produzioni locali.
Mentre a Parma i contrari festeggiano lo stop, a Ferriere la tensione resta alta per il progetto di 7 aerogeneratori (31,5 MW) sul Monte Crociglia. Le osservazioni tecniche emerse contro questa iniziativa sono numerose e toccano ogni aspetto della vita montana.
Molti tecnici e osservatori locali hanno evidenziato come la documentazione del proponente appaia più come un adempimento formale che una valutazione sostanziale. Un punto critico riguarda l’analisi paesaggistica: le simulazioni visive ometterebbero sistematicamente elementi simbolici come la statua dell’Angelo sulla vetta del Crociglia, riferimento identitario da oltre 70 anni. Inoltre, diverse foto sarebbero state scattate in condizioni di nebbia o foschia, attenuando artificialmente l’impatto volumetrico delle pale alte oltre 112 metri.
Il trasporto delle enormi pale eoliche rappresenta un’altra incognita. Le strade provinciali (come la SP81 e la SP654) sono caratterizzate da sezioni ridotte, curve strette e fragilità idrogeologica. La mancanza di un piano logistico dettagliato per i convogli eccezionali fa temere danni strutturali permanenti alla viabilità locale e disagi insostenibili per i residenti. A questo si aggiungono i rischi di incendio boschivo in zone difficilmente accessibili ai soccorsi e il pericolo di lancio di ghiaccio dalle pale durante l’inverno, che colpirebbe sentieri frequentati da escursionisti.
Il Rifugio GAEP (ex Vecchia Dogana) è uno dei ricettori più sensibili. Sebbene censito, l’impatto del rumore eolico sulla sua funzione ricettiva sarebbe stato sottovalutato. In un contesto montano di estrema quiete, l’introduzione di un rumore tecnologico costante comprometterebbe l’attrattività turistica e la celebrazione di eventi storici come la “Festa dell’Angelo” o il passaggio della “Marcia Longa”.
Contro il parco di Ferriere si sono schierati attori chiave del territorio. Coldiretti Piacenza, attraverso il direttore Roberto Gallizioli, ha espresso forte preoccupazione per il consumo di suolo agricolo e la frammentazione dei pascoli, che minerebbe il benessere animale e la zootecnia dell’Alta Val Nure e Val d’Aveto.
Anche il Movimento Cristiano Lavoratori (MCL) di Piacenza ha manifestato dissenso, temendo che il progetto si riveli una “cattedrale nel deserto”, incapace di generare occupazione reale e destinata a deturpare un ambiente che dovrebbe puntare su un rilancio turistico sostenibile.
Le osservazioni tecniche contestano duramente la validità energetica del sito e la producibilità attesa (valore P50).
Secondo le analisi critiche, i dati del vento utilizzati risalirebbero al 2011 e non sarebbero stati rilevati direttamente in sito alla quota mozzo, rendendo le stime incerte e non replicabili da terzi. Inoltre, non sarebbe stato dimostrato il rispetto del requisito regionale dell’Emilia-Romagna che impone almeno 1.800 ore annue di funzionamento a piena potenza per garantire l’idoneità territoriale dell’impianto.
La battaglia di Ferriere non è una contrapposizione ideologica tra rinnovabili e conservazione, ma una richiesta di rigore progettuale. Il caso di Parma ha dimostrato che il Ministero non è disposto ad accettare forzature procedurali. Ora la palla passa alle istituzioni locali e al MASE, che dovranno decidere se il crinale del Crociglia debba diventare un supporto per infrastrutture industriali o restare un patrimonio paesaggistico e agricolo per le comunità che lo abitano e frequentano da secoli.
“Se qualche tecnico dell’azienda che dovrebbe costruire l’impianto sui social liquida le perplessità del territorio evocando Don Chisciotte e le sue battaglie contro i mulini a vento, – ci racconta uno fra gli abitanti che hanno presentato osservazioni – noi che in questi luoghi viviamo e lavoriamo ogni giorno la pensiamo in modo diametralmente opposto. Non ci sentiamo per questo cavalieri fuori dal tempo che combattono fantasmi. Siamo parte di una comunità che si sta dimostrando coesa e concreta nel difendere un equilibrio fragile, fatto di paesaggio, economia locale e identità. La nostra non è una crociata contro la tecnologia, né un rifiuto ideologico del cambiamento. È la rivendicazione del diritto a non subire decisioni calate dall’alto, a pretendere trasparenza, proporzionalità e rispetto. Qui non c’è Don Chisciotte contro i mulini. Se dobbiamo scomodare personaggi storici crediamo ci sia piuttosto Davide contro Golia. E Davide non combatte per nostalgia, ma perché conosce il valore della propria terra e sa che anche i giganti, quando vengono messi di fronte a una comunità unita e consapevole, possono essere fermati”.
(Foto creata con IA)




